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Esperimenti di regime - Estratto da "Vaccini: Cavie Civili e Militari"

di Gianni Lannes 4 mesi fa


Esperimenti di regime - Estratto da "Vaccini: Cavie Civili e Militari"

Leggi un estratto dal libro di Gianni Lannes e segui la sua indagine su sperimentazioni di vaccini oggi finalmente venute alla luce

Quando ero un ragazzino divoravo i libri di storia che parlavano del nazismo, delle leggi razziali introdotte da Mussolini&Savoia, nonché all'apartheid. La cosa che più mi inorridiva non era soltanto la brutale violenza dei crimini perpetrati contro moltitudini indifese, ma soprattutto la follia collettiva che li giustificava.

Mi chiedevo allora, come oggi, come fosse potuto accadere che milioni di persone avessero assistito silenti, all’azione violenta di uomini che portavano via altri uomini, donne e bambini dalle loro case; a uomini che avevano stabilito dall’alto della legge che certi loro simili, a scuola e in certi luoghi non potevano più entrare; a uomini che si credevano razza eletta, migliore e suprema.

Con l’ingenuità di un fanciullo ero convinto che se le persone si fossero ribellate, niente di simile sarebbe mai potuto compiersi. Ora so: accade nel 2018 nell’indifferenza generale, sotto i miei occhi indignati.

Da troppo tempo in Italia succedono cose ignobili a danno della collettività. Peggio: adesso osservo pargoli lasciati fuori dagli asili pubblici, madri e padri minacciati di vedere segregati i propri figli in classi separate, bidelli, insegnanti e dirigenti scolastici - in preda a un delirio isterico da sottomissione al potere straniero - che depennano nomi e cognomi di alunni in pubblico dinanzi ad un’infanzia sconvolta. Vedo bambini sani in quelle stesse classi, fino a qualche mese prima, che nessuno prima si era mai sognato di discriminare, fino a quando un esercito di folli eterodiretti ha stabilito che i piccoli andavano selezionati sulla base di una marchiatura invasiva.

Scruto le confessioni religiose - soprattutto la chiesa cattolica e cristiana - complici e omertose. Come non trovare assonanze, per non dire accordi all’unisono con le criminali leggi razziali del 1938. Eppure come nell’Europa degli anni ’30, tutto scivola nuovamente verso i più infausti presagi. È stato eretto e consolidato un mastodontico muro mediatico, politico ed istituzionale sotto la cui protezione furbi, parassiti e criminali di ogni sorta si agitano alacremente per affossare tutte le conquiste sociali ed umane. Il nuovo dogma imperante si chiama “scienza globale”.

Chiunque metta in discussione un solo mattoncino di questa pericolosa barriera viene etichettato come un eretico, un ciarlatano, un attentatore della salute pubblica e, fortunatamente per il momento, bruciato da uomini e donne delle istituzioni solo sull’altare mediatico. Indotto dagli straordinari progressi tecnologici dell’ultimo secolo esiste un solo credo in tutti i campi del sapere. Chi non recita questo mantra ossessivo ed osa manifestare il suo dissenso, viene incriminato e condannato senza processo.

In quest’ultimo anno, dall’alto di questo confine invisibile di filo spinato elettrificato, politici e scientisti agitano il vessillo di una terribile peste alla quale la cosiddetta “Scienza”, l’unica vera, impone ben 10 vaccinazioni obbligatorie e 4 facoltative ma fortemente consigliate. Chi si rifiuta è un untore e deve essere emarginato dal contesto sociale; per ora tocca ai nidi e alle scuole dell’infanzia.

Per sostenere questa iniziativa di massa gli organi istituzionali hanno già avviato da più di un anno, grazie anche all’attuale legge liberticida, una campagna d’indottrinamento su ampia scala e a senso unico, volta non solo a indurre tutti acriticamente a sottoporsi alle vaccinazioni, ma a seminare paura ed odio nei confronti di chi ha fatto scelte diverse, continuando con coraggio a sostenerle.

Presto, con questo pericoloso andazzo le leggi razziali tricolori del XXI secolo avranno una nuova pericolosa forma da sbandierare. Il pensiero unico ha già chiaramente infettato, forse irrimediabilmente, tutti gli organi preposti alla difesa della Costituzione repubblicana. Ogni giorno resto sempre più sconcertato, inorridito dalla censura e dal comportamento vile di tutti gli organi d’informazione che invece di ricercare la verità, addirittura la manipolano ad uso e consumo dei potenti di turno, nei confronti di chi ancora ha il coraggio di manifestare il proprio pensiero libero.

Al contempo resto disorientato dalla paura delle persone che incontro quando gli chiedo di avere il coraggio di opporsi a questa deriva. Sono senza parole nel constatare che il pontefice Bergoglio e tutte le istituzioni religiose, in particolare l’ordine dei vescovi, tacciono di fronte al più aberrante esperimento genetico mai compiuto, per di più sui bambini, per ora italiani, ma presto anche francesi e poi chissà europei, venduti, da chi li dovrebbe salvaguardare, al bieco ed oscuro potere finanziario mondiale. Tanti genitori si sentono crocifissi nell’inerzia che tutto ottunde, mentre dilaga un solo aberrante ed indiscutibile credo.

Comunque scavando negli archivi della vergogna, scampati alla censura, affiorano le notizie di piccoli cadaveri sepolti nelle brume della storia più orrenda. Prima delle famigerate leggi razziali del ’38 e dei campi di concentramento voluti dal duce in tutto lo Stivale, il 25 novembre 1926, quasi due anni e mezzo dopo l’omicidio di Giacomo Matteotti, Mussolini e il re savoiardo approvarono ben 40 tra leggi e decreti. Tra di essi spiccava il Regio Decreto Legge 2164 dedicato ai vaccini, con il quale

«considerata la urgente ed assoluta necessità di disciplinare l’impiego su l’uomo, a scopo diagnostico e curativo, dei vaccini, sieri, virus, tossine e prodotti affini, la cui fabbricazione non sia ancora stata autorizzata ai sensi di legge (...) abbiamo decretato e decretiamo: articolo 1: l’impiego nell’uomo dei prodotti immunizzanti (...) solo istituti pubblici di carattere ospedaliero siano o non siano universitari ed i pubblici ambulatori autorizzati dal Prefetto, sotto la responsabilità del dirigente dell’Istituto (...)».

Fu una norma che garanti in senso giuridico gli abominevoli medici italiani, in tutte le loro iniziative di sperimentazione vaccinale negli anni successivi. Infatti, poco tempo dopo, il primo luglio 1928, il ministero dell’Interno promulgò un decreto ministeriale (in Gazzetta Ufficiale 16 agosto 1928, numero 190) con un corposo elenco di medicinali (sieri, virus, tossine, arsenobenzoli...) abbinati ai nomi dei dottori responsabili.

Relativamente ai prodotti antitubercolari come molti altri, risulta che per nessuno degli stessi vaccini era «previsto il controllo preventivo obbligatorio». Nel 1929 le sperimentazioni dei medici in generale, e in funzione antitubercolare, in particolare, continuavano ad essere le più disparate, anche perché, come comunicò Bruno Fornaciari - un prefetto reggente della Direzione Generale di Igiene e Sanità del ministero dell’Interno - al Consiglio Superiore della Sanità, mentre «i vaccini costituiti da bacilli morti o loro derivati» erano autorizzati e venduti in quanto erano «indicati nominativamente nel DM 1° luglio 1928», per gli altri vaccini di cui non era autorizzata la vendita, era «consentito l’impiego nell’uomo con modalità disciplinate» appunto dal RDL 2164.

Il prefetto Fornaciari volle però precisare che questi ultimi erano i «vaccini ottenuti da bacilli vivi» (Fornaciari Bruno, I servizi antitubercolari in Italia durante il 1929 — Estratto della relazione del direttore generale al Consiglio Superiore della Sanità - Ministero dell’Interno - Poligrafico dello Stato, Roma 1930). A quel tempo, ai congressi medici di Montecatini e Napoli, si parlò anche di una particolare esperienza veneziana, passata alla storia vaccinologica italiana, come il tragico esperimento di Dolo. La Direzione Generale di Sanità, che aveva previsto fin dal 1932 che i CPA svolgessero un’azione di «vigilanza e assistenza profilattica (...) verso i figli di tubercolotici e i fanciulli viventi con tubercolosi nell’agosto 1937 rese obbligatoria l’esecuzione della vaccinazione» per i bambini assistiti negli istituti pubblici e privati (Marconi Renata, Vaccinazione e lotta contro la tubercolosi. Tesi di specializzazione in Igiene Pubblica, Istituto di Igiene della R. Università di Padova (Tip. Del Seminario, Padova 1939).

Secondo il luminare Sandro Taronna nel 1938 a Venezia ci fu il «primo esperimento di vaccinazione antitubercolare su collettività» con l’AIP. Risulta che dopo Venezia sia stato applicato anche in numerose altre città italiane. A Roma, infatti, all’Istituto per l’Assistenza all’Infanzia, tra il 1938 e il 1948 furono «vaccinati duemila bambini, in gran parte illegittimi» (Jenna Aurelio, “Osservazioni cliniche e radiologiche su bambini, figli di tubercolotici, vaccinati con l’anti-tubercolina Petragnani”, in Lotta n. 20, 1950, pagg. 23-31). Al fine di comprendere quell’epoca impregnata di bieco totalitarismo vale la pena rievocare la dichiarazione rilasciata dal direttore del CPA di Venezia, il suddetto Sandro Taronna (in ASVP-b 199/a2, bozza di stampa VCP, 15 settembre 1958, pag. 5), durante la seduta del 15 settembre 1958 del Consiglio provinciale sulla sua forzata iniziazione di vaccinatore:

«Semmai il vero esperimento è stato fatto nel 1938 quando venni improvvisamente convocato telefonicamente nell’ufficio del Prefetto di allora, dove trovai il direttore generale della sanità, il professor Giovanni Petragna-ni, che mi fece l’onore, unico direttore di Consorzio di scegliermi per un primo esperimento di vaccinazione antitubercolare su collettività. Si trattava di provare il vaccino Petragnani-Salvioli sui bambini del brefotrofio di Venezia (allora istituto provinciale per l’Infanzia S. Maria della Pietà,NdA). A quei tempi, venti anni fa, io avevo della vaccinazione antitubercolare, delle idee molto superficiali, ed ero molto riluttante e timoroso nell’assumer-mi la responsabilità dell’esperimento. Tuttavia dovetti accettare (...) Tale vaccinazione durò dal 1938 al 1942 (...) Non si parlò più di vaccinazione, fino al 1953».

In quei quattro anni gli ignari ed inermi bambini veneziani, ma non solo, sperimentarono prima l’AIP e successivamente il VDS. Si trattò delle prime vere e proprie vaccinazioni collettive, come si legge nella pubblicazione dei vaccinatori Alessandro Ferro e Sandro Taronna, intitolata “Esperimento involontario sulla resistenza di bambini vaccinati e non vaccinati contro la TBC di fronte a contagio altamente infettante: nota N notizie sull’episodio di Dolo a carattere perfettamente sperimentale e sulla mortalità dei due gruppi» (in La Clinica Pediatrica Bologna, anno 32, 1950, pagg. 225-263).

Ma accadde anche di peggio. A Gruaro, in Veneto, le lancette invisibili della storia tricolore più orrenda sono inchiodate all’anno 1933, quando a causa di un vaccino antidifterico sperimentale, morirono appena dopo l’inoculazione bimbi in tenerissima età e tanti altri rimasero segnati a vita. Infatti, in quel terribile marzo del 1933, dei 253 bambini di Gruaro tra 1 e 8 anni che furono sottoposti a sperimentazione, tanti morirono e molti altri hanno subito pesanti conseguenze, soprattutto a livello psicofisico. «Noi, bambini scelti come cavie» rivelò al Gazzettino (“Quei bambini usati come cavie per testare un vaccino: morirono in 28”) il 2 dicembre 2013 Adamo Gasparotto, allora 85 enne di Spinea, all’epoca uno dei due testimoni diretti ancora vivi:

«In quel maledetto marzo 1933 fummo utilizzati come cavie umane. Io sono sopravvissuto, tanti altri bambini no. Ci somministrarono vaccino vivo, su 253 morirono in 28. Nel 1933 i bambini di Gruaro vennero sacrificati sull’altare della conoscenza: cavie umane a cui non è stata dedicata nemmeno una lapide».

Dai giorni di quella tragedia sono passati tanti anni, ma chi l’ha vissuta non la dimentica affatto. Adamo Gasparotto, ha una mente lucidissima, e ha rievocato la sua testimonianza, su quella che tra i rari esperti di storia locale è nota come “La Strage di Gruaro”. Ha scelto di ripercorrere per filo e per segno questa storia dolorosa perché non venga dimenticata, perché si sappia cosa accadde agli innocenti bimbi di Gruaro in quell'epoca dittatoriale. Il crimine è documentato pure da alcune ricerche storiche pubblicate in anni più recenti (in particolare: Dario Bigattin, La maledetta puntura del 1933: l’incredibile strage dei bambini di Gruaro, vittime dell’antidifierica, Gruaro 2014).

Dunque, le autorità dittatoriali fasciste scelsero appositamente l’anonimo Comune di Gruaro per testare un nuovo vaccino contro la differite. Il dottore del paese era contrario e a Gruaro serpeggiava grande scetticismo, ma quel vaccino doveva essere provato a tutti i costi sui figli della “povera gente”. Punto e basta.

I parroci vennero invitati ad informare la popolazione sulla bontà e sull’affidabilità di questa sperimentazione, così i bambini vennero convocati all’ambulatorio comunale. Il signor Gasparotto ha raccontato il dramma in cui riecheggiano le memorie dell’epoca sepolte dall’oblio:

«La puntura venne fatta a 253 bambini e ben 28 morirono nei giorni seguenti. Quasi sotto silenzio. Tornati a casa ci sentimmo tutti male. Si cadeva a terra, e mangiando si rischiava di soffocarsi. Tutti piangevano, ci dovettero ricoverare a Portogruaro, dove l’ospedale era pieno e vennero organizzati dei reparti di fortuna. Eravamo tutti terrorizzati, ogni tanto qualche bambino moriva».

Gasparotto e la sua sorellina di tre anni se la cavarono, ma negli anni seguenti ai genitori venne propinata una versione di comodo dei tragici eventi: in un laboratorio di Napoli un contenitore di siero non venne fatto bollire e quindi le fiale che finirono a Gruaro contenevano vaccino vivo, una sostanza letale. «Visto ciò che stava succedendo le autorità salirono a Gruaro per far sparire ogni traccia di quel vaccino. Passarono di famiglia in famiglia per raccattare tutte le scatole vuote» ha spiegato poi lo stesso Gasparotto.

La medesima versione dei fatti è riportata pure nella ricerca storica sulla diocesi di Concordia, pubblicata dallo storico Gianni Strasiotto nel libro Gruaro, Venti secoli di storia di Ariego Rizzetto. Il vaccino venne inoculato ai bimbi dai tredici mesi agli otto anni, i decessi si verificarono a causa di paralisi, eppure non risultano indagini giudiziarie di sorta, avviate per accertare le responsabilità. In quelle tombe dimenticate non c’è una parola che spieghi come e perché sono morte quelle creature.

Non è tutto. Le solite autorità pensarono bene di far sparire ogni traccia documentale dell’eccidio medico telecomandato dalla politica totalitaria. Infatti, in quel Comune del Veneto è sparito dal municipio il fascicolo sulla strage dei bambini: in archivio è stata rinvenuta solo la lettera con la quale il Prefetto ordinò in modo perentorio, che quelle iniezioni di vaccino sperimentale contro la difterite dovevano essere assolutamente realizzate, per vincere la resistenza del medico condotto del tempo, che non voleva trasformare in cavie umane dei bambini innocenti.

In quel borgo tutti sanno della vicenda anche perché ci sono due cappelle: una nel cimitero di Gruaro e una a Bagnara. Cappelle che riportano i nomi dei bimbi morti anche se non ci sono scritti i motivi di quei decessi. In paese si ricorda ad esempio che ogni famiglia colpita ebbe un indennizzo di 7mila lire (poco più di 7.200 euro attuali). Ma andando oltre i confini di Gruaro nessuno sa o rievoca quel doloroso passato. Perché questo silenzio tombale?

Tanti ricordano il 1958 per l’elezione al soglio pontificio del patriarca di Venezia, Roncalli, nonché del successo di Domenico Modugno al festival di Sanremo con la sublime canzone Nel blu dipinto di blu, meglio nota come Volare. Quasi nessuno rammenta, cosa accadde nel 1958 sempre nel martoriato Veneto. Qualsiasi vocabolario della lingua italiana alla voce esperimento spiega:

«Prova compiuta per saggiare e conoscere le caratteristiche di qualcosa o qualcuno».

Ogni singola cicatrice del nostro corpo è un segno indelebile che nasconde un tormento dimenticato. Ognuno di noi vanta il suo personale atlante: dai piccoli segni di un lontano taglio sulla pelle, ai più complessi, come quelli a cerniera delle suture chirurgiche. Ma se almeno 2797 esseri umani in Italia condividono appunto dal 1958, una profonda cicatrice nella medesima “zona volare dell’avambraccio sinistro”, causata da una vaccinazione coercitiva, allora è più che una storia da riesumare, un dramma collettivo da portare a conoscenza dell’opinione pubblica.

Durante la ricerca tra documenti impolverati e testimonianze ignote, è emerso che questa vicenda delle migliaia di vaccinazioni anomale, anche con esiti fatali, fu solo un minuscolo frammento della misconosciuta pratica della profilassi antitubercolare italiana e della profilassi vaccinale.

Tra il 1950 e il 1951, pur in assenza di epidemie, ci fu un accordo tra l'Unicef e il Governo italiano - come attesta l’Archivio Storico del Parlamento e la cronaca giornalistica di 68 anni fa - che autorizzò una campagna di vaccinazione comparata e a tappeto nel belpaese. Essa investì le vittime socialmente predestinate: esclusivamente i minori delle classi proletarie, insomma i bambini poveri (in senso economico) o senza famiglia reclusi negli orfanotrofi. Furono inoltre aperti due centri di vaccinazione di massa per i minori: “uno in Liguria con il BCG sorto la direzione del professor De Toni, l’altro in Emilia e Toscana” con il vaccino AIP-VDS “sotto la direzione dei professori Saivioli e Mazzetti”.

Tra le più significative - in senso deleterio - esperienze pilotate dall'alto per saggiarne l'effetto, va ricordata quella decisa dalle autorità comunali e sanitarie di Brescia. I professori Giovanardi, Brusa e Poggi condussero ad esempio, in quegli stessi anni, un esperimento del quale però non furono resi noti i risultati, direttamente «su circa 500 bambini degli asili e delle scuole elementari adoperando sia il BGG che l’antitubercolina integrale di Petragnani, somministrati in varie dosi e in diverse modalità» (in l’Eltore, 1951, pag. 437).

In Italia, la diffusione della tubercolosi nei decenni successivi al 1958 s’arrestò radicalmente. Il merito, come sanno gli epidemiologi onesti e indipendenti, fu indubbiamente ascrivibile al sensibile e diffuso miglioramento igienico sanitario.

Questa vicenda è sconosciuta ai più, ormai dimenticata, circoscritta dentro le fragili pieghe, reclusa nelle piaghe della memoria degli involontari protagonisti e dei loro familiari. È la storia singola e collettiva degli esiti anomali di un vaccino antitubercolare iniettato nel 1958 a 2656 bambini e bambine in età scolare della provincia di Venezia ed a 141 neonati di Trieste e di Ferrara.

Esiti che, per quei piccini, significarono l’inizio di un lungo e travagliato periodo di sofferenze, ricoveri e degenze ospedaliere.

Nella primavera dell’anno 1958 fu inoculato obbligatoriamente sull’avambraccio sinistro, un vaccino contro la tubercolosi, però anche allora non c’era un’epidemia. La puntura fu eseguita solo sui bimbi non abbienti, esattamente gli stessi che frequentavano le classi elementari delle località periferiche della città di Venezia, della zona del Miranese e della riviera del Brenta.

Le vaccinazioni furono compiute senza aver consultato i genitori o contro il diniego scritto degli stessi, con diffusi comportamenti autoritari dei direttori didattici, degli insegnanti e dei vaccinatori in camice sanitario. Si giunse ad autentici sequestri degli scolari nelle loro classi durante l’orario di lezione.

Il vaccino era sperimentale e fu inoculato anche con dosi sbagliate. Gli effetti deleteri della vaccinazione forzata si manifestarono dopo un paio di settimane dall’inoculazione, con un primo rigonfiamento dell’arto. Successivamente l’infiammazione esplose con la formazione di una piaga che per lungo tempo (mesi e mesi) non si rimarginò.

A fronte delle proteste popolari le autorità locali ricoverarono i bambini piagati in ospedali, colonie marine e montane; ma al di là di questo rimedio palliativo non ci furono riconoscimenti di responsabilità. I piccoli furono “curati” - si fa per dire (sic!) - con modalità brutali, arrivando ad usare l’argento vivo sulle ferite o la bruciatura delle stesse con ferri roventi. Si ebbe notizia documentata che in quei mesi oscuri numerosi bambini si ammalarono di tubercolosi, altri si piagarono in altre parti del corpo e alcuni morirono.

Negli anni successivi i vaccinari svilupperanno a causa della vaccinazione forzata, diverse patologie, compresi i tumori. Il primo a denunciare pubblicamente la coercizione vaccinale dei bambini fu il professor Giancarlo Tonolo, capo indiscusso dei socialisti milanesi fin dagli anni della resistenza al nazifascismo e sindaco dal 1970 al 1980. Infatti in consiglio comunale a Mirano, dichiarò come attesta il resoconto municipale (ASCM - DCC - 12 agosto 1958, pagine 4, 6, 7):

«un fatto estremamente grave, una violazione patente del codice penale». Contestò le dichiarazioni del Dispensario secondo cui «sarebbero stati interpellati i genitori, mentre invece questi ultimi, o almeno la maggioranza di essi, non sono stati interpellati oppure non hanno dato il consenso, o lo hanno dato negativo». Tonolo invitò polemicamente il sindaco ad ascoltare anche i bambini perché alcuni avevano “dieci-undici anni, sanno spiegarsi e possono essere interrogati all’occorrenza”. Secondo le sue informazioni i bambini «sono stati presi alla sprovvista, sono arrivati (i medici) lì verso mezzogiorno ed hanno chiuso a chiave le porte delle classi, come si fosse al Congo Belga, fra i negri, e li hanno vaccinati tutti. Come mai ci si permette di fare una violazione di questo genere? Si tratta di violenza privata oltre che di sequestro di persona - Se io mando a scuola mio figlio, esigo che mi sia restituito integro come l’ho consegnato, anche se questa pratica fosse utile. Li hanno chiusi a chiave dentro l’aula e, voglia o non voglia, li hanno vaccinati».

Vaccini: Cavie Civili e Militari

un'inchiesta sul campo

Gianni Lannes

Gianni Lannes, autore del libro inchiesta VACCINI DOMINIO ASSOLUTO, ha portato a termine un’altra indagine sul campo, ancora più esplosiva della precedente. Nel Belpaese la logica del profitto, la mancanza di sovranità e...

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Gianni Lannes

Gianni Lannes, dal 1987 svolge in Italia e all’estero il mestiere di giornalista e fotografo freelance. Ha lavorato nei settimanali “Avvenimenti”, “L’Espresso”, “Panorama”, “Famiglia Cristiana”, “Io Donna”, “D –...
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