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Esistono casi impossibili? - Estratto da "Psicoterapia Breve a Lungo Termine"

di Giorgio Nardone 5 mesi fa


Esistono casi impossibili? - Estratto da "Psicoterapia Breve a Lungo Termine"

Leggi in anteprima il prologo dal libro a cura di Giorgio Nardone e impara insieme ad un team di esperti cosa significa intraprendere un percorso di psicoterapia

«Non esistono pazienti impossibili ma soltanto terapeuti incapaci»: con questa affermazione decisamente forte Don D. Jackson, fondatore del Mental Research Institute di Palo Alto, ammoniva la comunità degli specialisti nella cura dei disturbi mentali a non assumere una posizione difensiva nei confronti delle patologie maggiori definendole «inguaribili».

Numerosi sono gli esempi di «maestri» della psicoterapia che hanno mostrato come sia possibile «guarire» anche dalle forme di malattia mentale più invalidanti e pervasive. Tuttavia, nell'attuale panorama psichiatrico, è ampiamente diffuso il paradigma biologista e determinista, che considera incurabili certe malattie mentali, condannando il paziente a terapie farmacologiche a vita per contenere gli effetti della severa sintomatologia.

Sulla base della nostra prolungata esperienza clinica, e col supporto di numerose ricerche sistematiche condotte da noi e da altri ricercatori in campo clinico, abbiamo assunto una posizione più morbida rispetto a Jackson: riteniamo, purtroppo, che esistano casi impossibili, ma che questi siano una percentuale molto piccola della casistica «bollata» con diagnosi che afferiscono al gruppo delle psicopatologie maggiori.

A questo riguardo, una delle storie più belle è narrata da Heinz von Foerster nel suo libro-intervista a Monika Bròcker, Teil der Welt.

Alla fine della Seconda guerra mondiale von Foerster partecipò attivamente alla ricostruzione della città di Vienna non solo come ingegnere, ma anche come comunicatore. Fondò insieme ad altri volenterosi austriaci Radio Vienna, all'interno della quale gestiva una sorta di talk show dove chi era sopravvissuto agli orrori della guerra e del nazismo testimoniava con la propria esperienza come si fosse risollevato da un vissuto tanto devastante.

Tra gli ospiti più illustri della trasmissione, von Foerster invitò Viktor Frankl, che era stato deportato dai nazisti e aveva perso tutta la sua famiglia nei campi di concentramento.

Durante il suo racconto radiofonico su come avesse reagito a una tragedia tanto immane e su come fosse tornato, dopo la fine della guerra, al suo mestiere di «dottore della mente e dell'anima» presso la direzione dei Servizi psichiatrici di Vienna, un ascoltatore chiamò la redazione chiedendo l'aiuto di Frankl per il fratello, che da giorni versava in uno stato catatonico.

L'uomo, sopravvissuto ai campi di concentramento, come molti altri viennesi aveva cercato disperatamente la moglie, anch'essa deportata, tra le migliaia di persone che rientravano in città. Dopo giorni di affannosa ricerca era riuscito a trovarla mentre vagava in stato confusionale tra le macerie del loro quartiere.

Si era preso cura di lei facendole recuperare rapidamente la lucidità, e la coppia aveva goduto della felicità ritrovata.

Poi un mattino, mentre facevano colazione, la donna era stata colta da un violento attacco di tosse ed era morta per un enfisema polmonare, eredità degli stenti del campo di concentramento.

Da quel giorno l'uomo, sconvolto, era rimasto bloccato come una statua a fissare la sedia vuota della moglie davanti a sé.

Frankl si recò a casa sua, si sedette accanto a lui e raccontò di come era stato costretto a salutare per l'ultima volta la moglie e la figlia quando erano state catturate dai nazisti e come da allora non le avesse più viste. Frankl aggiunse di averle perse una volta, mentre lui aveva perduto la moglie due volte.

L'uomo uscì dallo stato catatonico e rispose a Frankl di essere stato fortunato, poiché aveva riavuto la moglie anche se solo per poco. Allora Frankl gli rivolse una «strana» domanda:

«Caro compagno, se il buon Dio adesso ti facesse il dono di far giungere qui una splendida donna uguale in tutto a tua moglie, con lo stesso sguardo e sorriso, le stesse movenze e la stessa voce, la accetteresti?» L'uomo batté un pugno sul tavolo e alzandosi disse: «Lei è insostituibile! »

Frankl replicò: «E lo stesso per me con mia moglie».

Dopo questo «terapeutico risveglio», l'uomo prese parte attivamente ai gruppi di aiuto per le persone traumatizzate dalla devastazione della guerra e dalla persecuzione nazista.

Questo racconto esprime nel modo migliore ciò che diceva Freud rifacendosi alla Bibbia: «Le parole in origine erano magiche». Freud sottolineava il potere taumaturgico di esperienze che si possono provocare in chi soffre tramite un dialogo terapeuticamente orientato e che decenni dopo Franz Alexander ha definito «esperienza emozionale correttiva», ossia un evento che modifica il modo di percepire la realtà e di reagire del soggetto imprigionato nella psicopatologia.

Oggi questo rappresenta il costrutto operativo che accomuna tutti gli approcci psicoterapeutici. Ciò che li distingue è il modo in cui l'«esperienza correttiva» viene realizzata nel corso del processo terapeutico.

La demarcazione più netta è tra coloro che orientano strategicamente il trattamento in tale direzione e quelli che ritengono che l'esperienza emozionale correttiva debba avvenire come effetto indiretto della relazione terapeutica. Si tratta, in sostanza, della distinzione tra psicoterapie brevi e a lungo termine (Nardone, Salvini, 2013).

Questo libro, trattando della terapia rivolta alle cosiddette psicopatologie maggiori, propone una modalità terapeutica che va oltre quella diatriba: da una parte si focalizza sul cambiamento da ottenere in tempi rapidi e, pertanto, propone tecniche per realizzare l'esperienza emozionale correttiva e interrompere la sintomatologia; dall'altra propone un modo di supportare e guidare strategicamente nel lungo termine il soggetto ad acquisire, per la prima volta, le competenze personali e sociali impedite dalla patologia invalidante.

Il lettore potrà, attraverso la narrazione, corredata da dialoghi terapeutici tratti da sei casi esemplari, calarsi nel vivo di un percorso di psicoterapia breve a lungo termine e comprendere, e prima ancora sentire, come il cambiamento terapeutico sia realizzabile anche in casi apparentemente intrattabili.

Allo stesso modo lo specialista può trovarvi la spiegazione tecnica delle strategie terapeutiche, della loro messa a punto nonché degli esiti ottenuti grazie a esse.

Si tratta di un'evoluzione della psicoterapia breve strategica applicata all'area delle psicopatologie maggiori che ne modella, in maniera calzante rispetto alle esigenze di questa particolare casistica, il processo terapeutico, trasformandolo in un intervento che, sebbene continui a prevedere un numero limitato di sedute, si snoda su un arco temporale più lungo.

Chi conosce il nostro modello di psicoterapia sa che questo si fonda sulla logica dell'ambivalenza e dell'autocorrettività: non deve quindi stupire l'apparente contraddizione della definizione «psicoterapia breve a lungo termine».

Psicoterapia Breve a Lungo Termine

Trattare con successo anche le psicopatologie maggiori

Giorgio Nardone, Elisa Balbi, Andrea Vallarino, Massimo Bartoletti

Un equipe di esperti ci mostra alcuni dei risultati ottenuto attraverso l'applicazione della psicoterapia breve. In questi ultimi anni, nell'età adolescenziale si osserva un incremento massiccio, quasi epidemico, di una...

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Giorgio Nardone

Giorgio Nardone, psicologo e psicoterapeuta è uno dei maggiori esperti al mondo dei disturbi fobico-ossessivi. Fondatore, insieme a Paul Watzlawick, e direttore del Centro di Terapia Strategica (C.T.S.), dove svolge la sua attività di psicologo e psicoterapeuta, dirige la Scuola di...
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