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Culto del calcolo e declino della civiltà - Estratto da "Tecnoschiavi"

di Marco Della Luna 7 mesi fa


Culto del calcolo e declino della civiltà - Estratto da "Tecnoschiavi"

Leggi in anteprima un estratto dal libro di Marco Della Luna e scopri le intenzioni che si nascondono veramente dietro al sistema economico globale

Le regole della società finanziarizzata - la quale tuttavia forse non è la peggior forma possibile di società, anche se lo può divenire - ruotano intorno a due (mendaci) assiomi cardinali, su cui è eretto un vero "culto del calcolo" (ragionieristico) assieme a tutta la teologia monetaria, ossia la dottrina dei vincoli di bilancio e dell'utilità di attrarre i investimenti stranieri.

Il primo assioma è quello che i mercati (finanziari) siano ottimizzati, cioè che distribuiscano nel modo migliore possibile le risorse e i redditi, nonché efficienti, cioè che tendano a equilibrarsi, prevenire o superare le crisi, massimizzare la produzione, mentre nei fatti avviene contrario, perché le crisi servono al profitto speculativo.

Il secondo, molto più importante, è quello della scarsità della moneta: la moneta deve venir trattata come se fosse costosa da produrre se la sua disponibilità fosse oggettivamente limitata (e che quindi la moneta potesse mancare), anche se ambedue questi assunti sono falsi, dato che la moneta, oggi, non rappresenta un bene dotato di valore, prodotto impiegando materiali di valore o mano d'opera o conoscenze tecnologiche, bensì è un mero simbolo recante un numero, esente da osti di produzione e da limiti di disponibilità, perché creato semplicemente digitando cifre, esattamente come le lettere che sto usando per scrivere questo libro.

Non è un caso - si badi bene - se le varie costituzioni, inclusa la nostra, o non parlano affatto della moneta e del potere di crearla, oppure ne parlano vagamente, in modo ambiguo, sebbene si tratti di un potere politico determinante: questa lacuna è una backdoor legale lasciata intenzionalmente aperta per predisporre lo svuotamento politico dello stato e la sua privatizzazione bancaria.

Si presti attenzione: il predetto mendace postulato della scarsità-costosità oggettiva della moneta serve a giustificare la duplice pretesa del capitalista finanziario (del Geldmacher-Geldgeber, cioè creatore-datore di denaro):

  • a) di farsi pagare al valore nominale e con denaro frutto di lavoro i simboli monetari che mette a disposizione dei produttori di ricchezza reale, fino ad assorbire tutto il margine di utile con gli interessi composti;
  • b) di dirigere la politica e la riforma sociale a sua tutela e convenienza, imponendo tra l'altro la sotto-occupazione, l'abbattimento delle pensioni e il taglio degli investimenti, al preteso fine di far quadrare i bilanci, come presto si spiegherà.

La prassi per cui circa il 90% dei mezzi monetari (capitali finanziari, liquidità) è creato dalle banche private di credito (non centrali), congiunta al fatto che il giro d'affari del mercato finanziario negli ultimi vent'anni è cresciuto a dismisura fino a oltre 12 volte quello dell'economia reale, e che quindi le banche private hanno moltiplicato la loro creazione monetaria, ha dato ai possessori delle banche un potere prima inconcepibile sull'economia e sulla società.

Lo confermano i seguenti dati ufficiali della Federai Reserve Bank rilevati al 28.07.18:

  • MO (moneta legale, ossia banconote + monete metalliche circolanti): 3.600 miliardi;
  • MZM (money zero maturity, ossia la liquidità totale): 15.500 miliardi.

Il che significa che, su 15.500 miliardi di dollari di liquidità in circolazione, solo 3.600, ossia solo il 23% circa sono creati dalla banca centrale e dallo Stato, e il resto - il 77% - è creato dalle banche ordinarie.

Segnalo che la BCE non pubblica il dato di MO, cioè non dichiara il valore di moneta legale in circolazione - il che è indice di opacità voluta.

Un notevole precedente storico di scarsità-costosità della moneta, imposte attraverso il potere politico al fine di assicurare i profitti da usura ai banchieri, è quello delle colonie britanniche in Nord America, le quali prosperavano grazie a una moneta creata da loro stesse, a basso costo e in abbondanza, il che minava il potere su di esse e il lucro usurario dei banchieri britannici, tanto che questi la fecero proibire dal governo londinese, facendo precipitare così le colonie nella recessione. La ribellione a tale proibizione è l'origine della Guerra di indipendenza da cui nacquero gli Stati Uniti d'America - vedi Euroschiavi, capitolo "Riformatori assassinati".

L'imposizione graduale, ma forzata, ai popoli di un modello economico disfunzionale e controproducente, basato su postulati falsi, mistificatori - imposizione che è il Leitmotiv della politica soprattutto nell'Unione europea (UE) e ancor più in Italia - serve il vero fine, che è rafforzare il privilegio e il potere dei Geldgeber ("datori di denaro"), ossia degli improduttivi monopolisti della creazione del capitale finanziario, a spese della popolazione generale (una classe globale parassitarla che si impadronisce non solo della ricchezza presente e futura delle classi produttive, ma pure dei poteri politici; e che, per legittimare tale sua posizione, come fanno tutte le classi parassitarle dominanti, ha creato un'ideologia economica pseudo-scientifica agendo sui finanziamenti e le carriere nel mondo accademico, della ricerca, dei premi Nobel).

La gente oramai vive questa ideologia come realtà indiscutibile, e ne accetta come legittime le conseguenze. È questa la sottaciuta funzione dei vincoli di bilancio, del far quadrare i conti a tutti i costi. Però la quadratura, con questo metodo, riesce sulla carta e per un paio di anni; poi, soprattutto se salgono i tassi, salta, perché la supertassazione e i tagli a investimenti, stipendi e pensioni si traducono presto in recessione, in peggioramento del rapporto PIL/ deficit e del rating, come pure in fuga di imprese. E nei prossimi anni questi effetti indesiderati sono destinati a esplodere.

Ma naturalmente per i ministeri-chiave si troverà sempre qualche pseudo-economista imbecille o in malafede che abbracci il falso modello economico e si sforzi di imporlo a dispetto dei suoi nocivi risultati.

In realtà, come si dirà, la fisiologia di un sistema finanziario a moneta simbolica è completamente diversa, ha un altro paradigma rispetto a quello preteso dall'assioma della scarsità monetaria.

In secondo luogo, tali effetti discendono dalla logica finanziaria dei bilanci, del rating, della borsa quindi dalla caccia al profitto di breve termine, determinato dal budget prescindente dalla ricchezza reale prodotta e fruita, nonché dalla qualità della vita e dell'ambiente; e mirano a conformare l'organizzazione e i rapporti, sia tra colleghi di lavoro che col pubblico, allo spirito competitivo e commerciale, in cui ciascuno deve stare sempre in guardia dagli altri, e viene contrastata la formazione di gruppi solidali tra colleghi, perché limiterebbero il potere manipolatorio da parte della direzione.

Con tutto questo viene eliminato uno dei due principali e ancestrali pilastri dell'uomo, della sua sopravvivenza, della sua capacità auto-normativa, ossia lo spirito di gruppo. Famose agenzie hanno ristrutturato in questo senso la prassi di banche e altre grandi aziende private e pubbliche, insegnando che il cliente va "processato" (processed), cioè lavorato per estrarne il massimo ricavo nel minimo tempo, e così pure il collaboratore. Questo lavoro è stato la precondizione delle maxitruffe bancarie degli ultimi vent'anni. Sono stati introdotti tutto un linguaggio e tutto un repertorio di concetti esprimenti e inculcanti le categorie del commercio anche in servizi pubblici essenziali e di rapporti umani.

Questa logica, privilegiando la ricattabilità occupazionale, scoraggia i progetti e gli impegni a lungo termine (come gli investimenti nella formazione del personale e nella costruzione di rapporti umani solidali, fiduciari tra colleghi, coi superiori e coi clienti). Sono state create le premesse per rendere conveniente la sostituzione del lavoratore dequalificato, o tecnologicamente obsoleto, con l'automa.

Persino nel settore pubblico, persino nelle università, il dirigente è spesso premiato con un aumento dello stipendio se riduce i costi del personale, ossia se taglia gli stipendi dei suoi sottoposti; onde è posto in conflitto di interessi coi collaboratori, che egli tenderà a spremere e vessare e a mettere in competizione al ribasso tra di loro - in danno della loro dignità e dei loro stessi rapporti umani.

Il metodo decisionale contabile-finanziario pone fuori gioco due fondamentali moderatori e moralizzatori del comportamento decisionale, che tendono a impedire che l'uomo tratti l'uomo come cosa, come mero strumento; pone fuori gioco l'empatia, perché esso fa decidere in base ai numeri; e la coscienza morale, perché questa è superata dalla credenza "scientifica" che i mercati e i criteri contabili debbano essere obbediti necessariamente per evitare mali ancora peggiori di quelli comportati dall'obbedire ad essi.

La cultura nichilistica del culto del calcolo è l'opposto della cultura animista: nella cultura animista ad ogni cosa è riconosciuta un'anima; in quella del calcolo, nessuna.

È il regno della quantità pura, astratta. Il regno del mercato o della quantità dei valori relativi di scambio, in cui persone, opere e cose hanno tutte un prezzo, e nessuna un valore, valgono e sono percepite solo per ciò contro cui possono essere scambiate, spesso senza bisogno che vengano scambiate effettivamente. Anzi, più precisamente, il regno dei simboli rappresentanti valori di scambio, cioè della finanza. I valori in sé, i valori di godimento, i fini, come la qualità dell'ambiente, non possono essere considerati perché non sono, per loro natura, contabilmente rilevabili.

La ricerca scientifica sperimentale ha accertato che i giudizi e le decisioni morali, cioè quelli che tengono conto del bene e del male altrui, che ci trattengono dal trattare (o dal trattare fino in fondo) gli altri come cose, che ci trattengono dall'infliggere ai nostri simili gravi ed estesi tormenti, derivano dal combinato di emozioni e intuizioni (quindi David Hume aveva visto giusto, e Platone meno) rapportabili allo spirito di gruppo, non da una funzione razionale che deduca o inferisca che cosa sia bene o male in base a verità o teoremi logici, e da cui conseguano condotte morali.

Che una cosa sia bene o male, noi lo sentiamo, non lo deduciamo, perlopiù. La moralità e i valori non si possono acquisire a volontà, e non si acquisiscono studiando, ragionando o leggendo tabelle di principi. Perciò, un sistema decisionale come quello numerico-contabile sopra descritto, proprio del mondo dominato dal capitalismo finanziario, tagliando fuori emozioni e intuizioni, taglia pure fuori, sopraffa, il fattore morale, la coscienza morale e i suoi scrupoli, il loro feedback emotivo sui decisori, soprattutto sui grandi decisori strategici, sui governanti.

Taglia fuori ciò che può trattenere essi o i loro collaboratori dal portare avanti certe strategie, certi metodi di gestione, che saranno implementati dall'apparato tecnologico super potente di cui dispongono. Taglia fuori quindi, ai fini delle decisioni, le considerazioni di lungo termine in favore del breve termine (budgetismo), ossia tende a non curarsi dei danni distanti nel tempo che prevedibilmente conseguiranno dalle prassi e dalle scelte attuali, per quanto catastrofici tali danni possano prospettarsi. Piuttosto, userà la paura di future catastrofi come opportunità per nuovi profitti (il business dell'ecologia, ampiamente finanziarizzato e di più che dubbia efficacia ambientale), nonché per ottenere riforme legislative ancora più favorevoli.

Quanto sopra, suggerisce che un mondo così governato procederà verso la catastrofe, e a maggior ragione se si può trasporre nel sistema-mondo ciò che si osserva nei pazienti che non hanno, o hanno perso, le loro risposte emotive endogene (per anomalie congenite o per gravi lesioni alle strutture cerebrali deputate alla vita emotiva). Tali pazienti, infatti, pur conservando un normale raziocinio, prendono, una dopo l'altra, decisioni inopportune per se stessi sul piano pratico, e anche disastrosamente sbagliate.

La ragioneria, ossia la tecnica che guida e giustifica le decisioni di politica economica nel regime di capitalismo finanziario, è idonea e indispensabile per analizzare e per comparare modelli alternativi di organizzazione economica e di allocazione di valori di scambio e di risorse limitate e numericamente misurabili, così come i loro flussi.

In questa seconda funzione, se applicata non alle singole aziende ma alla macroeconomia, alla dimensione nazionale o internazionale, essa diviene ingannevole, in quanto la principale risorsa in questione, quella di cui essa si occupa, cioè la moneta-simbolo, in ambito macroeconomico (diversamente che nell'ambito aziendale o familiare) è limitata non oggettivamente, bensì solo per finzione e volontà politiche, perché l'ambito macroeconomico crea la moneta dal nulla per scelta e atto politico.

Invero, il limite alla creazione-disponibilità di moneta viene tolto laddove serve a chi detiene le leve del potere per stabilizzare il suo apparato: vedasi il quantitative easing e il «whatever it takes» di Mario Draghi, che fanno comparire dal nulla quantità apparentemente illimitate di moneta a sostegno dei mercati speculativi, mentre lasciano i popoli ad affondare nella disoccupazione e nella povertà.

La gente sarebbe forse meno governabile se capisse un paio di cose, che qui sono solo accennate, ma più avanti verranno riprese approfondite in un contesto comprensivo:

  • a) che gli alti e bassi dell'economia reale sono prevalentemente determinati da quanta liquidità viene deliberatamente immessa o tolta in essa (cioè togliendo liquidità dall'economia si fa scendere il PIL, e aggiungendone lo si fa salire);
  • b) che la liquidità scarseggia (nell'economia reale) solo perché l'apparato la fa scarseggiare artatamente, con una decisione essenzialmente politica della grande finanza, per mantenere il suo dominio e rimodellare la società a sua convenienza.

Non voglio con ciò dire che il denaro andrebbe creato senza vincoli quantitativi, e che crearne molto immettendolo nell'economia garantirebbe la crescita; ma che i vincoli della sua erogazione dovrebbero essere primariamente qualitativi, nel senso che si debba e possa creare e immettere nei circuiti produttivi tutto e solo il denaro che si può impiegare bene, cioè utilmente e sostenibilmente (individuare il "bene" è compito delle scienze applicate).

L'imporre un vincolo quantitativo in luogo di quello qualitativo può semplificare apparentemente e superficialmente la gestione bancarizzata e centralizzata delle nazioni nel breve e medio termine, e soprattutto può permettere e legittimare (o celare) la loro depredazione da parte del potere bancario divenuto sovrano della regolazione monetaria; però sta producendo un crescendo di effetti perniciosi e destabilizzanti di ampiezza crescente.

Inoltre, la ragioneria è capace di analizzare le possibili scelte di come usare i mezzi disponibili per raggiungere un dato scopo, ma non è idonea a decidere che scopi si debba perseguire, né chi debba decidere, né chi debba beneficiare delle decisioni o che ordine di priorità abbiano i vari scopi (all'atto pratico, decide il più forte).

Ancora meno è capace di far nascere gli scopi nel sentire collettivo. Ci ha provato con due suoi artefatti, ossia con l'europeismo e con l'euro, ma non ci riesce, perché questi artefatti, passato il tempo degli idealismi iniziali, sul piano della realtà appaiono essere della medesima natura contabile-finanziaria della loro creatrice; appaiono fasulli, quindi non infondono più speranza, fiducia, motivazione; e al contempo, attraverso le conseguenze crescentemente deleterie della loro applicazione sulla maggior parte della popolazione, si manifesta la falsità dei due assiomi cardinali predetti, su cui si basano le politiche dell'UE (e non solo), ossia l'efficienza dei mercati e la scarsità oggettiva della moneta.

Per giunta, l'europeismo si appalesa come propedeutico e affine al mondialismo, al villaggio globale; quindi, in realtà nega la sua propria essenza e specificità-peculiarità europee, e si traduce in un amorfo liberismo globale del mercato assistito dalla negazione dei confini. Come nessuno si sognerebbe di dire che io dovrei disfarmi di ogni mia specificità individuale per assimilarmi a tutto il genere umano, così non ha senso dirlo dell'Europa - a meno che non la si voglia annientare in un'omogeneizzazione totalitaria.

Qualsiasi "noi", qualsiasi comunità, ha bisogno di sue identità e caratterizzazioni storiche, che li differenzino dagli altri noi, dalle altre comunità (in fatto di cultura, sensibilità, stile civico), e di difenderle come valori; la dominante ideologia, che nega o delegittima la differenziazione e con essa la tutela delle diversità storiche nazionali nel nome dell'universalismo, dissolve ogni "noi" e senso comunitario, con deleterie conseguenze sul corpo sociale: abbattimento del livello etico e di responsabilità, annientamento della polis e dell'òikos, ricerca confusa di nuove identità politiche, religiose, settarie ecc.

Nel regime di capitalismo finanziario, gli scopi, i decisori e i beneficiari si nascondono dietro il concetto di "libero mercato", di eguaglianza-equivalenza universale, nel mentre che la sua invisibile mano si rivela libera volpe in libero pollaio. Questi sono temi che si fa di tutto per non portare al dibattito pubblico, per lasciarli impliciti, come se si trattasse di cose che vengano imposte da fattori impersonali e spontanei con cui non si deve interferire perché sarebbe antiscientifico.

Come si diceva, il metodo ragionieristico-finanziario, che è basato sul calcolo dei valori numerici di scambio astratti o attesi, divenendo guida suprema della politica, per sua natura vede e tratta tutto e tutti come merce e prezzo, disconoscendo ogni altra dimensione dell'uomo e diventando il suo orizzonte in luogo di un orizzonte morale, finalistico e "metafisico". Esso sta delegittimando, svuotando ed eliminando ogni valore normativo che non entri nei suoi calcoli, quindi anche i valori morali, non utilitari, metafisici, sacrali, con le connesse pratiche cultuali di gruppo, che (a prescindere dalla loro fondatezza oggettiva) costituiscono, sul piano soggettivo, motivazionale e dinamico, un fattore indispensabile per la vitalità del consorzio sociale, per le grandi iniziative di una nazione non decadente: il legame, l'identità condivisa e l'etica della società, nonché la fonte dei suoi fini, dei suoi ideali, della sua progettualità e della motivazione a procreare.

E infatti il metodo ragionieristico-finanziario, o budgetario, sta già risultando insufficiente e inidoneo ad assicurare la coesione e al governo della società, sicché questi ultimi andranno prodotti con altri mezzi. Vedremo quali.

Altrimenti detto: un consorzio sociale non è vitale né coeso se è guidato, anche politicamente e culturalmente, dalla tecnica di allocazione dei mezzi (monetari o in generale economici) che esso usa e dalle persone che dispongono di essi; ha necessità innanzitutto di vision, anzi di veri e propri miti (sì, di miti), di obiettivi e valori che siano spontanei e vitali nella popolazione.

Quando questa dimensione emotiva e finalistica viene svuotata dal dominio esclusivo ed escludente della tecnica di allocazione dei mezzi, quando questo dominio le toglie la valenza di guida collettiva, di orizzonte di lungo termine (oltre quello dei bilanci annuali), quando la gente assimila che ciò che vale è il calcolo, quando per legittimare le scelte politiche si ricorre al culto del calcolo, allora essa perde la capacità di portare le coscienze e il sentire dei singoli oltre il loro interesse egoistico particolare e oltre il breve termine, a rispettare regole di correttezza civica, a coordinarsi tra loro per scopi e beni comuni, per sacrifici e progetti a beneficio di generazioni future; perde la capacità di far sentire quanto dulce et decorum est pro patria mori, o (più modestamente e quotidianamente) di chiedersi non che cosa la patria possa fare per noi ma che cosa noi possiamo fare per essa; conseguentemente, il consorzio sociale si dissolve su tutti i piani assieme alla capacità di fare politica vera (questo punto verrà documentato e approfondito nel proseguimento).

La scoperta, la comprensione che non vi è né vi può essere scarsità oggettiva del denaro confuta come impostura il culto del calcolo e può risparmiarci, perciò, i suoi danni economici e morali.

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