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Cos’è il silenzio? - Estratto da "La Cura del Silenzio" libro di Kankyo Tannier

di Kankyo Tannier 29 giorni fa


Cos’è il silenzio? - Estratto da "La Cura del Silenzio" libro di Kankyo Tannier

Leggi in anteprima il capitolo 1 del libro "La Cura del Silenzio" di Kankyo Tannier per scoprire come il potere della calma può trasformare la tua vita

Sono le sei di sera. In questo periodo fa buio presto e la foresta scivola in una soffusa penombra. Un soffio di vento tra gli alberi, il rintocco delle campane della chiesa in lontananza, e poi dal tempio protestante come un’eco.

Gli uccelli hanno smesso di cantare. Fruscii e scricchiolii lasciano intuire la presenza di animali selvatici: intorno al monastero si incontrano spesso cerbiatte e cinghiali, e una quantità impressionante di rapaci, corvi e gatti randagi.

La sera scende lieve, come sospesa: l’inverno è così rilassante per chi sa ascoltarlo!

È proprio di questo che si tratta: reimparare ad ascoltare. Ascoltare il silenzio, lo spazio tra le parole, la calma nella tempesta e il fluire del tempo. Reimparare ad assaporare il gusto di un istante, il profumo di un piatto, la schiuma dei giorni e il calore del fuoco. A sentire il contatto delle mani, un cuore che batte, lo spazio che si apre e il tempo che si ferma…

Il programma è ampio, insomma. Ma come in ogni studio, definiamo innanzitutto il quadro d’insieme.

A condizione, certo, che il nostro argomento – il silenzio – sia d’accordo. Perché è astuto, il briccone, e non si lascia catturare e rinchiudere volentieri, per quanto piacevole sia l’ambiente intorno. Perciò proviamo un po’ ad addomesticarlo, poi si vedrà!

Indice dei contenuti:

Tentativo di definizione

Stamattina cercavo di ricordare il luogo più silenzioso che la vita mi abbia offerto. È stato senz’altro una duna del Sahara, in Marocco, qualche anno fa. Ero lì con alcuni amici e mi ero alzata prima dell’alba per assistere al sorgere del sole. Niente vento, niente rumori, solo dune rosse a perdita d’occhio.

Fin dalla notte dei tempi, gli eremiti e altri cercatori d’assoluto si sono rifugiati nei deserti. E quella mattina ho capito perché: seduta sulla sabbia, da sola, non c’era più niente da fare. Tutto era lì, così com’era, senza passato né futuro. Inutile correre a destra e a manca per dimostrare qualcosa, inseguire successi illusori o cercare di agguantare i sogni con un salto. Solo respirare profondamente e assaporare la calma dell’istante.

E poi? Poi sono arrivati gli altri, hanno esclamato: «Wow, che figata! Facciamoci un selfie!» e la magia è andata a farsi benedire. Instagram ha accolto le nostre facce sbalordite da #onestzen e il deserto ha sospirato paziente di fronte a tanta idiozia.

Intanto avevo raccolto alcuni granelli di sabbia, e il loro stridio nella tasca suonava come un richiamo: l’infinito è lì, sempre disponibile, per chi vuole vederlo.

Il silenzio non c’entra niente con l’assenza di rumore

Tutti prima o poi hanno fatto esperienza dell’illimitato: costeggiando la linea sinuosa di un bosco; fermandosi all’improvviso, immobili, in mezzo a una folla in movimento; tornando a casa in autobus in piena notte; ascoltando le conversazioni di amici da lontano senza sentirle davvero.

Ogni volta, il silenzio era in agguato. Tra le parole, tra le immagini consuete, tra le sensazioni familiari esiste un universo parallelo, una calma assoluta e benefica, le cui porte sono gelosamente custodite dalle sentinelle della concentrazione e della piena coscienza.

Perché, diciamolo chiaramente, il silenzio non ha niente, ma proprio niente a che fare con l’assenza di rumore!

Sarebbe troppo semplice. Se per assaporare il silenzio e la pace interiore bastasse entrare due ore al giorno in una vasca di isolamento sensoriale, lo sapremmo! Molto di moda negli anni Settanta, questa tendenza è ricomparsa di recente nelle grandi città sotto forma di «galleggiamento amniotico». Ma dal momento che è sconsigliata ai claustrofobici e inaccessibile a chi non naviga nell’oro, ho pensato bene di proporvi, nelle pagine che seguono, alcune esperienze più poetiche e completamente gratuite.

Concentriamoci per un istante sull’orecchio umano. Secondo gli scienziati, inizia a percepire suoni a partire dai 20 hertz. Significa forse che le frequenze inferiori non esistono?

Trascorrendo molto tempo con gatti e cavalli, che hanno un udito finissimo, spesso li vedo drizzare inaspettatamente le orecchie senza che io riesca a sentire il minimo suono. Allora guardo fiduciosa nella direzione in cui le puntano, e di solito poco dopo vedo sbucare un passante o un cane. Il loro universo sonoro è incredibilmente ricco e la loro ricerca del silenzio è con ogni probabilità molto diversa dalla nostra.

A forza di stare con questi «esperti», anch’io ho iniziato a drizzare le orecchie, con frenesia e curiosità, in tutte le direzioni. Sentire di più mi fa entrare in contatto con il momento presente, e quindi con il silenzio.

Quando torno in città, il più delle volte devo fare il contrario. È difficile, infatti, dopo avere passato ore a sviluppare la sensibilità uditiva, immergersi di nuovo nel calderone sonoro delle ore di punta. In quei momenti, come per magia, il mio cervello entra in una modalità semplicissima e molto efficace: l’oblio sonoro. Dimentica cioè di ascoltare, e lascia che i suoni attraversino il corpo senza prestarvi attenzione.

È ciò che fa la maggior parte della gente per sopravvivere alla cacofonia che la circonda. Tranne in caso di grande stanchezza, i suoni giungono a noi sempre filtrati, per fortuna, come in una sorta di desensibilizzazione sonora automatica: la nostra capacità di adattamento è notevole!

Vi do una buona notizia: anche le città sono piene di silenzio e di serenità! Ma ne riparleremo più avanti.

Silenzio interiore vs esteriore

Dal profondo del silenzio, una vocina mi sussurra: «Prima devi parlare del silenzio interiore, casinista che non sei altro!» Benché sbalordita da tanta arroganza, non posso che constatare la pertinenza di quest’ordine.

Parliamo dunque del silenzio interiore. Ecco la chiave, che si basa su un principio molto semplice: è difficile agire sull’ambiente, quindi gli unici cambiamenti duraturi sono quelli che dipendono da noi stessi e dal nostro comportamento.

Probabilmente conoscete queste celebri parole: «Concedimi la serenità di sopportare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare le cose che posso e la saggezza per conoscere la differenza».

Partendo da questo principio, se non possiamo far tacere il nostro vicino alle due di notte o i nostri figli quando giocano – anzi, quando «sviluppano la loro creatività», come dicono i pedagoghi moderni, probabilmente un tantino sadici –, possiamo però cambiare la nostra percezione della situazione… o traslocare…. o vendere i figli (ehm, no, mi dicono che è vietato dalla legge).

La via della saggezza sta dunque nello sviluppare il silenzio interiore, che ci consente di rimanere tranquilli nelle situazioni tese, negli universi sonori sovraccarichi o negli sconvolgimenti emozionali.

Il silenzio interiore, di che si tratta?

Il concetto di silenzio interiore merita ulteriori spiegazioni. Ne parleremo a lungo nei prossimi capitoli, analizzando diverse situazioni della vita quotidiana, ma ecco già qui alcuni spunti.

Riprendiamo il tema del vicino rumoroso, un grande classico dei blogger che gongolano non poco nel pubblicare le dolci paroline che i vicini si scambiano a colpi di foglietti attaccati con lo scotch nell’atrio del condominio. In caso di vicino sguaiato, la pratica del silenzio interiore consiste nel ritrovare la calma imparando, per esempio,

  • a lasciar andare le immagini mentali del vostro caro vicino che le studia tutte per rovinarvi la vita;
  • a ignorare la vocina interiore che vi dice: «Adesso gliela faccio vedere io!»;
  • ad analizzare la sensazione di rabbia, umiliazione o impotenza che nasce in questo genere di situazioni e, dopo averla riconosciuta, a lasciare che si plachi da sé.

Adottando queste strategie è possibile instaurare un ritmo interiore diverso, una calma più propizia e una vita piacevole.

Gli esercizi per imparare il silenzio interiore riguarderanno le varie sfere della percezione: gli occhi, le orecchie (attraverso le parole) e il corpo. Per ciascuno troverete esempi precisi, così da essere guidati meglio, e anche qualche piccolo segreto di fabbricazione da testare in diretta!

Alcuni benefici di una vita più silenziosa

Sono tanti, tantissimi. Lasciate che ve ne citi un po’. Alcuni riguardano il nostro benessere, altri la nostra vita sociale e altri ancora addirittura la pace nel mondo!

Prendere un certo distacco e tornare a centrarsi

Mantenere il silenzio consente di muoversi a un altro ritmo, più lento e misurato, di fronte all’agitazione circostante.

Nel 2015, in occasione dell’attentato a Charlie Hebdo, a suscitare il malessere generale è stato, probabilmente, più il furore mediatico che l’evento in sé: abbiamo seguito l’arresto dei terroristi in tempo reale su tutte le reti TV, postato «Je suis Charlie» come foto del profilo Facebook e commentato a volontà ogni microinformazione.

Qualche settimana dopo ho ricevuto molte richieste di ipnositerapia da parte di persone che non riuscivano più a dormire. Presentavano tutte lo stesso profilo: avevano passato giornate intere davanti agli schermi per non perdersi nulla. Le immagini che avevano divorato e i messaggi continui sui social network si erano impressi così in profondità dentro di loro da formare un’enorme nuvola nera che gli impediva di guardare avanti.

La loro condizione sarebbe stata ben diversa se avessero praticato il silenzio mediatico, ascoltando cioè le notizie con il contagocce, scollegandosi per qualche giorno da Internet e dai social network ed evitando lunghe conversazioni ansiogene.

Si tratta di semplici consigli di sopravvivenza mentale che, in caso di attentato o altri eventi fortemente negativi, potrebbero fare la differenza: vi procureranno meno stress, meno inquietudine latente o sensazione di pericolo, e meno ansia in generale.

Il silenzio volontario, la fuga dall’agitazione circostante, ci permettono di prendere un certo distacco dalla situazione. Ci impediscono di seguire ciecamente le analisi dei media o di altri sedicenti esperti la cui neutralità è spesso discutibile.

La stessa regola si applica nei conflitti che possiamo vivere sul lavoro, in famiglia o altrove. Fare silenzio consiste, per esempio, nel non rispondere subito a un’e-mail spiacevole, dormirci su una notte o fare un bel respiro: tutte pratiche in grado di far fiorire un cespuglio di rovi!

Una missione di interesse generale: contribuire alla pace nel mondo

Addirittura! Be’, se proprio dobbiamo avere ambizioni, che almeno siano nobili, non vi pare?

La pace nel mondo, dunque. L’essere umano funziona per imitazione: dopo alcuni minuti trascorsi accanto a una persona calma, capita spesso di sentire il proprio ritmo interiore modificarsi di conseguenza. Gli «stati d’essere» sono contagiosi, e rimanere sereni si rivela una vera e propria missione di interesse generale.

Allora ringraziamo le persone che ogni giorno rinunciano ad aggiungere la propria voce alla cacofonia circostante, che non esprimono il proprio parere, che lasciano parlare gli altri, che preferiscono una passeggiata con il cane a un aperitivo tra amici. Quelle persone che, infine, spengono l’autoradio quando guidano, e che probabilmente sono i santi del XXI secolo!

Di recente sono stata invitata a un cocktail a conclusione di una giornata di conferenze. Come tutti, passavo da un gruppo all’altro per scambiare qualche frase, ricevere notizie, fare conoscenza. Quella sera ho incontrato molta gente, e con grande piacere. Tuttavia, le conversazioni sembravano talvolta monologhi l’uno accanto all’altro piuttosto che veri e propri scambi.

Durante la conferenza uno dei relatori ci aveva proposto un piccolo gioco: voltarci verso il nostro vicino e sostenerne lo sguardo per trenta secondi. Trenta secondi con uno sconosciuto sono lunghi! Eppure, ho imparato più in quel silenzio che in tutte le chiacchierate venute dopo. Con gli occhi negli occhi, all’inizio un po’ imbarazzati, il mio vicino e io ci siamo tuffati nell’ignoto, senza rete di sicurezza, in una sala improvvisamente immersa in un silenzio religioso punteggiato da qualche risata.

Da questa esperienza sono nate delle domande: Come posso stare con l’altro in perfetto silenzio? Come vivere in società senza usare le parole? Come far sì che il mio corpo esprima serenità e presenza?

Rispondendo a poco a poco a simili quesiti, possono aprirsi le porte di un nuovo modo d’essere che ci permette di contribuire alla creazione di un mondo migliore.

Un «minutino» di silenzio

Niente di meglio di un piccolo esperimento per testare in tempo reale le virtù del silenzio.

Non ho idea di dove vi troviate in questo momento, se in treno (che bello leggere in treno!), a letto, sotto un albero, in Europa, negli Stati Uniti, in Thailandia… Ovunque siate, posate un attimo il libro e alzate lo sguardo.

Osservate il paesaggio, riprendete consapevolezza del corpo, del vostro respiro, e rimanete lì, senza fare niente per alcuni secondi. Una sessantina, a esser precisi. Giusto un «minutino», termine più allegro del dolente «minuto di silenzio» che condividiamo in caso di lutto nazionale. Nel nostro caso, si tratta di un minuto di silenzio cercato, voluto, strappato al fluire del tempo.

Fine. I sessanta secondi sono passati. Ci avete fatto caso? Il tempo scorre meno velocemente. Sentite? Si apre uno spazio diverso. Vedete? I contorni del mondo sono più netti. E non è niente in confronto a tutte le scoperte che potreste fare fermandovi ogni tanto nella vostra vita quotidiana e sollevando gli occhi al cielo.

Il nostro minuto di silenzio sembra fermare il tempo. È magico! E questo è più facile da constatare quando il corpo rimane immobile. Cercate perciò di praticare questi minuti di silenzio senza muovervi: siate semplicemente attenti a ciò che cambia e a ciò che compare.

Il segreto

Per entrare davvero nell’esperienza provate a immaginare: siete in autostrada, lanciati a grande velocità; il paesaggio scorre consueto, rassicurante, ogni tanto una curva, ma soprattutto rettilinei. In autostrada viaggiamo sicuri, ma c’è il rischio di annoiarsi: non c’è granché da guardare, gli autogrill sono alquanto squallidi e in macchina iniziate a sentire un cattivo odore.

E se prendeste la prima uscita? Se vagaste per qualche chilometro su una strada sconosciuta? Se correste il rischio di «uscire dai sentieri battuti»?

Un minuto di silenzio strappato alle nostre giornate strapiene è come un piccolo ruscello che scende giù per la collina… E sapete dove va a finire!

La Cura del Silenzio

Come il potere della calma può trasformare le nostre vite

Kankyo Tannier

Da un lato ci spaventa, dall'altro ci attira: il silenzio è il grande sconosciuto di quest'epoca rumorosa. Ma se non lo possiamo ottenere con l'isolamento completo, suggerisce la monaca buddista Kankyo Tannier, possiamo...

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Kankyo Tannier

Kankyo Tannier, francese, è monaca buddhista della tradizione zen. Dopo un periodo di studio e approfondimento in Giappone, dal 2013 cura il sito internet DailyZen, in cui spiega con ironia il buddhismo.
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