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Il corpo familiare - Estratto da "Non è Colpa Tua!"

di Mark Wolynn 11 giorni fa


Il corpo familiare - Estratto da "Non è Colpa Tua!"

Leggi in anteprima un estratto dal libro di Mark Wolynn e scopri come liberarti dei traumi familiari che inconsciamente stanno rovinando la tua vita

La storia che condividi con la tua famiglia ha inizio prima ancora del tuo concepimento. Già nella tua primitiva forma biologica sotto forma di ovocita, condividi un ambiente cellulare con tua madre e con tua nonna. Quando tua nonna era incinta di 5 mesi di tua madre, l’ovocita dal quale ti sei sviluppato/a era già presente nelle ovaie di tua madre.

 

Indice dei contenuti:

Tre generazioni di storia condivisa

Ciò significa che, prima ancora che tua madre nascesse, tua madre, tua nonna e le tue tracce primordiali erano tutte presenti nello stesso corpo fisico: 3 generazioni che condividevano il medesimo ambiente biologico.

Il concetto non è nuovo; i testi di embriologia lo descrivono da più di un secolo. Il tuo concepimento può essere tracciato allo stesso modo nella tua linea di discendenza paterna. Le cellule precursori dello spermatozoo da cui ti sei sviluppato/a erano già presenti in tuo padre quando era ancora allo stato fetale nell’utero di sua madre.

Grazie a ciò che insegnano oggi gli studi di Yehuda e di altri ricercatori sulla dinamica di trasmissione ereditaria dello stress, possiamo cominciare a mappare come avviene la trasmissione dei residui biologici di traumi vissuti da una tua nonna, con conseguenze di vasta portata.

Tuttavia esiste una significativa differenza biologica nell’evoluzione dell’ovocita e dello spermatozoo. Gli spermatozoi di tuo padre hanno continuato a moltiplicarsi quando ha raggiunto la pubertà, mentre tua madre era già provvista fin dalla nascita di un corredo completo di ovociti, che le sarebbe durato per tutta la vita.

Dopo che i suoi ovociti si sono formati nell’utero di tua nonna, quella linea cellulare ha smesso di dividersi. Quindi da dodici a quarant’anni dopo, uno di quegli ovociti [poi diventato un “ovulo” quando è maturato; N.d.T.], fecondato dallo spermatozoo di tuo padre, ha finito per evolversi in ciò che tu sei oggi. In entrambi i casi, la scienza ci dice che sia l’ovocita che gli spermatozoi possono subire l’impronta di eventi che hanno il potere di influire sulle generazioni successive.

Poiché il liquido seminale di tuo padre continua a maturare durante l’adolescenza e l’età adulta, continua a essere esposto a impronte traumatiche quasi fino al momento del tuo concepimento. Le implicazioni sono incredibilmente vaste, come risulta dalle ricerche emergenti del settore.

La biologia cellulare

In origine gli scienziati ritenevano che i geni dei nostri genitori forgiassero lo stampo da cui proveniamo, e che ricevendo una guida e una nutrizione adeguate ci saremmo sviluppati secondo i piani senza soluzione di continuità.

Oggi sappiamo che la nostra mappa genetica è solo un punto di partenza, poiché esistono degli influssi ambientali che, fin dal concepimento, iniziano a forgiarci sul piano emotivo, psicologico e biologico, e che questo processo dura tutta la vita.

Bruce Lipton, biologo cellulare di avanguardia, dimostra che il nostro DNA può essere modificato da pensieri sia negativi che positivi, dalle credenze personali e dalle emozioni. Lipton, in veste di docente presso una scuola di medicina e come ricercatore scientifico, si dedica da decenni allo studio dei meccanismi che permettono alle cellule di ricevere e di elaborare le informazioni.

Durante il suo incarico di docente e ricercatore presso l’Università di Stanford dal 1987 al 1992, ha dimostrato che i segnali provenienti dall’ambiente potevano operare attraverso la membrana cellulare, controllando il comportamento e la fisiologia della cellula; e che questo a sua volta poteva attivare o silenziare un gene. Le sue idee e scoperte, un tempo ritenute controverse, da allora hanno incontrato il sostegno di molti studiosi.

Grazie alle sue ricerche sugli animali e sulle cellule umane oggi si è aperto uno spiraglio di comprensione sulle modalità di trasmissione della memoria cellulare dalla madre al feto, durante la vita intrauterina. Secondo Lipton, «emozioni materne quali per esempio la paura, la rabbia, l’amore, la speranza, possono alterare biochimicamente l’espressione genica della prole».

Durante la gravidanza le sostanze nutritive presenti nel sangue materno alimentano il feto attraverso le pareti della placenta. Assieme alle sostanze nutritive, la madre rilascia anche tutta una serie di ormoni e di segnali chimici generati dalle emozioni che sta vivendo.

Questi segnali attivano particolari proteine-recettore nelle cellule, scatenando una scarica di mutamenti fisiologici, metabolici e comportamentali nel corpo materno e anche nel feto. Emozioni croniche o ripetitive, quali rabbia e paura, possono imprimersi nel suo bambino, in pratica preparando o “preprogrammando” le modalità di adattamento del bambino al suo ambiente.

Lipton spiega: «Quando gli ormoni dello stress attraversano la placenta fanno sì che i vasi sanguigni del feto si restringano negli organi interni, inviando più sangue alle regioni periferiche per predisporre il feto a esprimere una risposta comportamentale di tipo combatti-o-fuggi».

Così un bambino che ha fatto esperienza di un ambiente stressante durante la vita uterina può diventare reattivo in una situazione stressante simile.

Esistono numerosi studi che documentano come lo stress di una gestante può influire sul suo bambino, addirittura fin dal primo trimestre di gravidanza. Uno di essi, pubblicato nel 2010 sulla rivista «Biological Psychiatry», esamina il rapporto esistente tra lo stress prenatale e i suoi effetti sullo sviluppo neurologico del neonato. I ricercatori hanno misurato il cortisolo, l’ormone regolatore dello stress, presente nel liquido amniotico di 125 gestanti, al fine di determinare i loro livelli di stress.

I risultati hanno dimostrato che i neonati che erano stati esposti a un aumento del cortisolo in utero, a partire addirittura da 17 settimane dal concepimento, presentavano danni allo sviluppo cognitivo quando erano valutati all’età di 17 mesi. Nel suo libro Nurturing the Unborn Child: A Nine-Month Program for Soothing, Stimulating, and Communicating with Your Baby [Crescere il bambino allo stadio prenatale. Un programma di nove mesi per confortare, stimolare e comunicare col vostro bambino; N.d.T.], lo psichiatra Thomas Verny afferma:

«Se una gestante vive in stato di stress acuto o cronico, il suo corpo produrrà gli ormoni dello stress (incluse l’adrenalina e la nordrenalina) che viaggiano nel suo sangue fino a raggiungere l’utero, inducendo nel nascituro lo stesso stato di stress». Verny continua dicendo: «Le nostre ricerche evidenziano che le madri sottoposte a stress continuo e costante sono più predisposte ad avere figli che nascono prematuri, con un peso inferiore alla media, iperattivi, irritabili e affetti da coliche. In casi estremi, alla nascita questi bambini possono presentare pollici con pelle danneggiata dalla suzione o perfino da ulcerazioni».

Lipton sottolinea l’importanza di quella che definisce col termine di “genitorialità consapevole”, cioè l’essere genitori con la consapevolezza che, dal periodo che precede il concepimento fino allo sviluppo postnatale, lo sviluppo e lo stato di salute di un bambino possono essere altamente influenzati dai pensieri, atteggiamenti e comportamenti dei suoi genitori.

«Genitori che non desiderano avere un figlio, genitori che si preoccupano ininterrottamente delle proprie possibilità di sopravvivenza e quindi anche di quelle dei loro figli, donne che subiscono abusi fisici ed emotivi durante la gravidanza: sono tutte circostanze in cui i segnali ambientali negativi che accompagnano la nascita del bambino possono essere tramandati alla prole».

Sapendo che le emozioni possono essere comunicate biologicamente e che di fatto 3 generazioni condividono lo stesso ambiente biologico intrauterino, immagina questo scenario: un mese prima della nascita di tua madre, tua nonna riceve la devastante notizia che suo marito ha perso la vita in un incidente.

Avendo un figlio in arrivo e con poco tempo da dedicare all’elaborazione del lutto, tua nonna probabilmente seppellirà le sue emozioni nel corpo che al momento condivide con sua figlia e con suo/a nipote. Tu e tua madre sareste a conoscenza di quel dolore in un luogo remoto di voi stessi, condiviso da tutte e tre le persone.

È all’interno di questo ambiente condiviso che lo stress può provocare modifiche del DNA. Nelle prossime pagine vedremo in che modo i nostri geni sono influenzati dai traumi della nostra storia familiare.

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Mark Wolynn

Mark Wolynn è uno dei maggiori esperti di traumi familiari ereditari. Nel suo ruolo di direttore di The Family Constellation Institute di San Francisco (USA) ha istruito migliaia di medici specialisti e ha trattato migliaia di pazienti afflitti da depressione, ansia, attacchi di panico,...
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