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Desiderare: un modo pratico per realizzare te stesso

di Maria Elena Aimo 18 giorni fa


Desiderare: un modo pratico per realizzare te stesso

Leggi un estratto dal capitolo 2 del libro "Codice dei Desideri" di Maria Elena Aimo

Hai provato a immaginarti come uomo in un cammino che ti libera, in cui ogni giorno cresce una sensazione di leggerezza e di maggiore armonia?

Se hai abbandonato l'idea che qualcuno ti liberi, stai probabilmente iniziando a considerare esperienze diverse da quelle dell'uniforma-mondo, a immaginare altre situazioni rispetto a quelle che fino a oggi hai ipotizzato. Hai iniziato a ricontattare i tuoi desideri.

«Pochissimi riescono ad accorgersi dei propri desideri, trovare la lucidità per formularli e il coraggio di non dimenticarseli.» (Igor Sibaldi, Il mondo dei desideri)

Ora ci addentreremo nel mondo dei desideri. Troverai molti punti di vista e collegamenti, prendili come stimoli per approfondire e costruire un tuo libero pensiero.

Stai leggendo un estratto da

Codice dei Desideri

Manuale pratico per realizzare te stesso

Maria Elena Aimo

I desideri si possono realizzare? Sì, se sai desiderare e sai chiedere. I desideri sono lo specchio del tuo essere autentico che non vede l’ora di esprimersi ed essere libero. Questo libro è una guida pratica ricca di stimoli, per scoprire il...

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Indice dei contenuti:

Che cosa si dice del desiderio

Nella nostra società si parla poco di desiderio e quando se ne parla si fa riferimento al possesso, alla bramosia. Molti lo considerano una sorta di diavolo tentatore dal quale tenersi lontano.

Nel tempo alcune correnti spirituali e filosofiche hanno considerato il desiderio come una prigione da cui liberarsi, collegandolo all'espressione dell'ego: appena si raggiunge qualcosa, si vuole subito qualcos'altro, innescandosi così un infinito meccanismo di tensione verso ciò che è fuori dall'essere. Epicuro sosteneva che il desiderio fosse la fonte primaria di dolore.

Queste correnti di pensiero incoraggiano un paziente lavoro su se stessi, per annullare il desiderio e vivere pienamente il presente. Esse portano l'attenzione sulla costruzione di una pace interiore che può avvenire solo con un distacco dalle sollecitazioni e interferenze dei mondo.

Ci sono altre correnti per cui il percorso dell'umano è orientato a scoprire il suo «divino» e il suo impegno terreno è «rendersi simili a Dio, secondo le proprie possibilità», come dice Platone. Il desiderare in questo caso è il motore che, a partire da ciò che c'è nel presente del proprio mondo, incoraggia e sostiene l'uomo, attraverso un percorso di riconoscimento del suo essere divino, avvicinandolo sempre di più al Regno di Dio.

Nel Vangelo di Luca (ma anche in quelli di Matteo e Marco) i farisei domandano a Gesù: «Quando verrà il regno di Dio?» e Gesù risponde: «Il regno di Dio è in mezzo a voi» (Luca 17,20-21). Significa che è possibile vivere il regno di Dio se l'uomo è capace di riconoscerlo.

Come fare? Gesù afferma: «In verità vi dico: se non imparerete e non diventerete come i bambini, non entrerete mai nel regno dei cieli. Perciò, chiunque diventerà piccolo come un bambino sarà il più grande nel regno dei cieli» (Matteo 18,3-4). I bambini sono capaci di vivere liberi da giudizi e pregiudizi, fuori dagli schemi del bene e del male, sono capaci di immaginare ciò che ancora non c'è. I bambini sono capaci di desiderare.

Anche nella Cabala ebraica, attraverso la rappresentazione dell'Albero della Vita, nella porta d'accesso per sviluppare le virtù che ci consentono di raggiungere il Sé Divino vi sono le emozioni, le aspirazioni, gli ideali ovvero la capacità di desiderare. È l'operazione che consente di liberare ciò che è materiale, facendo esperienza del mondo come lo si immagina. Essa è la fonte primaria del cambiamento.

Come fare a decidere se affidarsi al desiderio o annullarlo?

Bill Mollison, padre della permacultura, un metodo che progetta l'insediamento dell'uomo strutturando ecosistemi naturali in grado di mantenersi il più possibile in autonomia, in armonia tra uomo e natura, afferma che una scelta coerente con il nostro essere in armonia con gli ambienti naturali, ai quali siamo sempre costantemente collegati, può arrivare guardandoci intorno, e studiando cosa accade.

Esistono dei modelli (patterns) che si ripetono in natura. Noi non dobbiamo far altro che osservare e comprenderne il funzionamento.

Nella permacultura si dice: «Scegli un albero, è il tuo maestro»; se preferisci scegli l'acqua, un fiore o un filo d'erba, ognuno contiene la saggezza dell'universo.

Il desiderio è movimento e trasformazione

La materia, sia essa viva o meno, senza il nostro intervento è in continuo movimento. Gli atomi della pagina che state leggendo «si muovono», cosi come quelli dell'acqua che bevete o della sedia su cui siete seduti.

In modo più specifico nelle sostanze gassose, come l'ossigeno, le particelle sono libere di muoversi in tutte le direzioni; nei liquidi invece rotolano le une sulle altre; nei solidi compiono delle vibrazioni attorno alla loro posizione.

Ogni più piccolo movimento è il risultato di due tipi di movimento: quello legato allo stato fisico (solido, liquido o gassoso) e quello dovuto all'infinito numero di reazioni chimiche. Gli organismi viventi, il nostro compreso, creano e distruggono legami chimici, giorno e notte; per quanto detto sino ad ora, possiamo considerarci come pervasi da un movimento costante.

Inoltre il movimento nella sua azione costruisce la materia, distribuisce l'energia, favorisce la crescita e lo sviluppo.

Un semplice esempio è quello dell'uovo: la crescita dell'embrione avviene grazie alle contrazioni ondulatorie dell'amnios, sacco che contiene il liquido nel quale è immerso l'embrione. Le contrazioni raggiungono e plasmano il contenuto dell'uovo, confermando che la forma è strettamente connessa con il movimento. Quindi essendo noi parte della materia, lo è anche tutto il nostro organismo, dalla singola particella alle cellule, agli organi che sono in movimento perpetuo, così come la mente, il pensiero, la coscienza; tanto che alcuni parlano di flusso di pensiero, flusso di coscienza.

Soffermiamoci ora sulle caratteristiche dell'acqua, elemento primordiale che racchiude il segreto dell'origine e dello sviluppo della vita. Tutte le tradizioni concordano sul fatto che le origini dell'universo e della vita sono legate a essa. Per la scienza l'universo in evoluzione è composto da frattali, il cui disegno segue il movimento dell'acqua. L'organismo umano adulto è composto dal 60% di acqua ed essa costituisce il 70% della superficie terreste. Conoscere questo elemento significa conoscerci e apprendere le regole dell'universo di cui siamo parte.

Paolo Consigli, autore del libro L'acqua pura e semplice, sostiene che l'acqua tende sempre a realizzare «se stessa», a curvarsi in maniera ritmica, ribellandosi a qualsiasi cosa le impedisca di seguire il proprio corso naturale.

Pensiamo ora alla formazione delle nuvole, prodotte dall'evaporazione dell'acqua dei mari e degli oceani. La trasformazione dell'acqua marina in nuvole rappresenta la creazione che evolve e si perfeziona in modo ciclico e ininterrotto. Il mondo si rinnova in ogni istante, nulla è mai come un attimo prima. Non è quello che succede a noi?

Poniamo attenzione al nostro essere, distinguendolo dal fare: esso è sempre in movimento e ha una tensione verso la trasformazione.

È necessario distinguerlo dal fare perché quest'ultimo è sollecitato dall'uniforma-mondo, mentre il nostro essere, dopo il processo di liberazione, è puro. Infatti si parla di acqua pura e semplice, aggettivi indispensabili per descrivere il nostro innato movimento: puro e semplice, presente nella sua essenza naturale, non inquinato dalle richieste e credenze del mondo.

Il nostro essere puro e semplice ha una tensione verso la realizzazione di se stesso e quando abbiamo la sensazione di essere fermi, di non essere in viaggio, quando ci sentiamo sempre gli stessi da un po', proviamo un senso di inquietudine e mancanza.

Il desiderio come instabilità

Un altro elemento importante per conoscerci è il concetto di instabilità.

I ricercatori dicono che l'acqua, in quanto sensibile al cambiamento, dà origine a zone di confine in cui vi è un equilibrio instabile: proprio questa instabilità crea le condizioni per lo sviluppo delle forme vitali, dalle più semplici alle più complesse.

Prova a porre attenzione al modo in cui cammini, prova a fare qualche passo, tutte le volte che alzi un piede il peso corporeo si sposta dalla parte in cui la gamba è appoggiata a terra e per un attimo c'è instabilità, poi il piede alzato si posa a terra, il peso si ridistribuisce equamente e si riprende una condizione di equilibrio. Ogni passo ci fa perdere la condizione di equilibrio precedente, viviamo una fase di instabilità per poi ritrovare un nuovo equilibrio.

L'instabilità quindi sembra necessaria per il nostro procedere nella vita, affinché possa crearsi una nuova forma di noi e possa avvenire il cambiamento.

Spesso l'instabilità viene percepita come negativa e questo ci porta alla spasmodica ricerca della stabilità, che ci fa rimanere nel nostro essere sempre uguali a noi stessi. L'instabilità è invece condizione naturale ed essenziale della vita, ci permette di trovare un equilibrio sempre nuovo.

Pensiamo a quando dobbiamo prendere delle importanti decisioni: viviamo momenti di confusione, di instabilità emotiva e, talvolta, anche fisica, con malanni che si susseguono. Ma è proprio attraverso quel passaggio che arriviamo alla scelta.

Gandhi dice: «La vita non è aspettare che passi la tempesta ma imparare a ballare sotto la pioggia». La tempesta richiama alla condizione di instabilità, parte naturale della vita, dipende da noi come viverla. Se impariamo a danzare nella tempesta, possiamo scoprire la bellezza.

La nostra vita è una continua trasformazione. Ogni giorno è diversa. Ogni giorno noi siamo diversi. Così come lo sono le piante, i fiori, il cielo, le zolle di terra. Il movimento è naturalmente presente nella nostra vita e anche quando tutto sembra fermo, immobile, statico, se riusciamo a osservarlo con attenzione, possiamo sentirlo e vederlo agire.

La spinta verso la trasformazione è un'energia che ci appartiene anche se la neghiamo; quando tentiamo di annullarla rimaniamo fermi nella nostra insoddisfazione e ci spegniamo. È un'energia di conoscenza, creata dall'esperienza. Non possiamo far altro che accoglierla, amarla e trovare il modo per utilizzarla come una occasione e opportunità per noi stessi. Certo il cambiamento continuo può farci sentire «in balia degli eventi», perché questo non avvenga non deve essere fine a se stesso, ma orientato alla ricerca.

Ecco, quella spinta al cambiamento è il desiderio. Come negarla? Come non ascoltarla dal momento che è parte di noi? Continua a bussare al nostro cuore! Troviamo il modo di trasformarla da bramosia a dolce e rispettosa compagna del nostro viaggio umano.

Lasciamo andare il desiderio dell'avere e prendiamo in considerazione il desiderio dell'essere: è la nostra bussola, è il nostro orientamento come lo sono le stelle.

«Si deve diventare un'altra volta così semplici e senza parole come il grano che nasce, o la pioggia che cade. Si deve semplicemente essere.» (Etty Hillesum, Diario 1941-43)

Il desiderio è una stella

La parola desiderio deriva dal latino de-sidus, che letteralmente significa «mancanza di stelle»; dai linguisti la parola viene spiegata come «avvertire la mancanza delle stelle».

Pensiamo ai marinai quando, senza le tecnologie odierne e a causa del brutto tempo, si ritrovavano a orientarsi in mezzo al mare privi del riferimento delle stelle; provavano un senso di smarrimento per la mancanza di esse e non vedevano l'ora che ricomparissero per proseguire il loro viaggio.

Le stelle illuminano il cielo, danno luce alla terra e sono punti di riferimento. Per gli antichi erano punti cardinali che facevano del cielo una bussola.

Quando guardiamo il cielo e ci concediamo di abbandonarci a quello spazio aperto, incontriamo l'immensità, il senso di infinito e di vuoto, ci sentiamo attratti e nello stesso tempo spaventati.

Immagina che le stelle spariscano improvvisamente e le notti siano buie, senza punti di riferimento. Il cielo è terso ma senza stelle. Che colore ha il cielo? Che sensazione provi?

Il percorso del nostro desiderare inizia quando entriamo in contatto con ciò che manca: potremmo dire, riprendendo l'etimologia, con le stelle che mancano nella nostra vita, con quel buio che ci spaventa, con la mancanza dei nostri punti luminosi di riferimento, con ciò che ci indica la direzione.

Nel cielo senza stelle il senso di vuoto è forte, opprimente, angoscioso. Se in quello spazio buio iniziano a comparire puntini luminosi quell'immensità diventa bellezza, meraviglia e, pur rimanendo forte il senso del vuoto che ci spaventa, come attratti da una calamita, rimaniamo a scrutarlo per ore, con curiosità e commozione.

Desiderare è energia che non ci ferma alla sensazione di mancanza, al contrario ci invita a procedere. Attraverso il nostro immaginario si creano situazioni nuove, nella ricerca della pienezza, ovvero di quella sensazione di piacere che ci fa stare così bene da sentirci appagati. La mancanza viene trasformata e superata dal desiderare.

Igor Sibaldi si spinge ancora oltre le stelle e scrive: «Desiderare significa accorgersi che nel tuo cuore c'è qualcosa di più di quel che, per ora, le stelle stanno concedendo all'umanità» (Igor Sibaldi, Il mondo dei desideri).

Il desiderio ci invita quindi a guardare ciò che c'è oltre le stelle, a esplorare l'ignoto, quello che non abbiamo mai preso in considerazione, ci invita a uscire dal «mondo» dell'addomesticamento per esplorare ed entrare nel «nostro mondo».

Codice dei Desideri

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Maria Elena Aimo è un’esploratrice della vita! Fa ricerca da vent’anni nel campo della crescita personale, che sente fortemente legata alla spiritualità. Negli anni i suoi studi sociali ed educativi si sono ampliati con l’interesse per ciò che unisce la...
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