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Gli zombie non pensano - Estratto da "Gli Zombie hanno il Culo Pesante"

di Max Formisano, Mingo De Pasquale 8 mesi fa


Gli zombie non pensano - Estratto da "Gli Zombie hanno il Culo Pesante"

Leggi un capitolo tratto dal libro di Max Formisano e Mingo De Pasquale e scopri come difenderti dagli zombie della società moderna e non venire contagiato

«Niente è più pericoloso di un’idea quando è l’unica che si ha»Emile Chartier

Mingo: Gli zombie. Amo i film e le serie su questo tema, come The walking dead. Ideata dal regista Frank Darabont e basata sull’omonima serie a fumetti scritta da Robert Kirkman, narra di creature selvagge, disumane, che barcollano per gli Stati Uniti in cerca di vittime. Si nutrono della carne dei vivi, si muovono con estrema lentezza, l’unico modo per ucciderli è distruggere il loro cervello.

Eppure non pensano! Se c’è una cosa certa è che gli zombie non pensano. Io lo ricordo, perché anch’io sono stato zombie e quando lo ero, non pensavo, avevo il cervello atrofizzato. Sì, gli zombie hanno il cervello atrofizzato.

Voglio sottolineare che quando sei zombie, non sei consapevole di esserlo. Ti adegui a quello che fanno gli altri, a quello che fa la società, a quello che fa la massa.

Di solito gli zombie si aggirano in gruppo, con un braccio penzolante, brandelli di carne cadenti, attirati dall’essere umano. Ti accorgi subito che non pensano, perché non si rendono conto del loro deterioramento fisico. Gli zombie di cui parliamo noi, però, sono più complicati, sembrano uguali a noi, mentre non lo sono. Il loro deterioramento è interiore, possono vivere guardando, ad esempio, 24 ore su 24 il cellulare, con la testa bassa, ipnotizzati dallo smartphone, perennemente connessi ai social. Guardatevi intorno... riconoscerete senz’altro questi zombie. Sono tutti coloro che incontriamo ogni giorno, per strada, nel portone, nell’ascensore. Forse se ci guardassimo allo specchio, scopriremmo di esserlo anche noi.

Max: Sì, in effetti gli zombie sono sempre connessi. Il problema è che più si è connessi con la tecnologia e meno lo si è con se stessi e quindi meno tempo si ha di pensare e ci si inzombisce di brutto. Social media, email, web, chat, app... e poi computer portatile, fìsso, tablet, smartphone. Questo non è uso della tecnologia, è abuso che non lascia tempo per pensare.

Il vero problema è che, come diceva Mingo, lo zombie è per eccellenza una persona poco consapevole e quindi si espone a questo sovraccarico di informazioni e tutto il tempo che dovrebbe passare con le persone importanti della sua vita o anche con se stesso svanisce. Tempo per riflettere, per meditare, per riposarsi. In più gli zombie odiano la solitudine, non sanno stare soli con se stessi, quindi sono fin troppo spesso in compagnia, privandosi del grande potere della solitudine. Allora, ecco che questi ritmi serrati, questa dipendenza dalla tecnologia, affossano l’intuizione e la riflessione e conseguentemente causano lo stress che, come sappiamo, spalanca le porte a varie malattie.

Mingo: Oh! Bene, Max. Allora ti dico il vero motivo per cui ho voluto scrivere questo libro con te. Non sono guarito del tutto della zombite.

Max: Ah! E me lo dici solo adesso?

Mingo: Ogni tanto mi torna la zombite, quindi in tutto quello che stai dicendo, negli esempi che fai, nelle situazioni che racconti, talvolta mi riconosco, anche se penso di essere sulla strada giusta per tornare umano.

Per questo faccio il libro, perché prima serva a me, poi anche a chi lo legge. Vi chiederete a cosa servirà? Servirà a ritornare umani! Vi assicuro, ragazzi, è la cosa più difficile che esista al mondo. Perché una volta che ci si trasforma in zombie, si pensa (nel senso di non pensare!) e si ritiene che quello sia lo stato migliore in assoluto. Infatti non ci si accorge di essere uno zombie. Se ne può accorgere chi da zombie è ritornato umano. Perché comunque siamo tutti stati un po’ zombie in qualche periodo, è impossibile nella società in cui viviamo non essersi mai trasformati.

Il cambiamento è complicatissimo e questo libro serve proprio a capire come ritornare umani. Lo sto scrivendo per questo e ho la fortuna di collaborare con Max e quindi di usare questa terapia su di me. Max: Faccio un altro esempio molto comune. La gente dice: “Sto lavorando su una cosa importante”, poi squilla il telefono e fa: “Devo rispondere”.

In realtà non deve rispondere, è stata ammaestrata a farlo. Ciò che dovrebbe fare è esattamente il contrario, decongestionarsi da tutte le interruzioni mentre sta facendo lavoro di valore o riposo di valore o mentre sta con persone importanti per la sua vita. Non dovrebbe fare altro che godersi quella singola attività.

Mingo: Certo, ha senso. Voglio chiederti una cosa, Max, perché - ripeto - questo libro è anche terapeutico per me. A me ogni tanto torna la zombite, o forse non se ne è mai andata. Io ho problemi nello stare da solo, non riesco a starci, perché penso che stare da solo significhi... soffrire di solitudine. Il che è sbagliato, lo so. Se rifletto un po’ e divento umano, so che non è così. Imparare a stare soli con se stessi credo che sia il primo passo per la guarigione. Poter stare a casa da soli a leggere un libro, riflettere, ascoltare un brano musicale...

Max: Esattamente, la parte umana che è in te sa sempre la verità. Per questo abbiamo iniziato dai fondamentali: gli zombie non pensano, gli esseri umani sì ma non in gruppo (accade raramente) né connessi alla tecnologia. Lo fanno quando sono da soli. Ricordati che Albert Einstein diceva: «Devo rinunciare a ciò che sono per diventare ciò che voglio essere». Quindi devo rinunciare a ciò che sono adesso. Lo zombie deve rinunciare a una parte di se stesso, per liberare la parte umana che è dentro, prigioniera. Come ritornare un essere umano? Come tornare ad avere quel tipo di idee, intuizioni, riflessioni?

Primo: come detto, disconnettersi dalla tecnologia, andare nella natura, in boschi, parchi, laghi, colline, montagne, mare, spiaggia, perché questo aiuta tantissimo ad avere riflessioni di valore molto alto.

Tutti sanno che ci serve più tempo libero, però pochi capiscono che deve essere tempo libero di qualità e che la natura aiuta parecchio.

Secondo: rallentare un po’, perché la fretta, il multitasking, tantissime cose da fare e persone da vedere, tanti impegni, aiutano a inzombirsi, a non pensare.

Queste sono due linee guida importanti per tornare a essere umani pensanti. Concludo con un’altra citazione di Albert Einstein: «La mente intuitiva è un dono sacro e la mente razionale è un fedele servo». Ascoltare ciò che l’intuito suggerisce (e a volte strilla), è molto più utile di prendere tutte le decisioni a tavolino, razionalmente, seguendo solo la ragione.

Mingo: In effetti il pensiero è alla base di ogni cosa, come diceva Cartesio: «Cogito ergo sum» (penso quindi esisto). La mente di ogni uomo è retta dai suoi pensieri... ma è molto difficile pensare senza farsi trascinare dalla massa, rimanendo una voce fuori dal coro.

Gli Zombie hanno il Culo Pesante

18 modi per difendersi dai parassiti moderni e tornare a essere umani

Max Formisano, Mingo De Pasquale

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Scritto a 4 mani con uno zombie che sta tornando umano (Mingo), questo piccolo libro aiuterà milioni di persone a non essere morse e contagiate dagli zombi. Infatti, com’è noto, viviamo in un mondo in cui la maggior...

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Max Formisano

Max Formisano, classe 1970, dopo la maturità classica e la laurea in Giurisprudenza prese a Bari, dal 1996 si butta tutto alle spalle trasferendosi a Roma per lavorare esclusivamente nel campo della formazione. Fonda nel 2003 la Max Formisano Training , oggi la Scuola n1 in Italia per...
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Mingo De Pasquale

Mingo De Pasquale da 30 anni si occupa di tv, teatro e cinema, con un forte talento per la satira sui tempi bui che stiamo vivendo.
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