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I rischi dello stress

di Dale Carnegie 23 giorni fa


I rischi dello stress

Leggi un estratto dal libro "Come Vincere Ansia e Preoccupazioni" di Dale Carnegie

Quante volte ci siamo svegliati nel cuore della notte, sudando freddo, in preda all’ansia per qualche situazione che avremmo dovuto affrontare il giorno successivo o addirittura in un futuro più lontano? Quante volte ci siamo bloccati improvvisamente mentre facevamo qualcosa di piacevole per metterci a pensare a un problema che ci preoccupava?

È improbabile che qualcuno possa dire di non aver mai vissuto questi momenti di ansia ricorrente, eppure, se passata qualche settimana o qualche mese ripensiamo ai problemi che ci preoccupavano tanto, spesso vediamo che quello che ci ha impedito di dormire bene e che ha trasformato la nostra gioia in angoscia non si è mai evoluto, non è diventato meno preoccupante rispetto all’inizio. Nessun problema è mai stato risolto preoccupandosi. Se l’energia che abbiamo usato per impensierirci (e lo stress, di energia, ne consuma molta) l’avessimo canalizzata in un atteggiamento costruttivo, volto a risolvere il nostro disagio, saremmo riusciti a superare le paure e l’ansia, per ritrovarci più sani e più felici.

Non è un’idea nuova: filosofi e profeti di tutte le epoche l’hanno esposta nei modi più diversi. Nel suo libro Come vincere lo stress e cominciare a vivere (Bompiani, Milano 2017), Dale Carnegie ha affrontato la questione in profondità, e anche solo alcuni dei suoi suggerimenti possono aiutare la maggior parte di noi a mettere nella prospettiva giusta le ansie che ci tormentano.

Stai leggendo un estratto da questo libro:

Come Vincere Ansia e Preoccupazioni

Dale Carnegie

L'ansia e le preoccupazioni sono parte del nostro vivere quotidiano, al lavoro come nella vita privata. Molte ansie sono di breve durata. Quando però lo stress persiste, finisce per sottrarti vitalità ed entusiasmo e può...

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Indice dei contenuti:

Tre modi per ridimensionare le preoccupazioni

Dire a qualcuno di smetterla di preoccuparsi è facile, riuscire effettivamente a farlo è un altro paio di maniche. Ecco alcuni consigli che spesso si rivelano utili:

  1. Quando ci troviamo davanti a un problema che ci preoccupa, evitiamo di pensarci in continuazione: affrontiamolo una volta per tutte e prendiamo una decisione. Gran parte dell’ansia è causata dall’indecisione. Una volta fatta la nostra scelta, non cambiamola; non sarà sempre corretta, ma un’azione positiva qualsiasi è comunque meglio che non agire per nulla. Non facciamo l’errore di pensare che non sbaglieremo mai.
  2. Cerchiamo di capire dove finisce il pensiero e dove inizia l’ansia. Ricordiamocelo, preoccuparsi e pensare sono due cose diverse: una lucida riflessione è costruttiva, la preoccupazione è distruttiva.
  3. Se c’è un’azione che possiamo fare per risolvere un problema che ci assilla, è bene farla. Dobbiamo compiere ogni passo necessario a evitare che questo continui a essere una fonte di stress.

Alcuni iscritti di un centro per anziani di New York avevano paura che qualcuno li derubasse mentre andavano o tornavano dal centro, e questo timore li spingeva a restarsene chiusi in casa o li riempiva di ansia se invece decidevano di uscire. Uno dei membri più anziani si rese conto che questa preoccupazione li stava sovrastando e che nessuno faceva nulla, tranne preoccuparsi ancora di più; così provò a pensare a una soluzione, invece di limitarsi a rimuginare, e il risultato fu che decisero di attraversare la “zona di pericolo” in gruppo, ogni giorno a un’ora prestabilita.

Il pensiero costruttivo, subentrando all’ansia distruttiva, aveva portato alla risoluzione del problema.

Usiamo la legge dei grandi numeri

Quando Mike lasciò il college, come molti ragazzi della sua generazione decise di fare un viaggio in autostop attraverso gli Stati Uniti. Sua madre era angosciata, e la notte non riusciva a dormire pensando a tutto quello che avrebbe potuto succedergli: poteva essere ucciso, rapito, arrestato, poteva cadere in un fosso, o ammalarsi, finire in giri loschi e così via. Per settimane non mangiò, non dormì e non riuscì più a godersi la vita; non faceva altro che preoccuparsi.

Chiese consiglio a una vecchia amica, e lei le ricordò tutte le altre migliaia di giovani che avevano fatto la stessa cosa: a quanti di loro era successo qualcosa di grave? Le consigliò di verificare, chiedendo alla polizia, ai servizi sociali e leggendo i giornali. Queste fonti le confermarono che solo una piccola percentuale di giovani aveva corso qualche pericolo, e che per la legge dei grandi numeri era molto probabile che il ragazzo facesse ritorno a casa sano e salvo. Una volta che la donna si persuase di questo la sua mente si rilassò, la sua ansia cessò e la sua vita tornò alla normalità.

Certo, ogni tanto faceva brutti pensieri, ma la sua vita non era più alla loro mercé. A tempo debito, il ragazzo tornò e riprese a studiare, ma se lei non fosse stata in grado di mettere tutto nella giusta prospettiva, la sua salute e il suo equilibrio avrebbero potuto uscirne distrutti.

Viviamo in compartimenti quotidiani

Nel suo libro Come vincere lo stress e cominciare a vivere, Dale Carnegie cita alcuni passi di una conferenza che William Osler, grande chirurgo e filosofo dell’inizio del XX secolo, tenne all’Università di Yale. Osler fece notare che il capitano di un grande transatlantico ha la facoltà di sigillare i diversi compartimenti della nave, se questi rischiano di compromettere il funzionamento dell’intera imbarcazione, e poi aggiunse:

Ora, ciascuno di noi è un congegno più complesso e perfetto di qualsiasi transatlantico e sta compiendo un viaggio molto più lungo. Quello che vi raccomando è di apprendere il funzionamento dei vari congegni al fine di poter vivere in compartimenti ermetici: è il modo migliore per garantire la sicurezza della navigazione. Salite sul ponte di comando e assicuratevi che i compartimenti stagni funzionino. Pigiate il bottone e state a sentire, in tutte le zone della vostra esistenza, le porte ferree chiuder fuori il passato, i giorni ormai trascorsi. Pigiate un altro bottone e tagliate fuori con un sipario di ferro il futuro... Il futuro è oggi... Non esiste domani. Spreco di energia, preoccupazioni, disturbi nervosi accompagnano chi si preoccupa e si tormenta per l’avvenire... Chiudete ermeticamente i compartimenti di prua e di poppa e abituatevi a vivere soltanto nell’oggi.

Osler non intendeva dire che non dobbiamo cercare di prepararci per il domani, ma che il modo migliore per farlo è concentrare tutta la nostra intelligenza e il nostro entusiasmo sul portare a termine al meglio il nostro lavoro quotidiano. Questa è l’unica maniera possibile di prepararci al futuro.

Per calare le paratie di ferro sul passato e sul futuro, Dale Carnegie ci consiglia di porci le seguenti domande e di rispondere per iscritto:

  • Tendo a trascurare di vivere nel presente per preoccuparmi del futuro o per desiderare un qualche “magico giardino di rose oltre l’orizzonte”?
  • A volte rendo il presente meno gioioso rimpiangendo qualcosa che è successo nel passato, che ormai è finito, chiuso?
  • Mi sveglio la mattina determinato a “cogliere l’attimo”, a trarre il massimo dal giorno che ho davanti?
  • Posso migliorare la mia vita vivendo “in compartimenti quotidiani”?
  • Quando dovrei iniziare? La prossima settimana? Domani? Oggi stesso?

Un vecchio detto recita: “Il passato è passato, non possiamo cambiarlo. Il futuro è sconosciuto, ma l’oggi è un dono: è per questo che lo chiamiamo presente.”

Tre pentole d'acqua

Quando le cose sembrano andare sempre male, è molto facile perdere la speranza; a volte nulla pare funzionare nonostante tutti i nostri sforzi. La parabola che segue ci insegna un altro modo di osservare la nostra vita.

Una ragazza andò da sua madre, e si sfogò dicendole che la sua vita era dura, che non sapeva se ce l’avrebbe fatta e che voleva arrendersi; era stanca di lottare, e sembrava che non appena un problema si risolveva se ne presentasse subito un altro.

Sua madre la portò in cucina, poi riempì tre pentole d’acqua e le mise sui fornelli, tutte e tre a fuoco alto; presto l’acqua iniziò a bollire e la madre mise delle carote nella prima pentola, delle uova nella seconda e del caffè macinato nella terza. Li lasciò a cuocere, senza dire nulla.

Dopo circa venti minuti spense il fuoco, e trasferì le carote in un piatto. Poi fece lo stesso con le uova e con il caffè. Infine si rivolse alla figlia e le chiese: “Che cosa vedi?” “Carote, uova e caffè,” rispose lei. La madre le disse di avvicinarsi e di assaggiare le carote, lei lo fece e trovò che erano morbide; poi le disse di sgusciare l’uovo, e una volta tolto il guscio lei vide che l’uovo era sodo; infine le disse di bere un po’ di caffè, e la ragazza sorridendo gustò il suo aroma intenso. Poi chiese “Che cosa significa, mamma?”

La mamma le spiegò che tutti e tre gli alimenti avevano affrontato la stessa avversità, l’acqua bollente, reagendo in modi diversi. La carota era entrata nell’acqua dura, compatta, resistente, ma con l’azione di questa era diventata soffice e morbida; il fragile guscio delle uova, invece, aveva protetto il loro interno liquido, che con la permanenza nell’acqua bollente era diventato sodo. Il caffè macinato aveva avuto una reazione unica, invece: una volta a contatto con l’acqua, l’aveva trasformata.

“Quale di questi sei tu?” chiese alla figlia. “Quando le avversità bussano alla tua porta, come reagisci? Sei la carota, l’uovo o il caffè?”

Pensateci: io chi sono? Sono la carota, e sembro forte ma poi di fronte alla sofferenza e alle difficoltà mi affloscio e divento debole? Sono l’uovo, e ho un cuore che sembra molle ma che si indurisce con il calore? Ho uno spirito fluido, che però in seguito a una perdita, a una separazione, a un periodo di difficoltà finanziaria o simili è diventato duro, rigido? Il mio guscio è sempre lo stesso ma dentro mi sono indurito, mi sono riempito di amarezza? Oppure sono il caffè, che trasforma a tutti gli effetti l’acqua, ovvero le circostanze che arrecano dolore? Quando l’acqua diventa calda, lui rilascia il suo sapore e il suo aroma. Se siamo come il caffè, quando la situazione volge al peggio noi sappiamo tirare fuori il meglio e cambiarla.

Nell’ora più buia, quando la difficoltà è più grande, riusciamo a porci su un piano più elevato? Come affrontiamo le avversità? Siamo carote, uova o caffè?

Le persone più felici non sono necessariamente quelle che possiedono tutto il meglio, ma quelle che riescono a sfruttare al meglio ciò che incontrano sulla loro strada. Un futuro luminoso si fonderà sempre su un passato che è stato dimenticato: non possiamo andare avanti finché non ci lasciamo alle spalle i nostri dolori e i nostri fallimenti.

C’è un vecchio detto che dice: “Quando siamo nati, piangevamo, mentre attorno a noi tutti sorridevano. Dobbiamo vivere in modo che, alla fine, saremo noi a sorridere, mentre tutti intorno a noi piangeranno. ”

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