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Gli ormoni della donna - Estratto da "Menopausa - La Via Naturale"

di Stefania Cazzavillan 7 mesi fa


Gli ormoni della donna - Estratto da "Menopausa - La Via Naturale"

Leggi in anteprima un capitolo tratto dal libro di Stefania Cazzavillan e scopri come supportare il tuo corpo durante la menopausa in modo naturale

Prima di entrare nei dettagli su come i funghi e altri rimedi fìtoterapici e di integrazione possano essere usati per modulare e governare meglio le variazioni fisiologiche e le sintomatologie associate alla menopausa, è importante descrivere cosa succede nella donna in fase fertile e quali sono i cambiamenti che il suo sistema organico deve gestire nel passaggio a questo periodo dell’età matura.

Affronteremo quindi i dettagli di quanto avviene nelle diverse fasi della vita della donna in modo da sviluppare un razionale di intervento a sostegno dell’organismo, che possa essere il più naturale possibile e che le permetta di vivere questa circostanza come un’opportunità e non come una fase in cui ci si rassegna a “restare in panchina”.

Indice dei contenuti:

Il ciclo mestruale

Durante la fase fertile della vita della donna vi è una regolazione ormonale regolata dall’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi, che permette al ciclo mestruale di arrivare mensilmente con regolarità ogni ventotto giorni.

L’andamento ormonale è associato, come ben noto, a oscillazioni emozionali paragonabili alle montagne russe e che vanno da fasi depressive all’irritabilità e fino a vere e proprie reazioni di rabbia senza apparente motivo. In realtà, il motivo c’è: gli ormoni che accompagnano ovulazione e mestruazione determinano fasi “eccitatorie” senza preavvisi, per cui si può stare bene un momento ed entrare nello sconforto il momento successivo. Tutto ciò avviene per un motivo valido che diventa comprensibile non appena capiremo come funzionano gli ormoni sia a livello fisico che emozionale.

Gli ormoni che regolano il ritmo mestruale servono a mettere il corpo della donna nelle condizioni di concepire un bambino, quindi esistono per un’ottima ragione, anche quando creano situazioni difficilmente gestibili dal punto di vista emotivo; alla fine, il risultato sarà la gioia associata al concepimento di una nuova vita.

Ogni cambiamento psico-emotivo ha un obiettivo. Sentirsi sexy e cercare coccole in fase di ovulazione è collegato al momento in cui può essere concepito un bambino, cioè alla fase più fertile. L’irritabilità subito prima del ciclo invece significa che non è un buon momento.

Alla nascita, gli ovuli sono già tutti presenti nella donna e dureranno tutta la vita fertile; essi si formano nell’embrione a metà della gestazione. Solo circa cinquecento ovuli andranno incontro a maturazione nella vita riproduttiva della donna.

Con la pubertà il corpo inizia a produrre gli ormoni che permetteranno agli ovuli di maturare e che prepareranno l’organismo alla prima mestruazione e prende il nome di “menarca”. In condizioni di equilibrio ormonale poi, per tutta la vita, ogni ventotto giorni arriverà la mestruazione fino alla menopausa.

Regolazione ormonale della funzione ovarica

Gli ormoni che controllano la maturazione del follicolo e l’ovulazione sono l’ormone follicolo-stimolante (FSH) e l’ormone luteinico (LH). I due ormoni sono prodotti dall’ipofisi anteriore e il loro rilascio nel sangue è sotto il controllo di un fattore prodotto nell’ipotalamo, chiamato ormone di rilascio delle gonadotropine o GnRH.

L’FSH stimola lo sviluppo dei follicoli primari in follicoli secondari e induce le cellule della teca interna dei follicoli a produrre androgeni che verranno convertiti in estrogeni dalle cellule della granulosa (cellule ovari-che somatiche contenute nella membrana basale del follicolo). Queste producono fattori di regolazione quali l’inibina, la follicolostatina e l’activina, che contribuiscono a regolare i livelli di FSH. L’aumento degli estrogeni nel sangue stimola la produzione ipofisaria di LH; una volta che gli estrogeni raggiungono un valore soglia l'FSH e il GnRH vengono inibiti per feedback negativo.

L’aumento dell’estrogeno può aumentare il nervosismo, ma attorno al giorno 14 prevale la sensazione di “sentirsi sexy”.

Raggiunta la prima metà del ciclo (14° giorno), con l’aumento degli estrogeni aumenta la produzione di LH, che stimola l’oocita primario a completare la prima divisione meiotica diventando un oocita secondario per fermarsi in metafase della seconda divisione meiotica. Il completamento della divisione avverrà nel caso in cui l’ovulo venga fecondato. L’aumento di LH provoca l’ovulazione e l’espulsione dell’oocita primario dal follicolo di Graft. Le cellule della granulosa e della teca interna, in risposta all’LH, formano il corpo luteo e producono il progesterone.

A livello di cervice uterina e di mucosa vaginale cambia la consistenza del muco, che deve favorire la fecondazione da parte dello sperma permettendogli di raggiungere più velocemente e agevolmente l’ovulo.

Se non avvengono la fecondazione e l’impianto, l’attività del corpo luteo dura 14 giorni (corpo luteo mestruale). Se invece avviene la fecondazione e c’è l’impianto dell’embrione si forma il corpo luteo gravidico, che conserva l’attività secretoria, anche se sarà poi la placenta a svolgere il ruolo principale nella regolazione ormonale durante la gravidanza.

La fase secretoria o luteinica inizia dopo l’ovulazione e dipende dal progesterone prodotto dal corpo luteo. Agendo sulle ghiandole sviluppate dall’effetto degli estrogeni, il progesterone stimola la secrezione di glicoproteine, fonte di nutrimento per l’embrione in caso di impianto nell’endometrio.

Il progesterone stimola lo sviluppo dell’endometrio, che raggiunge il suo massimo spessore (circa 5 mm) durante il ciclo mestruale, e inibisce la produzione di LH. Il progesterone inibisce anche la contrazione delle cellule della muscolatura liscia del miometrio (tonaca muscolare della parete uterina), ciò che potrebbe interferire con l’annidamento dell’embrione.

Nel caso in cui si instauri una gravidanza, la gonadotropina corionica umana (HCG) prodotta dalla placenta stimola il corpo luteo gravidico, mantenendo la produzione di progesterone nelle fasi iniziali della gravidanza ed evitando Io sfaldamento dell’endometrio.

Se l’uovo invece non viene fecondato i livelli di LH si abbassano e il corpo luteo degenera: tutto ciò che era stato preparato viene “smontato”; gli ormoni “spegneranno” la fase fertile e il rivestimento dell’utero viene preparato per essere eliminato. L’ultima parte del ciclo corrisponde al rilascio del rivestimento uterino, che era stato preparato ad accogliere l’ovulo fecondato, attraverso la mestruazione. Questo corrisponde anche a un nuovo inizio. Con la mestruazione il corpo è pronto a ripartire da capo per far maturare l’ovulo, prepararlo alla fecondazione e creare l’ambiente per accogliere un eventuale embrione.

E tutto inizia da capo.

L’equilibrio estro-progestinico permette di regolare il ciclo mestruale, la gravidanza, la fertilità e i caratteri sessuali.

Sapere come funziona il ciclo mestruale in condizioni di equilibrio permette di capirne i sintomi quando gli ormoni sono in disequilibrio come nel caso della sindrome premestruale (SPM), della policistosi ovarica o di quando ci si avvicina alla menopausa.

Gli estrogeni sono gli ormoni che hanno attirato di più l’attenzione del mondo medico e della ricerca scientifica, nel bene e nel male.

L'estrogeno e le sue diverse forme

Le donne producono tre tipi di estrogeni: estradiolo nella fase fertile, estriolo principalmente in gravidanza ed estrone, che assume importanza durante la menopausa, quando viene ridotta la produzione di estradiolo.

L’estradiolo è la forma prevalente di estrogeno prodotto dalla pubertà alla menopausa ed è ritenuto il più potente, nel bene e nel male. Attorno ai 40 anni le ovaie iniziano il processo di atrofizzazione e la produzione di estradiolo si riduce. I tempi e le modalità che portano a questo cambiamento sono associate a fattori genetici, epigenetici, allo stato nutrizionale, allo stress, all’uso di eventuali farmaci e al rapporto massa magra/massa grassa.

La perdita di funzione ovarica, o meglio ancora l’assenza della mestruazione è accompagnata da sintomatologie quali vampate e sudorazioni profuse, disturbi del sonno, alterazione della libido, aumento del peso, alterazioni dell’umore, irritabilità e depressione, comparsa di rughe attorno agli occhi e sul labbro superiore, cedimento dei tessuti, dolori articolari, assenza di mestruazioni o flusso ridotto e disturbi delle vie urinarie.

La modifica dell’equilibrio estro-progestinico incide anche sulla salute delle ossa, sull’alterazione del profilo lipidico, sul rischio di ipertensione e di sviluppare patologie cardiovascolari, sull’induzione di resistenza insulinica (e iperinsulinemia compensatoria conseguente) e quindi sul deposito del grasso viscerale con aumentato rischio di diabete di tipo 2.

Ovviamente non sono presenti tutti questi sintomi in una donna che si prepara a entrare in menopausa, ma solo quelli che sono correlati alla sua vulnerabilità soggettiva. Ad esempio, se il sistema nervoso è il punto debole di una donna, ella andrà più facilmente incontro a modificazioni dell’umore o depressione e alterazione dei ritmi del sonno; se il punto debole è invece la tendenza a ingrassare, ne risentirà di più l’area metabolica con conseguente innesco di resistenza insulinica e aumentato rischio di diabete di tipo 2.

Il calo degli estrogeni è preceduto da un calo del progesterone, mentre il livello di androgeni può variare, restare normale, aumentare o diminuire.

L’estradiolo (naturale) è considerato un ormone “buono” con numerosi effetti benefici. Ma, come avviene sempre all’interno dell’organismo, se l’estradiolo è presente in eccesso rispetto al progesterone, e quindi non adeguatamente bilanciato, può contribuire allo sviluppo di sintomatologie importanti fino ad arrivare anche a favorire la comparsa di patologie degenerative a livello di seno o utero.

La dominanza estrogenica

Durante la fase fertile, l’alterazione del rapporto estro-progestinico e la dominanza estrogenica (determinata da riduzione dei livelli di progesterone) sono responsabili di una serie di sintomi che caratterizzano la SPM.

Il termine “estrogeno-dominanza” è stato coniato dal dottor John Lee nel 1993 e con esso si intende uno squilibrio fra l’effetto “stimolante” degli estrogeni, che provocano ansietà, insonnia, ritenzione idrica, aumentata proliferazione a livello di seno, utero ecc. e quello “calmante” del progesterone (che invece induce pazienza, sonno, inibizione della divisione cellulare ecc.).

I sintomi associati a tale condizione di dominanza estrogenica e che si accentuano in fase premestruale sono molti e vari. Coinvolgono il sistema neurologico determinando nervosismo e irritabilità, ma anche tristezza fino a un vero e proprio stato depressivo, insonnia, cefalea o emicrania. Possono portare ad alterazione dell’equilibrio idrico con gonfiore, tensione mammaria, ritenzione idrica e cellulite, anche con temporaneo aumento del peso, ma anche aumento del grasso addominale e sovrappeso. Si possono verificare alterazioni del ritmo del ciclo, dismenorrea, mestruazioni abbondanti e, se la dominanza non viene risolta, iperplasia dell’endometrio con emorragie uterine, cisti ovariche, cisti al seno, fibromi e miomi.

Una condizione di iperestrogenismo può derivare da molte cause tra cui:

  • L'apporto di estrogeni attraverso l’alimentazione; ad esempio carne e latte e derivati di provenienza vaccina forniscono un apporto elevato di estrogeni; d’altra parte una mucca impiega tre mesi a far crescere un vitello grazie principalmente agli estrogeni e al GH (ormone della crescita - growth hormon) concentrati proprio nel latte. Si tratta di una quantità di estrogeni di cui il nostro corpo non ha bisogno e che, nel tempo, può portare alla dominanza estrogenica.
  • Xenobiotici ambientali che possono determinare deregolazione endocrina. Ad esempio il EPA (bisfenolo A), ampiamente usato nell’industria della plastica e presente nelle bottiglie di plastica, nei contenitori per gli alimenti, nei prodotti dentali, in CD e DVD ecc., lega i recettori per gli estrogeni alterando l’espressione genica; la sua azione può essere prò- o antiestrogenica a seconda dei tessuti.
  • Una riduzione dei processi di detossificazione epatica sia di fase 1 (citocromi) che di fase 2 (mediazione, solfatazione, glucuronidazione...), che portano a una non adeguata eliminazione degli estrogeni da parte del fegato.
  • Una situazione infiammatoria che favorisce l’attivazione di particolari enzimi, chiamati aromatasi, che producono estrogeni a livello tissutale e che sono presenti nel tessuto adiposo, nella muscolatura liscia, nel tessuto mammario e uterino, nel fegato, nel cervello, nelle ossa e nella pelle.
  • Un aumento del tessuto adiposo pro-infiammatorio, come descritto al punto precedente.

Il progesterone

Il progesterone può essere considerato un modulatore degli estrogeni, con i quali si armonizza regolando le funzioni cellulari. È prodotto dalle ghiandole surrenali e dal corpo luteo nella fase luteinica (premestruale) e dalla placenta in corso di gravidanza.

Regolarizza il ciclo e riduce le emorragie mestruali, favorisce lo sfaldamento dell’endometrio per indurre la mestruazione, riduce i dolori mestruali e previene la formazione di cisti, fibromi e miomi uterini, così come anche quella di cisti e adenomi mammari. Regolarizzando l’estrogeno è protettivo nei confronti del cancro all’utero e al seno.

Il progesterone esercita inoltre un’azione calmante e antistress, favorisce il sonno e il rilassamento muscolare, l’ansia e la spasmofilia; ha anche funzioni antidolorifiche. Molte di queste funzioni sono correlate alla sua azione agonista effettuata sui recettori del GABA, il principale neurostrasmettitore/neuropeptide del nostro organismo. Interessante come la sua azione si esplichi anche su un recettore appartenente al sistema nervoso. Infatti esso esercita un effetto neuroprotettivo, favorisce la neuroplasticità (rimaneggiamento e rigenerazione delle cellule del sistema nervoso) e interviene nella sintesi di neurosteroidi. Ancora, il progesterone stimola la rigenerazione mielinica e neuronale. Ha un’azione protettiva anche a livello cardiovascolare, sia direttamente, migliorando il ritmo cardiaco, regolando la pressione arteriosa e riducendo la trombofìlia (tendenza ad aggregare delle piastrine), che indirettamente, regolarizzando il profilo lipidico.

Infine, il progesterone migliora tono ed elasticità dei vasi (microcircolo) e della pelle e sostiene la crescita dei capelli. Interagisce con altri ormoni come l’estrogeno, il deidroepiandrosterone (DHEA) e il testosterone per rallentare la perdita di massa ossea. Quando il livello fisiologico è nella norma e in equilibrio con l’estrogeno migliora la gestione dei liquidi (effetto antialdosteronico) e ottimizza il metabolismo e la gestione della glicemia aumentando la sensibilità all’insulina e riducendo il deposito viscerale di grassi. La sua carenza determina accumulo di grasso a seno, cosce e addome, gonfiore e ritenzione idrica.

L’utilizzo di progesterone naturale a scopo terapeutico quindi modula gli effetti negativi dell’estrogeno come la ritenzione idrica, l’irritabilità e la tensione nervosa, la tensione mammaria, i dolori mestruali e le alterazioni del ciclo, e ne potenzia gli effetti benefici. E un ormone anticatabolico e antiestrogenico: in entrambi i casi protegge i sistemi funzionali dall’atrofia.

Ovviamente, come abbiamo già sottolineato, ci deve essere un equilibrio della bilancia estroprogestinica. Un eccesso di progesterone rispetto agli estrogeni può favorire alterazioni del metabolismo e aumento di peso, calo del desiderio, depressione e stanchezza.

Il progesterone naturale (o bioidentico) riproduce gli effetti del progesterone umano senza bloccarne la produzione; si lega debolmente ai recettori del progesterone e viene rapidamente metabolizzato senza determinare accumulo e conseguente tossicità.

Il progesterone contenuto nella pillola anticoncezionale e nella terapia ormonale sostitutiva (TOS) è invece modificato chimicamente (medrossiprogesterone acetato) ed esercita effetti più potenti del progesterone naturale con il rischio di elevati livelli di tossicità e, in qualche caso, effetti androgenizzanti. Blocca inoltre la produzione endogena di progesterone naturale legando fortemente i recettori con la determinazione di effetti contrari al progesterone stesso quali acne, alopecia, alterazioni dell’umore, stanchezza, ritenzione idrica e alterazioni metaboliche (disinsulinismo e aumento del peso), senza parlare della probabile associazione con lo sviluppo del carcinoma mammario.

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Stefania Cazzavillan

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Stefania Cazzavillan

Stefania Cazzavillan è nata il 27 Gennaio 1966 a Vicenza, si è laureata in Scienze biologiche ad indirizzo citologico-biomolecolare presso l'Università degli Studi di Padova nel 1987 e specializzata in Genetica cum laude presso l'Università di Bologna nel 1998. Ha conseguito nel 2006 il...
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