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Consigli psicomagici - Estratto da "Manuale Pratico di Psicomagia"

di Alejandro Jodorowsky 19 giorni fa


Consigli psicomagici - Estratto da "Manuale Pratico di Psicomagia"

Leggi l'introduzione del libro di Alejandro Jodorowsky e impara a guarire te stesso e a liberarti dai problemi che ti impediscono di vivere serenamente

Dopo avere analizzato e studiato a memoria i settantotto arcani dei Tarocchi di Marsiglia, ho firmato un patto con me stesso: “Una volta alla settimana leggerò i Tarocchi gratuitamente in un caffè qualsiasi, molto frequentato. E lo farò fino alla fine della mia vita”.

Sono trent'anni che mantengo la promessa. Ho trasformato la lettura delle carte in una sorta di psicanalisi sintetizzata e l’ho chiamata “Tarologia”. Scopo della Tarologia non è predire il futuro, bensì interrogare il consultante sul suo passato mediante la guida degli Arcani, per aiutarlo a risolvere i problemi del presente.

Vengono al caffè in cui leggo i Tarocchi persone di ogni età, paese, livello economico e livello di coscienza. C’è sempre chi mi chiede un consiglio (in fondo, mi sta chiedendo il permesso per compiere un’azione che non osa) o una predizione (possibilmente positiva). E allora non posso fare a meno di inquadrare la sua domanda.

“Incontrerò un uomo?”

“Non posso dirti se incontrerai un uomo, ma posso dirti perché non lo incontri.”

“Devo lasciare mia moglie e i miei figli per la mia amante? ”

“Non posso dirti se devi fare una cosa del genere, ma posso dirti quali sono i motivi per continuare a vivere con la tua famiglia e quali i motivi per andartene con un’altra donna. Tu, valutando vantaggi e svantaggi delle due opzioni, dovrai scegliere quella che meglio ti si confà.”

Qualsiasi predizione o consiglio sono una sorta di abuso di potere che rischia di fare del consultante un suddito del "mago".

Il/la consultante, nel momento in cui smette di considerare il proprio inconscio come un nemico e perde ogni timore di vedersi così com’è, riesce a scoprire i traumi che lo fanno soffrire. Quando questo accade, di solito chiede che gli venga offerta una soluzione. “Bene, ora che so di essere innamorato di mia madre, e che questo mi impedisce di avere un rapporto stabile con una partner, che cosa faccio?” “Sono tormentata dal desiderio di fare sesso orale con uomini di una certa età perché, quando ero piccola, mio nonno mi aveva infilato il suo membro in bocca. Come posso liberarmi da questa tentazione?” Avendo constatato che sublimare un impulso sconveniente con un’attività artistica o con azioni di tipo sociale non eliminava i desideri repressi, ho inventato la psicomagia.

La psicanalisi è una tecnica che cura mediante le parole. Il consultante, definito “paziente”, sta seduto su una sedia o un divano e lo psicanalista non si permetterà mai di toccarlo. Per liberare il paziente dai sintomi dolorosi, gli chiede soltanto di ricordare i sogni, di prendere nota di lapsus e incidenti, di svincolare la lingua dalla volontà dicendo senza freni tutto quello che gli passa per la testa. Dopo una lunga serie di monologhi confusi, il consultante talvolta riesce a rivivere un ricordo che giaceva sepolto nelle profondità della memoria. “Mi hanno imposto un’altra baby-sitter”, “Il mio fratellino mi ha rotto tutte le bambole”, “Mi hanno costretto ad andare a vivere con i miei orribili nonni”, “Ho sorpreso mio padre mentre faceva l’amore con un uomo” eccetera.

Lo psicanalista, il cui lavoro consiste nel trasformare i messaggi mandati dall’inconscio in un discorso razionale, è convinto che, una volta che il paziente abbia scoperto la causa dei propri sintomi, questi svaniscano... Ma non è così!

Quando un impulso riemerge dall’inconscio, possiamo liberarcene soltanto realizzandolo. Ecco perché la psicomagia si propone di agire, non solo di parlare. Il consultante, seguendo un percorso inverso rispetto a quello della psicanalisi, invece di insegnare all’inconscio a parlare usando il linguaggio della ragione, insegna alla ragione a padroneggiare il linguaggio dell’inconscio: esso è composto non soltanto di parole ma anche di gesti, immagini, suoni, odori, sapori o sensazioni tattili.

L’inconscio accetta la realizzazione simbolica, metaforica, pertanto una fotografia non rappresenta ma è la persona ritratta. Inoltre considera la parte come il tutto (gli stregoni realizzano le loro fatture usando capelli, unghie o brandelli di vesti delle possibili vittime), e proietta le persone che popolano la sua memoria su creature reali o cose.

Chiunque abbia partecipato a uno psicodramma si è reso conto che chi accetta di interpretare il ruolo di un famigliare suscita nel paziente reazioni viscerali, come se costui si trovasse di fronte al parente vero, reale. Prendere a pugni un cuscino allevia la collera che si prova contro chi ha abusato di noi...

Per ottenere un buon risultato, la persona che realizza l’atto deve in qualche modo liberarsi dalla morale imposta dalla famiglia, dalla società e dalla cultura. Se lo fa, riuscirà ad accettare i propri impulsi interni, sempre amorali, senza temere castighi. Per esempio, se qualcuno volesse eliminare la sorella minore perché attirava su di sé le attenzioni della madre, deve incollare una fotografia della bambina sopra un melone e distruggerlo prendendolo a martellate: per il suo inconscio avrà compiuto il delitto. E il consultante si sentirà liberato.

In psicomagia si è consapevoli che le persone che popolano il mondo interno - la memoria - non sono le stesse che popolano il mondo esterno. La magia tradizionale e la stregoneria lavorano con il mondo esterno credendo di poter acquisire poteri soprannaturali mediante rituali superstiziosi per influire su cose, eventi ed esseri.

La psicomagia lavora con la memoria: nel caso precedentemente illustrato, non si tratta di eliminare la sorellina in carne e ossa, che ormai si è fatta adulta, ma di provocare un cambiamento nella memoria, sia dell’immagine dell’essere odiato (la sorella quando era piccola) sia della sensazione di rabbia e impotenza accumulate dal ragazzino che la odiava.

Per cambiare il mondo dobbiamo cominciare a cambiare noi stessi. Le immagini che serbiamo nella memoria sono accompagnate dalla percezione che avevamo di noi stessi nel momento di quelle esperienze. Quando ricordiamo certi comportamenti dei nostri genitori mentre eravamo piccoli, lo facciamo da un punto di vista infantile. Viviamo accompagnati o dominati da un gruppo di ego che appartengono a età diverse. E sono tutti quanti manifestazioni del passato.

La finalità della psicomagia, trasformando il consultante in guaritore di se stesso, è fare in modo che si collochi nel proprio ego adulto, un ego che non può occupare nessun altro tempo se non il presente.

Ho iniziato a proporre atti di psicomagia ai miei consultanti dei Tarocchi. Li creavo “su misura”, in base al carattere e alla storia della persona. Alcune di queste esperienze le ho raccontate nei miei libri Psicomagia e La danza della realtà. Hanno avuto grande risonanza. Le richieste di aiuto si sono moltiplicate al punto che non riuscivo a rispondere a tutti. Ma alle persone cui ho avuto il tempo di consigliare tali atti, ho chiesto di mandarmi una lettera in cui mi descrivevano i risultati ottenuti.

Basandomi sugli atti che avevano avuto un effetto positivo ho iniziato a creare consigli di psicomagia che potessero essere impiegati da una grande quantità di persone. Questo libro di “ricette” è il risultato della mia lunga sperimentazione.

Per ottenere buoni risultati occorre che la persona che intende praticare la psicomagia sia comprensiva verso se stessa. I bambini, nell’ansia di farsi amare dai genitori, temono di venire giudicati colpevoli per qualche mancanza. Per un bambino, la cui vita dipende sostanzialmente dagli adulti, è terribile destare la loro rabbia ed essere punito. Per cui impara a negare quella che Freud chiamava la sessualità “perversa polimorfa”, vale a dire i desideri sessuali infantili che si avvertono liberamente verso qualsiasi oggetto, prima che inizi la repressione.

Questa amoralità originaria, innata, dev’essere accettata nel momento in cui si lavora per eliminare gli effetti di un trauma. Lo sperimentatore deve accettare i propri desideri; incestuosi, narcisisti, bisessuali, sadomasochisti, coprofagi o cannibali. E poi deve realizzarli in modo metaforico.

Alla radice di ogni malattia c’è il divieto di fare qualcosa che vorremmo fare o l’ordine di fare qualcosa che non vorremmo. Qualsiasi guarigione richiede la disobbedienza a tale divieto o a tale ordine. E per disobbedire occorre perdere il timore infantile di non essere amati; vale a dire, di essere abbandonati. Tale timore impedisce la coscienza di sé: chi ne è affetto non si rende conto di che cosa sia veramente, e cerca di essere quello che gli altri si aspettano che sia.

Se persiste in tale atteggiamento, trasforma la propria bellezza intima in malattia. La salute si ritrova soltanto nell’autenticità, non c’è bellezza se non è autentica. Per arrivare a essere ciò che siamo, dobbiamo eliminare tutto ciò che non siamo. Essere quello che si è: la felicità più grande.

Un atto psicomagico è più efficace se il consultante ottempera ai seguenti requisiti:

1. Deve realizzare metaforicamente le predizioni.

Insieme agli ordini o ai divieti, i genitori incidono nella memoria dei figli parole che più tardi agiranno come predizioni; il cervello ha la tendenza a realizzarle. Per esempio: “Se ti accarezzi il sesso, da grande diventerai una prostituta”.

“Se non farai lo stesso mestiere di tuo padre e tuo nonno, morirai di fame”, “Se non sei un bambino obbediente, da grande finirai in prigione”... Nell’età adulta tali predizioni si trasformano in una minaccia angosciante. Il modo migliore per liberarsene, come scoprirà il lettore vedendo le ricette, è realizzarle in maniera metaforica: invece di rifuggire ogni minaccia, deve abbandonarsi a essa.

2. Deve fare qualcosa che non ha mai fatto.

La famiglia, complici la società e la cultura, ci costruisce tantissime abitudini: mangiamo sempre lo stesso tipo di alimenti, abbiamo un numero limitato di precetti, idee, sentimenti, gesti e azioni. Siamo circondati sempre dalle stesse cose. Per guarire bisogna cambiare il punto di vista su noi stessi. L’Io che soffre per una malattia è più giovane di noi: è una costruzione mentale prigioniera del passato.

Nel momento in cui ci liberiamo dal circolo vizioso delle nostre abitudini, portiamo allo scoperto una personalità più autentica e, per questo motivo, sana.

Carlos Castaneda fece vestire poveramente un importante dirigente d’azienda, suo discepolo, e lo mandò a vendere giornali in giro per la città. L’occultista G.I. Gurdjieff pretese che un suo alunno, tabagista incallito, smettesse di fumare. Si sarebbero rivisti solo dopo che fosse riuscito a smettere. L’alunno lottò per quattro anni contro tale dipendenza e quando riuscì a vincerla si presentò davanti al suo Maestro, orgoglioso dell’impresa. Gurdjieff gli rispose: “Adesso fuma! ”.

L’antica magia nera utilizzava amuleti confezionati con elementi ripugnanti (materia fecale, membra di cadaveri umani, veleno di animali), ritenendo che ogni ingrediente impuro - e quindi inconsueto - fosse sicuramente efficace. Ecco perché i consigli di psicomagia includono a volte materiali considerati sporchi o promiscui dalla maggior parte della gente.

3. Deve capire che più gli riuscirà difficile realizzare un atto, maggiori saranno i benefici che ne trarrà.

Per guarire o per risolvere un problema ci vuole una volontà di ferro. Non poter fare ciò che desideriamo e non poter non fare ciò che non desideriamo provoca in noi una profonda disistima, all'origine di depressioni e malattie gravi. Combattere instancabilmente per raggiungere una meta che pare impossibile sviluppa la nostra energia vitale.

L’avevano capito benissimo gli stregoni medievali, i cui ricettari proponevano atti impossibili da realizzare, come per esempio un metodo per diventare invisibili: “Si metta sul fuoco un pentolone pieno di acqua benedetta, usando legna di vite bianca. Si porti a ebollizione e vi si tuffi dentro un gatto nero vivo, lasciandolo cuocere finché le carni si staccheranno dalle ossa. Estrarre le ossa usando una stola da vescovo e mettersi di fronte a una lastra d’argento brunito. Introdursi in bocca, uno dopo l’altro, tutti gli ossicini del gatto bollito, fino a che l’immagine svanirà dallo specchio d’argento”.

Oppure un filtro per sedurre un uomo: “In un bicchiere modellato a mano con l’argilla scavata da un cinghiale con il suo grugno, mescolare sangue di cane con sangue di gatto e il proprio sangue mestruale, aggiungere una perla dopo averla triturata e dar da bere all’amato dieci gocce di questo intruglio disciolte in un bicchiere di vino”.

Nel primo consiglio, potrebbe essere l’Io individuale dell’aspirante stregone a divenire trasparente. Dopo tanta fatica per realizzare un atto così difficile e crudele, la personalità individuale sfuma lasciando apparire l’Essere Essenziale, che è impersonale per definizione.

Nel secondo consiglio, viene da pensare che se la strega, per amore di un uomo, riesce a trovare dell’argilla smossa da un cinghiale, a uccidere un cane, un gatto e a sacrificare del denaro riducendo in polvere una perla, tutto ciò le darebbe una così grande fiducia in se stessa che sarebbe capace di sedurre un cieco sordomuto.

Certe guarigioni in luoghi remoti del pianeta dichiarate miracolose sono in gran parte dovute al lungo e costoso viaggio che il malato ha intrapreso per raggiungerli.

4. L’atto deve sempre finire in modo positivo. Aggiungere male al male non serve a nulla.

Nelle pratiche kasher della cultura ebraica, quando gli strumenti che sono a contatto con i latticini entrano in contatto con la carne di un animale diventano impuri, per cui si scava una buca nella terra e si seppelliscono lì per un determinato numero di giorni; trascorso il tempo previsto, vengono disseppelliti: la terra li ha purificati...

Ispirandomi a questa idea, sovente ho raccomandato di seppellire oggetti, vestiti, fotografie che erano serviti a liberare antiche sofferenze, ma ho sempre chiesto che sul luogo in cui sono state deposte le cose “impure” venisse piantato un alberello o una pianta fiorita.

Se consiglio a un consultante di tirar fuori la rabbia accumulata negli anni contro qualcuno strappandone la fotografia, o prendendo a calci la sua tomba, o mediante un confronto scritto e così via, raccomando sempre di spalmare sulla fotografia un po’ di marmellata di rose, scrivere sulla tomba la parola amore con un po’ di miele, mandare alla persona cui si chiede di riparare i torti subiti un mazzo di fiori o una scatola di cioccolatini, o una bottiglia di liquore.

L’atto psicomagico deve trasformare: la sofferenza darà origine a un finale pieno d’amore. In fin dei conti, l’odio è amore non corrisposto.

Leggendo questi consigli il consultante potrebbe pensare che sia impossibile metterli in pratica, perché ci saranno testimoni scomodi o circostanze negative a impedirne la realizzazione. Ho potuto constatare che quando si inizia un atto psicomagico si crea una misteriosa relazione tra l’intenzione individuale e il mondo esterno. Il luogo che si temeva invaso dai curiosi, nel momento dell’azione si presenta di colpo deserto. Quello che sembrava impossibile da trovare, ci viene offerto da un vicino di casa e così via.

Un professore di scuola media che lamentava uno squilibrio nervoso mi chiese un atto psicomagico. Gli consigliai di imparare da un artista circense a camminare in equilibrio su un cavo d’acciaio. Mi rispose che non gli sarebbe stato possibile farlo, perché la scuola e casa sua si trovavano in un villaggio sperduto nel Sud della Francia in cui non avrebbe mai potuto trovare un artista da circo. Gli chiesi di smettere di pensare all’atto come a qualcosa di impossibile e di avere fiducia, la realtà sarebbe accorsa in suo aiuto. Pochi giorni dopo scoprì che un suo allievo era figlio di un circense, un equilibrista che si era ritirato. Aveva trovato il suo maestro a un paio di chilometri di distanza.

In queste ricette ogni tanto consiglierò al consultante di cambiare nome. Il nome, primo “regalo” offerto al neonato, lo distingue all’interno della famiglia. La psiche infantile si riconosce in quel suono con cui costantemente attirano la sua attenzione, come farebbe qualsiasi animale domestico. Finisce per incorporarlo nella propria esistenza come un organo in più.

Nella maggioranza dei casi, la scelta del nome cela il desiderio famigliare di far rinascere gli antenati: l’inconscio può camuffare la presenza dei defunti non solo ripetendo il nome per intero (in molte famiglie il primogenito riceve il nome del padre, del nonno, del bisnonno; se è femmina, può ricevere lo stesso nome nella versione femminile, ad esempio da Francesco a Francesca, da Marcello a Marcella, da Bernardo a Bernarda e così via).

Questo nome, se è gravato da una storia magari segreta (suicidio, malattia venerea, carcere, prostituzione, incesto o vizio di un nonno, una zia, un cugino), diventa veicolo di sofferenza o di comportamenti che piano piano invadono la vita di chi lo ha ricevuto.

Ci sono nomi leggeri e nomi pesanti. I primi sono talismani benefici. I secondi creano problemi odiosi. Se una figlia riceve dal padre il nome di una ex amante, si ritroverà a giocare il ruolo della sua fidanzata per tutta la vita.

Se una madre che non ha risolto il nodo incestuoso con il padre dà al bambino il nome di quel nonno, il figlio, prigioniero del tranello edipico, si sentirà spinto a emulare l’antenato ammirandolo e odiandolo contemporaneamente, in quanto per lui sarà un rivale invincibile.

Le persone che ricevono nomi derivanti da concetti sacri (Assunta, Concetta, Immacolata...) possono percepirli come ordini, e avranno problemi sessuali.

Chi ha per nome di battesimo quello di un angelo (Angelica, Raffaele, Gabriele, Celestino...) potrebbe non sentirsi incarnato.

I Pasquale, Emanuele, Cristiano, Cristoforo probabilmente saranno perfezionisti maniacali e all’età di trentatré anni potrebbero avere paura di morire, o essere vittime di incidenti, problemi economici o gravi malattie.

A volte i nomi assegnati sono il risultato del desiderio inconscio di risolvere situazioni dolorose. Per esempio, se un uomo da bambino era stato separato dalla madre, chiamerà suo figlio Giovanni Maria, realizzando nel doppio nome il desiderio di unirsi a lei. Se un bambino muore, quello che nascerà successivamente potrebbe chiamarsi Renato (dal latino renatus, che significa “rinato”).

Se un avo è stato incarcerato con grande vergogna della sua famiglia per avere commesso un furto o una truffa, uno dei suoi discendenti diretti potrebbe chiamarsi Innocenzo. Se una donna tormentata dall’idea dell’incesto sposa un uomo che ha lo stesso nome di suo padre, rischia di generare figli che avranno problemi di tipo generazionale: incoscientemente, vivendosi come figli del nonno, riterranno la madre una sorella, il che ne farà degli eterni immaturi. Se dopo una bambina nasce un bambino cui verrà dato il nome di lei al maschile (Antonia seguita da Antonio, Francesca seguita da Francesco e così via), tale scelta potrebbe rivelare che la nascita della bambina sia stata una delusione per i genitori, e la giovane, considerandosi la brutta copia di un futuro uomo, rischia di disprezzarsi e sentirsi incompleta. Un nome derivante da una star del cinema o della televisione, o da scrittori famosi, impone la meta della celebrità, il che potrebbe essere angosciante se non si possiede un talento artistico.

Se i genitori trasformano i nomi dei figli in diminutivi (Paco, Lola, Pepe, Rosina, Rina), potrebbero bloccarli per sempre nell’infanzia. L’inconscio - collettivo per natura - nasconde significati all'interno dei nomi che l’individuo subisce pur non essendone consapevole. I nomi dei santi inducono qualità, ma trasmettono anche l’idea del martirio. Alcune Maria possono sentirsi vittime del desiderio di generare il bambino perfetto. Alcuni Giuseppe possono avere difficoltà a soddisfare una donna. A santa Valeria hanno mozzato la testa: le donne con questo nome potrebbero avere la tendenza a impazzire. Certe Mercedes, nome che discende dal latino merces (salario, pagamento), possono essere tentate dal commercio.

I nomi funzionano nell’inconscio come i mantra (versi derivanti da opere vediche e usati come incantesimi). Tali parole, ripetute costantemente, danno origine a vibrazioni che producono effetti occulti. I brahmani credono che ciascun suono nel mondo fisico risvegli un suono corrispondente nei regni invisibili, incitando all’azione una forza oppure un’altra. Secondo loro, il suono di una parola è un efficace agente magico, nonché la chiave principale per stabilire la comunicazione tra entità immortali. Per la persona che sente ripetere il proprio nome da quando nasce a quando muore, questo funziona come un mantra. E comunque il suono ripetuto può essere benefico o dannoso.

Nella maggioranza dei casi il nome consolida un’individualità limitata. L’ego afferma; “Sono così e non in un altro modo” perdendo fluidità, anchilosandosi. I grandi adepti della Magia, come Eliphas Lévi, Aleister Crowley o Henri-Corneille Agrippa, affermarono che l’essere umano possiede due corpi, uno fisico e l’altro di luce (chiamato altresì corpo energetico o anima), il quale, essendo sacro, non può avere un nome personale.

Il nome che viene pronunciato, incollandosi come una sanguisuga al corpo fisico, manifesta soltanto l’individualità illusoria della persona. Il corpo di luce fa parte dell'impronunciabile nome di Dio. Questi maghi avevano come finalità sviluppare o ricordare il corpo di luce, integrandolo nella coscienza quotidiana. Se si raggiunge un equilibrio funzionale tra il corpo fisico e il corpo di luce, l’ego egoista viene eliminato. La presa di coscienza dell’Essere Essenziale apre le porte alla libertà nel momento in cui smette di essere incatenato al nome di battesimo, se questo viene vissuto in modo doloroso.

Forse il lettore si stupirà notando che questo ricettario non segue un ordine alfabetico o tematico, e che i consigli sono presentati in un apparente disordine. In realtà, ho tentato di creare un libro che non rispondesse solo a domande su argomenti precisi, ma che potesse leggersi tutto di seguito, dall’inizio alla fine, come un romanzo o un trattato.

Ogni volta che nella mia lunga attività di tarologo ho analizzato i problemi di un consultante, scoprivo che, per quanto fossero ancorate al presente, le radici del suo male affondavano nel terreno della famiglia. L’infanzia condiziona la vita intera: se il terzetto madre-padre-figlio/a non è equilibrato, il destino dell’individuo sarà pieno di fallimenti, depressioni e malattie.

Ecco perché le prime ricette e i primi consigli inizieranno il lettore agli aspetti fondamentali del suo albero genealogico, poi gli sottoporranno una serie di problemi psicologici, sessuali, emozionali e materiali, per finire con la descrizione di un massaggio di nascita (una cerimonia in cui si tenta di trasmettere l’informazione su come dovrebbe essere la famiglia equilibrata in cui ogni essere umano ha il diritto di nascere).

Qualsiasi malattia si accompagna a una sofferenza spirituale. Questi consigli non pretendono di sostituirsi alle cure mediche: semplicemente, propongono soluzioni al disagio psichico che nessuna pillola e nessun intervento chirurgico potrebbero alleviare.

Manuale Pratico di Psicomagia

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