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Franco Berrino: «Ma che cosa diamo da mangiare ai bimbi?»

di Franco Berrino 5 mesi fa


Franco Berrino: «Ma che cosa diamo da mangiare ai bimbi?»

Per inerzia, si serve la solita fettina di prosciutto: anche ogni giorno nelle mense scolastiche. Ma vogliamo almeno acquisire i dati scientifici? Niente di esoterico, i dati sono a disposizione di tutti. - Articolo tratto da L'Altra Medicina n. 58

«Anche oggi non capisco l'ignoranza, le fesserie, le cose obsolete propinate da chi si dovrebbe occupare dell'alimentazione nell'infanzia. In particolare da chi decide la composizione dei pasti nelle mense scolastiche».

Il professor Franco Berrino, epidemiologo e oncologo dell'Istituto nazionale dei tumori di Milano, non ha dubbi: troppi errori gravi nel dare da mangiare ai bambini (per non parlare delle scelte alimentari degli adulti...), anche nelle scuole dove si potrebbe fare di gran lunga meglio.

Semplicemente si tratta di educazione alimentare.

Indice dei contenuti:

Via l'industria dalle scuole

Prima cosa: promuovere una buona cucina in queste mense, educare i cuochi e togliere l'industria alimentare di mezzo. «Questa si offre sempre per educare, ma non è proprio quello che serve», continua Berrino.

Certo, oggi le scuole sono senza soldi e per alcuni amministratori è un'opportunità per risparmiare o raccogliere risorse da reinvestire in altri progetti. «I distributori di merendine e bibite nelle scuole servono a questo – dice il professore –: trovare un po' di denaro per sostenere un sistema scolastico in panne».

L'industria, a volte, offre anche corsi educativi ma l'informazione segue altri interessi, non quelli del bambino. Non va bene.

Rimpinzati di proteine

Le evidenze, infatti, vanno in tutt'altra direzione. Ormai è chiaro, ribadito dalle massime autorità scientifiche europee e americane. Che cosa dicono? Che si consumano troppi zuccheri e proteine.

«Riguardo alle proteine – chiarisce Berrino – queste autorità con le loro nuove linee guida hanno ammesso di essersi sbagliate. I LARN italiani del 2014 rispetto a quelli del 1996 abbattono del 20-30% l'apporto raccomandato di proteine. Dovrebbero essere meno di un grammo per chilogrammo di peso corporeo.

Eppure in molte scuole, a mezzogiorno, ci sono proteine animali tutti i giorni. Una quantità abnorme di proteine: poi ci si lamenta che la bambina avanza e non mangia tutta quella roba. Bisognerebbe invece dire: meno male!».

All'ingrasso sempre con le proteine

«Forse è ancora poco noto che sono proprio le proteine animali a far ingrassare. E sappiamo da tempo che il sovrappeso o l'obesità in età infantile aprono la strada a tante malattie dell'età adulta, quelle con cui i medici hanno a che fare tutti i giorni. Guardiamo al latte della mamma», continua l'oncologo.

«È il latte migliore per i piccoli. Ebbene, l'industria dei latti artificiali ha cercato di dire che la natura si era sbagliata: servivano molte più proteine in quel latte. Ma ormai è chiaro che non è vero. Quando si può, meglio il latte della mamma, con meno proteine, perché gli altri latti fanno ingrassare».

Se non si può allattare, troviamo formule che cerchino almeno di riprodurre il latte materno. Ci sono.

Il primo anno di vita è decisivo

Il problema di fondo – dice ancora Berrino – è che la partita si gioca nel primo anno di vita. Se in questo periodo i bambini assaggiano alimenti insalubri – il gusto della carne, lo zucchero – poi continueranno a preferirli per tutta la vita.

«È la stupidità di certi pediatri che hanno continuato, in periodo di svezzamento, a suggerire gli omogeneizzati di carne».

La faccenda dello zucchero

Stesso discorso anche per lo zucchero. Poche settimane fa, l'American Hearth Association (la massima istituzione dei cardiologi americani, ndr) ha sancito che esiste una forte correlazione tra lo zucchero nei cibi e il rischio cardiovascolare nei bambini. Ora raccomandano di evitare il consumo di zucchero nei primi due anni di vita.

«Era chiaro da anni – osserva Berrino –, sono contento che finalmente questo dato venga sancito ufficialmente». 

Gli studi scientifici dicono che una sola bevanda zuccherata al giorno aumenta il rischio di obesità nei bambini piccoli e in età scolare. Sarebbe bene anche evitare margarine e farine 0 o 00 come primi ingredienti.

Ci si chiede però se qualcuno è all'ascolto...

Trabocchetto “zero” e attenti al fruttosio

«Quanto alle bevande “zero” – continua il professore – non faranno ingrassare, ma aumentano comunque il rischio di diabete e sindrome metabolica. Non diamo i prodotti basati sullo zucchero ai bambini nei primi anni, compresi i succhi di frutta preconfezionati. Poi andranno a scuola, li assaggeranno ma non gli piaceranno più di tanto, saranno più protetti, meno attratti. Soprattutto, teniamoli al riparo dal fruttosio, spesso aggiunto a questi alimenti. È una nota causa di pressione arteriosa più alta, glicemia più alta, uno stato infiammatorio eccessivo e colesterolo buono (HDL) ridotto».

La dieta protettiva è un'altra

In particolare a questa età – ma a tutte le età – una dieta basata su vegetali e cibi integrali risulta protettiva, piaccia o non piaccia: certo è più comodo aprire la bustina e dar da mangiare al piccolo un pezzo di carne.

Se il bambino si oppone, procediamo con gradualità, si potranno dare porzioni di pesce e, qualche volta se necessario, carne bianca.

Da evitare il più possibile la carne rossa, soprattutto conservata: tuttavia il prosciutto ancora oggi è presente ogni giorno in gran parte delle mense scolastiche italiane, come fa notare Alquati. «Se a scuola a mezzogiorno diamo questo esempio, è facile capire che cosa accadrà alla sera a casa».

Sguardi vacui, scienza assente

La battaglia sulle mense scolastiche è dura: quando si parla ai responsabili per esporre i motivi della scelta, spesso ci si trova di fronte ad un muro con sguardi vacui, seccati e frasi del tipo: “Volete togliere anche il prosciutto cotto?”.

Ma alcuni genitori maestri e professori, per fortuna, capiscono.

Questo è quanto emerge dalla ricerca scientifica, molto citata ma che, alla prova dei fatti, si tende a relegare in un angolino.

Eppure si potrebbe iniziare introducendo in mensa pasti più salutari almeno una o due volte alla settimana. Sarebbe utile anche per evitare allergie e lo sviluppo di malattie autoimmuni, purtroppo in grande crescita.

Scongiurare il rischio ADHD

Un altro esempio. L'ADHD, cioè bambini iperattivi, disattenti a scuola. Grande problema su cui di norma si interviene con gli psicofarmaci. Alcuni studi scientifici, in particolare uno coreano, dicono che questi bambini consumano il doppio di proteine rispetto al raccomandato.

In Gran Bretagna, poi, raccomandano di eliminare i coloranti artificiali nelle bevande dolci proprio per migliorare il comportamento dei piccoli con ADHD.

«Quello che vediamo è che quanto più la dieta per questi piccoli segue lo stile occidentale – afferma Berrino – tanto più subentra il rischio di incorrere nell'ADHD. Torniamo alla dieta mediterranea – dice il professore – ma che sia quella vera».

Mestruazioni a sette anni: rischio estrogeni nel latte


Più che un bicchiere di latte è una vera e propria bomba di estrogeni. E le bambine che lo consumano regolarmente vedono aumentare il rischio di avere le mestruazioni precocemente. Troppo presto.

Spiega Franco Berrino: «La gravidanza della mucca dura 42 settimane. Purtroppo, si continua a mungerla anche nelle ultime settimane di gestazione. Ma se nel primo trimestre la concentrazione degli ormoni femminili nel latte è pari a 10, nel secondo trimestre si arriva a 500 e nell'ultimo trimestre si sale a 1000. Risultato: vediamo bambine che hanno le mestruazioni a 7-8 anni: questo inibisce la loro crescita. I medici allora inducono una menopausa farmacologica per qualche anno allo scopo di permettere a queste bambine di crescere».

Un discorso simile vale per la carne: le bambine che ne mangiano troppa rischiano di incorrere in mestruazioni precoci. «Puntiamo sulle proteine vegetali – ricorda Berrino – anche perché proteggono dalle allergie e dagli stati d'ansia».

Abbuffate di proteine: cerchiamo di evitarle

  • Meno proteine, ad ogni età (tranne negli over-65), questo ormai è un dato assodato (anche se i media tendono a tenerlo nascosto). Le proteine si potrebbero assumere anche con i cibi vegetali, cioè legumi e cereali, altro dato indiscutibile. Andrebbe chiarito che non esistono proteine migliori e peggiori: è sempre la stessa cosa.
  • Perché preferire quelle vegetali? «Gli aminoacidi e l'apporto proteico sono gli stessi – dice Mario Berveglieri, pediatra specializzato in scienza dell'alimentazione – ma nel caso delle proteine animali ci sono “compagni di viaggio” che ormai sappiamo essere deleteri». Infatti, quando mangiamo la bistecca – dice il nutrizionista – assumiamo il ferro eme che è ossidante. Ma anche grassi saturi, colesterolo e acido arachidonico, un pro-infiammatorio. Persino aminoacidi solforati con effetto acidificante e che mettono in crisi il metabolismo dei minerali. Agli animali che normalmente si mangiano, venduti in tutti i supermercati, danno il mais, ricco di arachidonico, che si accumula nelle loro carni. Dall'alimentazione innaturale data agli animali da carne, per fare produzione, non deriva proprio un buon cibo per noi esseri umani.
  • Un dato è chiaro: consumiamo troppe proteine. Soprattutto nei bambini – con le bistecche e i prosciutti – questa abitudine aumenta il rischio di obesità per un motivo ormai noto: le proteine scatenano la produzione di fattori di crescita che moltiplicano le cellule adipose. Indagini fatte – non in America ma qui da noi nelle scuole di Ferrara, Pordenone, Milano e Bologna – dicono che nel migliore dei casi i bimbi assumono almeno il doppio delle proteine raccomandate, in certi casi anche cinque volte di più.
  • «Le conseguenze dovrebbero essere tenute in considerazione», conclude Berveglieri. «In prima battuta è il sovrappeso, negli anni poi arrivano le malattie croniche. Iniziamo a vedere l'eccesso proteico per quello che è: un incubatore di quello che accadrà successivamente». Riguarda la nostra salute.

Pasti senza proteine animali: si può fare richiesta

«È ancora poco noto che i genitori possono richiedere alla scuola di fornire ai loro bambini una dieta senza proteine animali. Molte mamme mi hanno chiesto come fare», dice Elena Alquati, presidente dell'associazione L'Ordine dell'Universo e tra le promotrici del Coordinamento Cambiamo la Mensa. «Spesso la scuola richiede il certificato medico, o comunica che non ci sono diete vegetariane. In realtà i genitori possono fare richiesta di dieta Etico Religiosa e non è necessaria la certificazione medica».

Il Coordinamento Cambiamo la Mensa si batte per informare sulle criticità delle mense scolastiche con l'obiettivo di migliorare l'alimentazione proposta ai bambini, rendendola più sana. E anche per promuovere il ritorno delle cucine a scuola.

Articolo tratto da...

L'altra Medicina n. 58 - Dicembre 2016

La salute naturale raccontata dagli esperti

In questo numero de L'altra medicina magazine diamo ampio spazio a due medici di notevole spessore che, nonostante molte diversità, sono accomunati da una grande passione: l'importanza di una corretta alimentazione, che deve necessariamente cominciare in tenera età e proseguire senza sosta, per garantire al nostro organismo una salute invidiabile e tanti, tanti anni di vita.

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Franco Berrino è medico, patologo, ed epidemiologo. Per molti anni ha lavorato all'Istituto Nazionale Tumori di Milano, dove ha coordinato il progetto DIANA, sulla relazione tra alimentazione e tumori (in particolare al seno). I suoi studi hanno analizzato lo sviluppo dei tumori in Italia...
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