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Il compimento del destino di Gesù

di Daniel Meurois 4 mesi fa


Il compimento del destino di Gesù

Leggi l'inizio di "Il Libro Segreto di Gesù - Vol 2" di Daniel Meurois

Quando giunsi infine all'ultimo dei ripidi sentieri che conducevano al monastero, un venticello caldo mi scompigliava i capelli, e il piacevole rumore dei sassi che mi rotolavano sotto i piedi mi parlava di tutto l'amore che, davvero, provavo per quella terra. La Giudea e il suo deserto, il suo mare immobile... Per quanto aspro fosse il paesaggio circostante, dentro di me risuonava con una Forza ancora poco appariscente, ma che sentivo svilupparsi istante dopo istante.

A mano a mano che avanzavo, mi giunse all'orecchio il suono di voci impegnate in una discussione... Ancora qualche passo e notai, sull'orlo dello stretto sentiero, delle figure umane accovacciate: tre giovani in abito marrone, con il velo negligentemente appoggiato sul capo. Mi videro all'improvviso e tutti si alzarono di scatto, all'unisono, con l'aria smarrita di chi viene colto in fallo...

«La pace sia su di voi», dissi piano, portandomi la mano al cuore secondo l'usanza. Dentro di me, ero quasi divertito per averli sorpresi in quel modo, come adolescenti nel mezzo di un complotto.

«La pace sia anche su di te, Rabbi...», disse quello che pareva il più anziano dei tre. Alzandosi, aveva lasciato cadere il velo sulle spalle, lasciandomi vedere distintamente i tratti straordinariamente regolari del volto quasi imberbe e una chioma di media lunghezza particolarmente curata.

«Non sono un rabbi...», risposi, ancora più divertito.

«Eppure, si direbbe... Chi mai, se non un rabbi o uno dei loro, entrerebbe qui con un passo tanto deciso?»

 

Sorrisi. Per un attimo osservai meglio il suo volto: vi aleggiava un candore che mi pareva di conoscere... anzi, che ero certo di conoscere.

«Ma voi, da queste mura, non ne stavate uscendo?»

Il più basso dei tre mi rispose subito: aveva, nel tono della voce, una veemenza che sapeva di collera mal contenuta e di un infinito dolore. «Se non sei un rabbi ma sei dei loro, non serve a nulla che ti parliamo...»

«Non appartengo a nulla e a nessuno, se è questo che vuoi sapere. Io appartengo a me stesso... E tu no, invece?»

Mi accorsi che era sconcertato dalla mia risposta. Prese a grattarsi il collo con la mano, come per scacciare un insetto che non c'era.

«Ti chiami Samuel, non è vero? - ripresi, senza neppure riflettere. - Mi pare proprio che tu sia legato. ..Sì...»

Il primo dei tre ragazzi, quello che mi aveva rivolto la parola, incrociò le braccia sul petto e disse: «Ascolta... Giù in basso, non tanto lontano da qui, c'è un uomo che insegna, e che ci immerge nell'acqua del fiume. Dice che siamo tutti legati all'Eterno. Allora, sì, siamo legati... E lo sono anch'io».

«Com'è possibile essere legati a Ciò che è dentro di noi? Puoi forse essere legato a te stesso? Non è un po' strano? Un legame serve ad unire cose che sono separate...»

Sapevo, così, di gettare lo scompiglio nella mente di tutti e tre: forse li avrei sconvolti. Ma era necessario perché, dietro alle parole che mi venivano spontanee, la Luce che era una con me mi diceva che era già "domani", e che quel domani incominciava a scriversi, anzi, ad incidersi, proprio lì.

Colui che avevo chiamato Samuel riprese allora la parola con voce incerta, come per cambiare tono ad una conversazione che, evidentemente, sentiva sfuggirgli di mano:

«Siamo appena usciti da qui... Eravamo venuti a parlare a questi monaci dell'uomo che ci insegna ormai da più di un anno nel deserto, in riva all'acqua. È stata una nostra iniziativa: troviamo insopportabile il loro disprezzo per lui, perché in lui è la Parola dell'Eterno... Però, vedi, ci hanno cacciati via».

Avevo già intuito la trama della sua storia; ricordando Yo Hanan e la sua foga, che certamente non si era sopita, non c'era da stupirsi che avesse finito per attirarsi le folgori degli uomini di Sokuk. Annuii per dire che capivo benissimo, ma il mio sguardo era ancora attratto dal più vecchio dei tre, sempre a braccia conserte.

All'improvviso fu come se un pozzo mi si aprisse nella memoria... certo, che lo conoscevo! Era ancora molto giovane, ma il suo volto mi si era impresso dentro. L'avevo visto di sfuggita in un sogno ricorrente o forse in una visione... Ma ancora mi sfuggiva come e perché io lo stessi cercando, e quale fosse il suo nome.

«Bene - dissi - tornate dunque dal vostro insegnante... Quanto a me, andrò fino in fondo a questo sentiero; perché non posso credere che non accolgano qualcuno che è in cerca...»

«Non ti accoglieranno perché loro hanno già trovato!», borbottò Samuel, alzando le spalle.

Non risposi. Li salutai e ripresi senza indugio il sentiero che mi avrebbe condotto alla piccola cinta del monastero.

Nulla sembrava essere cambiato da quando ero venuto qui con Yosh Heram. La terra, la pietra, i mattoni e la polvere ricoprivano quel po' di vegetazione che cercava di crescervi a stento... No, non era cambiato nulla, tranne il portone di legno che tentava di chiudersi su un muro di cinta decisamente invecchiato.

Lo spinsi senza esitare, e non potei che abbracciare con lo sguardo quella scena cristallizzata nel tempo: sempre la stessa impressione, quella di un villaggio dalle costruzioni sparse sullo sfondo della montagna dai colori ambrati. Da qualche parte, in lontananza, solo i belati delle pecore testimoniavano che vi fosse vita.

Che cosa dunque stavo cercando?

Ciò che restava di Jeshua in me pensava di aver bisogno di fermarsi un poco, per ritrovare gli antichi testi della sua gioventù... Forse non proprio quelli che aveva studiato al Krmel, e che erano unici, ma quelli su cui era imperniata la fede degli uomini che l'avevano visto nascere in questa vita.

In verità, erano quasi due decenni che non avevo più preso in mano quelle Scritture, e ben più di dieci anni che avevo smesso di recitarle per me stesso, tanto mi ero immerso nei testi sacri di altri popoli del mondo. Quel poco di Jeshua che rimaneva in me le aveva forse dimenticate?

Non importava: se volevo ridar loro vita, liberarle della sabbia che le ricopriva di certo, ridisegnarne i segni per tutti coloro che avrebbero aperto i loro cuori, mi pareva che i miei occhi dovessero percorrerle un'ultima volta.

«Che cosa vuoi, fratello?» Il fatto di essere stato chiamato "fratello" mi toccò. Era l'appellativo più giusto fra tutti quelli che mi potevo aspettare. «Pregare con voi per qualche giorno». «Da dove vieni?» «Da molto lontano...» «Entra...»

Ancora qualche passo, e mi ritrovai nella grande stanza di cui avevo ancora traccia nella memoria. Come un tempo, c'erano dei vecchi che stavano leggendo o ricopiando dei testi, e un po' dappertutto erano impilati rotoli ingialliti dal tempo e fogli di palma.

Fu tanto se uno di loro alzò vagamente il capo al mio passaggio: evidentemente, lo studio era il loro unico centro d'interesse. La cosa non mi sorprese perché, dopotutto, io stesso non avevo altro scopo che reimmergermi nelle Scritture della mia giovinezza, e pregare per fare il punto nella mia anima prima di prendere quell'enorme inspirazione alla quale ormai mi sapevo destinato.

«Dalla veste e dai capelli sembreresti dei nostri... eppure, qui non ti abbiamo mai visto».

«E' stato tanto tempo fa...»

Procedevo di stanza in stanza al traino del monaco zoppicante che mi aveva aperto la porta, il quale cercava con la mano di non perdere le asperità dei muri lungo i quali passavamo, come se non ci vedesse bene. Infine arrivammo in un piccolo cortile interno con il suolo ricoperto di stuoie.

«Tutte le celle sono occupate, ma potrai dormire qui. E' tutto quello che possiamo offrirti. Dunque, hai detto che vieni da lontano?»

«Praticamente dall'altra parte del mondo...»

«E perché hai fatto un viaggio del genere?»

«Per incontrare l'Eterno, naturalmente...»

«Sei forse pazzo, fratello? Guarda, Egli è qui: la Sua Parola è scritta dappertutto. Ogni muro, qui, ne è impregnato».

«Hai ragione. La Sua Parola è scritta ovunque, ed è proprio per questo che ho voluto recarmi ovunque».

«Oh... - disse allora il monaco, in una sorta di sospiro, alzando le sopracciglia. - Vedo... ancora un po' di curiosità da soddisfare, e anche, nel voler vedere e comprendere tutto, un po' d'orgoglio. Sì, hai fatto bene a venire qui! Fra queste mura c'è tutto ciò che un uomo può sperare d'imparare».

Per un breve istante volli ribattere, ma poi pensai che non fosse il caso, che non sarebbe servito a nulla, che mi trovavo lì solo per pregare e per leggere, e che quella era la mia ultima sosta prima che il Soffio di Awun mi spazzasse via davvero.

«Bene, fratello - dissi. - Se posso lasciare in quest'angolo il mantello e la bisaccia, sarà perfetto. E se posso anche aprire i Testi, sarò ancora più felice».

Per tutta risposta, ricevetti un sorriso vagamente condiscendente. Tutto questo non era certo grave...

Dunque mi sistemai a Sokuk per qualche giorno. Non volli decidere in anticipo quanto vi sarei rimasto, sentendo che avrei lasciato quei luoghi al momento giusto. Ogni giorno mi avrebbero servito un paio di zuppe e un po' di pane cotto al sole, e avrei dovuto mangiare in silenzio e in solitudine, come tutti i monaci, cosa che mi andava benissimo.

Quella sera stessa mi salì dentro, dal cuore, una preghiera semplice e spontanea: .

«Signore Eterno, Padre mio. Tu di cui parlo come se fossi esterno a me. Tu che invece sei l'unico abitante della mia anima, l'unico protagonista dei miei gesti. Tu che riempi l'assoluto dei miei giorni... Tienimi dentro alla Forza di essere uno con Te e di vedere Te soltanto nella moltitudine. Sii la mia Terra, la mia Luna e il mio Sole... Sii il mio Tutto».

Il Libro Segreto di Gesù - Vol 2

Il tempo del Compimento

Daniel Meurois

(4)

L’epopea iniziatica della vita del Cristo, frutto di quattro anni di incessante ricerca da parte dell’Autore, viaggiatore astrale, nella Memoria dell’Akasha – e quindi raccontata attraverso gli occhi stessi di Gesù...

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Daniel Meurois

Daniel Meurois-Givaudan , francese, residente in Canada, questo autore è un personaggio straordinario!Autore e coautore di una ventina di libri tradotti in tutto il mondo, tiene conferenze e seminari, da quando gli è stato chiesto di mettere al servizio degli altri le sue capacità di...
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