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I rimedi naturali dei nativi americani

di Romina Rossi 1 anno fa


I rimedi naturali dei nativi americani

Piante, estratti e pratiche tradizionali che ancora oggi utilizziamo per il nostro benessere

Sai che molti rimedi e pratiche, che usiamo oggi quando ci prendiamo cura della nostra salute in maniera naturale, erano già usati dalle civiltà precolombiane, grazie alle innumerevoli proprietà e benefici che piante, estratti e rituali di benessere avevano sulle persone? Vediamo quali sono i più comuni, in uso ancora oggi.

LE PIANTE MEDICINALI

Una delle piante più utilizzate in ambito erboristico è l’Echinacea: questo fiore dal colore violaceo si utilizza prevalentemente per stimolare il sistema immunitario, utile per alleviare le malattie da raffreddamento. I nativi la usavano anche facendone un unguento, perché pare che fosse efficace contro i morsi di serpenti e insetti velenosi.

Fra le bacche comunemente utilizzate sia come alimento che a scopo terapeutico, oggi molto usato anche da noi, soprattutto per alleviare i sintomi della cistite, c’è il Cranberry o mirtillo rosso che dir si voglia: i nativi ne facevano un macinato che poi applicavano sulle ferite per prevenire le infezioni. Grazie al naturale contenuto di vitamina C, la pastella di mirtillo rosso crea va una barriera sulla pelle utile per affrettare la guarigione della ferita.

Fra le piante note per gli effetti sul tono dell’umore, oggi, c’è l’erba di San Giovanni, o Iperico, che era nota anche ai tempi dei nativi. Erano soprattutto le tribù Cherokee, Iroquois e Montagnais a usare gli estratti ottenuti dal fiore per trattare i sintomi di febbre, tosse e anche dell’intestino infiammato. Pianta amica delle donne, l’Enotera era già usata in Nord America per trattare i disturbi legati al ciclo mestruale, soprattutto per calmare crampi al ventre e stati dolorosi.

Un tè curativo utilizzato da una delle tribù del Canada è quello che noi oggi conosciamo come Essiac: si tratta di un infuso ottenuto da un mix di più erbe, fra le quali Bardana, Olmo e Rabarbaro, che i nativi usavano a scopo depurativo e per rinforzare le difese immunitarie. La sua divulgazione fuori dai confini nazionali si deve a una infermiera, René Caisse, che scoprì la formula, dopo che una donna le disse di avere ricevuto la formula da uno sciamano per curare il cancro da cui era affetta.

La Caisse riuscì a ricreare la formula di questo particolare tè, a cui diede il nome di Essiac (Caisse al contrario) e cominciò a divulgarne i benefici. L’Essiac è utile anche per eliminare i parassiti dall’organismo, impedire l’accumulo di grasso alle pareti di arterie e organi e rinforzare il sistema osteo-articolare.

RIMEDI PER DEPURARE GLI AMBIENTI E LA PERSONA

I nativi erano noti per le pratiche di purificazione, non solo della persona ma anche degli ambienti. A questo scopo usavano bruciare rametti di piante sacre che avevano la capacità di eliminare e allontanare energie stagnanti e negative, gli smudge, l’equivalente del nostro incenso, fatto con rametti essiccati di piante sacre come Salvia bianca, Palo santo, Cedro, e Yerba santa.

Venivano bruciati anche durante le cerimonie religiose o i riti propiziatori per proteggere la persona da eventuali ostacoli energetici. Fra i rituali sciamanici più noti c’era anche la capanna sudatoria (Inipi in lingua nativa del Nord America, Temazcal per i Maya) un rito sacro che aveva lo scopo simbolico di sperimentare il ritorno al ventre di Madre Terra, in modo da liberarsi delle tossine che inquinano corpo, mente e spirito e che provocano la malattia su diversi livelli, attraverso un bagno di vapore.

Il rito comprendeva la costruzione della capanna, che ha al centro una buca scavata a terra dove vengono apposte pietre roventi sulle quali viene spruzzata acqua, rilasciando, in questo modo, vapore. Durante la cerimonia, i partecipanti intonavano canzoni e preghiere fino alla conclusione del rito, quando era d’abitudine fumare la pipa sacra.

LE PIANTE ALLUCINOGENE: PEYOTE E AYAHUASCA

Lo sciamano aveva conoscenze tali che era in grado di poter usare, a scopo curativo, anche piante considerate pericolose o che possono avere effetti collaterali, come il Peyote e l’Ayahuasca.

Il Peyote è un cactus di piccole dimensioni, che contiene al suo interno mescalina, una sostanza allucinogena in grado di provocare allucinazioni visive e uditive. La cerimonia del Peyote veniva utilizzata con quelle persone di cui si ignorava la malattia, e che l’assunzione del cactus doveva rivelare, così che il malato potesse essere curato.

Il Peyote poteva essere usato anche per a fini topici, poiché alleviava diversi disturbi come reumatismi, ferite, morsi di serpenti e malattie della pelle. Anch’essa allucinogena, l’Ayahuasca è una bevanda usata da molte tribù del Sud America, durate riti religiosi o curativi guidati dal curandero.

La bevanda sacra è ottenuta dalla decozione di due piante: l’Ayahuasca e la Chacruna. Anche in questo caso, lo scopo dell’assunzione è ottenere, attraverso visioni, la rivelazione di quale malattia sta affliggendo la persona che si deve curare.

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Romina Rossi

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Romina Rossi, giornalista pubblicista e naturopata, fa parte della redazione della rivista “Vivi Consapevole”. L’amore per la Natura e la curiosità di capire i complicati e delicati meccanismi di funzionamento dell’uomo, la portano a intraprendere studi di...
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