800 089 433 / 0547 346 317
Assistenza Clienti — Lun/ven 9:00-18:00

Come vanno le cose - Estratto da "Regime Alimentare"

di Richard Oppenlander 24 giorni fa


Come vanno le cose - Estratto da "Regime Alimentare"

Leggi in anteprima un estratto dal libro di Richard Oppenlander e scopri cosa si nasconde dietro la catena produttiva che porta il cibo sulle nostre tavole

Da dove proviene esattamente il cibo che mangiamo? Quanta acqua, suolo e altre risorse sono stati necessari per trasportarlo dal punto A al punto B? Perché lo abbiamo scelto? Ve lo siete mai chiesti?

Molto probabilmente no, perché avreste dovuto?

Per la provenienza del cibo, l’adagio «occhio non vede, cuore non duole» vale più che per altre questioni della civiltà odierna. Il tema è ricoperto da una patina di falsità e malintesi riguardo in particolare all'uso degli animali nelle industrie della carne, del latte e della pesca.

Eppure è una questione di non poco conto, che comporta ogni anno lo spreco di miliardi e miliardi per spese sanitarie e inefficienze produttive, oltre a contribuire in massima misura al depauperamento globale delle risorse idriche, della qualità dell’aria e del suolo, e della biodiversità.

Il surriscaldamento globale è un problema che vi preoccupa? Quale che sia la risposta, sappiate che le nostre scelte alimentari stanno influendo negativamente sul cambiamento del clima e sull'effetto serra, ancor più delle auto, degli aeroplani, dei Tir, degli autobus e dei treni in circolazione sull'intero pianeta.

Può essere sconcertante e difficile da accettare, ma è una verità sacrosanta, da tenere a mente.

Oltretutto, seppur preoccupante, il surriscaldamento del clima è solo uno dei tanti fattori che contribuiscono al depauperamento globale. Se vogliamo davvero ridurre il nostro impatto ambientale, più che coibentare meglio le nostre abitazioni dobbiamo preoccuparci di scegliere in modo più oculato di che nutrirci.

Il surriscaldamento climatico è un problema che va sicuramente affrontato, ma a che serve badare a quante lampadine spegniamo in casa se non ci resta più acqua da bere? E ancora, a che serve scegliere il modello di auto ibrida più avanzato se non abbiamo più aria pulita da respirare?

Quindi, anche se l’attenzione della collettività è tutta convogliata verso il surriscaldamento globale, dobbiamo sapere che esso costituisce solo un minuscolo aspetto del danno che stiamo arrecando a noi stessi e al pianeta, solo una tessera nel vasto mosaico del depauperamento globale.

Ma che cos'è esattamente il depauperamento globale? È la perdita delle risorse rinnovabili e non rinnovabili della Terra. A questo punto vale la pena soffermarsi sul concetto di risorsa «rinnovabile». L’acqua, per esempio, è comunemente considerata una risorsa rinnovabile, eppure parte delle fonti idriche cui attingiamo ogni giorno hanno impiegato millenni per formarsi. Lo stesso vale per gli alberi della foresta amazzonica (e i relativi ecosistemi): hanno impiegato secoli per crescere.

Com'è possibile considerare «rinnovabili» queste risorse? Sarebbe più corretto definire «non rinnovabili» tutte le risorse che, una volta distrutte, non avremo la possibilità di vedere rigenerate nel corso della nostra vita. Compresi gli animali, quelli delle foreste pluviali e di altri ecosistemi, le balene e il resto della fauna marina.

E tutte quelle risorse vitali che vengono distrutte a un ritmo che ne rende impossibile il rimpiazzo o il rinnovo prima di centinaia o migliaia di anni, o forse per sempre. L’acqua, l’aria e gli ecosistemi naturali sono le vittime principali. Mentre principali colpevoli, ancor più delle industrie, sono appunto le nostre scelte alimentari.

Ogni giorno gli abitanti del pianeta e un numero indefinito di industrie consumano risorse naturali. Sfruttano il suolo per l’edilizia, i trasporti, la gestione dei rifiuti, l’agricoltura. Le riserve di acqua, per bere, smaltire i rifiuti, pulire e coltivare. I combustibili fossili per usi domestici ma anche per l’espletamento di numerose attività economiche, tra cui ancora una volta l’agricoltura. Ora, la maggior parte di questi impieghi può essere razionalizzata, modificata e persino ridotta.

Ma bisogna sapere che i settori che maggiormente consumano ed esauriscono le risorse sono quelli della carne, del latte e della pesca. Sono le scelte alimentari che compiamo singolarmente ad avere un impatto diretto sull'uso e sul conseguente esaurirsi delle risorse del pianeta.

Poiché è un argomento fin troppo discusso, vediamo di chiarire brevemente il significato di surriscaldamento globale o cambiamento climatico. L’informazione sull'argomento è stata in larga parte filtrata dagli esperti e dalle grandi organizzazioni, che ci dicono che il surriscaldamento è causato principalmente dall'aumento delle immissioni di gas serra nell'atmosfera; che il rapporto tra la Terra e il Sole non è cambiato in alcun modo e che l’energia derivante da quest’ultimo è rimasta costante.

Concentrati come siamo a pensare che sia tutta colpa dei gas serra, siamo convinti che non ci sia altro sul nostro pianeta che assorba questi gas e influisca sul cambiamento climatico. Ma non è così. Ci sono anche le foreste. Prime fra tutte quelle pluviali, che assorbono grossi quantitativi di anidride carbonica dall'atmosfera immettendovi in cambio ossigeno.

Benché il vapore acqueo e l’ozono (O3) siano considerati gas serra, è risaputo che principale responsabile del surriscaldamento climatico è l’incremento di altri gas prodotti dalle attività umane, primi fra tutti l’anidride carbonica (CO2), il metano (CH4) e l’ossido di azoto (N2O). Se dal 1750 al 2006, ovvero dall'era preindustriale a quella attuale, la concentrazione di anidride carbonica nell'atmosfera è aumentata del 35 per cento, quella del metano si è accresciuta del 145 per cento, soprattutto in seguito allo sviluppo dell’industria zootecnica.

Si è parlato molto della necessità di ridurre la nostra dipendenza dai carburanti fossili, e di conseguenza le immissioni di anidride carbonica nell'atmosfera, nonché delle misure che possiamo adottare come individui per contenere questa tendenza. Il libro dell’ex vicepresidente americano Al Gore, dal titolo Una scomoda verità, ha certamente contribuito a sensibilizzare le coscienze sul fenomeno del surriscaldamento globale e a comprovarne l’esistenza, rendendo in questo senso un servizio encomiabile all'umanità.

Purtroppo però, diffondendo pubblicamente la notizia secondo cui il surriscaldamento globale è il principale danno che procuriamo al pianeta e che l’eccessiva produzione di anidride carbonica ne è la principale causa, Gore non ha raccontato la verità. O meglio, ha riferito solo quella parte di verità che gli era più facile spiegare, che era più «conveniente» per lui. La sua versione e le relative soluzioni rappresentano la strada meno impervia e, malgrado il titolo del suo libro, anche la più comoda per noi da accettare e perseguire.

Paradossalmente Gore ha scelto la linea di minor resistenza. Ribadendo che l’anidride carbonica è la principale responsabile del surriscaldamento climatico — del resto rappresenta il 72 per cento delle emissioni di gas serra, che produciamo perlopiù attraverso il consumo energetico e l’uso delle automobili - ha individuato il problema a cui è più facile porre rimedio: in fondo basta consumare meno elettricità e limitare l’uso delle automobili.

Che cosa in particolare ha omesso di dire Al Gore sul surriscaldamento globale? Intanto che l’anidride carbonica non ne è la causa principale, bensì uno dei numerosi fattori, il più conveniente da citare e il più facile per cui stilare un codice di condotta che ne riduca l’impatto. Se è importante conoscere e contenere le emissioni di anidride carbonica delle industrie e delle automobili, lo è altrettanto sapere che il fattore che incide in modo più devastante sul surriscaldamento globale e sull'ambiente in generale è il nostro regime alimentare.

Un’altra clamorosa occasione mancata, perché anche in essa è stato omesso di menzionare la nostra dieta come principale fattore del cambiamento climatico, è stato il Protocollo di Kyoto, a cui nel 1997 hanno aderito numerosi paesi. L’intento di ridurre le emissioni di gas serra era certamente encomiabile, tuttavia in quell'occasione non fu posto un accento sufficiente sugli effetti delle nostre abitudini alimentari e in particolare sull'impatto che le industrie della carne, del latte e del pesce hanno sull'ambiente.

Il Protocollo di Kyoto è stato redatto nell'ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, un trattato internazionale a cui in un primo momento hanno aderito diversi paesi per discutere di surriscaldamento globale e di come contenerne le cause. Dopo essere stato sotto-scritto da diverse nazioni, il Protocollo è entrato in vigore imponendo misure più restrittive e giuridicamente vincolanti. Ha fissato obiettivi per ridurre le emissioni di gas serra e formalizzato strumenti come lo «scambio di quote di emissione di gas» e l'«attuazione congiunta» tra paesi per incentivarne la concretizzazione.

Nella sezione dedicata ai metodi e alla ricerca, il Protocollo si sofferma sulla deforestazione e lo sfruttamento del suolo, ma non ne imputa mai la principale responsabilità alle industrie della carne, del latte e della pesca e di rimando alle nostre scelte alimentari. Così come omette in modo clamoroso di indicare una strategia per contrastare uno dei principali fattori responsabili del surriscaldamento globale.

Se è vero che, attraverso trattati come quello di Kyoto, una comunità internazionale di governi e scienziati ha avviato uno sforzo congiunto per ridurre l’impatto delle attività umane sul cambiamento climatico, è altrettanto vero che andrebbe accordata molta più attenzione al problema delle nostre scelte alimentari e dei metodi di produzione. Altrimenti ogni sforzo per ottenere un impatto positivo sul clima sarà vano.

Il metano e l’ossido di azoto sono gas serra molto più nocivi dell’anidride carbonica. Il metano ha un potenziale inquinante come gas serra 23 volte maggiore rispetto all'anidride carbonica. Il 40 per cento circa di tutto il metano prodotto dalle attività umane è imputabile ai capi di bestiame, ai loro processi digestivi e alla trasformazione delle loro deiezioni, al punto che la sua concentrazione nell'atmosfera è aumentata del 145 per cento negli ultimi quindici anni. L’ossido di azoto è 310 volte più nocivo dell’anidride carbonica. L’industria zootecnica americana è responsabile del 65 per cento di tutto l’ossido di azoto prodotto dalle attività umane.

Queste statistiche aiutano ad avere un quadro più completo sui gas serra e sul surriscaldamento globale, ma non sono ciò di cui dobbiamo preoccuparci di più. Dobbiamo pensare prima di tutto a stare bene, sapendo che non possiamo stare bene noi se prima non sta bene il pianeta che ci ospita.

La salute della Terra è la salute delle risorse idriche, del suolo, dell’aria e degli ecosistemi. I gas serra e i loro effetti sul surriscaldamento globale sono solo un aspetto del problema e l’anidride carbonica è solo uno dei gas serra. È il cibo che mangiamo, non l’auto che guidiamo, a influire sulle risorse idriche, sul suolo, sull’aria e sulla nostra salute.

Perché per molti lettori questa è una notizia inedita?

Spesso sappiamo solo ciò che gli altri vogliono farci sapere. Questo è particolarmente vero per quei fatti che la grande industria o i governi tendono per un motivo o per un altro a nasconderci. È appurato, per esempio, che durante la guerra del Vietnam il governo e i media consentirono la circolazione solo di alcune notizie e di alcune immagini. E questo allo scopo di arginare un’opinione pubblica già ampiamente sfavorevole alla guerra. Qualcosa di simile, anche se in proporzioni ridotte, è accaduto con il conflitto in Iraq.

Per fare un altro esempio, di tanto in tanto capita che venga alla luce un rapporto della Nasa o dell’Aviazione americana che svela la reale entità del traffico aereo e l’elevato numero di collisioni che si sfiorano ogni giorno nei cieli degli Stati Uniti; ebbene, queste notizie vengono messe subito a tacere perché ritenute non adatte al grande pubblico.

Ma l’esempio più lampante di verità sottaciuta o oscurata è senza dubbio quella relativa al cibo che mangiamo: alla sua reale natura, alla sua origine, agli effetti che produce su di noi e sull'ambiente.

Nonostante ciò, informarsi sul surriscaldamento globale è possibile, così come aderire al movimento «verde» o «sostenibile», anche se si tratta di due termini ormai abusati o adoperati in modo inappropriato. Per molti sta diventando una scelta in voga, socialmente e politicamente corretta, il che per certi versi è positivo.

Tuttavia non ci si può considerare «verdi» o «sostenibili» solo perché si fa la raccolta differenziata o si acquistano lampadine a basso consumo, se poi si continuano a mangiare prodotti animali che hanno un impatto ben più negativo sull'ambiente di tutte le lampadine a incandescenza che abbiamo sostituito.

E' possibile fare un passo in più verso la coscienza ambientale. Anziché essere semplicemente «sostenibili», si può fare la cosa migliore per se stessi e per il pianeta compiendo una scelta vegetariana. Solo a quel punto ci si potrà considerare davvero sostenibili.

Regime Alimentare

Pesca intensiva e allevamenti industriali: le conseguenze delle nostre cattive abitudini a tavola

Richard Oppenlander

IL LIBRO CHE HA ISPIRATO COWSPIRACY Il più straordinario e inquietante documentario sulle nostre scelte alimentari e sulle conseguenze per l'ambiente “Questo non è solo l’ennesimo libro sull’alimentazione: svela la...

€ 16,00 € 13,60 -15,00%

Disponibilità: Immediata

Vai alla scheda


Richard Oppenlander

Richard Oppenlander di formazione e professione è dentista ed è stato attaccato per questo, accusato di non avere l’autorevolezza per affrontare i temi che affronta. Ma è riconosciuto da tantissimi lettori per la sua instancabile attività ormai più che trentennale di studio e di...
Leggi di più...

Gli ultimi articoli


Non ci sono ancora commenti su Come vanno le cose - Estratto da "Regime Alimentare"

Golden Books S.r.l.
Via Emilia Ponente 1705
47522 Cesena (FC)
P.iva e C.F. e C.C.I.A.A. 03271030409
Reg. Impr. di Forlì – Cesena n.293305
Capitale Sociale € 12.000 I.V.
Licenza SIAE 4207/I/3993
Macrolibrarsi è un marchio registrato
di Golden Books S.r.l. - Nimaia e Tecnichemiste