800 089 433 / 0547 346 317
Assistenza — Lun/Ven 08:00-12:00/14:00-18:00

Estratto dal libro "Il Re Cristiano"

di Giovanni Francesco Carpeoro 9 mesi fa


Estratto dal libro "Il Re Cristiano"

Regione del Danubio, Impero Romano, anno 380 d.C. data corrispondente al giorno 6 del mese di febbraio

Dall'entrata della tenda del grande accampamento dei Goti, un ragazzino che non poteva avere più di dieci anni, in piedi, con aria assorta, guardava lontano il grande fiume, il Danubio, nel suo scorrere maestoso.

Quello stesso grande fiume aveva profondamente segnato nella leggenda la storia del suo popolo e della sua divisione. Infatti, quella moltitudine di Goti che qualche secolo prima era riuscito ad attraversare il Danubio da Oriente verso Occidente aveva preso il nome di Visigoti (Goti dell'Ovest), mentre gli altri, che non erano riusciti nel tentativo, sarebbero stati chiamati Ostrogoti (Goti dell'Est).

Il fanciullo era vestito in modo non omogeneo: la tunica era di foggia romana, ma i calzari erano contenuti da lacci annodati secondo l'uso dei Goti, come parimenti secondo l'uso di quei barbari erano raccolti i capelli chiari in una lunga treccia. Poi il ragazzino venne richiamato all'interno della tenda dalla voce stentorea di un vecchio, canuto ma imponente, che indossava una vecchia veste, probabilmente color porpora, in un remoto passato.

«Alarico, figlio mio, hai approntato tutto quanto necessario per la tua partenza all'alba di domani?».

«Sì, padre Ulfila, è tutto pronto» rispose docilmente il giovane. «Figlio mio, il tuo destino sta per compiersi, stai per iniziare il tuo addestramento alla guerra e al comando. Che il sangue di nostra madre Miriam e quello di nostro padre Veit scorrano talmente impetuosi nelle tue vene da darti la forza necessaria per vincere tutte le avversità. Tu sarai un civis romanus, ma non dovrai mai dimenticare le tue vere origini!».

«Sarà così, padre Ulfila!» disse con decisione il giovane «farò onore alle nostre origini, la stirpe di David, la tribù di Giuda!».

Milano, mercoledì 6 febbraio 2008

Quella mattina Giulio si ritrovò a ripercorrere col pensiero, tramite rapidi flash-back gli avvenimenti degli ultimi tempi. Era trascorso ormai quasi un anno da quando Giulio era tornato dal suo viaggio in Venezuela, periodo nel quale molte delle situazioni che erano rimaste sospese per la sua partenza avevano finito per trovare il proprio naturale assestamento.

Il grande musicista venezuelano che lo aveva unto nel nome di Ormus, quando era divenuto Emanuel era dipartito da questo mondo il 16 settembre 2006 e, mentre tutto il mondo piangeva in quella circostanza l'artista, Giulio subiva la perdita del suo Maestro della Rosa+Croce.

La discoteca Angie e tutte le altre iniziative a essa collegate, avviate in società con Joe SW, l'amico dj col quale, unitamente al commissario di polizia Amedeo Bertossi, condivideva i tre piani della palazzina dove abitava, andavano a gonfie vele, al punto da scongiurare ogni preoccupazione di carattere economico, come quelle vissute nel tormentato periodo di separazione da sua moglie.

Invece la sua relazione sentimentale con la professoressa Rossi, Elisabetta, soffriva di alti e bassi, legati esclusivamente alla difficoltà, dopo una certa età, di fare un'unione di due solitudini. Dopo un tentativo di convivenza a casa di Giulio, subito sfociato in una totale incomunicabilità e in un reciproco isolamento, entrambi avevano dovuto convenire che era il caso di vivere ognuno a casa sua, pur vedendosi con una certa frequenza, perché, vivaddio, si volevano ancora bene, nonostante le difficoltà.

Con grande impegno da parte sua, invece, progredivano i suoi studi che, frequentemente, nei fine settimana, proseguivano nella villa del conte De Marsi a Treviglio, grazie all'ospitalità del professor Giovanni Annibale, nello studio di suo padre.

Giulio non era riuscito a confessare neanche a sé stesso il suo sogno di riconsacrare in quella villa il tempio sotterraneo dei Rosa+Croce, sconosciuto a tutti, ma non a lui, che ogni tanto, di nascosto, vi discendeva dal pertugio segreto dello studio. Aveva appena acceso il computer che venne avvisato dell'arrivo di un nuovo messaggio sulla sua casella di posta elettronica.

Il mittente era Hansyork Alfredo Hahn, il giovane tedesco che era stato iniziato insieme a lui a Caracas. Lo ricordava con grande affetto, e ricordava ancora con quanto orgoglio lui, quando si erano conosciuti, aveva sottolineato come il suo nome avesse lo stesso significato etimologico del nome latino Giovanni. Gli sovvenne che subito nel suo pensiero lo aveva accostato al nome Annibaie, di equivalente significato, che tanto ruolo aveva avuto in passato, in occasione della sua conoscenza del Professor Giovanni Annibaie De Marsi e del Professor Annibaie Mercurio e ne aveva sorriso nella sua nuova consapevolezza dell'inesistenza delle coincidenze del tutto casuali.

II messaggio diceva espressamente: «Caro fratello, per favore raccogli il maggior numero di informazioni possibili su questa notizia e su questa vicenda. Più avanti ti spiegherò».

Aprì quindi l'allegato: era la scansione di un articolo sulle ricerche del tesoro di Alarico in Calabria. Ogni domanda era dunque da rinviarsi e quindi, in quel momento, doveva solo fare quella ricerca. Frater Cygnus, perché tale era il nome scelto dal suo maestro per lui nella confraternita, doveva solo cercare notizie sulla leggenda del re Alarico per frater Oamnes, il suo amico fraterno Hans.

Milano, giovedì 7 febbraio 2008

La ricerca era iniziata il giorno successivo, rispetto al messaggio di Hans. Aveva avvisato Joe dalla sera precedente che non si sarebbe recato in ufficio, quello sovrastante la loro bella discoteca Angie.

Dopo la sua inderogabile ora di palestra e la sua deliziosa colazione a base di sfogliatella e cappuccino scuro presso la pasticceria napoletana, era tornato a casa, ricevendo l'abituale festeggiamento speciale dal suo cane razza fantasy, Rufus.

Finalmente seduto davanti al computer aveva iniziato a peregrinare per i vari siti informatici alla ricerca di informazioni su Alarico. Indubbiamente c'erano molte notizie, soprattutto storiche, e, per evitare dispersioni, Giulio decise di partire dal popolo del re, i Goti.

Col nome «Goti» veniva denominato un insieme di tribù germaniche orientali (una vera e propria federazione) alle quali veniva dalla tradizione attribuita l'origine nell'attuale isola svedese di Gotland e la regione omonima. A ondate queste popolazioni sbarcarono sulle coste del Mar Baltico e da qui si diressero a meridione, spingendosi a sud o conquistando le popolazioni che trovarono sul loro cammino.

Due tribù strettamente apparentate, i Gutar e i Gòtar, che rimasero in Scandinavia, sono anche annoverate fra i Goti con i nomi, rispettivamente, di Gotlandi e Geati. Già, Gotland... ma in quale occasione Giulio aveva sentito parlare di tale isola? Fece uno sforzo di memoria e alla fine fu premiato. Consultò il libro di Santarcangeli sui labirinti e trovò l'immagine di un'iscrizione su pietra a forma di spirale

Quando si era occupato così intensamente di labirinti si era formato l'opinione che tutti i luoghi della terra ove ci fossero richiami antichi e sacrali a tale simbolo fossero ricollegabili, almeno nel mito, alla leggenda di Atlantide, da sempre ricostruita nel simbolismo architettonico a forma di spirale.

In realtà spirale e labirinto erano due simboli diversi, ma non nella loro origine, secondo Giulio. La spirale era un simbolo dal percorso regolare e razionale sotto il profilo aritmetico, laddove il labirinto tale regolarità e razionalità aveva smarrito, in modo perfettamente coerente con la perdita della gran parte della civiltà e della tradizione atlantidea.

Proseguì nel saperne di più su Gotland leggendo come l'isola svedese fosse la seconda in ordine di grandezza del mar Baltico (dopo la danese Sjaelland e prima dell'estone Saaremaa), situata a nord ovest di Òland, e fosse storicamente organizzata in contea col nome latino di Gotlandia. Con interesse apprese come la capitale della contea, Visby, fosse la città medievale meglio conservata di tutta la Svezia, e come, per questo motivo, nel 1995 fosse stata inserita nell'elenco dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.

Considerò significativo come il nome della città, Visby, derivasse dalla parola Vi, che in norreno significa luogo sacrificale e che fosse tradizionalmente chiamata col nome di «città delle rose e delle rovine». L'abbaiare festoso di Rufus anticipò il suono del campanello. La forma massiccia che si disegnò allo schiudersi della porta era quella di Amedeo, il suo amico commissario.

«Beh? Non si mangia?».

Ormai sia il commissario, che abitava al primo piano della palazzina, sia Joe che abitava al terzo, erano stati adeguatamente viziati dalla sua abilità di cuoco e, quando si trovavano a casa, ne approfittavano quasi sempre.

Comunque, mentre si avviavano entrambi verso la cucina, Giulio considerò che, in effetti, si era completamente astratto dimenticando il sopraggiungere dell'ora del pranzo. Aprì il frigorifero nella speranza di trovare un'ispirazione e fu ricompensato dalla vista di quattro fettine di fesa di vitello, comprate il giorno prima insieme a un cartoccio di prosciutto crudo. Quindi considerò che sarebbe stato sufficiente raccogliere solo un po' di salvia fresca in giardino per completare gli ingredienti richiesti.

Preparò le fettine battendole, tagliandole a metà per ottenere otto piccole scaloppine, fissando a ognuna di esse con uno stecchino di legno una foglia di salvia e una fettina di prosciutto crudo, poi le passò in un velo di farina. Successivamente fece dorare uno spicchio d'aglio in camicia e, dopo averlo tolto, sfumò il tutto con del vino bianco, che fece asciugare a fuoco medio.

Poi passò nel sugo rimasto le scaloppine, facendole cuocere per pochi minuti, girandole un paio di volte, in modo che la farina le legasse al sugo. Servì poi in tavola per sé e per lo sbavante Amedeo assieme al pane francese, che il suo domestico Ramiro gli comprava fresco ogni mattina, a una croccante insalata di lattughino condita con succo di limone e olio extravergine.

Tutto fu innaffiato da un Dolcetto d'Alba di tre anni circa. Amedeo espresse tutta la sua soddisfazione col consueto concerto di mugolii d'approvazione. Poi non gli volle far mancare una delicata frase di ringraziamento:

«Sei un ottimo cuoco Giulio! Mi potresti far comodo anche in commissariato se la smettessi d'inseguire tutte quelle tue strane fantasie!».

«Come cuoco o come poliziotto?» chiese maliziosamente Giulio, alludendo agli ultimi due casi risolti col commissario per suo merito.

«Entrambi, direi» mugugnò a denti stretti Amedeo, fissandolo torvo.

«Niente casi complicati in corso, commissario?» celiò ancora Giulio.

«Nada de nada!» sbottò Amedeo che, da quando una volta erano stati insieme a Ibiza, ogni tanto per vezzo parlava in spagnolo. «Accidenti a me, è quasi un anno che vedo solo scippi e borseggi, per non parlare della persecuzione degli extracomunitari, commissionata da quei quattro politici da strapazzo! Se va avanti così chiedo il prepensionamento e vado a pescare sui Navigli. Là almeno c'è più movimento!».

«Stai su che vedrai che tra poco qualcosa che richieda tutto il tuo impegno, accadrà» lo rassicurò Giulio, stupendosi da se medesimo del tono profetico col quale proferiva quelle parole.

Il Re Cristiano

Giovanni Francesco Carpeoro

La vita di Alarico e il suo favoloso tesoro fanno da sfondo alla terza avventura dell’investigatore (dilettante ma efficace) e cuoco sopraffino Giulio Cortesi, tra incredibili scoperte, misteri occulti e storia antica. In...

€ 22,00 € 18,70 -15,00%

Disponibilità: Immediata

Vai alla scheda


Giovanni Francesco Carpeoro

Giovanni Francesco Carpeoro (Cosenza il 24/06/1958), all’anagrafe Gianfranco Pecoraro è oggi uno scrittore. Laureato nel 1981 in giurisprudenza, dopo aver fatto il dj in molte emittenti radiofoniche private a cavallo tra gli anni ‘70 e ’80, apre il suo primo studio legale a Milano,...
Leggi di più...

Dello stesso autore


Gli ultimi articoli


Non ci sono ancora commenti su Estratto dal libro "Il Re Cristiano"

Golden Books S.r.l.
Via Emilia Ponente 1705
47522 Cesena (FC)
P.iva e C.F. e C.C.I.A.A. 03271030409
Reg. Impr. di Forlì – Cesena n.293305
Capitale Sociale € 12.000 I.V.
Licenza SIAE 4207/I/3993
Macrolibrarsi è un marchio registrato
di Golden Books S.r.l. — Nimaia e Tecnichemiste