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I cambiamenti nello stile di vita di persone ricche e famose

di Dean Ornish 3 anni fa


I cambiamenti nello stile di vita di persone ricche e famose

Leggi un brano estratto dal capitolo 4 del libro "La Cura Naturale delle Malattie Cardiache" del dott. Dean Ornish

Nel precedente capitolo ho analizzato la catena causale delle malattie cardiovascolari e l’idea che, più risaliamo all’indietro nella catena degli eventi causali nel trattare la malattia, maggiori sono le possibilità di guarigione.

Mi sono concentrato finora sulle terapie convenzionali delle malattie cardiache (farmaci e chirurgia) e sul ruolo dei fattori connessi allo stile di vita: alimentazione, stress emotivo, esercizio fisico, fumo e altre sostanze stimolanti.

Tuttavia sappiamo che i fattori di rischio tradizionali – colesterolo, pressione sanguigna, età, sesso, genetica, fumo, diabete, obesità, vita sedentaria – spiegano solo il 50% circa delle malattie cardiache.

Almeno metà delle ragioni per cui le persone si ammalano di malattie cardiovascolari è sconosciuta. Allora perché alcune persone si ammalano di malattie cardiache e altre no? Chiaramente tutti questi fattori di rischio sono importanti ma non penso che qualcuno di essi sia il nucleo che spieghi perché ci si ammala di malattie cardiache. Non sono del tutto sicuro di ciò che scatena la malattia ma col tempo sto acquisendo sempre più nozioni.

Facciamo ancora un passo indietro nella catena causale.

Esistono fattori comuni di ordine psicologico – o forse anche spirituale – che portano a sviluppare malattie delle coronarie?

Negli anni Cinquanta i dottori Meyer Friedman e Ray Rosenman descrissero una sindrome che chiamarono Comportamento di tipo A da loro ritenuta la causa delle malattie cardiache.

La sindrome di Tipo A descrive qualcuno che è ostile, egocentrico, impaziente e sempre di fretta. Il Tipo A tenta ossessivamente di perseguire obiettivi poco definiti e ha un forte bisogno di essere riconosciuto e di progredire. Ha una tendenza a fare due o tre cose allo stesso tempo, come parlare e muoversi velocemente e così via.

Al principio, gli studi indicavano che il comportamento di Tipo A era collegato con le malattie cardiache; in seguito studi più precisi mancarono di confermare questa connessione.

Studi più recenti hanno contribuito a spiegare questa discrepanza.

Le ricerche del dottor Larry Scherwitz dell’Università della California di San Francisco, del dottor Redford Williams della Duke University e di altri indicano che certi elementi del comportamento di Tipo A sono connessi con le malattie cardiache mentre altre componenti non lo sono (nel suo libro The Trusting Heart, Williams descrive come queste ricerche si siano evolute).

In particolare, i fattori maggiormente tossici per il cuore sono l’egocentrismo, l’ostilità e il cinismo.

Il dottor Scherwitz, la dottoressa Lynda Powell e altri hanno scoperto che la frequenza con cui una persona si riferisce a se stessa – ossia, quanto spesso lui o lei usano termini come io, me, mio e miei nel conversare ordinario – in effetti può diventare uno dei fattori predittivi dell’infarto. Più alta è la frequenza di utilizzo di queste parole da parte di una persona e maggiore diventa la probabilità che questa persona muoia di infarto.

In un altro studio il dottor Scherwitz ha analizzato le interviste registrate di una ricerca durata nove anni che ha coinvolto 13.000 maschi. Questo studio, chiamato Multiple Risk Factor Intervention Trial (MRFIT), aveva lo scopo di determinare se moderati cambiamenti nello stile di vita potevano contribuire a prevenire le malattie cardiache. Il dottor Scherwitz ha scoperto che le persone che più spesso usavano espressioni con auto- referenze sviluppavano in seguito malattie cardiache con maggiore frequenza rispetto a chi non presentava la stessa abitudine. Ancora più sconvolgente era il grado maggiore di egocentrismo in quanti poi sarebbero morti per infarto.

Ma perché tutto ciò dovrebbe essere vero? Certamente pronunciare parole come io, me, mio, miei e simili non può di per sé costituire un pericolo.

La realtà è invece che i nostri discorsi riflettono come vediamo il mondo in cui viviamo.
Quando ci sentiamo isolati dagli altri, ci concentriamo di più su noi stessi: «Io voglio questo, io voglio quello». Queste ricerche ci hanno portato un passo più in là nella giusta direzione, ma sollevano domande ancora più rilevanti.

Le domande da farsi sono: perché siamo egocentrici? Perché siamo cinici? Perché siamo ostili?
Esiste una causa profonda di queste emozioni che può portare alle malattie cardiovascolari e ad altre malattie?

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Dean Ornish

Il Dottor Dean Ornish è presidente e direttore del Preventive Medicine Research Institute di Sausalito (California), un’organizzazione nonprofit; è inoltre Clinical Professor of Medicine all’Università della California di San Francisco. Ornish è autore di vari bestseller, ha pubblicato...
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