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Gibran Khalil - Anteprima - Il Profeta

di Kahlil Gibran 6 anni fa


Gibran Khalil - Anteprima - Il Profeta

L’arrivo della nave

Almustafà, il prescelto e l’amato, che era un’alba nel suo giorno, aveva atteso per dodici anni nella città di Orfalese il ritorno della sua nave, che doveva tornare per ricondurlo alla sua isola nativa.

E nel dodicesimo anno, il settimo giorno di Ielool, il mese del raccolto, salì sulla collina oltre le mura cittadine e scrutò il mare; e vide la sua nave avanzare nella bruma.

Allora le porte del suo cuore si spalancarono gli occhi, pregando nel silenzio dell’anima.

Ma scendendo dalla collina fu colto da tristezza e pensò in cuor suo: «Come potrò andarmene in pace e senza soffrire? No, non sarà col cuore indenne da ferite che me ne andrò da questa città. Per lunghi giorni ho sofferto fra le sue mura, e per lunghe notti ho vissuto in solitudine; chi mai saprebbe abbandonare il suo dolore e la sua solitudine senza rimpianto? Troppi frammenti dello spirito ho sparso per queste vie, e troppi sono i figli della mia nostalgia che camminano nudi fra queste colline, e non posso separarmi da loro senza sentirne il peso e la pena. Non è un vestito quello che tolgo oggi, ma pelle che lacero con le mie stesse mani. Né è un pensiero quello che lascio dietro di me, ma un cuore addolcito dalla fame e dalla sete. Tuttavia, non posso più indugiare. Il mare che richiama a sé ogni cosa sta chiamando me, e mi devo imbarcare. Poiché restare, sebbene siano ardenti le ore della notte, vorrebbe dire irrigidirsi e fossilizzarsi, rinchiusi in una forma. Vorrei tanto portare con me ogni cosa che è qui. Ma come potrei farlo? Una voce non può trasportare la lingua e le labbra che le hanno dato le ali. Deve viaggiare da sola nell’etere. E anche l’aquila dovrà volare sola e senza nido, attraverso il sole». Allora, quando giunse ai piedi della collina, si voltò ancora verso il mare e vide la sua nave avvicinarsi al porto, e sulla prua c’erano i marinai, uomini della sua terra.E il suo spirito si slanciò verso di loro, gridando: «Figli della mia antica madre, cavalieri delle onde, quante volte avete veleggiato nei miei sogni. E ora siete giunti al momento del mio risveglio, che è il mio sogno più profondo. Oh, sì che sono pronto a partire, e la mia brama sta a vele spiegate in attesa del vento. Farò solo un altro respiro in quest’aria immobile, lancerò un solo sguardo d’amore dietro di me, e poi sarò fra voi, un navigante fra i naviganti.

E tu, vasto mare, madre insonne, che sola sei pace e libertà per i fiumi e i ruscelli, solo un’ultima curva disegnerà questa corrente, solo un ultimo mormorìo risuonerà lungo questo tornante, e poi verrò da te, una goccia infinita nell’immenso oceano». E mentre camminava vide in lontananza che uomini e donne stavano abbandonando i campi e le vigne, affrettandosi verso le porte della città. E udì le loro voci che lo chiamavano, e che gridavano da un campo all’altro, dicendosi l’arrivo della sua nave. E si chiese: «Il giorno del commiato sarà forse un giorno di raccolto? E si racconterà che la mia vigilia in realtà fu la mia alba? Cosa darò a chi ha lasciato l’aratro a metà solco, o a chi ha fermato la ruota del suo torchio? Il mio cuore si farà albero carico di frutti, affinché possa coglierli e donarli loro? E i miei desideri zampilleranno come una fontana, affinché possa riempirne la loro coppa? Sono forse come un’arpa che la mano del potente sfiora, o come un flauto attraversato dal suo fiato? Io sono un cercatore di silenzi, e quali tesori ci ho trovato da poterli elargire con fiducia? Se questo è il mio giorno di raccolta, in quali campi e in quali epoche dimenticate ne ho gettato il seme? Se davvero è giunto il momento di levare alta la mia lanterna, non è mia la fiamma che vi arderà. Vuota e buia solleverò la mia lanterna, e il guardiano della notte la colmerà di olio e perfino l’accenderà».

Sono questi i pensieri che formulò. Ma molto nel suo animo, restò non detto. Poiché egli stesso non sapeva esprimere il suo segreto più profondo. E quando giunse in città, tutto il popolo gli andò incontro, acclamandolo come una sola voce. E gli anziani della città si fecero avanti dicendo: «Ancora non ci lasciare. Sei stato un meriggio nel nostro crepuscolo e la tua giovinezza ci ha donato sogni da coltivare. Fra noi non sei un estraneo né un ospite, ma un figlio e il nostro prediletto. Non costringere i nostri occhi a vagheggiare con pena il tuo viso». E i sacerdoti e le sacerdotesse così si rivolsero a lui: «Non permettere alle onde del mare di separarci, e agli anni che hai trascorso con noi di trasformarsi in ricordo. Hai camminato fra noi in spirito, e la tua ombra ha rischiarato i nostri volti. Ti abbiamo molto amato. Ma il nostro amore è stato silenzioso e velato. Ora però ti invoca a gran voce e vorrebbe rivelarsi a te pienamente. è sempre stato così, l’amore non conosce la sua profondità fino all’ora del distacco». E giunsero altri ancora a supplicarlo. Ma lui non rispose. Chinò soltanto il capo; e chi gli stava accanto vide le lacrime cadergli sul petto.

A fianco della gente si avviò verso la grande piazza di fronte al tempio. E dal tempio uscì una donna di nome Almitra. Era una veggente. Lui le rivolse lo sguardo con grande tenerezza, poiché per prima lei l’aveva cercato e aveva creduto in lui, fin dal giorno del suo arrivo in città. E lei lo salutò dicendo: «Profeta di Dio alla ricerca dell’assoluto, hai scrutato a lungo l’orizzonte alla ricerca della tua nave. E ora è arrivata, e tu devi andare. Profonda è in te la nostalgia di ritrovare la terra dei tuoi ricordi e la dimora dei tuoi più elevati desideri; e né il nostro amore, né il nostro bisogno di te saprebbero trattenerti. Ma prima di lasciarci, ti preghiamo di rivolgerti a noi per offrirci la tua verità. Noi la trasmetteremo ai nostri figli, ed essi ai loro figli, e non andrà perduta. In solitudine hai vegliato sui nostri giorni, e nella tua veglia hai ascoltato il pianto e il riso del nostro sonno.
Perciò ora rivelaci a noi stessi, e dicci tutto quello che ti è stato mostrato di ciò che sta fra la nascita e la morte». E lui rispose: «Popolo di Orfalese, di che altro potrò mai parlare, se non di ciò che anche adesso sta muovendo i vostri cuori?».

 



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