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Il caso Roswell - Estratto da "Incontri Ravvicinati non Autorizzati"

di Marco Pizzuti 1 mese fa


Il caso Roswell - Estratto da "Incontri Ravvicinati non Autorizzati"

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L’ipotesi sull’origine extraterrestre degli oggetti volanti non identificati iniziò a imporsi a livello mediatico a partire dall’8 luglio del 1947, con la vicenda passata alla storia come “l’UFO crash di Roswell”. In tale data infatti, l’ufficio stampa dell’aviazione militare USA diffuse la clamorosa notizia dello schianto di un velivolo extraterrestre nel deserto del Nuovo Messico (USA). Il comunicato ufficiale venne diramato dal tenente Walter Flaut su ordine del colonnello William Blanchard del 509° gruppo dei bombardieri di Roswell.

Indice dei contenuti:

L'incidente di Roswell e le tre versioni dei fatti

Le operazioni della squadra che effettuò il recupero del relitto furono dirette dal maggiore Jesse Marcel con l’aiuto di Steve Arnold, lo stesso sottufficiale che il precedente 2 luglio affermò di avere visto un oggetto volante non identificato sui radar. Il rapporto militare sull’UFO crash trovava riscontro anche nella testimonianza di Mac Brazel, l’allevatore che il 6 luglio del 1947 denunciò per primo il ritrovamento dei rottami di un misterioso velivolo.

Mac Brazel, non sapendo spiegare l’origine dello strano materiale rinvenuto vicino al suo ranch, lo consegnò nelle mani di George Wilcox, lo sceriffo della città di Roswell, che a sua volta affidò i reperti da analizzare agli ufficiali della vicina base militare. L’incarico di effettuare gli accertamenti del caso venne conferito al maggiore Jesse Marcel, un ufficiale dell’intelligence militare che seguì le indicazioni fornite da Brazel per recarsi sul posto del ritrovamento e prelevare altro materiale.

Jesse ha poi raccontato di essersi fermato alla sua abitazione durante il tragitto di ritorno per mostrare quei rottami così particolari (nessuno sembrava avere mai visto niente del genere) ai membri della sua famiglia.

Secondo le testimonianze dell’epoca quindi, le “prove” dello schianto UFO raccolte da Jesse sarebbero state viste anche da suo figlio Jesse Junior e da Frankie Rowe (la figlia del capo dei pompieri), che all’epoca avevano entrambi 11 anni.

In seguito, il numero dei cittadini di Roswell che affermarono di avere udito il forte boato dello schianto a terra o di avere visto qualcosa di anomalo riconducibile a un “disco volante” salì a circa 200.

La versione dei fatti divulgata dal tenente W. Haut, insieme ad altre testimonianze dei civili, sembrava non lasciare più alcun dubbio sull’accaduto: il ritrovamento dei rottami di un UFO dimostrava una volta per tutte l’origine aliena degli oggetti volanti non identificati!

Tuttavia, solo un giorno dopo l’enorme clamore suscitato da una notizia così sensazionale i militari avevano già cambiato idea e riferirono ai giornalisti che la banale caduta di un pallone sonda era stata scambiata per un disco volante proveniente da altri mondi. Il nuovo comunicato stampa di smentita venne diffuso il 9 luglio del 1947 da Roger Ramey, il generale di brigata dell’8a armata aerea di Forth Worth (Texas) e per convincere la popolazione che non si trattava di un disco volante alieno, i militari consegnarono ai giornalisti le foto di Jesse Marcel in posa, mentre raccoglieva dei brandelli di materiale aerostatico.

Successivamente a questo episodio, anche i testimoni civili cambiarono versione, rinnegando tutte le loro precedenti affermazioni. Alcuni'anni più tardi però, questi ultimi giustificarono il loro improvviso “voltafaccia”, affermando di essere stati costretti a negare tutto dalle stesse autorità militari.

Le testimonianze sulle presunte minacce subite dagli agenti governativi provenivano da rispettabili cittadini di Roswell e apparivano sincere, mentre il modus operandi dei loro intimidatori aveva tutte le caratteristiche di una “colorita” messinscena volta a ingigantire il caso creato dalla repentina, quanto sospetta, ritrattazione del primo comunicato stampa militare.

Quanto accaduto a Roswell si presta quindi a diverse interpretazioni, perché è veramente difficile riuscire a credere che degli ufficiali dell’aviazione militare abbiano potuto scambiare dei semplici pezzi di tela morbida ed elastica di un pallone aerostatico per dei frammenti metallici di un velivolo extraterrestre dalla struttura rigida e discoidale.

Tale situazione di incredibile confusione generò automaticamente molti legittimi sospetti sulla fondatezza della versione ufficiale e da allora l’incidente di Roswell è diventato la pietra miliare dell’ufologia, che considera ogni avvistamento UFO una navicella aliena proveniente dallo spazio.

Del resto, è scarsamente probabile che l’intero comando di una base militare americana possa avere compiuto un errore d’identificazione così grossolano e macroscopico dopo avere avuto a disposizione tutto il tempo necessario per effettuare i dovuti controlli. Inoltre, nessun ufficiale militare sano di mente avrebbe mai potuto dichiarare ai giornalisti di avere recuperato dei rottami di una navicella spaziale aliena senza prima avere avuto in mano qualche elemento di prova di notevole importanza.

I nuovi documenti desecretati e la ritrattazione postuma di Jesse Marcel

Dopo l’eccezionale clamore iniziale, l’incidente di Roswell sembrava essere caduto nel dimenticatoio, ma tornò a destare grande interesse nell’opinione pubblica nel 1978, quando Jesse Marcel “confessò” al fisiconucleare Stanton Friedman di avere realmente trovato dei rottami di un’astronave sparsi su un’area di 1 km, ma di essere stato costretto a mentire per ordine dei suoi superiori.

Dopo la morte di Jesse Marcel, avvenuta nel 1986, suo figlio Jesse M. Jr (anche lui ex militare) ha più volte ribadito che all’epoca dell’accaduto suo padre gli avrebbe mostrato dei veri frammenti metallici, completamente diversi da quelli comparsi sulle foto ufficiali del ritrovamento. Lo stesso William Haut, l’uffìciale che scrisse il primo comunicato stampa dell’US Air Force, confermò tale versione, dichiarando che Jesse Marcel gli aveva rivelato privatamente di essere stato costretto a mostrare ai giornalisti i frammenti di un pallone sonda al posto dei veri rottami del disco volante.

Negli anni ’80 inoltre, l’FBI ha desecretato un interessante documento del 22 marzo 1950, indirizzato a John Edgar Hoover (l’allora capo dell’FBI), in cui viene espressamente dichiarato che nel 1947 tre UFO sono precipitati a Roswell a causa del nuovo potente sistema radar della base, in grado di interferire con i meccanismi di guida dei dischi volanti.

Nel memorandum redatto dall’agente speciale dell’FBI Guy Hottel viene persino precisato che i dischi avevano un diametro di 15 metri e che a bordo di ogni velivolo c’erano tre corpi di ominidi extraterrestri di circa un metro di statura con addosso una sottile tuta metallica.

Tale documento sembrava la prova definitiva dell'avvenuto UFO crash, ma la pubblicazione di un altro memorandum riferito a Roswell menziona invece il recupero dei resti di un oggetto simile a un disco volante appeso a un pallone, lasciando così intendere che, in realtà, era solo un modellino trascinato in aria da un pallone sonda.

Si tornò così a parlare nuovamente dell’incidente di Roswell e il 15 febbraio 1994, a seguito dell'apertura di una vera e propria inchiesta parlamentare sul caso, l’aeronautica militare USA pubblicò due nuovi rapporti dove cambiò versione per la terza volta. A essersi schiantato, insomma, non era più un pallone sonda, bensì un modulo del Progetto Mogul della base di Alamogordo che veniva usato nelle operazioni top-secret dell’US Air Force per monitorare gli esperimenti atomici dell’Unione Sovietica.

Tali moduli erano formati da una fila di palloni sonda (dai venti ai trenta), a cui veniva collegata una decina di riflettori radar facilmente identificabili dagli ufficiali dell’aviazione. Pertanto, anche questa versione dei fatti non è mai servita a chiarire i dubbi sulle motivazioni che spinsero il comando militare della base di Roswell a dichiarare di avere recuperato un disco volante, se era evidente che si trattava di qualcos’altro.

Nel 2005 si è verificato un altro “colpo di scena”, perché William Haut prima di morire ci ha lasciato una sua dichiarazione firmata all’interno di una busta chiusa, nella quale ha scritto che a Roswell venne recuperato un vero e proprio disco volante di provenienza extraterrestre, insieme ai resti del suo equipaggio.

Di fronte a simili risvolti della storia, la tesi dello schianto UFO sembra quella più plausibile, ma in entrambe le versioni (ufficiale e ufologica) alcune circostanze lasciano davvero perplessi. Non si capisce infatti come William Blanchard, un semplice colonnello della base militare di Roswell, sia stato lasciato libero di divulgare una notizia del genere agli organi della stampa.

Pur volendo ammettere una possibile fuga di notizie causata dall’iniziativa personale di uno o più ufficiali (un fatto altamente improbabile, ma che potrebbe sempre accadere), è piuttosto strano che non ne sia stata impedita la pubblicazione sui quotidiani dell’epoca. Di regola infatti, tutte le notizie di notevole rilevanza pubblica diramate dagli ambienti militari per vie ufficiali devono essere previamente autorizzate dallo Stato Maggiore di concerto con le istituzioni governative. E in ogni caso, i responsabili di un “abbaglio così grave”, che ha finito per coprire di ridicolo l’intera aviazione militare USA davanti agli occhi del mondo, avrebbero dovuto subire pesanti provvedimenti disciplinari per incompetenza, mancato preavviso dei propri superiori e iniziativa personale non autorizzata. Il colonnello Blanchard, invece, ricevette una promozione dopo l’altra, arrivando in brevissimo tempo a essere nominato generale a 4 stelle, ispettore generale e vice-capo dell’aviazione statunitense.

La risibile “spiegazione ufficiale” del pallone sonda, la censura militare e le minacce ai testimoni si verificarono solo dopo che la notizia aveva già fatto il giro del mondo e aveva convinto la popolazione che, se i dischi volanti esistono veramente, possono essere solo di origine extraterrestre. Alcuni dettagli dell’accaduto sono talmente inverosimili da lasciar ipotizzare che si sia trattato di una messinscena organizzata dallo stesso establishment militare per nascondere la sperimentazione di nuovi velivoli top-secret e far cadere tutta la vicenda nel ridicolo.

L’8 luglio del 1947, per esempio, un’infermiera dell’ospedale di Roswell affermò addirittura di avere assistito all’autopsia di un alieno alto circa 1 metro e 20 cm e la sua storia iniziò subito a circolare tra gli abitanti della piccola cittadina. Nello stesso giorno, un addetto delle onoranze funebri della base di Roswell telefonò all’impresa locale della Ballard Funeral Home per ordinare la fornitura di piccole bare speciali (nessun bambino era deceduto in quei giorni), completamente ermetiche, per individui della statura di poco più di un metro. Un’ora dopo, lo stesso addetto richiamò l’agenzia funebre per sapere come si sarebbero occupati dei cadaveri, rimasti esposti all’esterno, in pieno deserto, per tre o quattro giorni.

Episodi come questi lasciano davvero perplessi, perché se le autorità militari avessero realmente voluto insabbiare un UFO crash, non avrebbero mai lasciato degli indizi così ingombranti, richiedendo delle bare per bambini e delle informazioni così particolari.

Le bare, infatti, avrebbero potuto essere ordinate da qualsiasi altro posto degli Stati Uniti per non generare sospetti nella popolazione di una piccola cittadina, dove si conoscono tutti e non è possibile avere segreti. E in ogni caso perché rivolgersi alle pompe funebri, quando erano più adatti dei contenitori speciali. Serviva forse un funerale per i marziani? La testimonianza dell’infermiera poi, o è completamente falsa o i servizi d’intelligence militari devono avere inscenato un’autopsia aliena nell’ospedale del paese proprio allo scopo di farlo sapere alla popolazione. È difficile credere che un evento così straordinario come l’autopsia di un alieno possa essersi verificato proprio a Roswell, sotto gli occhi indiscreti di qualche testimone civile.

Riguardo al movente di una simile operazione d’intelligence, è logico supporre che se fossero vere le rivelazioni di Gary McKinnon (il celebre hacker finito in prigione per avere spiato i server del Pentagono) sullo stretto collegamento tra la tecnologia antigravitazionale e la possibilità di sfruttare la free energy (l’energia del vuoto), le grandi lobby dietro all’establishment USA (e mondiale) avrebbero un interesse primario a inquinare le prove che conducono le ricerche sugli UFO alla tecnologia nazista e alle grandi scoperte di scienziati come Nikola Tesla (capitolo IV).

È quindi possibile una terza interpretazione dei fatti secondo cui una ristretta élite internazionale starebbe coprendo di ridicolo il mistero degli oggetti volanti non identificati per nascondere i reali progressi della fisica e proteggere i propri interessi economici (la diffusione della free energy sconvolgerebbe gli attuali equilibri a livello globale).

Nel 2007, inoltre, l’ex membro della CIA James Noce ha confermato proprio questa tesi, dichiarando che le notizie sui “dischi volanti alieni” in realtà sono solo delle montature che servono a nascondere la verità sulla tecnologia terrestre dei velivoli top-secret.

Ciò premesso, l’intricato caso di Roswell è tutt’altro che chiarito, visto che le rivelazioni più recenti non sembrano compatibili neppure con l’ipotesi di una montatura dell’intelligence. I militari e i civili che avrebbero visto i cadaveri dei membri dell’equipaggio ne fecero una descrizione che coincide sorprendentemente con quella degli esseri extraterrestri chiamati “grigi”, su cui oggi esiste il maggior numero di testimonianze a livello mondiale.

In conclusione, una volta esclusa la versione ufficiale come palesemente falsa, l’ipotesi di una messinscena dell'intelligence militare usata per coprire lo schianto di velivoli discoidali sperimentali appare quella più probabile, mentre la storia dell’UFO crash alieno si fonda su circostanze decisamente meno plausibili.

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