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Ikigai

  1 mese fa


Ikigai

Ciò per cui vale la pena vivere

Qual è la nostra principale motivazione esistenziale? Cos’è che ci spinge a fare, creare, andare avanti con entusiasmo?

Se non abbiamo ancora trovato “ciò per cui vale la pena vivere”, allora il nuovo libro di Selene Calloni Williams – scrittrice, viaggiatrice, documentarista e sciamana – dedicato all’Ikigai (Hermes Edizioni, 2019) può far luce su questo fondamentale aspetto dell’esistenza. Per capire cosa si intende con Ikigai, qual è la sua origine e come applicarlo nella vita di tutti i giorni abbiamo intervistato l’Autrice.

Ikigai, ciò per cui vale la pena vivere

Come scoprire ciò che devi fare e farlo con decisione

Selene Calloni Williams, Noburu Okuda Do

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La parola giapponese Ikigai può essere tradotta come “ciò per cui vale la pena vivere”. Centrare le proprie giornate su ciò che per noi vale davvero la pena di essere vissuto, su ciò che, quando apri gli occhi al mattino, ti dà l’energia e...

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Selene puoi spiegarci cosa significa Ikigai?

Ikigai è la manifestazione, la realizzazione di ciò che sei. È da sempre con te, è un daimon che ti accompagna sin dal momento del tuo concepimento, è la tua ragione di vita. Il termine Ikigai è formato dall’unione di due parole: iki, che significa “vita” e gai, che vuol dire “ciò che vale la pena”. Ikigai si riferisce a ciò che vale la pena di essere vissuto e può essere anche riferito all’espressione “ciò che ti rende felice di alzarti dal letto al mattino”.

Credo che il termine ikigai possa essere ritenuto similare al termine usato dagli antichi Greci per definire la felicità, ovvero eudaimonia. Per Socrate la felicità era la piena realizzazione della propria missione, del proprio compito nella vita.

Nel tuo libro parli di flow dell’Ikigai. Cosa sono esattamente?

Due sono i flussi dell’ikigai. Il cosiddetto “flow dell’attenzione” concentrata e del piacere in ciò che si fa perché concerne la nostra principale passione e il “flow dell’abbondanza”, che non riguarda solo il denaro, ma anche la creatività, le relazioni, le amicizie, l’amore. Per comprendere questi due flow, occorre sottolineare che l’ikigai riguarda l’essere, non l’avere.

Tutte le possibilità della nostra esistenza sono già in noi, bisogna solo scoprirle. Il divenire non accade nel tempo: è la scoperta di ciò che siamo. Essere è una questione di sapere chi siamo, di conoscenza di sé, una conoscenza del cuore. Diveniamo ciò che siamo nella misura in cui amiamo ciò che siamo. La vita è un simbolo, una metafora. La necessità di raggiungere elevati risultati in qualsiasi campo è relazionata alla forza con cui amiamo noi stessi e la vita.

Ciò che vogliamo raggiungere è la pienezza dell’essere. Su questa strada il nostro daimon a volte ci toglie qualcosa per permetterci di essere capaci di aspirare, di volere e di amare ancora di più. L’ikigai riguarda anche la capacità di vivere nel flusso dell’abbondanza. Anche l’eudaimonia, per gli antichi, riguardava, tra i vari aspetti della felicità, l’essere finanziariamente liberi e agiati.

Quale rapporto c’è tra ikigai ed estetica giapponese?

È nell’estetica giapponese che possiamo trovare un aiuto per disvelare il nostro ikigai. Per i giapponesi l’ikigai è uno spirito, proprio com’era il daimon per i Greci.

Questo spirito si rivela nella bellezza, parla nell’armonia, non è possibile sentire la sua voce nel disordine. Disonestà, illegalità, immoralità, tutto ciò che non è in armonia con le leggi umane e cosmiche allontana dall’ikigai.

Ikigai è fare ciò che è giusto a un livello molto profondo, ciò che è giusto è ciò che è bello. Ciò che è in armonia, e non crea sofferenza. Durante i miei soggiorni nei monasteri buddhisti del monte Koyasan, in Giappone, ho appreso con chiarezza come giustizia, forma, bellezza e ikigai siano strettamente intrecciati. Ho appreso che esprimere la bellezza nella forma, nell’armonia delle proprie azioni, dei propri pensieri ed emozioni è la via per riuscire a sentire il proprio ikigai, il proprio daimon.

Tutto ciò che non è bello non è in armonia con le leggi universali, e crea uno stato di confusione e perturbazione nel quale non è possibile sentire la voce del daimon, dello spirito dell’ikigai. Nel libro descrivo dieci meditazioni ispirate proprio ai dieci principi dell’estetica giapponese.

Ogni meditazione richiede un tempo variabile da pochi secondi a un minuto. Si possono praticare in vari momenti della giornata e applicarle in svariati contesti. I benefici che ne derivano sono enormi. Io ho definito questo modo di meditare OMI, One Minute Immersion.

È un metodo per aumentare la consapevolezza globale e per vivere una vita sempre più ispirata.

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