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Dove sono gli studi? - Estratto da "Vaccinazioni"

di Marcello Pamio 20 giorni fa


Dove sono gli studi? - Estratto da "Vaccinazioni"

Leggi in anteprima un estratto dal libro di Marcello Pamio e scopri tutto quello che si nasconde dietro il nuovo decreto di obbligo vaccinale

L’elenco dei farmaci estremamente dannosi, quando non mortali, per la salute umana che non sono saliti agli onori della cronaca è lunghissimo.

Indice dei contenuti:

Farmaci e mortalità

Due studi epidemiologici pubblicati da «JAMA», considerata una delle riviste mediche più prestigiose al mondo, sono alquanto emblematici.

Nel primo lavoro condotto negli usa i ricercatori avevano valutato la percentuale di farmaci che negli ultimi anni avevano provocato gravi reazioni avverse (morte o rischio di morte o invalidità permanente) in persone che li avevano assunti.

Il risultato è sconvolgente: il 51% dei farmaci che avevano superato brillantemente le prove sulla sperimentazione animale, dopo la commercializzazione avevano provocato gravi reazioni avverse sull’uomo.

Questa ricerca può essere messa in relazione a un’altra pubblicata sempre su «JAMA», nella quale si stabiliva che mediamente ogni anno muoiono, sempre negli usa, oltre 100.000 persone per reazioni avverse da farmaci.

Solamente negli States si registrano più di due milioni di casi di gravi reazioni avverse ogni anno con più di 100.000 casi di morte.

Questi dati, per ovvi motivi, non vengono quasi mai diffusi dai media che, di solito, si concentrano esclusivamente sugli scandali del singolo farmaco, che viene ritirato dal mercato, oppure sulla spregiudicatezza delle sperimentazioni nel Terzo Mondo.

Si tratta di dati che si prestano a una doppia lettura: da una parte vi è chi sostiene l'abolizione di pratiche altamente insicure e con potenziali devastanti, dall'altra vi sono i sostenitori della ricerca farmacologica, per i quali i danni collaterali sono inevitabili sacrifìci sull'altare della scienza.

Il numero appena citato è sbagliato per difetto perché non solo la farmacovigilanza ha dei vuoti colossali, ma anche perché c’è tutto il discorso degli ICD-10 (classificazione delle patologie che causa la morte), cioè dei codici sulle cause di morte che non contemplano gli errori umani e quindi la morte per farmaco sbagliato.

Se la cifra venisse aggiornata con i dati ospedalieri, porterebbe le morti solo negli Stati Uniti a 251.000 persone ogni anno, senza contare gli innumerevoli errori medici che avvengono al di fuori degli ospedali.

Nell’UE, secondo la Commissione Europea, solo nel 2008 i decessi per farmaci sono stati 197.000. Questi dati confermano che i farmaci sono tra le prime cause di morte nel mondo occidentale.

La cosa sconvolgente è che su 100 farmaci che vengono testati sugli animali, 92 superano la sperimentazione in laboratorio e di questi, una volta testati sull’uomo, solo 8 diventeranno farmaci che verranno messi poi in commercio. Quindi la sperimentazione animale ha una efficienza dell’8%.

Ma non è tutto, perché il 51% di questi 8 farmaci, cioè la metà, si rivelerà dannoso per l’uomo, causando ogni anno una ecatombe di morti.

Ricapitolando, oltre il 51 % dei farmaci viene ritirato dal commercio perché ha presentato gravi reazioni avverse che non si erano evidenziate negli animali da laboratorio.

Questo dovrebbe farci capire l’assurdità, l’inutilità e l’ascientifìcità di una scienza basata sul modello animale, che viene usato esclusivamente perché offre quella parvenza di affidabilità e sicurezza di cui hanno tremendamente bisogno le industrie chimiche.

Ci si può fidare di una scienza il cui grado di sicurezza e affidabilità è nell’ordine del 4 per cento? Assolutamente no e prima lo comprendiamo meglio sarà per tutti.

Per chi vuole avere maggiori informazioni scientifiche sui danni dei farmaci consiglio la lettura del precedente lavoro La fabbrica dei malati e del libro del dottor Peter Gotzsche Medicine letali e crimine organizzato.

Il 51% di 8 farmaci fa circa 4.

Sviluppo di un farmaco

Questo capitolo è dedicato alla sperimentazione di un farmaco ed è importante perché i vaccini ufficialmente sono dei farmaci, un po’ speciali.

Una piccola premessa sulla sperimentazione animale è d’obbligo, perché tutti i farmaci per uso umano che entrano in commercio passano (per legge) prima attraverso la sperimentazione sul mondo animale.

Partiamo immediatamente col dimenticare che la sperimentazione animale sia una metodica di valutazione della sicurezza di un nuovo farmaco, e conviene farlo quanto prima per il bene di tutti perché la sperimentazione in laboratorio non funziona e non funzionerà mai: il modello animale non ha nulla a che vedere con il modello umano.

Gli animali sono esseri senzienti la cui biologia e fisiologia sono completamente diverse da quelle dell’uomo.

I risultati di tale abissale differenza sono sotto gli occhi di tutti coloro che vogliono vedere, e il riferimento va alle stragi che i farmaci provocano nella popolazione umana, dopo aver sterminato quella animale negli stabulari.

Proprio questo è il motivo per cui si può affermare che le vere cavie, oltre agli animali, sono gli stessi uomini che per disperazione prestano il loro corpo alle sperimentazioni. In alcuni casi si tratta di persone sane che per soldi assumono le nuove molecole sviluppate in laboratorio affinché ne sia valutata l’efficacia o la pericolosità; in altri casi si tratta di persone disperate perché malate che si offrono per alimentare una qualsiasi seppure flebile speranza.

Ecco come avviene oggigiorno la sperimentazione dei farmaci.

Fase preclinica

La prima fase di prove e test su animali detta "Fase preclinica" non fornisce nessun dato utile ma è necessaria esclusivamente alle industrie per ottenere le autorizzazioni a procedere alle fasi successive, cioè alle sperimentazioni seguenti. Fasi che sono imposte dalla legge.

Lo scandalo non sono tanto i farmaci che vengono ritirati dal commercio ma le sperimentazioni che avvengono prima della messa in circolo di una molecola. Il vero scandalo sono le prove inutili su animali prima e su esseri umani poi (le nuove cavie) di molecole nuove di cui non si sa praticamente nulla.

E sono le leggi che permettono questa vergogna.

Attualmente la vita di una cavia umana costa circa 700-1000 euro. Un cane beagle, la razza canina più utilizzata nei laboratori, costa circa 300 euro...

Mai come oggi la vita umana e animale viene mercificata e usata per biechi scopi commerciali.

Fase I

Dopo la “Fase preclinica” in vitro e in vivo su animali, si passa alle tre fasi della sperimentazione clinica sull’uomo.

Durante la prima fase della sperimentazione clinica si effettua uno studio sulla sicurezza e sulla tollerabilità del medicinale, solitamente su un numero molto ristretto di volontari, da 20 a 100 persone. Questi volontari, in genere, hanno un’età non avanzata e non sono affetti da alcuna malattia né sono predisposti. Sono sani e la maggioranza lo fa per soldi.

L’obiettivo comprende gli studi di tollerabilità, farmacocinetica e farmacodinamica.

Per indagare la tollerabilità della sostanza presa in esame i volontari vengono divisi in più gruppi e ognuno riceve una dose diversa di farmaco. Una volta scelta arbitrariamente la dose iniziale si va a incrementarla nelle successive sperimentazioni. Vengono così registrati gli effetti collaterali, i danni tra cui spesso anche le morti. Ma nessuno ovviamente lo verrà a sapere...

Lo studio della farmacocinetica serve a determinare la concentrazione della molecola o di un suo metabolita nei fluidi biologici umani. La farmacodinamica permette di individuare un range approssimato di dosi attive, ma non la dose terapeutica.

Questa fase ha delle eccezioni che necessitano di condurre gli studi di Fase 1 su pazienti anziché su soggetti sani. Ecco le eccezioni:

  • Gravi patologie tumorali: a causa della loro tossicità;
  • Farmaci biotecnologici: perché alcune molecole possono indurre la produzione di anticorpi;
  • Farmaci per uso pediatrico: non è possibile eseguire studi di Fase 1 su minori sani.

Questo ultimo dato è molto interessante perché viene descritto che per i farmaci per uso pediatrico, tra cui i vaccini, non è possibile eseguire gli studi di Fase I su minori sani.

Per questa fase solo se il livello di tossicità è accettabile la sperimentazione può passare alla seguente Fase IL

Fase II

La seconda fase di sperimentazione clinica serve a indagare l'attività terapeutica del farmaco, quindi per capire se la sostanza ha effetti curativi. Ovviamente in questo caso servono soggetti volontari malati.

Rappresenta il primo studio nei pazienti per dimostrare l’efficacia terapeutica della molecola in presenza della patologia. Questi vengono divisi in più gruppi, e ognuno riceve una dose diversa di principio attivo e quando è eticamente possibile un placebo.

La Fase II si suddivide in almeno tre sottogruppi:

  1. Fase IIA: è uno studio comparativo effettuato con circa 200 pazienti affetti da una patologia specifica.
  2. Fase IIB: è uno studio comparativo effettuato su un numero maggiore di pazienti, circa 400 confrontati con un gruppo di controllo (placebo o farmaco di riferimento).
  3. Fase II applicazioni pediatriche: gli studi di Fase I e II vengono eseguiti sul minore, solo quando è definito il quadro della molecola su una casistica ampia di pazienti adulti.

Le applicazioni pediatriche, quindi su minori tra cui neonati, vengono eseguite solo quando le industrie hanno delle ampie casistiche di applicazione sugli adulti.

Tenendo conto che i dati sugli adulti di Fase II sono ricavati su persone malate, come fanno ad applicare tali risultati su neonati sani? Mistero della scienza.

Fase III

Nella terza fase si confronta l’effettiva efficacia del nuovo farmaco rispetto a farmaci simili già in commercio. L’obiettivo è la dimostrazione dell’efficacia terapeutica e della tollerabilità del principio attivo, analizzata su un campione più numeroso, circa 2000-4000 soggetti.

La sperimentazione clinica viene effettuata in questo caso su migliaia di pazienti e l’efficacia del farmaco viene confrontata con altri farmaci già in uso, con un placebo o con nessun trattamento.

Il periodo di monitoraggio del nuovo farmaco dura dai 3 ai 5 anni e in questo lasso di tempo si controlla l’insorgenza e la frequenza degli effetti indesiderati.

Fase IV studi post-registrazione

Quando la molecola entra in commercio è possibile testare il farmaco su una casistica di pazienti molto ampia e non selezionata come le precedenti fasi cliniche.

Questi sono dati importantissimi per le lobbies, ne consegue però che dopo l’immissione del farmaco in commercio, sia il medico (consciamente e non) che il paziente (inconsciamente) vengono coinvolti in una ampia sperimentazione del farmaco. Così facendo si mette a repentaglio la salute di svariati milioni di persone, che vengono inevitabilmente usate come cavie.

In questa fase gioca un ruolo chiave la farmacovigilanza attiva e passiva il cui obiettivo è quello di raccogliere dati sulla tollerabilità del farmaco. Oggi sappiamo molto bene che la farmacovigilanza ha moltissime lacune e non è in grado di seguire attentamente le molecole attive.

Vaccini: dove sono gli studi?

«L’esperimento dovrà essere condotto in modo tale da evitare ogni sofferenza o lesione fisica e mentale che non sia necessaria. Non si dovranno condurre esperimenti ove vi sia già a priori ragione di credere che possa sopravvenire la morte o un’infermità invalidante. Si dovrà effettuare una preparazione particolare, e particolari attenzione dovranno essere usate al fine di mettere al riparo il soggetto dell’esperimento da possibilità anche remote di lesione, invalidità o morte».

Come la mettiamo con i vaccini? Essendo farmaci, dovrebbero seguire la medesima procedura, ma invece non è così. I vaccini non sono farmaci normali, ma sono considerati farmaci immunitari, farmaci d’elezione, misure di prevenzione.

I vaccini entrati in commercio da decenni continuano a comportare sofferenza e morte di un gran numero di animali per l’esecuzione di questi test. Per esempio il vaccino antipolio viene testato per la neurovirulenza su due gruppi di scimmie, e secondo i protocolli UE vengono usate da 70 a 94 scimmie per il test di ogni lotto vaccinale; mentre il vaccino antitetanico viene testato sui topi o sui maiali. Scimmie, topi e suini a parte, abbiamo visto prima nella sperimentazione clinica dei farmaci che non esistono studi controllati (randomizzati o meno) in doppio cieco sui bambini!

La realtà è più inquietante di quello che si potrebbe immaginare, e proprio per questo dovrebbe interessare tutti i genitori, soprattutto coloro che sono a favore delle vaccinazioni indiscriminate.

Per i vaccini gli studi randomizzati in doppio cieco con placebo NON ci sono perché non esistono.

Mancano ovviamente anche gli studi non solo per singolo vaccino ma pure per le varie combinazioni: trivalente, tetravalente, pentavalente, esavalente ed eptavalente.

Non sappiamo nulla sugli effetti del singolo vaccino, figuriamoci conoscere l’interazione tra svariati antigeni inoculati tutti assieme!

Non a caso l'AIFA inizia a parlare di «monitoraggio addizionale» in merito ai vaccini, perché questo termine indica semplicemente “sperimentazione sull’uomo”, cioè sui bambini.

Un medicinale è sottoposto a monitoraggio addizionale: se contiene un nuovo principio attivo autorizzato nell’UE dopo il 1 gennaio 2011; se è un medicinale biologico, come un vaccino o un medicinale derivato da plasma (sangue), per il quale è disponibile una limitata esperienza successiva all’immissione in commercio.

Il grosso problema è proprio il fatto che i vaccini non sono considerati dei farmaci ma delle “misure di prevenzione” e questo permette alle industrie che li producono di non presentare agli enti sovranazionali (FDA, EMEA, AIFA, ecc.) quegli studi che invece vengono richiesti per qualsiasi altro farmaco.

Come mai ai vaccini spetta questo particolare e unico privilegio?

Non è permesso dalla legge e dalla deontologia medica sperimentare sui bambini, e poi i vaccini sono farmaci d’urgenza quindi non normali, per cui l’iter è diverso.

La domanda che sorge spontanea è: se la sperimentazione clinica non viene fatta nei laboratori, allora viene fatta negli ambulatori delle ASL direttamente sui bambini?

Purtroppo è proprio così.

Con la scusa della prevenzione dalle malattie si sta violando il Codice di Norimberga del 1947 che proclama in modo solenne che il consenso volontario del soggetto è assolutamente necessario.

Quale consenso potrà mai dare un neonato di trenta giorni di vita? Lo faranno i suoi tutori, ma oggi i genitori sono realmente consapevoli di tale pratica medica, hanno le informazioni corrette e soprattutto complete? La risposta ovviamente è no!

Il Codice di Norimberga del 1947 fu quindi il primo documento riconosciuto a dare un limite alle sperimentazioni umane.

Vaccinazioni

Armi chimiche contro il cervello e l’evoluzione dell’uomo

Marcello Pamio

«Nel futuro si eliminerà l’anima per mezzo di farmaci. Come oggi si vaccinano le persone contro questa o quella malattia, così in futuro si vaccineranno i bambini con una sostanza che li renderà immuni dall’essere...

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Marcello Pamio

Marcello Pamio: scrittore, insegna nutrizione in diverse scuole di Naturopatia. Dal 1999 gestisce il sito internet www.disinformazione.it. È autore di diversi saggi di successo, tra cui ricordiamo: Il Lato Oscuro del Nuovo Ordine Mondiale, Manifesto contro la televisione, Diabete, La vita inizia...
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Anna

Anna

Ho trovato molto interessante l'anteprima di questo libro. lo metterò nel mio prossimo carrello

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