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Guardare oltre il proprio naso - Estratto da "Folletti e Fate d'Italia"

di Mario Contino 4 mesi fa


Guardare oltre il proprio naso - Estratto da "Folletti e Fate d'Italia"

Leggi in anteprima l'introduzione al libro di Mario Contino e scopri un mondo di esseri legati alla natura e alle leggende del nostro passato

Quando iniziai ad appassionarmi ai fenomeni “paranormali” e allo spiritismo, credevo che potessero esistere solo tre forme di spiriti, o almeno di ciò che io intendevo con il termine “spirito”.

Ero convinto che esistessero:

  • Angeli.
  • Demoni.
  • Fantasmi.

Collocavo nell’ultima categoria ogni apparizione di presunti “esseri” con sembianze umanoidi e riconducibili a un uomo non più in vita, il “caro defunto”.

Sono cresciuto in una famiglia fermamente legata alla fede cristiana, parlare di spiriti equivaleva a parlare del diavolo, ricordo ancora con affetto mia nonna materna che mi raccontava storie di santi che compivano i loro spettacolari miracoli, di angeli in vesti scintillanti pronti a difendere gli uomini meritevoli e di demoni che passavano la loro vita cercando di ingannare l’uomo per un non si sa bene qual torto subito.

Mia nonna era una donna molto credente, lei che da giovane sosteneva di essere stata “miracolata” da San Donato, santo patrono del suo paese di origine: Monteforte Cilento.

Non solo lei lo sosteneva ma tutti gli abitanti del posto, poche centinaia di anime e tutti amici, che ricordavano con stupore di quando mia nonna si alzò dal letto di morte, dopo aver già ricevuto il sacramento dell’Unzione degli infermi (conosciuto con il nome di estrema unzione in quanto impartito solitamente ai moribondi), il giorno dedicato alla festività del santo e nel momento in cui la statua passava, in processione, sotto la finestra della sua umile casetta.

Guarigione miracolosa a detta dei medici, miracolo a detta del prete del paese che iniziò a urlare: «La morta è stata resuscitata, viva San Donato», il tutto in preda a una generale euforia. Miracolo o autoguarigione non importa in tal contesto, senza quell’evento io non sarei nato, in quanto non sarebbe venuta al mondo neppure mia madre, ergo a qualcosa, a quell’evento, al santo forse o probabilmente, io sarò sempre grato.

Queste storie erano per me la normalità, così come lo sono ancora oggi per molte altre persone in tutta Italia.

Accanto a queste narrazioni, però, sentivo raccontare leggende su folletti, fatine, gnomi, ninfe, “spiriti del bosco” con vario aspetto, sfere luminose danzanti nei pressi delle sorgenti d’acqua e tanto altro. Come poteva esser tutto spiegato con quelle tre categorie a cui tutti intorno a me si attenevano?

Iniziai a chiedere in giro tra amici e parenti, a informarmi, a osservare il bosco con occhi differenti, a cercare la voce del vento, a scrutare la vetta irraggiungibile del monte (monte Chianiello precisamente, nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni).

La sua immagine, nei miei ricordi, è tra le poche cose che alleviano un profondo dolore, i ricordi non sono sempre felici, spesso sono macigni diffìcili da sostenere, prove immani da superare.

Spiriti della natura, non so ancora se questa mia definizione sia corretta, e spero che questa nuova ricerca possa aiutarmi a far luce sulla questione, il folklore di tutto il mondo ne è pieno ma ancora oggi le loro apparizioni vengono ricordate solo nel momento in cui i genitori mettono a letto i loro bambini, come belle e incantevoli favole che nessun legame potrebbero avere con la realtà quotidiana. Quale grave errore!

L’uomo ha sempre mantenuto un vivo legame con il mondo spiritico, interrotto poi bruscamente per volere non solo di varie teosofie ma anche di un’ottica scientifica troppo materialista per poter “comprendere” la gravità di quell’assurda azione negazionista.

L’uomo ha perso il contatto con una parte importante di se stesso, ora vaga alla deriva, privo di vere ambizioni, guidato solo dalla voglia di dominare che segue il suo istinto animalesco ormai privo di “maestri”.

Dopo anni di ricerca e studio, dopo appostamenti e interviste, dopo aver anche ingoiato qualche “boccone amaro” guardando gli sguardi falsi di quanti son pronti a giudicare senza neanche informarsi sull’oggetto, o sul soggetto, vittima della loro ignoranza, inizierò a scrivere quello che spero possa diventare un buon libro, contenente le riflessioni e le testimonianze che fino a oggi ho raccolto su esseri che la comune concezione ha denominato: folletti, fatine e chi più ne ha più ne metta.

Qualcuno afferma che questi episodi siano da ricondurre all’azione di esseri “elementali” (spiegherò in seguito il significato di questo termine) o agli “spiriti naturali” (guardiani della natura), o anche a umanoidi alieni o comunque non umani presenti sul pianeta da ancor prima della comparsa dell’uomo.

A mio avviso qualcosa in tali affermazioni non è corretta, nei miei studi ho più volte creato basilari classificazioni sulle manifestazioni spiritiche, partendo dallo studio delle testimonianze e giungendo a varie considerazioni, (si veda il mio libro Manifestazioni Spiritiche — Testimonianze, studi, ipotesi) ergo posso affermare, con una certa sicurezza, che, da quanto andrò a descrivere, citando il folklore delle varie regioni italiane, considerando le più accreditate descrizioni sul “piccolo popolo”, sugli spiriti elementali e altri esseri che citerò man mano, spesso i tratti non coincideranno con il termine folletto.

Tale sostantivo - probabilmente il più usato in Italia per descrivere taluni esseri che a differenza di altre zone del mondo sarebbero presenti in numero considerevolmente maggiore rispetto a fate, ninfe, ecc. - risulta essere un abuso dovuto a un ottuso maschilismo o che si riscontra anche nella determinazione di fenomeni che probabilmente nulla hanno a che vedere con il concetto umano di sessualità.

Mi fermerò sull’Italia come zona geografica sulla quale ho operato le mie ricerche, descriverò le leggende più popolari e quelle note ormai solo a pochi fortunati, confronterò queste descrizioni con altre appartenenti alla cultura folkloristica di differenti zone del mondo, sperando che questo lavoro possa stimolare la curiosità necessaria per “guardare oltre il proprio naso” (frase ormai a me troppo cara).

Come già detto, pur citando doverosamente tutti gli esseri folkloristici che man mano incontrerò nelle varie regioni, descriverò soprattutto le leggende inerenti a presunti folletti e fate, perché queste sono le creature più presenti nella cultura popolare italiana e citerò tali manifestazioni come opera di “spiriti della natura”, ove possibile, in quanto parte della creazione naturale che ci circonda, un termine generico voluto e non casuale.

A seguito trarrò le dovute, discutibilissime, personali considerazioni. Vogliate scusarmi se sembrerò ripetitivo in nomi e descrizioni ma nulla voglio lasciare al caso. Anche perché son convinto che “il caso non esiste”.

Folletti e Fate d'Italia

Trattato sugli spiriti della natura nel folclore italiano, nuovi studi su antiche leggende

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Mario Contino

Mario Contino, esperto e appassionato di misteri e leggende fonda un blog ed un Forum molto popolari: Universo del Mistero dove confronta le sue idee e teorie con moltissimi altri appassionati del genere. Scopre per caso il Ghost Hunting, si appassiona a questa ricerca ed entra come membro nel...
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