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Disinformazione

di Roberto La Paglia 1 mese fa


Disinformazione

Leggi un estratto dal libro "Controllo Totale: Tecniche di Disinformazione e Controllo delle Masse" di Roberto La Paglia

Nei sistemi sociali presenti in Occidente, temi quali la stabilità e l’instabilità delle strutture dipendono in maniera determinante dall’opinione pubblica.

Anche se qualcuno troverebbe molto da ridire in merito a questa affermazione, in linea di massima questo è il presupposto sul quale si basano, o si dovrebbero basare, i sistemi sociali evoluti, ovvero sulla formazione dell’opinione pubblica attraverso l’informazione data dai sistemi di comunicazione.

Stai leggendo un estratto da questo libro:

Controllo Totale: Tecniche di Disinformazione e Controllo delle Masse

Storia del controllo mentale, tecniche di disinformazione e metodi di difesa

Roberto La Paglia

Conclusa la lettura di questo libro saranno principalmente tre le reazioni: incredulità, sgomento, totale rifiuto. Si tratta di sentimenti ampiamente condivisibili, ma tutto quello che leggerete è frutto di una lunga osservazione, registrazione e...

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Preso per scontato questo concetto, appare evidente la sottile idea di pericolo che il concetto stesso nasconde al suo interno; se infatti è vero che i mezzi di comunicazione sono il veicolo primario per informare l’opinione pubblica, è altrettanto vero che possono essere usati per disinformarla ottenendo lo stesso identico risultato ovvero, parafrasando il titolo di un libro edito qualche tempo fa, “tutto ciò che sai non è vero”.

La disinformazione giornalistica parte da una logica deduzione: se la maggioranza delle testate è finanziata o direttamente connessa con i gruppi di potere, qualunque sia la natura che essi esprimono, quale migliore mezzo per ammantare di un alone di formale verità il loro bisogno di tacere alcune informazioni?

Questo processo di disinformazione è sotto gli occhi di tutti eppure, miracoli della carta stampata, nessuno o quasi se ne accorge; da questo punto di vista esistono varie tecniche e studi psicologici su come trattare la notizia per renderla più o meno interessante agli occhi del lettore.

Iniziamo quindi ad addentrarci in questo strano mondo e cerchiamo di capire quando e in che modo veniamo disinformati pur avendo il sentore di aver letto la verità.

Partiamo subito da un luogo comune purtroppo molto diffuso: ciò che non viene riportato dalla stampa o ripreso dai mass media non esiste e se qualcuno ne parla sta soltanto inventando una storia per il proprio tornaconto.

Questo atteggiamento nasce in verità da un secondo luogo comune che vede la scienza ufficiale, in tutti i suoi campi, come unica detentrice della verità; tutti coloro che non fanno parte di un determinato entourage, che non hanno un nome noto o che non possiedono uno status sociale adeguato, vengono automaticamente declassificati.

Questi due atteggiamenti, oltre alla pigrizia mentale tipica di questo secolo, sono i risultati di un lunghissimo periodo di disinformazione che è quasi riuscito a creare un mondo parallelo, una realtà diversa da tutte le altre.

Come è stato possibile tutto ciò?

Per rispondere a questo quesito è necessario prima chiedersi a quali interessi rispondono, o sono costretti a rispondere, coloro che offrono l’informazione.

Tutti sappiamo che “l’informazione cartacea”, pur mantenendo ancora una discreta popolarità, viene ormai giorno dopo giorno resa sempre meno popolare dalla rete internet.

Questo processo risulta essere molto più importante di quanto potrebbe a prima vista apparire.

I media, e la realtà virtuale che giornalmente creano, rispondono a requisiti ben precisi, sono cioè parte integrante della struttura economica che li sostiene; in tal senso ogni notizia viene filtrata attraverso le priorità di coloro che finanziano la struttura, sia essa una semplice agenzia fino ad arrivare alla grande stampa e alla televisione di stato.

Generalmente, la copertura e la priorità dell’informazione viaggiano parallelamente agli interessi, ai punti di vista e alle valutazioni dei gruppi politici o economici che finanziano.

Questo modus operandi, ovviamente, mette fuori dal gioco in maniera automatica le classi ritenute “non interessanti” ai fini del raggiungimento dello scopo finale, tali classi, come sempre, includono gli anziani, i lavoratori, gli ammalati, ecc.

Ma come funziona esattamente il meccanismo dell’ informazione?

La maggior parte delle notizie sono distribuite da Agenzie di Stampa internazionali, questo comporta il fatto che circa il 90 per cento delle informazioni vengono rifiutate; ciò accade sia per mancanza fisica di spazi editoriali, sia perché non sempre la notizia corrisponde alle finalità dei finanziatori.

Da questo possiamo quindi desumere che ciò che viene portato a nostra conoscenza è soltanto una minima parte di ciò che accade nel mondo, ma, cosa ancora più grave, questa minima parte non sempre corrisponde alla realtà dei fatti.

Quali sono quindi i criteri utilizzati nella scelta, ed a quali interessi corrispondono?

Abbiamo già detto che la maggior parte delle agenzie di stampa sono in realtà delle vere e proprie “multinazionali dell’informazione”, in prevalenza nordamericane, europee e giapponesi.

Si tratta di realtà strettamente collegate e vincolate ad importanti gruppi finanziari, i quali, a loro volta, si trovano in stretta e diretta sinergia con i governi dei paesi ai quali appartengono.

Quale interesse potrebbero avere questi gruppi a diffondere notizie che, in qualche modo, potrebbero agevolare dei cambiamenti sociali, oppure che mostrino palesemente pecche ed aspetti negativi del sistema?

Praticamente nessuno!

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Roberto La Paglia

Roberto La Paglia

Roberto La Paglia (Catania, 1961) giornalista freelance, scrittore e divulgatore nel campo delle tematiche misteriose e delle scienze di frontiera; autore di numerose pubblicazioni editoriali e altrettanti articoli per varie riviste del settore, alterna a queste sue prevalenti...
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