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Estratto da "Stargate vol. 2 - La Porta degli Dei" - Libro di Massimo Barbetta

di Massimo Barbetta 1 mese fa


Estratto da "Stargate vol. 2 - La Porta degli Dei" - Libro di Massimo Barbetta

Leggi alcune pagine del libro di Massimo Barbetta "Stargate vol. 2 - La Porta degli Dei" e scopri di cosa parla questo libro!

Abbiamo analizzato con attenzione, nel corso di questa lunga ricerca, centinaia di immagini, provenienti dai soffitti astronomici di tombe e di sarcofagi, sia di faraoni, che di dignitari, o dagli zodiaci dei templi tolemaici.

Abbiamo letto, con una precisa attenzione glottologica, numerosi brani della letteratura dell'Antico Egitto, quali i Testi delle Piramidi, i Testi dei Sarcofagi, il Libro dei Morti, il Libro dell'Amduat e il Libro delle 12 Porte del "Duat", sia nel presente testo, che nel precedente volume, Stargate - Il Cielo degli Egizi. 

Abbiamo, così, compreso che la complessità, la consequenzialità e l'intima coerenza di quanto affermato e mostrato dagli antichi egizi, una volta valutato nel contesto lessicale ed epigrafico geroglifico, non poteva essere soltanto frutto di fantasie di menti fervide, immerse in un atavico e cosmopolita "background" religioso e cosmologico.

Le affermazioni e le descrizioni proposte dagli antichi egizi sono sempre state considerate dagli egittologi, che pure riconoscevano la profonda vocazione astronomica di questo popolo, come manifestazioni di un articolato credo religioso, ma senza nessun collegamento con la realtà astronomica.

Tuttavia, nel corso di questa approfondita ricerca, si è fatta strada, dapprima come timida possibilità, poi come consolidato postulato, l'idea che l'astronomia e la teologia, così come la cosmologia, non sarebbero da considerare alla stregua di due binari, relativamente indipendenti fra loro, che avevano solo occasionali punti di contatto reciproco, ma come due facce della stessa medaglia. L'aiuto per la comprensione degli enigmi celati nelle complesse e sibilline descrizioni in materia teologica e astronomica può venire proprio dalla loro reciproca interpretazione e confronto.

A questo aggiungiamo che una più consona lettura e interpretazione di certi termini e vocaboli geroglifici, seppure intrinsecamente molto difficile ed ermetica, se interpretata con una mente scientifica e sufficientemente elastica, rivela un'inaspettata coerenza e validità.

È diffuso il pregiudizio, peraltro relativamente condivisibile, che una popolazione così antica, quale quella degli antichi egizi, dalle conoscenze tecnologiche sicuramente arcaiche, non potesse avere specifiche consapevolezze scientifiche di stampo moderno. La comunità egittologica rifiuta, perciò, l'idea che certe strane affermazioni dei testi egizi, inerenti i ''Neter-u e, particolarmente, il dio Ra e la sua "barca", benché descritte con forme espressive sicuramente condizionate dalla difficoltà intrinseca dell'argomento e del contesto scientifico, per l'epoca in cui esse furono scritte, potessero avere una validità intrinseca, sia in senso astronomico, che, talora, in senso astro-fisico.

Ma se ipotizziamo che molte di queste descrizioni, rese dagli scribi egizi nella lingua geroglifica, in maniera un po' fantasiosa e pittoresca, con similitudini e paragoni con il mondo della Natura, potrebbero essere state rivelate agli antichi egizi, in epoche lontane e con questo intento specifico, proprio dagli stessi "'Neter-u , molte discrepanze e discrasie si appianerebbero del tutto.

Nel corso di questa ricerca è, così, emerso un interesse peculiare per il "serpente Mehen", i cui molteplici significati simbolici sono apparsi davvero preponderanti, considerata la triplice manifestazione con cui esso veniva descritto negli antichi testi, anche se sempre correlato a un possibile viaggio fra le stelle.

La forma circolare, che rammentava il "serpente Ouroboroi' della tradizione ellenistica, la forma a "scudo deflettore", per la protezione esterna della "barca di Ra" nel suo viaggio dentro il ''Duaf", e la forma a spirale centripeta dell'omonimo gioco, associata alla testa dell'Oca (talora correlata anche alla zampa, forse ipostasi dell'Oca ''Apd'), collocata lungo lo spessore della tavola circolare del gioco stesso, tradivano funzioni enigmatiche e misteriose, ma sempre sullo sfondo di un latente "background" celeste o astronomico. La stessa Oca ''Apd" inoltre, frequentemente citata nei testi cosmologici, e abbinata, molto spesso, allo spazio profondo del "Qebhu" e alla componente acquatica che richiamava le "acque celesti" del "Mu" corrispondeva a una precisa costellazione, posta davvero vicina a uno dei Decani chiave della nostra ricerca, ''Khent Kheriu").

Un altro elemento di vitale importanza, nella ricerca, sono stati i tre enigmatici ''Qerrt", connessi allo specifico modo in cui la "barca di Ra" veniva fatta viaggiare fra le stelle, trainata da divinità minori, che determinavano uno spostamento "passivo" del natante del dio, all'interno dei "Qerrt". Il significato di tale termine spaziava fra "corridoio, cunicolo, condotto" e, ove era presente una componente acquatica, anche "canale".

Il presumibile risultato del passaggio all'interno di questo "Qerrt", munito di uno "Sbekht", "Torre del varco", oppure di una "Sba Sba-u", "Porta delle (per le) stelle", corrispettivo di un reale "Stargate", era, a quanto riferivano i testi, la combinazione di un percorso estremamente lungo, interpolato, grazie alla corrispondenza con "Vater", misura di lunghezza adoperata dagli egizi, in milioni di km, ma effettuato in pochi secondi, senza compromissione alcuna, peraltro, dell'integrità psico-fisica di chi l'attraversava. Tale ipotesi, difficile da concepire e, soprattutto, non motivata, se diamo credito a un puro prodotto di fantasia da parte degli abitatori della Terra del Nilo, esprimeva, se applicata concretamente allo sbalorditivo concetto di una Velocità superiore a quella della Luce, sostenuta dalla "barca di Ra", seppure per pochi secondi, una sua validità intrinseca.

Tale concetto, connesso alla struttura stessa del "Qerrf", relativamente stretto e molto lungo, era correlabile anche all'aspetto della "corda" o "asta", dall'aspetto sottile e tortuoso, imbracciata da quella divinità a testa di falco, posta orizzontalmente, vicino alla dea ippopotamo, che troviamo in molte tombe regali. Nello stesso luogo celeste, peraltro, in alcuni sarcofagi di epoca tolemaica, si trovava il "Disco alato", emblema precipuo della divinità egizia.

Ma il vero punto nodale di questa ricerca era, senza ombra di dubbio, il "Khat Nuf, "l'Utero della dea del cielo", legato alle Acque Celesti del "Nu" e a due specifici Decani, che, oltre a porre in stretta comunicazione il presente volume, con il precedente Stargate - Il cielo degli Egizi, gettava un solido ponte fra le concezioni teologiche e cosmologiche, e quelle astronomiche, che si rivelavano, più che mai, due facce della stessa medaglia.

Inoltre, in raffigurazioni della dea "Nuf" con i Decani all'interno del suo corpo, tratte da alcune tombe reali, tali Decani erano realmente collocati in un punto che corrispondeva, topograficamente, all'utero stesso della dea.

Ma, in senso cosmologico, il "Khat Nut" era descritto come un "Vestibolo di luce" posto alla fine del "Duat", presso il cancello o varco di "Desert Baiu", le "Anime rosse". Qui, grazie al concreto aiuto del dio "Shu" che apriva uno stretto "passaggio" nella "Densa oscurità" ("Keku Smau"), la "barca di Ra" si trovava catapultata, dopo pochi secondi, tramite un "Qerrt", nel territorio delle acque celesti, verso il lontano "Wu", in pratica in un altro Spazio/Tempo, dove anche i geroglifici che ne parlavano, solitamente intesi come emblema di Logica e Ragionamento, apparivano ribaltati rispetto a immagini adiacenti.

Risulta davvero difficile pensare che tutti questi concetti, così complessi nella loro struttura, e articolati nella loro concezione, oltre che consequenziali, coerenti e armonici fra loro, fossero soltanto frutto di fantasia e immaginazione degli antichi egizi. I dubbi aumentano, peraltro, se consideriamo che tutte queste descrizioni, variegate, polimorfe e complesse, se interpretate in un'ottica scientifica, in un contesto astronomico o astrofisico, siano parimenti fra loro coerenti, valide e plausibili.

Dobbiamo iniziare a pensare che qualche "Netef", in epoche molto lontane, proveniva da un territorio celeste contrassegnato dalle "Acque celesti" di "Mu" chiamato "Isola di Fuoco" o "Isola delle fiamme", magari correlato a quella formazione a ellisse con molte stelle disposte lungo il suo bordo e con un "occhiello" a una estremità, connessa ai due Decani che abbiamo ripetutamente visto essere molto rilevanti per gli antichi egizi.

Queste divinità, servendosi di "Qerrt", facevano periodicamente la spola fra questo luogo sperduto e la Terra, portandovi la civiltà e il progresso, oltre che la religione.

Questa mia ricerca sulle impensate ataviche conoscenze degli antichi egizi si chiude, ma essa costituisce solo un primo passo sulla lunga strada della comprensione del nostro passato più antico e misterioso. Altri ne seguiranno.

Infatti, dopo aver cercato di approfondire, nel corso di due volumi, tutte le intricate, complesse e, talora, criptate conoscenze degli antichi egizi, sia in materia religiosa e cosmologica, che in quella astronomica, a queste complementare, non ci resta che cambiare il nostro angolo visuale, abbandonando la terra del Nilo.

Vedremo di indagare se questo complesso, strutturato e articolato bagaglio di conoscenze in materia astronomica, a sfondo teologico, era condiviso anche da altre antiche popolazioni, più o meno contemporanee degli egizi, e verificheremo come l'eredità che esse ci hanno lasciato sia sorprendentemente giunta, in forma subliminale, quasi fino al periodo medievale.

Troveremo, forse, importanti e inaspettate conferme di ciò che ci avevano detto gli antichi egizi, che con fatica, ardore e impegno siamo riusciti a decrittare in queste (molte!) pagine, traendole da un passato, per noi davvero remoto! Il viaggio può riprendere... E la ricerca continua!

Stargate vol. 2 - La Porta degli Dei

Continua il viaggio nei misteri dell’astronomia egizia sulle tracce degli Dei

Massimo Barbetta

In questo libro Massimo Barbetta continua e porta a conclusione la sua ricerca sui misteri della teologia e dell'astronomia egizia Vengono descritti nel dettaglio, contestualizzandoli con le immagini che ci provengono da...

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Massimo Barbetta (1961) Medico oculista, è appassionato degli studi classici e delle lingue antiche: latino e greco, e, in forma amatoriale, di ebraico e geroglifico. Da oltre 15 anni è cultore della storia medievale, della cultura e delle leggende dei sumeri, dei babilonesi, degli...
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