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Creare una buona routine del mattino

di Alfio Bardolla 3 settimane fa


Creare una buona routine del mattino

Leggi un estratto dal libro "Ricco Prima delle 8" di Alfio Bardolla

Tre voli e trenta minuti di yacht più tardi arrivai a Necker Island, il buen retiro di Richard Branson alle Isole Vergini. Un paradiso, non scherzo. La barriera corallina a pochi metri dalla spiaggia, l'acqua turchese, il profumo di mare e quello di ibisco, le stanze eleganti, con enormi vetrate su almeno due pareti.

L'avevo sognato per mesi, e finalmente ero lì: a due passi da una natura incontaminata e a un tiro di schioppo da Richard Branson, uno dei top businessman della Terra. Una bella dormita e l'indomani sarei stato pronto per vivere al massimo quell'esperienza.

Stai leggendo un estratto da questo libro:

Ricco Prima delle 8

Cambia la tua routine quotidiana per raggiungere il successo

Alfio Bardolla

Un metodo semplice e di elevata efficacia dal financial coach più famoso d'Italia. Alfio Bardolla, il re del financial coach, propone un metodo che punta a far fruttare al massimo il tempo dedicato al lavoro. Con una serie di piccole accortezze...

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Questo quadretto perfetto non teneva conto di un fattore quasi matematico: il fuso orario. Alle prime luci dell'alba avevo gli occhi spalancati. Mi sono girato dall'altra parte, niente. Allora ho controllato l'andamento delle principali Borse, ho dato un'occhiata alla casella di posta e risposto ad alcune email, scorso le bacheche di Facebook e Instagram. Del sonno, nessuna traccia. Mi sono alzato e avvicinato alla finestra. Richard Branson era in tuta, faceva esercizio sulla spiaggia. Avevo letto che si svegliava presto, ma un conto è saperlo, altro conto è vederlo.

Ho guardato l'orologio: le 5 e mezzo. Come minimo era in piedi dalle 5.

Ho ripreso il cellulare: volevo controllare come stava chiudendo la Borsa di Tokyo e come stavano aprendo i mercati europei, ho guardato un paio di TED Conference su YouTube e nel giro di venti minuti mi sono reso conto che, mentre io non avevo fatto altro che rimanere seduto in camera, incollato al mio schermo, del tutto scollegato dal contesto, sir Richard aveva finito di allenarsi, si stava sgranchendo le gambe dopo quella che doveva essere una sessione di meditazione e si stava sedendo su una roccia di fronte al mare con un quaderno sulle ginocchia, dove cominciò ad annotare alcune cose.

Branson si sveglia alle 5 del mattino e dedica le prime ore del giorno allo sport, alla meditazione e a quello che gli anglosassoni chiamano journaling. In italiano non esiste una parola corrispondente: "tenere un diario", la traduzione letterale, ha un retrogusto un po' infantile. Il journaling di Richard Branson e di tanti big performer, però, ha poco da spartire con giovin fanciulle che confidano i loro più teneri segreti a pagine rosa chiuse con un lucchetto: è una tecnica di crescita personale che consente di aumentare la propria autocoscienza, di alimentare la propria vision, di accrescere la consapevolezza sui passi che si stanno compiendo per raggiungere dei risultati.

Nei giorni successivi, durante le nostre chiacchierate, Branson sottolineò più volte l'importanza di avere una morning routine: una routine del mattino con la quale riempire le ore dalle 5 alle 7 - le più preziose della giornata, stando a lui. Mi ripete la sua, ponendo particolare enfasi sul concetto che tra i quaranta e i sessant'anni dobbiamo prenderci cura del nostro corpo, perché tra i sessanta e gli ottanta sarà il nostro corpo a prendersi cura di noi.

Lo confesso: se a dirmelo non fosse stato lui mi sarei chiesto se avevo davanti un matto. "Prendersi cura del corpo alle 5 del mattino, figuriamoci." Nella mia quotidianità mi era capitato di alzarmi a quell'ora per un solo motivo (fuso orario a parte): recarmi in aeroporto. Senza aerei da prendere, mai e poi mai mi sarebbe venuto in mente di puntare la sveglia all'alba.

Qualche tempo dopo, al gala della Robert F. Kennedy Human Rights Foundation, mi ritrovai a parlare con Tim Cook, il CEO di Apple. Tim mi raccontò che si svegliava abitualmente alle 4 e mezzo, leggeva i giornali, organizzava l'agenda della giornata, faceva un po' di palestra e poi si recava in ufficio. «Sono quello che accende le luci al mattino e quello che le spegne la sera» chiosò.

"Un altro" mi dissi, quasi sorpreso. Incomprensibilmente: sapevo da anni che tanti dei numeri uno del mondo si alzano presto. E con "presto" non intendo le 6 e mezzo - per avere quella mezz'ora in più che ci consentirebbe di sorseggiare una tazza di tè con calma prima di cominciare la giornata -, ma un orario generalmente etichettato come "notte".

Ho pensato: "Potrei fare la stessa cosa". Faccio parte di quella categoria di persone che sarebbero ben liete di essere ubique e di avere una giornata di trenta, anche tren-tacinque ore: non avendo ancora capito come dilatare il tempo, cominciare ad aggiungere un paio di ore mi sembrava meglio di niente. Tuttavia, per anni non ho messo in pratica questi buoni propositi. Perché? Per tanti motivi.

La parte pigra della mia mente, affezionatissima a quelle due ore da trascorrere sotto le coperte, si rifiutava di cogliere il collegamento tra la comune abitudine di Branson e Cook (avere una routine del mattino) e la qualità della loro vita (questi due signori riescono infatti a gestire con relativa tranquillità responsabilità che gran parte dell'umanità considererebbe soverchianti, trovando tempo anche per se stessi).

L'idea stessa che svegliarsi a quell'ora potesse avere un impatto positivo sulla mia capacità di rimanere focalizzato e di perseguire obiettivi a lungo termine mi sembrava assurda. Mi alzavo abitualmente alle 7 per accompagnare (di corsa) i miei figli a scuola, e mi sentivo già un supereroe.

Durante il giorno riuscivo a essere produttivo a sufficienza per fare tutto quello che dovevo e volevo. E allora? Chi me lo faceva fare di alzarmi all'alba?

Me l'ha fatto fare, qualche anno dopo quegli incontri, la consapevolezza di essermi esposto a un rischio: ritrovarmi a vivere la vita degli altri.

Fino al 2017 sono stato un imprenditore con aziende in diversi settori (formazione, immobiliare ed energia, in particolare): avevo una giornata molto piena, lo schermo dello smartphone perennemente illuminato da qualche chiamata o notifica, un'agenda senza righe vuote, ma riuscivo a rimanere centrato su di me. Riuscivo a fare le cose che mi piacevano: dedicare tempo ai miei figli e a mia moglie, viaggiare, leggere, studiare, entrare in contatto con i migliori al mondo, frequentare corsi o seguire videolezioni di crescita personale. Se il rumore di fondo si faceva insostenibile, potevo permettermi di isolarmi e riconnettermi con me stesso. Avevo lavorato proprio per assicurarmi questa possibilità: capire come vivere senza lavorare, ed essere libero di riempire il tempo - la risorsa più scarsa e preziosa di cui tutti noi disponiamo - a mio piacimento. Ce l'avevo fatta, quindi il problema non si poneva.

Nel 2017, però, ho quotato in Borsa una delle mie aziende, la Alfio Bardolla Training Group, una delle maggiori realtà di formazione in Europa. Raggiunto questo traguardo - un'esperienza entusiasmante, di enorme gratificazione -tutto è diventato più difficile.

Avevo vissuto per anni in maniera frenetica, lavorando tra le sedici e le diciotto ore al giorno e rimanendo costantemente focalizzato sul mio obiettivo. Ero convinto che, raggiunto il goal, avrei avuto finalmente accesso al mio Shangri-La: una serena realizzazione, la possibilità di produrre e crescere nella quiete. Invece, appena svoltato l'angolo, mi sono accorto che dietro c'era una montagna di complicazioni: alle solite questioni aziendali si sono aggiunti i rapporti con gli azionisti, le incertezze legate al valore oscillante delle azioni, le aspettative dei terzi. La pressione è aumentata a dismisura.

Avevo nuovi obiettivi, ma per la prima volta non riuscivo a perseguirli con l'efficienza di sempre. Credevo di non avere più tempo per niente, a parte la gestione di grane ed emergenze, e questa impressione mi sembrava oggettiva, incontestabile, tanto quanto il verde dei dollari.

Di colpo mi ero trovato ad avere circa 250 collaboratori, in Italia e all'estero. Non ero più un imprenditore che avrebbe potuto prendersi giorni free a suo piacimento: ero un imprenditore che avrebbe sì potuto delegare ad altri la cura delle sue aziende, ma solo dopo aver dedicato dodici-diciotto mesi al passaggio di consegne.

Quello che chiamo rumore di fondo era diventato insopportabile, e al suo aumentare è diminuita la mia capacità di rimanere concentrato. Qualsiasi cosa dovessi o volessi fare, c'era sempre qualcos'altro che richiedeva la mia attenzione: centinaia di persone con cui parlare, un collaboratore che bussava, il telefono che squillava, il numero delle email e delle no tifiche che cresceva senza sosta. Siamo tutti sempre connessi, ed essere connessi ha finito per diventare sinonimo di "disponibili": chi scrive si aspetta che dall'altra parte ci sia qualcuno che legge e risponde in tempo reale. Stressante, non trovi?

In più, come tutti, ogni giorno dovevo e devo confrontarmi con quelli che sono veri e propri strumenti di distrazione di massa: la rete prima di tutto, con i suoi aggregato-ri di informazioni e di contenuti, ma anche la televisione. Basta pochissimo per passare su YouTube un'ora invece degli otto minuti che realmente servirebbero per guardare in modo proficuo l'unico video che davvero ci serve: questo vale per tutti i social network, ma anche per tanti siti, per le newsletter, e certamente vale per le serie televisive.

Oggi godiamo di un'incredibile ricchezza di informazioni: sono tutte lì, dalle più essenziali alle più superflue, facilmente accessibili, apparentemente a nostra disposizione, senza filtri. Un sogno, per certi versi: volendo, possiamo ampliare la nostra conoscenza a dismisura, investendo solo il nostro tempo. Se non ci fosse un rovescio della medaglia, saremmo tutti colti e informati, e "Mondiali" non sarebbe la parola più cercata su Google nel corso del 2018. (Se te lo stai chiedendo, negli Stati Uniti è "World Cup".)’ Perché cerchiamo "Mondiali"? Perché questa gran quantità di informazioni non è impacchettata, se non dalle bacheche dei social network o dalle principali testate, che danno identico rilievo alle scelte di governo e al matrimonio di Harry d'Inghilterra, all'innalzamento del livello dei mari e a un video con protagonista un gattino. Seguendo il flusso, finiamo per rimbalzare da un post a una foto, da un video a un articolo, da un barmer a una email, ma così facendo perdiamo il controllo della situazione. Perdiamo il controllo del nostro tempo.

È gravissimo. Perché la nostra energia e la nostra capacità di rimanere concentrati sono limitate: se ci lasciamo trascinare, finiamo per vivere con il pilota automatico inserito, limitandoci a reagire agli innumerevoli stimoli che riceviamo.

Pin, email: ferma tutto e rispondi.

Pruni, messaggio: ferma tutto e rispondi.

Toc toc, "Alfio, avresti un minuto?": ferma tutto e rispondi.

Drin, telefonata: ferma tutto e rispondi.

Non conta quanto sia impegnativa la richiesta che ci viene sottoposta: limitarsi a rispondere significa lasciare il volante della propria vita a chi bussa per entrare.

Domanda retorica: vivere così consente di sentirsi nel pieno controllo della propria esistenza? No, ovviamente. Non è un danno solo in termini di tempo, ma anche di salute: diverse ricerche suggeriscono che sentirsi in balia degli eventi aumenta lo stress; lo stress ci induce a mangiare di più, ingrassiamo, il nostro benessere diminuisce, ci sentiamo più fiacchi e così via, in un circolo vizioso che diventa difficile interrompere.

Ne parlo con cognizione di causa perché è ciò che mi è successo post-quotazione.

In più, mi sono reso conto di non riuscire più a dedicare tempo alle mie passioni: avevo smesso di imparare cose nuove, di leggere due libri a settimana, non vedevo più videocorsi, la mia crescita personale si era arenata. Non era quello che volevo. Ma era quello che mi ero trovato a fare.

Volevo riprendere in mano il timone e riportare la mia nave sulla giusta rotta, quella dei miei sogni. Sapevo come riuscirci: dovevo diventare un big performer. Non mi restava che studiare un piano.

Ho ripensato a Richard Branson e alla sua routine sulla spiaggia. "Com'è possibile che un imprenditore a capo di oltre trecento aziende riesca a fare sport e io non abbia tempo nemmeno per pensare alla parola 'tapis roulant'?"

Ho unito allora i puntini e messo a fuoco che organizzare efficacemente le prime ore del mattino è una caratteristica comune a tante persone di successo. Perché? Perché tra le 5 e le 7 del mattino possiamo sganciarci dal resto del mondo: nessuno verrà a chiamarci, salvo casi di emergenza. E, di conseguenza, possiamo dedicarci a ciò che conta davvero e che tendiamo a mettere sempre da parte: noi stessi.

In quelle ore possiamo fare sport, come Tim Armstrong, il capo di Aol, come Jeff Immelt, il CEO di General Electric, o come Robert Iger, il CEO della Walt Disney. Possiamo ritagliarci uno spazio per la coppia, come Howard Schultz, l'amministratore delegato di Starbucks, che si sveglia alle 4 e mezzo, fa una corsa in bici con la moglie e alle 6, dopo doccia e caffè, entra in ufficio. Possiamo investire nella nostra crescita spirituale, come Jack Dorsey, il creatore di Twitter, che alle 5 e mezzo prima medita e poi corre per una decina di chilometri. Anthony Robbins invece fa una doccia ghiacciata, poi medita insieme alla moglie. Possiamo anche dedicare questo tempo a lavorare, ma a un livello più alto, strategico, rispetto alla mera gestione quotidiana: è ciò che faceva Sergio Marchionne, a partire dalle 3 e mezzo.

Da questa presa di coscienza alla messa in pratica sono passate diverse settimane.

Il nostro cervello resiste sempre al cambiamento. Adora ripetere gli stessi copioni: gli danno sicurezza. Le novità, invece, lo spiazzano: gli richiedono un sacco di lavoro per orientarsi, capire se è in presenza di una cosa positiva o negativa e, se è positiva, per stabilire un nuovo schema per reiterarla.

Il mio cervello non voleva saperne di svegliarsi alle 5: continuava a ripetermi che non aveva senso alzarsi quando fuori è ancora buio, fa freddo e a letto si sta così comodi. Proprio non sapevo come dargli torto, dopo anni in cui mi ero abituato a pensare che meditare fosse una perdita di tempo e che era meglio una pizza oggi di un addominale tonico domani.

Così ho continuato a svegliarmi alle 7 e, come prima cosa, a prendere in mano lo smartphone: non erano passati neanche trenta secondi da quando avevo aperto gli occhi, e già stavo lasciando che a dettare la mia agenda fossero le persone che mi avevano scritto una email o commentato sotto qualche post di Linkedin.

Devo la creazione della mia routine del mattino al fuso orario.

Non solo a quello che nel 2017 mi ha permesso di alzarmi e di vedere Richard Branson all'opera, ma a quello che, nel 2018, al ritorno da una serie di viaggi di lavoro a Singapore e Hong Kong, mi ha spinto ad alzarmi prestissimo. O meglio, all'orario giusto.

Dato che è più difficile cominciare qualcosa da zero rispetto a continuare un percorso già intrapreso, ho sfruttato il fuso per svegliarmi alle 5, limitando gli sforzi e dribblando la resistenza della mia mente al nuovo.

All'inizio ero un po' impacciato: improvvisamente mi sono trovato ad avere a disposizione un tempo vuoto - cosa che non mi capitava da molto - e non sapevo come riempirlo. Mi sono lasciato guidare dagli esperti e ho seguito i suggerimenti di alcuni libri sul tema, per poi arrivare a creare una routine a mia immagine e somiglianza, che mi rispecchia perfettamente e mi fa sentire a mio agio dall'inizio alla fine.

Se la gestione di quelle ore non è stata immediata, lo sono stati invece i benefici, che potrei raggruppare in tre macroaree: vision, tempo ed energia.

"Vision" è un termine aziendale: indica i valori e le aspirazioni che devono ispirare e guidare l'azione e gli obiettivi di lungo termine in linea con essi. Prova a trasportarlo sul piano personale: con vision si intende lo scenario che immagini per te nel futuro, dove vuoi andare, come vuoi essere. I principali vantaggi che otterrai costruendo una routine del mattino sono:

  • essere più connesso con le tue aspirazioni di lungo termine, con la versione migliore di te stesso, quella che immagini, un domani, vivere la vita dei tuoi sogni: accadrà perché durante la routine del mattino avrai la possibilità di riflettere su ciò che vuoi dalla vita e su come raggiungere i tuoi obiettivi, calando nella realtà del tuo quotidiano i target che davvero contano per te, anche se sono posposti nel tempo;
  • dal punto di vista emozionale, questa maggiore consapevolezza di te, delle relazioni che vivi con chi ami e con chi ti sta accanto, ti permetterà di sentirti pienamente al volante della tua vita: riuscirai a gestire meglio le tue emozioni, ti arrabbierai meno e sarai meno stressato.

Quanto al "tempo": ti sarai di certo già cimentato in quella sfida quotidiana che è la sua gestione. Se hai scelto di leggere questo libro, suppongo che tu voglia impegnarti per potenziare le tue performance e ottenere più tempo libero, obiettivi che raggiungerai, con una routine del mattino, migliorando al contempo altri aspetti:

  • prima di tutto, banalmente, svegliandoti alle 5 avrai a disposizione all'incirca dalle due alle tre ore in più: ore in cui potrai occuparti in tranquillità di tutto ciò che davvero conta e che metti costantemente da parte;
  • una di queste cose è sicuramente la pianificazione della tua giornata: una volta individuate con certezza le tre cose importanti cui dedicarti nelle successive ventiquattr'ore, potrai entrare nel mondo e venire assalito dal rumore di fondo senza timore di essere portato via dalla corrente incessante di emergenze e stimoli esterni;
  • non tutti coloro che scelgono di alzarsi molto presto dedicano uno spazio della propria routine del mattino al lavoro, ma ti svelo che per me è estremamente utile poter lavorare per novanta minuti nel silenzio totale e con calma su un qualcosa che ritengo prioritario;
  • l'ultimo beneficio in termini di tempo è connesso con gli aspetti emotivi citati sopra: essendo più sereno, sarai più focalizzato non solo sui tuoi obiettivi ma anche sui compiti che devi svolgere alla scrivania. Questa maggior concentrazione, a sua volta, si traduce in maggior velocità, maggior soddisfazione e minor fatica. In altre parole, in maggior produttività. E una maggior produttività porta a maggior denaro, ma anche ad avere più tempo libero.

L'"energia", infine, è il tuo carburante, la risorsa che ti permette di andare avanti e di farlo con ritmo, entusiasmo, carica e passione. Nelle prossime pagine ti svelerò come "hackerare" i tuoi livelli di energia, facendo in modo da averne il più possibile, semplicemente acquisendo buone abitudini. Una su tutte? La routine del mattino, che influirà positivamente sul tuo benessere psicofisico:

  • sarai più attento alla gestione delle tue risorse in termini di energia e forza di volontà: nelle prossime pagine scoprirai come influenzare positivamente la prima senza ricorrere necessariamente alla seconda. Fatto questo, ti si spalancherà la porta per modificare alcune abitudini nocive e limitanti dal punto di vista fisico, sostituendole con altre nuove, ma potenzianti;
  • avendo tempo a disposizione, comincerai a muoverti con regolarità: un allenamento costante dà evidenti benefici sul piano della salute e sprona ad acquisire migliori abitudini alimentari.

Tornando alla mia storia, ho impiegato parecchio per decidermi. Superato questo scoglio, ho studiato per imparare a organizzare al top le mie mattine. Una volta iniziato, mi ci sono volute davvero poche settimane per accorgermi che avere una routine del mattino non permette di ottenere risultati stratosferici solo ai miei amici miliardari, ma ha consentito anche a me di ritrovare concentrazione, energia, forza, prontezza: tutti fattori fondamentali per la crescita delle mie aziende e per far sì che la qualità della mia vita sia migliore.

Ricco entro le 8.00 del mattino è il libro che avrei voluto leggere quando ho iniziato a maturare l'idea di costruirmi una mia routine. Spero che aiuti te a fare il grande passo e semplifichi le scelte che dovrai prendere quando ti troverai nel buio, un po' disorientato, in una casa che ancora dorme, con diverse ore davanti tutte per te.

Nelle prossime pagine troverai la sintesi del mio viaggio alla scoperta della produttività prima di arrivare in ufficio e prima di dare accesso agli stimoli esterni, rimuovendo i freni mentali che impediscono di migliorarsi.

Perché, in fondo, che cosa cerchiamo tutti, se non di diventare la versione migliore di noi stessi?

Ricco Prima delle 8

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Alfio Bardolla

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Alfio Bardolla

Alfio Bardolla nasce nel 1972 a Chiavenna. Fonda la sua prima società a 19 anni e si laurea in Scienze Bancarie, Finanziarie e Assicurative presso l’Università Cattolica di Milano. All’età di soli 33 anni è considerato uno dei massimi esperti nel campo...
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