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Cowspiracy: dal documentario al saggio

  6 mesi fa



Dopo il successo del documentario, che ha scosso le coscienze mostrando cosa si nasconde dietro alla produzione e al consumo di carne, uova e latticini, Kip Andersen e Keegan Kuhn rilanciano pubblicando in un saggio tutto ciò che non è entrato nel film

Il documentario Cowspiracy può essere considerato l’erede spirituale di film come Fast Food Nation e Food, Inc., che hanno puntato i riflettori sul business crudele e senza scrupoli a sostegno delle innocenti “fettine” (ma anche delle uova e di latticini & Co.) che troviamo al supermercato: finanziato da una campagna on line di crowdfunding che ha superato la cifra prestabilita (54 mila dollari) con un mese di anticipo, e di cui Leonardo Di Caprio ha prodotto una versione ampliata mandata in onda su Netflix, in Italia è stato proiettato per un periodo limitato, durante un tour organizzato dall’associazione Essere Animali, ma ha lasciato il segno.

Vincitore di numerosi premi, tra cui l’Audience Choice Award al South African Eco Film Festival 2015 e il Best Foreign Film Award alla 12° edizione del Festival de films de Portneuf sur l’environnement, è diventato fonte di ispirazione per molti, che dopo averlo visto hanno deciso di abbracciare uno stile di vita vegan, rispettoso degli animali e dell’ambiente.

Indice dei contenuti:

Il Plot

Andersen e Khun sono partiti da una domanda molto semplice: cosa possiamo fare, nelle nostre vite di tutti i giorni, per rendere il pianeta più sostenibile? Basta davvero differenziare i rifiuti, usare la bicicletta, spegnere la luce quando usciamo dalle stanze, fare docce più brevi per scongiurare il pericolo?

Peccato che questi gesti siano solo una goccia nell’oceano. Il problema principale risiede in una pratica di cui ancora sappiamo (o vogliamo sapere) troppo poco: l’allevamento intensivo degli animali, responsabile dell’inquinamento e della distruzione degli habitat, per non parlare della crudeltà che infligge a miliardi di esseri innocenti anno dopo anno.

Gli autori hanno quindi intrapreso un viaggio alla ricerca della vera “sostenibilità”, coinvolgendo le associazioni ambientaliste, ma anche agricoltori, allevatori, intellettuali... Scoperchiando il proverbiale vaso di Pandora.

Sostenibilità? Yes, we can!

Alla luce del successo del documentario, diventato cult in brevissimo tempo nonostante la materia scottante, i due coregisti hanno deciso di “ampliare” la loro esperienza, pubblicando nel saggio Cowspiracy. Il segreto della sostenibilità tutto ciò che non erano riusciti a catturare con le videocamere o che avevano dovuto lasciare fuori dal montaggio finale:

  • le testimonianze complete dei personaggi intervistati (il fondatore di GreenPeace Alaska, Will Anderson; Lisa Agabian, di Sea Shepherd; gli scrittori Michael Pollan, Will Tuttle, Richard Oppenlander; il fondatore di Hampton Creek, Josh Tetrick) e molte altre interviste inedite;
  • statistiche e informazioni aggiornate;
  • un’analisi lucida e precisa di cosa si nasconde dietro al business dell’allevamento animale;
  • consigli per adottare uno stile di vita vegan, a partire dall’alimentazione;
  • strategie concrete per ridurre la propria impronta ecologica, a partire da subito.

Perché la situazione del pianeta è molto grave.

Kip Andersen non lo nasconde, anzi, lo sbatte sotto il naso dello spettatore/lettore: «Non facciamo altro che parlare di sostenibilità, sembra quasi che il nostro pianeta sia mantenuto in vita artificialmente. Non voglio solo garantire la sopravvivenza o il sostentamento della Terra, desidero che prosperi. Oggigiorno la vita non è fatta solo di sostenibilità, bensì di “prosper-abilità”». La soluzione è una sola: «La Terra ci fa tantissimi doni da moltissimo tempo. È venuto il momento di restituirle tutto con gli interessi. Questo pensiero mi faceva star bene. Mi sentivo un tutt’uno con il pianeta».

L’introduzione è a firma del giornalista Chris Hedges, vincitore del premio Pulitzer che, dopo aver visto il documentario, ha commentato: «Ho capito che l’industria dell’allevamento animale è uno degli strumenti più pericolosi con cui le multinazionali distruggono il bene comune. Mi sarei voluto prendere a calci da solo per essermene accorto solo ora».

Parole e immagini

Il risultato è un saggio che parla per immagini:

  • quelle delle numerose infografiche, che evidenziano nero su bianco i dati allarmanti degli allevamenti intensivi;
  • quelle delle esperienze vissute da Andersen e Kuhn durante la realizzazione del documentario (l’abbandono da parte di alcuni finanziatori perché il progetto era troppo “controverso” per esempio, o la drammatica uccisione di un’anatra);
  • quelle delle interviste con letterati, esperti e addetti ai lavori, che, a seconda della “fazione” a cui appartengono, hanno mostrato preoccupazione o imbarazzo.

Che lo leggiate o lo vediate, non potete rimanere indifferenti ai segreti svelati da Cowspiracy.

Gli autori

Kip Andersen

Direttore esecutivo dell’Animals United Movement, una società che promuove uno stile di vita sostenibile attraverso la produzione di film. Laureatosi in Economia all’università della California di San Luis Obispo, è insegnante certificato di yoga Jivamukti e Kundalini.

Keegan Kuhn

Premiato regista di documentari, a capo di First Spark Media, una società di produzione che fornisce materiale video per le organizzazioni non profit attente alle tematiche sociali. Oltre a Cowspiracy, ha diretto il documentario animalista Turlock e Something To Be Thankful For.

Articolo tratto da Vegan Italy - n.12

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