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Essere o avere successo - Estratto da "L'Arte di Far Succedere le Cose"

di Daniel Lumera 20 giorni fa


Essere o avere successo - Estratto da "L'Arte di Far Succedere le Cose"

Leggi in un estratto dal libro di Daniel Lumera e scopri come riuscire a far andare la tua vita esattamente come vuoi tu

Hai mai avuto la sensazione di riuscire a far accadere qualcosa senza sapere come tu abbia fatto?

Indice dei contenuti:

Creare al di fuori delle logiche comuni

“Successo” è il participio passato del verbo “succedere” e indica la particolare abilità, che alcuni individui hanno, di far accadere determinate cose nella propria vita.

Non si tratta di lasciare accadere, ma proprio di far avvenire ciò che si desidera, sia esso il trovare un partner, realizzare un desiderio, determinare una data situazione, riuscire a concretizzare un viaggio, un incontro, un’informazione o un contatto utile per...

“Saper fare succedere le cose” è un'abilità che dipende da specifiche conoscenze, linguaggi profondi, simbolici, nella maggioranza dei casi inconsapevoli. Per il loro tramite riusciamo a rendere reale, nella nostra vita, ciò che sentiamo autenticamente di volere.

Il successo implica il coraggio di ascoltarsi in profondità, di scoprire quali sono le proprie esigenze più intime e poi di riuscire ad attivare un particolare tipo di volontà capace di renderle reali, fattive, concrete.

La volontà dovrebbe essere considerata un’abilità sociale e di vita, ma solo in rarissimi casi viene approfondita e sviluppata nel campo dell’educazione. Ciò avviene perché il sistema educativo convenzionale si basa su una realtà delimitata e definita che tende a creare individui omologati a delle regole e quindi facilmente soggetti a controlli e influenze.

La volontà, intesa come parte sostanziale dell’abilità di “far accadere”, tendenzialmente viene sottomessa a regole di comportamento e a obiettivi precisi e soprattutto predeterminati.

Questa particolare forma di volontà, quando scoperta, rende gli individui liberi non solo di creare, ma di farlo al di fuori dalle logiche comuni. E così che nascono le idee più geniali e rivoluzionarie, le realtà più straordinarie, che portano a mutamenti individuali e collettivi incisivi.

Il successo, comunemente inteso come il “raggiungimento di determinati obiettivi”, invece, genera particolari giochi di potere, dinamiche inconsapevoli attraverso le quali cerchiamo di ottenere più energia e attenzione liberando schemi di conflitto e di manipolazione che si ripetono sia nella vita privata sia in quella professionale e che possono essere riconosciuti e disinnescati mediante specifiche strategie.

“Per avere successo bisogna essere preparati”

Questo è il primo mito/codice che demoliremo.

Conosco migliaia di persone assolutamente preparate che non riescono a realizzare ciò che vogliono. Collezionare più master universitari sicuramente aiuta, ma c’è qualcosa di più profondo ed estremamente utile per conseguire il successo.

Mi sono sempre chiesto quale fosse il segreto che rendeva il caffè di mia nonna più buono di quello fatto da mia madre. L’acqua, la caffettiera, la marca e la quantità di caffè, lo zucchero e la tazzina erano identici. Esistono elementi apparentemente invisibili che rendono un individuo e le cose che fa unici e irripetibili.

Questo qualcosa è un codice personale, un insieme di informazioni inconsapevoli, di “segni” che ci appartengono intimamente e che influenzano l’andamento della nostra esistenza. Questo codice si può scoprire, conoscere e trasformare convertendo il nostro destino - ovvero ciò che in apparenza facciamo oltre e al di fuori della nostra volontà - in una scelta consapevole, con tutta la responsabilità che ciò comporta.

Milioni di persone sono convinte di essere preparate solo perché sono riuscite ad adeguarsi efficacemente a un sistema sociale, culturale, economico ed educativo prestabilito e consolidato.

Viviamo in una società che richiede costantemente di essere preparati al cambiamento, alle regole di mercato e a una forte pressione competitiva. Ma “essere preparati”, in questo contesto, significa essenzialmente “sapersi adattare”. Adattarsi a un contesto e ai suoi codici senza averli mai verificati né messi in discussione.

Come diceva Thomas Hobbes nel suo Leviatano “le pillole avranno il loro effetto curativo se si mandano giù intere; ma se qualcuno le vuole masticare di solito le rigetta”.

Una persona davvero consapevole scopre che “essere preparati” non vuol dire aver superato degli esami, essersi laureati, aver concluso un ciclo di studi, essersi specializzati o ancora, aver imparato che ad ogni domanda c’è una sola risposta giusta e che, quella risposta, coincide con quanto il sistema di potere decide essere corretto.

“Essere preparato”, per la grande maggioranza delle persone, vuol dire riconoscere un’autorità e conformarsi a essa e a ciò che essa richiede, per veder riconosciuto il proprio valore. I sistemi di potere fondano la propria educazione ed economia sulla competizione, sul profitto e sulla crescita ad ogni costo. Se avere successo vuol dire “essere preparati” in questo modo, allora non stiamo parlando di successo, ma di un’illusione che non ci appartiene davvero.

Avere successo vuol dire avere il coraggio di ascoltarsi in profondità e seguirsi, rendendo reali le esigenze più autentiche e profonde del nostro essere.

“Essere preparati” deriva dal proprio livello di consapevolezza, dalla conoscenza che si acquisisce attraverso l’esperienza, liberi dalla paura di criticare, di infastidire, di mettere in discussione, di sperimentare tutti gli aspetti di se stessi.

Un’esperienza che ha come punto di partenza l’ascolto di sé e delle proprie esigenze più autentiche e che su di esse basa il proprio discernimento; un’esperienza che manifesta come il giusto e lo sbagliato non coincidano necessariamente con il piacere o con il dolore e neanche con ciò che la morale, sia essa laica o religiosa, vorrebbe, ma abbiano origine dalla consapevolezza di se stessi e da un sentire individuale intimo; un’esperienza di integrità, felicità, libertà e responsabilità che dipendono solo dalla consapevolezza di se stessi.

Per “essere preparati” bisogna innanzitutto “saper essere” e per “saper essere” non abbiamo bisogno che qualcuno ci dica che cosa fare, che cosa rispondere, che cosa studiare. Abbiamo solo bisogno di saperci ascoltare, saper ascoltare la vita ed essere coerenti con ciò che abbiamo udito. Non è conoscere, ma comprendere; non è saper apparire, saper fare e neanche saper ottenere ciò che conta. Tutte queste cose sono il riflesso, la conseguenza, l’effetto collaterale e l’eco lontano del “saper essere”.

Essere preparati vuol dire dunque essere consapevoli: saio per trovare, ascoltare e seguire risposte autentiche dentro se stessi, in ogni presente. E dunque sì, chi è preparato in questo modo conosce l’arte di far succedere le cose.

“Chi si ferma è perduto”

Ecco un altro codice tipico di chi è ossessionato dal “muoversi, fare, correre, fluire”. Chi ha questo codice otterrà successo solo se è capace di “saper fare”. Sarà condannato e dovrà necessariamente accumulare sempre più fare/azioni/fatti per poter creare successo.

Il successo dipende dal “saper fare”, dal “saper essere” o da entrambi? Facciamo perché siamo o siamo perché facciamo? Qual è la differenza tra saper fare e saper essere?

Ti è mai capitato di far succedere qualcosa che volevi solo per il fatto di averla pensata, senza aver compiuto nessuno sforzo, azione o parola? Se la risposta è sì, sei consapevole di com’è accaduto?

Uno dei più importanti insegnamenti che i bambini apprendono giocando ai videogiochi è che stare fermi immobili li ucciderà molto più velocemente di ogni altra cosa.

E un peccato che non si spieghi ai bambini che meditare, anziché stare fermo, ti insegna a “essere fermo”. Educare ed essere preparati è un “saper essere”, non un “saper fare”. Per questo più che drogare i bambini con i videogiochi dovremmo insegnare loro a meditare. In un mondo che cambia rapidamente, “saper essere fermo” rappresenta un un’opportunità straordinaria per poter osservare e seguire se stessi.

Avere successo, essenzialmente, è un processo in divenire costante, nel quale tu “succedi” e “accadi”. Il successo inizia qui, ora, per il semplice fatto di esistere. Essere presenti a questo evento prodigioso e provare meraviglia per ciò che sta accadendo, qualunque cosa sia, è una delle chiavi fondamentali per far succedere ciò che si desidera.

Una volta chiarito che avere successo vuol dire “saper ascoltare le proprie esigenze, talenti, vocazioni, propensioni autentiche e avere il coraggio di seguire se stessi per renderle reali”, possiamo esplorare il primo principio che regola quest’arte.

Primo principio: Per avere successo bisogna prima di tutto “saper succedere”

L’arte di far succedere le cose inizia sempre dalla consapevolezza di se stessi, da ciò che accade proprio in questo momento dentro di te e dal fatto di essere pienamente consapevole di “stare succedendo proprio in questo momento”.

Ci sono persone che, pur avendo conseguito enorme ricchezza materiale e pur riuscendo a ottenere ciò che vogliono nell’ambito personale e professionale, non iniziano mai a vivere davvero.

Molte di loro lo capiscono solo in prossimità della morte, quando devono necessariamente liberarsi da tutto ciò che è superfluo e tentare di risolvere tutti i conti in sospeso prima di andarsene. E in quel momento che la maggior parte delle persone percepisce davvero ciò che conta nella vita e gli dà priorità assoluta. E proprio in quel momento che, paradossalmente, hanno la sensazione di iniziare davvero a vivere e

ritrovano quel senso di leggerezza, di apertura e di integrità che hanno perduto da molto tempo, o che forse non hanno mai provato fino ad allora.

Mi è capitato di vedere decine di persone cercare di cominciare davvero a vivere solo quando hanno preso davvero coscienza che stavano morendo e mi sono chiesto sempre come mai tardiamo così tanto.

Quando incominciamo a vivere davvero, cambia tutto. Cambia innanzitutto il nostro sguardo e la luce dei nostri occhi. Ogni istante diventa intensamente significativo e ogni gesto, ogni parola e ogni pensiero vengono dal cuore. Siamo disposti a liberarci da ogni peso, a lasciare andare ogni rancore, a liberare ogni vissuto e a dedicarci totalmente alle cose che, nel tempo ancora concesso, reputiamo davvero importanti e imprescindibili.

Bisognerebbe imparare a vivere sempre così, con quella stessa intensità, pienezza, leggerezza e forza di chi sa di non avere più niente e, allo stesso tempo, di poter essere in ogni cosa, in ogni respiro, abitando davvero e totalmente ogni istante. Iniziare a vivere vuol dire essere totalmente e pienamente consapevoli di “stare accadendo ora” e restare ancorati a quel potente senso di chiarezza che questa presa di coscienza comporta e che ci guida nella vita permettendoci di sviluppare un discernimento autentico, capace di orientarci nelle tempeste che scuotono certe fasi della nostra esistenza.

Tutti siamo capaci di riconoscere lo sguardo e la presenza di chi davvero ha cominciato a vivere. E una persona capace di fare la differenza qualitativa del tempo trascorso insieme, sia che parliate, facciate qualcosa o rimaniate in silenzio. Semplicemente in silenzio.

Viviamo come se stessimo per morire? Con quell’intensità, profondità e leggerezza di chi ha tra le sue mani aperte solo il senso di ogni istante ancora concesso ? Chi impara a vivere in questo modo impara anche a morire in una condizione di integrità.

La chiave del successo e di un’elevata qualità della vita risiede prima di tutto nel “saper succedere e imparare a vivere davvero ogni istante come se fosse l’ultimo”.

Chi riesce a realizzare questa condizione non diventa un irresponsabile, non smette di fare piani per il futuro e soprattutto non si lascia andare a sregolatezze e follie, ma, al contrario, comprende come essere davvero umano e matura rapidamente una vera conoscenza del valore della vita. Fioriscono in lui fermezza, determinazione, chiarezza, forza, schiettezza, carisma, magnetismo e pace. Ogni parola detta avrà un peso e un’incidenza completamente differente. Non ci sarà più niente lasciato al caso. Tutto troverà la sua giusta collocazione.

Questo stato interiore in cui si è pienamente coscienti di “stare accadendo” rappresenta una condizione di intensità percettiva che trasforma in meglio la qualità della propria esistenza. La vita, per la maggior parte di noi, è ciò che accade mentre siamo distratti nel fare altre cose. La radice del successo comincia invece dalla consapevolezza di se stessi, dal sapersi ascoltare in silenzio e dal saper “essere fermi mentre tutto scorre”.

In una corsa costante al successo chi sa “essere fermo” ha un privilegio notevole perché può far succedere le cose senza essere coinvolto e rimanendo pienamente consapevole di se stesso. Normalmente dovremmo ritrovare noi stessi attraverso le situazioni, il lavoro, le persone e le relazioni, mentre invece accade esattamente il contrario.

Ci perdiamo.

Perdiamo la consapevolezza di esistere e non riusciamo a essere felici, ad assaporare appieno la vita. “Saper succedere consapevolmente” in tutte le situazioni e circostanze ha dei benefici molto importanti nella qualità della vita, nella capacità di gestire stress e conflitti, nel liberare la mente e gestire le emozioni, nel maturare una visione chiara delle situazioni più complicate, nel non cedere agli impulsi reattivi.

L'Arte di Far Succedere le Cose

Come imparare a disegnare consapevolmente la propria vita

Daniel Lumera

Il percorso per disegnare consapevolmente il proprio successo professionale, sociale e personale. “Saper fare succedere le cose” è un’abilità che dipende da linguaggi profondi e simbolici della mente inconscia,...

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