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Cos'è la Resilienza?

di Francesco Campione 1 anno fa


Cos'è la Resilienza?

Leggi un estratto da "La Resilienza ai Tempi del Coronavirus" di Francesco Campione

“Resilienza” è una parola per dire: come bisogna essere e, se non lo si è ancora, come bisogna diventare per superare le situazioni di crisi.

Dobbiamo allora chiederci:

  1. Che significa “essere resilienti” (cioè già in grado, più o meno, di superare una crisi che si sta affrontando)?
  2. Come “si diventa resilienti” (cioè in grado di superare una crisi a cui si era impreparati)?

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La Resilienza ai Tempi del Coronavirus

Come superare il panico, l’isolamento e le crisi, diventando migliori di prima

Francesco Campione

"La Resilienza ai Tempi del Coronavirus" corrisponde all’urgenza di Francesco Campione di rendersi “utile” in un tempo di crisi, riflettendo su ciò che sa o crede di sapere e cercando di parlarne a tutti e a ciascuno. L’intento specifico è...

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Indice dei contenuti:

Che significa “essere resilienti” di fronte alle crisi che caratterizzano i tempi del coronavirus?

Facendo riferimento alla letteratura sul tema, possiamo dire brevemente che “essere resilienti” di fronte alle situazioni di crisi significa avere: elasticità, resistenza e pazienza.

Elasticità

Il termine stesso “resilienza” (dal latino resilio=rimbalzo) deriva dall’osservazione del comportamento di certi metalli che quando vengono sottoposti ad una “forza”, come ad esempio un urto, grazie alla loro elasticità si deformano senza rompersi e poi, diminuito l’urto, recuperano la loro forma originaria. Un esempio di materiale resiliente ben conosciuto è l’acciaio.

Si capisce ora che ci si possa figurare una persona con un “carattere d’acciaio”, come una persona che possiede qualcosa che la rende più adatta a superare le crisi che incontra nella vita.

Nel linguaggio quotidiano si indica l’elasticità come sinonimo di resilienza quando si dice popolarmente: mi piego ma non mi spezzo.

Un paio di esempi di elasticità resiliente ai tempi del coronavirus:

  • devo cambiare le mie abitudini di giramondo o l’attivismo della mia quotidianità e restare in casa per contribuire a contenere il contagio e ridurne il più possibile la mortalità, e mi ci adatto “elasticamente” perché riesco in qualche modo ad essere me stesso anche restando fermo (mi piego ma non mi spezzo, appunto);
  • devo stare calmo e mantenere sostanzialmente il mio stile di vita anche quando rischio di morire o che muoiano i miei cari, perché non mi faccio vincere dall’emotività e penso che basti essere prudenti (come i medici e tutti coloro che per una buona ragione devono continuare a lavorare, o come sono gli svedesi che vivendo in un paese dove non ci sono restrizioni obbligatorie non possono fare altro).

Una variante dell’elasticità è la flessibilità che consiste nel piegarsi senza spezzarsi ma senza tornare allo stato precedente.

Seguendo lo stesso esempio di prima sono flessibile quando cambio le mie abitudini e mi adatto a stare in casa ma poi mi ci abituo e cambio stile di vita. Perché adattarmi è più importante di essere me stesso (mi piego e non ho bisogno di spezzarmi perché cambio forma alla mia identità per stare meglio).

Resistenza

Nel campo della Fisica la resistenza è sinonimo di resilienza in un senso contrario all’elasticità quando si parla di materiali che resistono quasi a qualsiasi urto. Ne sono esempi i materiali delle nanotecnologie come il grafene.

Sul piano psicologico la resilienza come “resistenza” è propria di coloro che sopportano tanto (gli irriducibili), dei sistemi sociali che resistono ai cambiamenti (i sistemi ben radicati) e delle opzioni politico-morali molto coerenti (gli eroi, i giusti e i santi).

Nel linguaggio quotidiano si indica la resistenza con l’adagio popolare: mi spezzo ma non mi piego.

Sinonimi di resistenza sono: la tenacia, la determinazione, la perseveranza e la forza d’animo.

Un esempio di resistenza resiliente ai tempi del coronavirus è quello di tanti medici, infermieri, volontari o caregivers che dopo tante ore di lavoro nei reparti, nelle rianimazioni, nelle ambulanze o nelle famiglie in quarantena non si fermano a riposarsi, perché hanno l’orgoglio eroico di non darla vinta al male contro cui stanno combattendo e, per non vivere l’umiliazione di esserne vinti, preferiscono crollare di stanchezza senza rendersene conto (mi spezzo ma non mi piego, appunto).

Pazienza

La pazienza (“patire”) è un “saper soffrire” che è sinonimo di resilienza in due sensi: come virtù morale o come passività di fronte agli avvenimenti immodificabili.

La pazienza come virtù morale è una forma di resistenza nelle situazioni critiche che si apprende aderendo ad un valore condiviso che motiva o ad una “fede” che dà senso alla sofferenza del patire per ciò a cui si resiste.

Esempi ai tempi del coronavirus:

  • Avere qualcuno da cui farsi guidare, una struttura sanitaria o un medico di cui si ha fiducia o un Dio da pregare e a cui affidarsi, alimenta questo tipo di pazienza in tanti che, nelle crisi determinate dall’epidemia di coronavirus (non poter vedere o assistere i propri cari lontani o malati perché si deve stare in quarantena, aspettare un intervento chirurgico che viene rinviato, scoprirsi positivi al tampone durante un impegno difficile da abbandonare, etc.) dicono, “pazienza, passerà”, pensando che avere una guida o una fede aiuta a sopportare speranzosi l’attesa del soccorso o che “passi” e i relativi disagi.

Si osserva frequentemente in questi giorni come questo tipo di pazienza, come sanno tutti, non è inesauribile ma è inversamente proporzionale ai risultati che si ottengono facendosi guidare, facendosi curare o pregando.

Questo tipo di pazienza, in altri termini, può “finire” o “scappare” e bisogna trovare un modo per alimentarla.

Come “si diventa resilienti” (cioè in grado di superare una crisi a cui si era impreparati)?

Elasticità, flessibilità, resistenza e pazienza come virtù morale possono essere già posseduti da ciascuno di noi in varia misura e composizione e quando non bastano ad essere resilienti, cioè a superare le crisi, significa che si era in varia misura sia preparati che impreparati ad affrontarle, e si ha bisogno di essere aiutati psicologicamente ad incrementare la resilienza che già si possiede (nei modi che analizzeremo nei vari capitoli del libro).

Ci sono però anche crisi, come alcune di quelle determinate dall’epidemia di coronavirus, a cui si è del tutto impreparati, e allora non basta un aiuto per incrementare la resilienza che già si possiede ma si ha bisogno di essere aiutati a “trasformarsi” e crescere per migliorarsi acquisendo una resilienza completamente nuova.

Una forma di resilienza quasi sempre da acquisire nella nostra cultura è la pazienza come passività (pazienza responsabile per ciò che “tocca” in modo esclusivo).

Si tratta di una forma di “sopportazione” che si acquisisce tutte le volte che si continua a desiderare qualcosa che si potrebbe raggiungere solo in un tempo infinito, senza cioè che sia possibile alcuna attività per arrivarci e non resta che desiderarla passivamente, cioè senza aspettarsi niente.

Esempio dei tempi del coronavirus:

  • Tra coloro che devono continuare a combattere l’epidemia del coronavirus (medici, persone care, governanti, etc.), nonostante gli insuccessi e senza sapere come andrà a finire, c’è bisogno, nei momenti più bui, di riuscire a desiderarlo (che finisca bene) a prescindere dal sapere se ci si riuscirà, cioè disinteressatamente; perché questo è il bene di fronte al male dell’epidemia e delle sue conseguenze.

La pazienza in questo caso non può finire perché è attesa benefica e speranzosa di qualcosa di indefinito nel tempo, è desiderio infinito che nessun insuccesso è in grado di spegnere.

Succede purtroppo in pochi “buoni” e “giusti” e farlo succedere talvolta (ci torneremo) indica una resilienza (la pazienza infinita) che sarebbe necessario apprendere tutte le volte che non basta essere o diventare resilienti nei modi analizzati prima (elasticità, flessibilità, resistenza, pazienza come virtù morale).

Vedremo che la “pazienza come passività” è proprio la resilienza da apprendere ogni volta che bisogna essere resilienti di fronte al male che non si sa se e quando si riuscirà a vincere.

La Resilienza ai Tempi del Coronavirus

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Francesco Campione

Francesco Campione

Francesco Campione insegna Psicologia Clinica alla Facoltà di Medicina dell'Università di Bologna. E' direttore del Master Universitario in «Tanatologia e Psicologia delle situazioni di crisi» e del Corso di Alta Formazione nell'assistenza psicologica di base al lutto traumatico e naturale....
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