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Cosa sono le microplastiche nei cosmetici: impariamo a riconoscerle ed evitarle

Rebecca Bruni
Giornalista e copywriter

Le microplastiche possono nascondersi in scrub, make-up, dentifrici, shampoo e prodotti solari. Non sempre si vedono, ma dopo il risciacquo possono finire nelle acque. Ecco come riconoscerle nell’INCI e dove trovare cosmetici senza microplastiche

Spesso ci preoccupiamo della plastica che vediamo: bottiglie, sacchetti, imballaggi e confezioni da smaltire. Ma esiste anche una plastica molto più difficile da notare, perché invisibile a occhio nudo o nascosta dietro nomi tecnici nell’INCI.

È il caso delle microplastiche nei cosmetici, ovvero particelle di polimeri sintetici che possono essere aggiunte intenzionalmente ad alcune formule per migliorare texture, stabilità, brillantezza, effetto filmogeno o azione esfoliante.

Il punto è proprio questo: sappiamo davvero che le stiamo usando sulla pelle, sulle labbra, sui capelli o perfino sui denti?

In questo articolo cerchiamo di capire con cosa abbiamo a che fare, senza panico e senza preconcetti. L’obiettivo è imparare a riconoscerle in etichetta, sapere cosa si nasconde dietro quelle diciture e scoprire se esiste un’alternativa più sostenibile. Piccolo spoiler: sì, esiste: sono i cosmetici bio ed ecobio, come quelli che trovi nel reparto di Cosmesi naturale, meglio ancora se certificati. Ma andiamo per gradi.

Indice dei contenuti:

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Microplastiche nei cosmetici: cosa sono?

Le microplastiche sono piccole particelle di materiale plastico, di dimensioni inferiori a 5 millimetri. Nel caso dell’industria cosmetica, si parla soprattutto di particelle di polimeri sintetici solide, insolubili e resistenti alla degradazione, aggiunte intenzionalmente alla formula per ottenere un certo effetto.

Ci sono due grandi categorie da distinguere:

  1. Microplastiche primarie: sono create in dimensioni molto piccole e aggiunte volontariamente ai prodotti. Possono essere state usate come microsfere esfolianti negli scrub o come ingredienti funzionali per migliorare texture, durata, brillantezza o resistenza.
  2. Microplastiche secondarie: derivano dalla degradazione di materiali plastici più grandi. Pensiamo a imballaggi, fibre sintetiche, pneumatici, oggetti in plastica che si frammentano nel tempo fino a diventare particelle sempre più piccole.

Perché si usano le microplastiche nei cosmetici? Per motivi pratici e sensoriali. Possono dare un effetto esfoliante, rendere un prodotto più scorrevole, migliorare la brillantezza di un gloss o di un ombretto, aumentare la resistenza del make-up, modificare la viscosità di una crema o creare un film sulla pelle e sui capelli.

Insomma, svolgono funzioni ben precise. Il punto è chiedersi qual è il costo ambientale da pagare.

Quali sono le microplastiche nei cosmetici?

Entriamo adesso nel merito e andiamo a caccia di microplastiche nei cosmetici. Proviamo a farlo con criterio, individuando gli ingredienti che nell’INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients) meritano un approfondimento, come ad esempio:

  • Polyethylene o PE;
  • Polypropylene o PP;
  • Nylon;
  • Acrylates Copolymer;
  • Polyurethane;
  • Polymethyl Methacrylate o PMMA;
  • Polystyrene.

Questi nomi possono comparire in diversi prodotti e con funzioni diverse. Alcuni sono più legati all’effetto abrasivo o esfoliante, altri alla texture o alla brillantezza.

Il consiglio pratico è questo: quando leggi l’INCI, cerca parole come poly, acrylate, nylon, styrene, methacrylate. Io faccio così quando, per esempio, compro uno scrub o un dentifricio: se nell’INCI trovo uno di questi nomi, non lo boccio per automatismo, ma mi chiedo se esiste un’alternativa naturale, meglio se certificata ecobio.

INCI for dummies: consigli pratici per una lettura immediata

Non occorre diventare esperti di chimica cosmetica davanti allo scaffale. Per iniziare a scegliere meglio puoi fare così:

  1. Cerca le parole “sospette”: termini come Polyethylene, Polypropylene, Nylon, Acrylates Copolymer, Polyurethane, PMMA o Polystyrene meritano una verifica.
  2. Non fermarti alla promessa frontale: “naturale”, “green”, “clean” o “eco” scritti sulla confezione non bastano. L’INCI è l'unica garanzia.
  3. Controlla se c’è una certificazione: ICEA, ECOCERT, COSMOS, AIAB e altri standard seri possono aiutarti a scegliere formule più coerenti.
  4. Parti dai prodotti che usi di più: inizia da ciò che entra più spesso in contatto con la tua pelle, con le mucose o con il cuoio capelluto.

Alcuni prodotti cosmetici certificati che ti suggeriamo:

Cosmetici con microplastiche: dove si nascondono?

Cosmetici con microplastiche: dove si nascondono?

Quando pensiamo alle microplastiche nei cosmetici, la mente va subito agli scrub con le microsfere. Ed è vero: per anni gli esfolianti viso e corpo sono stati tra gli esempi più chiari, perché quelle piccole particelle avevano proprio la funzione di “grattare” meccanicamente la pelle.

Ma i cosmetici con microplastiche non si limitano agli scrub. Possono riguardare diverse categorie di prodotto, per esempio:

  • scrub ed esfolianti viso e corpo, quando usano microsfere sintetiche al posto di polveri vegetali o minerali;
  • dentifrici, dove alcuni polimeri possono essere usati per effetto abrasivo, filmogeno o sensoriale;
  • mascara, ombretti, fondotinta e matite, dove possono aiutare texture, tenuta, scorrevolezza o resistenza;
  • smalti e gloss, per contribuire a brillantezza, effetto filmogeno e durata;
  • shampoo e balsamo, per effetto lisciante, lucidante o districante;
  • prodotti solari e deodoranti, dove alcuni polimeri possono migliorare stesura, resistenza o sensazione sulla pelle.

Un dato della Commissione Europea sposta il focus dal piano della “scelta di bellezza” a quello di “acquisto consapevole e sostenibile”: ogni anno nell’Unione Europea vengono rilasciate nell’ambiente circa 42.000 tonnellate di microplastiche intenzionalmente aggiunte a prodotti di uso comune.

Non si tratta solo di cosmetici, ma questi prodotti rientrano tra le categorie considerate nella restrizione europea sulle microplastiche aggiunte intenzionalmente.

Perché le microplastiche nei cosmetici sono un problema?

Perché le microplastiche nei cosmetici sono un problema?

L’ambiente è la prima “vittima” dei cosmetici con microplastiche. Queste particelle, una volta rilasciate, non si degradano facilmente e possono arrivare nel suolo e negli ecosistemi acquatici, rientrando così nella catena alimentare se ingerite da organismi marini o fluviali.

Poi c’è il discorso legato alla salute della pelle e del corpo. Alcune microplastiche usate come abrasivi, soprattutto se presenti in esfolianti troppo aggressivi, possono non essere la scelta più delicata per la pelle sensibile o irritata.

Stesso discorso per le formule che puntano molto su film o effetto seta immediato: la sensazione piacevole potrebbe non corrispondere a un reale beneficio per la pelle, soprattutto se crea un effetto troppo occlusivo.

Insomma, sostenibilità e benessere sono due facce della stessa medaglia: un cosmetico naturale deve rispettare il corpo al momento dell’applicazione e tenere conto di ciò che succede prima e dopo l’uso.

Cosmetici senza microplastiche: perché scegliere formule bio ed ecobio?

Scegliere cosmetici senza microplastiche non significa rinunciare a texture piacevoli, make-up performanti o prodotti che funzionano bene. Vuol dire preferire formule pensate con un’altra logica. Brillantezza, sensorialità e resa cosmetica non devono per forza dipendere da particelle sintetiche persistenti.

Nei cosmetici bio ed ecobio, l’effetto esfoliante può essere ottenuto con polveri vegetali, noccioli finemente macinati, zucchero, sale, argille o altri materiali di origine naturale e biodegradabili. La texture può essere costruita con oli, cere, burri, amidi, gomme naturali e ingredienti di origine vegetale o minerale.

La differenza è soprattutto questa: il cosmetico ecobio non ragiona solo sul risultato immediato sulla pelle, ma anche sull’impatto della formula nel suo complesso. I vantaggi concreti sono tre:

  • minore rischio di accumulo ambientale di particelle plastiche persistenti;
  • formulazioni spesso più rispettose della pelle, soprattutto quando evitano abrasivi sintetici aggressivi;
  • filiera più trasparente e controllata, in particolare quando il prodotto è certificato.

E qui entra in gioco anche il tema delle certificazioni. Sigle come ICEA, ECOCERT, COSMOS e AIAB non sono una semplice scritta in etichetta, ma indicano che il prodotto è stato valutato secondo criteri specifici su ingredienti ammessi, origine delle materie prime, processi produttivi e sostenibilità ambientale.

In altre parole, la formula viene controllata con standard più chiari rispetto a un generico claim “naturale”. Vale la pena fermarsi su questo punto, perché aiuta a sfatare un falso mito: “naturale” non è sempre sinonimo di “certificato”.

Una confezione verde, una foglia disegnata in etichetta o una promessa generica non bastano. Se vuoi una garanzia più chiara, cerca una certificazione riconoscibile e controlla sempre l’INCI.

Se vuoi approfondire come riconoscere un vero cosmetico eco-bio e quali certificazioni cercare, leggi l'aticolo che abbiamo scritto per te ›

Come iniziare la transizione verso cosmetici più sostenibili?

Passare dai cosmetici con microplastiche a formule che ne sono prive è fattibile, anche senza farsi prendere dalla fretta. La scelta più sensata non è aprire gli armadietti del bagno e buttare via tutto quello che hai. Se un prodotto che hai acquistato ti piace e lo tolleri bene, puoi finirlo e sostituirlo al prossimo acquisto.

Personalmente, comincerei per gradi da 3 o 4 prodotti, come ad esempio:

  • dentifricio: entra in contatto con le mucose della bocca e viene risciacquato ogni giorno;
  • scrub corpo: è tra i cosmetici in cui gli abrasivi fanno la differenza;
  • shampoo, balsamo e detergenti: finiscono spesso nello scarico;
  • prodotti solari: possono arrivare direttamente in mare insieme a te.

Come iniziare la transizione verso cosmetici più sostenibili?

Come leggere l’etichetta in 30 secondi (senza complicarsi la vita)

Il controllo dell’etichetta è rapido e immediato: prima guarda la funzione del prodotto, poi passa all’INCI. Se è uno scrub, un dentifricio, un prodotto solare, un make-up long lasting (come un fondotinta) o un prodotto per la cura del corpo, vale la pena fermarsi qualche secondo in più.

A questo punto, hai tutti gli strumenti per rispondere in modo efficace alle domande di controllo e procedere con un acquisto davvero consapevole:

  1. Contiene ingredienti come Polyethylene, Polypropylene, Nylon, Acrylates Copolymer, Polyurethane, PMMA o Polystyrene?
  2. Ha una certificazione riconoscibile, come ICEA, ECOCERT, COSMOS o AIAB?
  3. L’effetto esfoliante deriva da polveri vegetali, minerali o biodegradabili?
  4. È un prodotto che uso spesso o che finisce nello scarico?
  5. Esiste un’alternativa più sostenibile con una resa simile?

La consapevolezza nasce anche da queste piccole verifiche.

Impara come leggere l'INCI con i consigli della cosmetologa in questo articolo ›

No alla plastica invisibile, sì alle scelte consapevoli

Le microplastiche nei cosmetici sono un esempio perfetto di quanto sia importante imparare a leggere l’INCI. Non sempre ciò che pesa sull’ambiente si vede a occhio nudo. E ogni acquisto scelto meglio è un passo per lasciare meno plastica invisibile nell’ambiente.

La buona notizia è che oggi abbiamo vari strumenti per scegliere. La normativa europea sta progressivamente limitando le microplastiche aggiunte intenzionalmente ai prodotti, con tempi diversi a seconda delle categorie.

E tutti noi, come consumatori, possiamo già fare molto: controllare l’etichetta, riconoscere alcuni nomi chiave, preferire cosmetici senza microplastiche e orientarci verso prodotti bio o ecobio certificati.

Non serve ossessione. Serve attenzione.

Ti suggeriamo alcuni cosmetici eco-bio per la cura del tuo corpo: 

Fonti 

  • European Commission, Microplastics, Environment.
  • European Commission, Commission Regulation (EU) 2023/2055, Restriction of microplastics intentionally added to products.

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