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Ignazio di Loyola: lo strumento di dominio dei Borgia - Estratto da "Gesuiti"

di Riccardo Tristano Tuis 5 mesi fa


Ignazio di Loyola: lo strumento di dominio dei Borgia - Estratto da "Gesuiti"

Leggi in anteprima un estratto dal libro di Riccardo Tristano Tuis e scopri l'origine di questo ordine cristiano e qual è la sua reale influenza nel mondo

Inigo Lopez Loyola, che d'ora in poi chiameremo Ignazio di Loyola, con riferimento alla città spagnola cui nacque, fu uno dei tredici figli di don Yanez, vassallo di Ferdinando il Cattolico, il potente monarca che nel 1480 introdusse in Castiglia e, in seguito, in Aragona, l'abominevole pratica dell'Inquisizione a causa della quale furono sistematicamente torturate centinaia di migliaia di vittime.

Papa Innocenzo VIII, della casata nobiliare ebrea dei Cybo ed eletto al soglio pontifico grazie a uno stallo tra i due papabili Rodrigo Borgia e Giuliano della Rovere, conferì a Ferdinando, e a sua moglie Isabella, il titolo di maestà cattolica che il despota iberico sfruttò più volte per ottenere l'appoggio della Chiesa di Roma.

In cambio di questo titolo, Isabella fece omaggio al successore di papa Innocenzo VIII, il controverso Rodrigo Borgia divenuto poi papa Alessandro VI, del primo oro arrivato dalle Americhe, e macchiato del sangue dei nativi, con il quale riempì i suoi forzieri personali e rivestì il soffitto della basilica romana di Santa Maria Maggiore.

Ignazio, storicamente riconosciuto come il fondatore della Compagnia di Gesù, nacque nel 1491 nel castello di Loyola, nei Paesi Baschi. In gioventù fu un cadetto nobile, cresciuto con poca istruzione alla corte spagnola, divenendo poi un paggio del tesoriere di Castiglia. Quando il suo padrone cadde in disgrazia, entrò al servizio del viceré di Navarra . Grazie alle conoscenze della sua famiglia, Ignazio raggiunse il grado di capitano e a trentanni, durante la battaglia contro l'esercito francese a Pamplona, rimase gravemente ferito. Si narra che, durante la sua dolorosa convalescenza, fu spesso preda di deliri religiosi e visioni, episodi che lo portarono a modificare la sua personalità.

In quegli anni, la personalità di Ignazio cambiò bruscamente, e da cortigiano e soldato dissoluto, dedito a donne, gioco d'azzardo e duelli, divenne un fanatico religioso ossessionato dal culto cristiano e dalla sua filosofia basata sulla sofferenza. Si crede che sia stata proprio questa esperienza a dare vita al suo estremo modus vivendi, modalità che i futuri gesuiti erediteranno e che saranno costretti a seguire almeno una volta l'anno nel cosiddetto "mese ignaziano".

L'Ordine dei gesuiti tramanda che durante la sua convalescenza, e prima del suo pellegrinaggio, Ignazio trascorse il suo tempo in preghiera e mortificazioni della carne, attraverso lunghi digiuni e autoflagellazioni, e a causa del suo precario stato nervoso fece esperienza di peculiari stati visionari, che in seguito comunicherà alla sua piccola cerchia di adepti. Il professor Boehmer, dell'università di Bonn, ne menziona una nel suo The Jesuits—An Historical Study:

«egli medita [...] sulla miracolosa discesa di Cristo nell'Eucarestia sotto forma di lampi di luce che entrano nell'acqua consacrata, quando il sacerdote la solleva pregando; sulla natura umana di Cristo e della Santa Vergine sotto forma di un corpo candido e sfolgorante; e infine su Satana come uno dalle forme sinuose e scintillanti simile a una moltitudine di occhi sfavillanti e misteriosi».

La visione delle figure divine o demoniache narrate da Ignazio, specie per una moltitudine di occhi, ricordano molto quelle che si ottengono attraverso l'assunzione di sostanze psicotrope da parte di persone particolarmente religiose; ad esempio come nelle religioni neosciamaniche, che fondono la dottrina cristiana con l'impiego di piante psicoattive. Di fatto, si potrebbe sospettare che Ignazio facesse, anche con il solo fine di alleviare le sue sofferenze, uso di agenti psicotropi, pratica in uso fin dall'antichità in tutte le culture del globo. Boehmer prosegue con una segnalazione ancora più interessante:

«Egli non mise mai in dubbio la realtà di queste rivelazioni. Egli cacciava Satana con un bastone, come avrebbe fatto con un cane rabbioso; parlava con lo Spirito Santo, come si fa in effetti con un'altra persona; egli chiedeva l'approvazione di Dio, della Trinità e della Madonna, in tutti i suoi progetti e scoppiava in lacrime di gioia quando gli apparivano. In quelle occasioni egli aveva un assaggio della beatitudine celeste; i cieli erano aperti a lui, e la divinità era a lui visibile e percepibile».

Questo contatto con il presunto divino, esperienza comune a molti personaggi che hanno scritto alcune delle pagine più buie della storia, la psichiatria si è limitata a etichettarlo come una psicopatologia che può essere socialmente pericolosa, in special modo se il soggetto ha una forte influenza sociale. Per altri ricercatori, il fenomeno di sentire la "voce di Dio", la "chiamata" o la "discesa dello Spirito Santo", deriva da un mondo di retroscena agghiacciante, rigorosamente censurato dallo status quo religioso e scientifico.

Una volta ristabilitosi, nel 1522, secondo la versione ufficiale della storia promossa dai gesuiti, Ignazio andò in Terrasanta e al suo ritorno, avvenuto nel 1524, passò per Ferrara, città controllata da una importante famiglia dell'aristocrazia nera, allora nota come d'Este. Nel 1927 egli raggiunse Salamanca, ufficialmente per studiare, giacche in questa città c'era l'università più antica di Spagna e gli insegnanti più prestigiosi.

In realtà, però, Salamanca era un importante centro di cultura in cui venivano educati e addestrati i futuri monarchi, generali e cardinali iberici.

Nel marzo del 1522, Ignazio giunse al monastero di Montserrat, in Catalogna, e qui storicamente venne accertata la sua conversione, che dichiarò lasciando la propria spada ai piedi della Madonna Nera di Montserrat.

Nel 1528, Ignazio raggiunse poi Parigi dove per sette anni frequentò l'Università, creando un ristretto nucleo di seguaci sul quale fonderà l'Ordine. Nel 1535, a causa del ruolo da cospiratore che ricopriva, Ignazio fu costretto a fuggire in Italia, e dalla Liguria giunse a Venezia, dove lo aspettava il doge Andrea Gritti con il quale aveva stretto un forte legame poiché questi, era interessato alle abilità militari dello spagnolo.

Ignazio e il suo collaboratore Rodrigo Jay soggiornarono anche a Ferrara, protetti da Vittoria Colonna, marchesa di Pescara; ma fu con Ercole II d'Este, e con il suo personale finanziamento economico, che ebbero un appoggio tale da riuscire a dar vita a un vero e proprio Ordine cristiano, richiedendone anche il riconoscimento papale. Tale riconoscimento avvenne nel 1540 da parte di papa Paolo III, che promulgherà la relativa bolla Regimìni militantis ecclesiae anche grazie alle abilità diplomatiche di Ignazio e agli accordi che strinse con molti cardinali durante il suo soggiorno romano.

Fin da subito l'Ordine dei gesuiti si diede da fare nel reclutamento e nell'addestramento delle loro unità, e in pochissimo tempo sorsero molti collegi e, con questi, i primi problemi dovuti al loro operato, discutibile fin dalle origini.

Ad esempio, il Collegio dei gesuiti di Ferrara, fondato il 5 giugno 1551 per volere di Francesco Borgia ed Ercole II, alloggiava ben centoventi studenti, ma nonostante l'iniziale successo ebbe una battuta d'arresto, causata dalla preoccupazione delle famiglie circa l'indottrinamento subito dai giovani, da spingerli al punto di voler divenire membri della Compagnia, che chiaramente ne avrebbe beneficiato economicamente.

Nel frattempo, Ercole II, dopo una disputa sorta tra i seguaci di Ignazio e i professori francesi, inviò quelli dell'Università di Ferrara alla Sorbona, a Parigi, così da riuscire a promuovere l'Ordine anche oltre i confini italiani, ormai fattesi troppo stretti per le mire egemoniche di Francesco Borgia ed Ercole II.

In meno di due secoli, l'Ordine dei gesuiti costruì centinaia di chiese e collegi, consolidando la propria influenza nel mondo cristiano e attirando su di sé le ire degli Ordini cattolici concorrenti.

La Repubblica di Venezia fu una tra le poche forze che si opposero al dilagante accrescimento delle proprietà della Chiesa ma, soprattutto, si oppose alle ingerenze politiche ed economiche di quest'ultima che le considerava ormai propria prerogativa esclusiva, palesando la vecchia predatoria forma mentis dell'Impero.

Per tale motivo papa Paolo V minacciò una scomunica collettiva ai veneziani per quella che era, in realtà, una legittima azione difesa della propria sovranità temporale. Il clero veneziano, invece, si schierò con il Senato, o meglio, con le famiglie dell'oligarchia della Serenissima a cui appartenevano i suoi membri, a eccezione dell'Ordine dei cappuccini, dei teatini e dei gesuiti. Quest'ultimi furono gli unici a essere espulsi per volere del Senato, costretto a impiegare le sue forze armate per proteggerli dal linciaggio per mano del popolo veneziano.

Questa presa di posizione tra la Repubblica di Venezia e la Chiesa di Roma era frutto di una lunga guerra clandestina tra le famiglie dell'aristocrazia nera. Lo scontro tra i guelfi, le famiglie legate al lucroso strumento di controllo sociale del culto cristiano e della sua Chiesa e i ghibellini, legati a un controllo militare sul territorio attraverso la figura del regnante e dei suoi sottoposti, durava fin dal XII secolo.

La politica gesuita incontrò oppositori anche nell'Ordine dei domenicani che guardavano con diffidenza alla Compagnia di Gesù, sospettata di essere troppo incentrata sul potere temporale e di adottare una politica interna non ortodossa. Tale lotta tra i due Ordini cristiani, proseguì nel corso dei secoli a fasi alterne ma, alla fine, soccombettero i domenicani.

Gesuiti

L'Ordine militare che dirige Chiesa, Banche, Servizi Segreti e Governance Mondiale

Riccardo Tristano Tuis

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Riccardo Tristano Tuis

Riccardo Tristano Tuis è scrittore, compositore, ricercatore indipendente e autore del metodo Zenix e della neuro-tecnologia Neurosonic Programming. Da oltre venticinque anni segue un percorso di ricerca che lo ha portato a studiare e praticare diversi indirizzi che spaziano dalle scuole di...
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