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Cosa si intende per vaccino? - Estratto da "Le Vaccinazioni Pediatriche"

di Roberto Gava 3 mesi fa


Cosa si intende per vaccino? - Estratto da "Le Vaccinazioni Pediatriche"

Leggi un estratto dal libro di Roberto Gava sull'argomento vaccini. Per informarsi in modo approfondito e chiarire i molti dubbi

Quando un germe (virus o batterio) riesce a superare la prima barriera di difesa del corpo (costituita dalla cute e dalle mucose) ed entra nell’organismo, comincia a moltiplicarsi. Il sistema immunitario riconosce il germe come un agente estraneo (nemico) e reagisce producendo delle cellule specializzate nella produzione di anticorpi specifici, che hanno il compito di aggredire il germe che sta causando la patologia.

Indice dei contenuti:

Come funzionano

Superata la patologia, i linfociti che producono gli anticorpi restano nel sangue e rimangono inattivi finché non si verifica un nuovo incontro con lo stesso germe. In questo caso, anche se questo incontro avviene molto tempo dopo, le cellule riconoscono il germe molto rapidamente e permettono all’organismo di difendersi efficacemente prima che il germe abbia il tempo di moltiplicarsi e di causare la patologia. Questi linfociti a memoria, quindi, di solito ci permettono di ammalarci solo una volta verso alcune malattie (per esempio varicella o morbillo), anche se veniamo a contatto con questi germi più volte nella nostra vita.

I vaccini sfruttano questo meccanismo di memoria del sistema immunitario, perché contengono gli stessi germi (o parte dei germi) che provocano la patologia, anche se, ovviamente, sono germi uccisi oppure vivi ma resi innocui. Venendo a contatto con questi antigeni vaccinali (parte di germi morti oppure germi vivi ma attenuati), l’organismo viene indotto a reagire in modo che, in caso di infezione, avrà già pronti gli anticorpi per difendersi prima che la patologia possa svilupparsi.

Quindi, i vaccini sono preparazioni contenenti antigeni che, dopo essere stati introdotti nell’organismo, stimolano la produzione attiva di anticorpi specifici contro l’agente infettante o la tossina o il prodotto antigenico che è stato usato (immunoprofilassi attiva).

Il processo di formazione degli anticorpi è relativamente lento, quindi lo stato di protezione non fa seguito immediatamente alla somministrazione del vaccino, ma necessita di un certo intervallo di tempo (circa 15 giorni). Inoltre, il grado di protezione conferito e la sua durata variano notevolmente in rapporto alle caratteristiche dei diversi vaccini e alla capacità immunocompetente dell’organismo.

In ogni caso, comunque, l’immunità raggiunta, una volta conseguita, dura molto più a lungo rispetto a quella fornita dall’immunoprofilassi passiva (indotta da sieri o immunoglobuline somministrate per via parenterale), ma non dura indefinitamente come può accadere per alcune patologie infettive naturali.

Il modo con cui misuriamo l’efficacia di un vaccino è il dosaggio degli anticorpi specifici presenti nel sangue del soggetto vaccinato alcune settimane dopo la vaccinazione. In realtà, come capiremo continuando questa lettura, l’aumento del titolo anticorpale non è una vera e rigorosa garanzia di efficacia o protezione vaccinale, ma è il sistema più semplice per avere una stima di tale effetto.

I vaccini possono essere preparati con un solo tipo di antigene (vaccini monovalenti o singoli) o con più antigeni (vaccini polivalenti o combinati). Inoltre, nella composizione del vaccino ci sono anche delle sostanze che servono ad esaltarne l’immunogenicità (adiuvanti, come idrossido di alluminio o estratti batterici) o sostanze usate per prevenire la contaminazione batterica del liquido vaccinale (conservanti, come i sali di mercurio, il formolo e/o alcuni antibiotici) anche se, purtroppo, i vaccini contengono pure molte altre sostanze.

Se, come abbiamo detto, lo scopo della vaccinoprofilassi è quello di stimolare il nostro naturale sistema immunitario di difesa verso specifici agenti microbici e virali, è ovvio che questo stimolo deve essere dato quando l’organismo che lo riceve è in grado di rispondere adeguatamente.

Nella realtà, però, come vedremo nel proseguo della lettura, questo stimolo vaccinale si inizia a dare quando il bambino è ancora molto piccolo e cioè quando il sistema immunitario è ancora immaturo e questa metodologia, anche se cerca di proteggere il bambino precocemente e quindi prima di un eventuale contatto con i germi, nella pratica clinica si è non priva di danni.

Tipi di vaccini

I vaccini vengono abitualmente distinti in vari gruppi:

  • Vaccini costituiti da sospensioni di microrganismi vivi ma attenuati
  • Vaccini costituiti da sospensioni di microrganismi uccisi o inattivati
  • Vaccini costituiti da prodotti dei microrganismi
  • Vaccini costituiti da frazioni di microrganismi
  • Vaccini ottenuti con tecniche di ingegneria genetica
  • Vaccini polivalenti

Vaccini costituiti da sospensioni di microrganismi vivi ma attenuati

Sono vaccini costituiti da sospensioni di batteri vivi attenuati (il vaccino antitubercolare) o da virus vivi attenuati (i vaccini antimorbilloso, antiparotitico, antirosolia, antivaricella e il vecchio vaccino antipoliomielitico orale Sabin).

La componente attiva è in questo caso rappresentata dallo stesso batterio o virus che causa la malattia preliminarmente sottoposto a trattamenti che ne hanno ridotto o annullato la capacità patogena conservandone però le proprietà vitali. L’immunità prodotta con questo tipo di vaccini è in genere molto valida e di lunga durata, per cui si tenderebbe, quando possibile, a sostituire i vaccini costituiti da batteri o virus uccisi con questi vaccini a germi vivi.

Uno dei più importanti problemi legati ai vaccini formati da batteri o virus vivi attenuati riguarda le caratteristiche della attenuazione: questa dovrebbe essere stabile e irreversibile e il germe, qualora trasmesso dai vaccinati a soggetti non vaccinati, non dovrebbe provocare casi di patologia.

In realtà, si è visto con il vaccino antipoliomielitico Sabin che non è sempre così ed è anche per questo che è stato sostituito dal vaccino di Salk costituito da virus uccisi o inattivati. Lo stesso problema può presentarsi anche con altri vaccini a virus attenuati; il vaccino antimorbilloso del vaccino trivalente antiMPR, ad esempio, ha ucciso un bambino padovano nel 2003 causandogli una polmonite ed encefalite morbillosa (il reperto autoptico ha dimostrato la presenza del virus vaccinale Morupar® in cervello, tonsille, milza e polmoni). Casi di questo tipo, con ritrovamento del virus vaccinale nei tessuti del danneggiato, sono già stati segnalati in letteratura.

Un altro problema, ancora più rilevante, è che questi microrganismi possono moltiplicarsi sia nell’organismo sia nell’ambiente circostante e possono dare origine a ceppi diversi che possono a loro volta causare nuove epidemie anche in coloro che sono stati vaccinati (è quanto accade con il vaccino antipoliomielitico di Sabin che, come abbiamo detto, per questo motivo è stato tolto dal commercio nei Paesi industrializzati, ma continua ad essere usato nei Paesi poveri sottosviluppati).

Un ultimo limite di questi vaccini è che non possono essere somministrati a persone con immunodepressione (ad esempio: cancro o AIDS).

Vaccini costituiti da sospensioni di microrganismi uccisi o inattivati

Sono vaccini costituiti da sospensioni di batteri uccisi (il vaccino anticolerico) o da virus inattivati (il vaccino antinfluenzale e quello antipoliomielitico di Salk). L’antigene è in questo caso rappresentato da germi che sono stati sottoposti a trattamenti chimici (formolo) e/o fisici (calore) capaci di ucciderli o inattivarli. Le maggiori difficoltà incontrate nella preparazione di questo tipo di vaccini sono rappresentate dal fatto che il trattamento altera in modo rilevante anche le caratteristiche antigeniche del microrganismo, con risultati immunitari talora deludenti.

La protezione conferita dai vaccini a germi uccisi (o inattivati se si tratta di virus) è inferiore, per entità e durata, rispetto a quella conferita dai vaccini costituiti da germi vivi attenuati, per cui è spesso necessario ricorrere a richiami ravvicinati e ripetuti per mantenere un efficace stato di protezione nei confronti della malattia.

Non va comunque scordata anche l’azione tossica delle sostanze usate per inattivare il virus le cui tracce restano nella fiala vaccinale.

Vaccini costituiti da prodotti dei microrganismi

Sono vaccini costituiti da prodotti del germe (i vaccini antitetanico e antidifterico).

La componente attiva in questo tipo di vaccini è costituita da sostanze prodotte dal germe e dotate di capacità patogena (esotossine), ma detossifcate; queste sostanze vengono sottoposte a particolari trattamenti con formaldeide che ne eliminano la proprietà patogena conservando però quella antigenica; di solito, il prodotto finale è designato con il termine di 'anatossina' o ‘anatossivaccino' o 'tossoide'.

Le anatossine offrono una valida e prolungata immunità, ma devono essere associate ad adeguati adiuvanti (fosfato o idrossido di alluminio) che, se da un lato servono a prolungarne l’effetto, dall’altro possono causare danni tossicologici specie nei bambini piccoli e/o immaturi.

Vaccini costituiti da frazioni di microrganismi

Sono vaccini costituiti da frazioni del germe (per esempio il vaccino antipertossico acellulare).

La separazione e purificazione delle parti del microrganismo idonee a determinare l’immunità eonsente di eliminare dai vaceini i componenti del corpo microbico non necessari al conferimento della protezione immunitaria, che spesso sono invece la causa della comparsa di effetti indesiderati negativi a seguito del trattamento vaccinale.

Il grado di protezione conferito è in genere riferibile alla quantità di sostanza attiva somministrata: si può tuttavia aumentare l’entità e la durata della risposta immunitaria aggiungendo al preparato degli 'adiuvanti' (fosfato o idrossido colloidale di alluminio) che mantengano più a lungo la sostanza in forma attiva nell’organismo, così da prolungare la stimolazione e ottenere un più valido livello di protezione. Anche in questo caso, però, il problema risiede nell’effetto tossicologico degli adiuvanti, sia di quelli vecchi sia di quelli di nuova generazione.

Un’altra maniera di costruire un vaccino batterico è utilizzare parti del rivestimento glucidico (o polisaccaridico) dei batteri. Poiché i bambini piccoli non hanno una risposta immunitaria buona contro il rivestimento glucidico da solo, tale rivestimento viene legato ad una proteina innocua (questo è chiamato vaccino polisaccaridico coniugato). Sono allestiti in questo modo i vaccini contro l'Haemophilus influenzae e il nuovo vaccino contro lo pneumococco.

Vaccini ottenuti con tecniche di ingegneria genetica

Sono vaccini ottenuti in laboratorio con la tecnica di ingegneria genetica del DNA ricombinante (per esempio il vaccino antiepatitico B fu il primo ad essere prodotto con questa tecnica).

Per la sintesi di questi vaccini si inserisce nel DNA genomico di un batterio (Escherichia coli) o di lieviti (in genere Saccharomyces cerevisiae) o di cellule di tessuti animali (anche di tessuti umani come quelli ottenuti dal cordone ombelicale) un gene che codifica per alcune proteine specifiche (quelle che ci interessano per ottenere un certo vaccino), ma che non appartengono alla specie in oggetto.

Questa tecnica, pertanto, consiste in una ricombinazione molecolare in vitro di materiale genetico in modo da far produrre ad organismi o tessuti ricombinanti il vaccino che desideriamo (è la stessa tecnica che si usa per far sintetizzare all'Escherichia coli l’insulina umana attualmente usata dai diabetici). Proprio per queste modalità di produzione del vaccino, quello che si ottiene non è un microrganismo, ma una proteina ad azione antigenica e quindi il vaccino non è infettante.

Vaccini polivalenti

I vaccini combinati o multipli sono prodotti per:

  • proteggere contro una singola infezione causata da diversi ceppi o sottotipi dello stesso germe (per esempio vaccino polisaccaridico polivalente anti-pneumococcico o antimeningococcico tetravalente) o
  • proteggere contro infezioni multiple causate da germi diversi (per esempio vaccino trivalente antidifterico-antitetanico-antipertossico) o
  • una combinazione di queste due possibilità.

Secondo un documento statunitense sulla pratica vaccinale ("General recommendations on immunization - recommendations of the Advisory Committee on Immunization Practices - ACIP") i vantaggi dei vaccini combinati possono essere riassunti nei seguenti punti:

  • maggiore copertura vaccinale;
  • vaccinazioni tempestive nei bambini che sono indietro col programma vaccinale;
  • minori costi per la spedizione e lo stoccaggio;
  • minori costi organizzativi per riduzione delle visite vaccinali (per un minor numero di inoculazioni).

Questi fattori hanno favorito il successo dei vaccini combinati attualmente in uso sempre maggiore in tutto il mondo.

Va però detto che non tutti gli Autori sono a favore dei vaccini combinati, perché si ritiene aumentino il rischio degli effetti indesiderati.

Infatti, ogni combinazione vaccinale dovrebbe essere giustificata da una documentazione che ne dimostri i vantaggi o comunque gli eventuali benefici rispetto gli stessi vaccini usati singolarmente, mentre nulla di tutto questo è disponibile. Anzi, i vaccini polivalenti vengono commercializzati senza adeguati studi clinici longitudinali verso placebo e verso i singoli vaccini monocomponenti.

Pertanto, contro l’uso dei vaccini polivalenti ci sono tante argomentazioni:

  • incertezza circa la selezione della combinazione dei vaccini e gli appuntamenti per le successive dosi;
  • somministrazione di dosi extra per certi antigeni e rischio di iperimmunizzazione;
  • data di scadenza più breve e conseguente maggior costo sociale;
  • reazioni avverse che possono presentarsi più frequentemente rispetto alla somministrazione dei vaccini monovalenti;
  • maggiore stress immunitario per l’organismo che si trova in una condizione antifisiologica a gestire contemporaneamente molti germi diversi;
  • aumentato rischio di interazioni tra i vari virus vivi attenuati e/o le varie frazioni antigeniche che compongono il vaccino;
  • impedimento di una adeguata personalizzazione della terapia vaccinale, perché impongono la somministrazione di un numero fisso di vaccini insieme.

Pertanto, il principio di precauzione, particolarmente importante quando si parla di bambini, sconsiglierebbe vivamente di somministrare vaccini a soggetti che non ne hanno bisogno, perché già vaccinati o già immuni verso quell’antigene, e ci consiglierebbe di ritornare al passato, quando cioè erano commercializzati anche i vaccini singoli.

Se però osserviamo la disponibilità commerciale, vediamo che esistono vari tipi di vaccini combinati e che il numero dei loro componenti antigenici per fiala è in continua crescita, mentre è in continua decrescita il numero dei vaccini singoli (dall’agosto 2017 non è stato più disponibile neppure il vaccino antitetanico singolo, né per la vaccinazione pediatrica né per quella dell’adulto, fino all’aprile 2018; quindi, se una persona si feriva e voleva evitare il tetano, invece dell’antitetanica era costretta ad accettare un vaccino polivalente come quello contro difterite-tetano-pertosse; poi, per le proteste della gente che era costretta a farsi spedire il vaccino antitetanico singolo dall’estero [Svizzera], da aprile 2018 le farmacie italiane hanno ricominciato a ricevere qualche confezione dalle due Ditte produttrici).

Ad esempio, sappiamo che già da molto tempo le vaccinazioni antidifterica e antitetanica sono state associate tra loro in un’unica fiala da iniettare per via intramuscolare, e un po’ di tempo dopo è stata a loro associata anche l’antipertossica, sebbene non senza effetti indesiderati, dando origine al vaccino trivalente antiDTP (antidifterico-antitetanico-antipertossico).

Un altro vaccino trivalente molto noto è il vaccino trivalente antiMPR (raggruppa i tipi antimorbilloso, antiparotitico e antirosolia), ehe è stato commercializzato a partire dal 1988-89 ed è diventato famoso per i suoi numerosi e a volte gravi effetti indesiderati; ultimamente è stato associato in un vaccino tetravalente insieme al vaccino antivaricella (antiMPRV), che però sta manifestando con una certa frequenza le convulsioni dei bambini vaccinati.

Un altro vaccino tetravalente è quello contro difterite, tetano, pertosse ed epatite e il vaccino pentavalente che previene pertosse (con un vaccino acellulare), poliomielite (con il vaccino inattivato Salk), difterite, tetano ed epatite B.

Infine, è famoso il vaccino combinato Esavalente (che raggruppa antidifterica, antitetanica, antipertossica, antipoliomielitica di Salk, antiepatitica B e antiemofilo) che è stato praticamente imposto senza una legge adeguata al posto dei 4 vaccini che erano obbligatori fino a luglio 2017 (contro difterite, tetano, poliomielite ed epatite B) per la comodità di ridurre il numero di iniezioni. In molti Servizi di Igiene e di Salute Pubblica, inoltre, dal 2002 (quando è stato commercializzato) al 2017 (quando sono state imposte 10 vaccinazioni obbligatorie) tutti i 6 componenti del vaccino Esavalente sono stati fatti passare per obbligatori e questo vaccino veniva usato come fosse l'unico vaccino da somministrare ai neonati!

In futuro uscirà molto probabilmente un vaccino ""multiplo" che con una o più fiale proteggerà contemporaneamente da “tutte” le infezioni per le quali è possibile eseguire una immunoprofilassi specifica. Questo vaccino, analogamente agli attuali vaccini combinati, ridurrà ancora di più i costi di esecuzione (anche se non ridurrà i costi di acquisto), ma aumenterà pure lo "squilibrio immunitario' che l’organismo dovrà affrontare, uno squilibrio che sarà tanto maggiore e carico di conseguenze future (che in alcuni casi continueranno anche da adulti) quanto più sarà giovane l’età del bambino che lo riceverà e maggiore il numero dei vaccini contenuti o tra loro associati.

Va poi ricordato un ultimo punto che non deve essere trascurato: per portare avanti la campagna commerciale di vendita dei vaccini combinati, l'Industria Farmaceutica sta ostacolando sempre più il reperimento dei vaccini singoli. Infatti, l’Industria Farmaceutica punta verso la commercializzazione dei soli vaccini combinati perché, presentandoli come vaccini ‘nuovi’, ha l’opportunità di aumentare il loro prezzo di vendita.

Tutto questo, ovviamente, riduce la libertà di scelta vaccinale e impedisce una adeguata personalizzazione di questo tipo di immunoprofilassi.

Le Vaccinazioni Pediatriche

Un farmacologo tossicologo, descrivendo e commentando più di 2.200 studi scientifici fa il punto sulle conoscenze scientifiche in campo vaccinale.

Roberto Gava

Le vaccinazioni pediatriche, da molti anni, sono un argomento di salute pubblica molto discusso a livello mondiale, non solo per la loro complessità scientifica e per il rapporto rischio/beneficio nel singolo individuo, ma...

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