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Come un puzzle - Estratto da "La Saggezza degli Animali"

di Peter Wohlleben 6 mesi fa


Come un puzzle - Estratto da "La Saggezza degli Animali"

Leggi le prime pagine del libro di Peter Wohlleben e scopri insieme a lui i sentimenti degli animali e quali sono i falsi pregiudizi su di loro più diffusi

La mosca, che da ore volava ronzando in casa nostra, è lì, schiacciata sotto la paletta. Avverto in me una misteriosa soddisfazione, la gioia del cacciatore. Con la punta delle dita afferro per le ali i resti ributtanti e li getto nel bidone della spazzatura.

Negli ultimi anni, dopo un’azione di questo tipo, provo sempre più spesso una sorta di perplessità che mette in discussione il mio piccolo trionfo. Infatti mi sorprendo a pensare che sto distruggendo definitivamente il mondo individuale di questo minuscolo essere. Come mai il diritto di vivere della mosca mi preoccupa meno di quello del nostro cane?

Indice dei contenuti:

La gioia di vivere con gli animali

Non dico che dovrei volerle bene, ma non sarebbe almeno il caso di sforzarsi di catturarla e rimetterla in libertà all’aria aperta? Forse che un esserino del genere, per quanto scocciante, non provi gioia nel vivere e non abbia davanti a sé un percorso preciso e determinato che lo porterà alla vecchiaia passando attraverso la gioventù e la procreazione? Oppure simili riflessioni sono esagerate e sentimentali?

In fondo l’uomo è assolutamente unico. Solo la nostra specie ha una coscienza di sé, può comunicare grazie al linguaggio, prova gioia e dolore e rappresenta così un’assoluta eccezione nell'ambito del regno animale.

Ma ne siamo proprio sicuri? Già nel passato Charles Darwin e Konrad Lorenz sono stati esempi isolati di ricercatori che hanno fatto riferimento alla sensibilità degli animali. All’epoca tuttavia i tempi non erano ancora maturi per una preoccupazione simile, ma negli ultimi anni la consapevolezza è cambiata. Sempre più scienziati se ne interessano studiando le creature a noi vicine, e sulla scia delle loro ricerche emergono molte sorprese, una dopo l’altra.

È come un puzzle, ogni tessera aggiunta rende l’immagine più chiara. E benché l’immagine si riconosca già abbastanza bene, è come se noi non volessimo vedere ciò che si delinea davanti ai nostri occhi. E un mondo meraviglioso abitato da creature che sono in grado di fare molto più di quanto noi possiamo e vogliamo riconoscere. Perché se accettassimo senza preconcetti che non siamo circondati da robot biologici completamente automatizzati, bensì da esseri sensibili e gioiosi, dovremmo modificare drasticamente il nostro modo di interagire con loro.

Rispetto e riguardo comportano però allo stesso tempo una riduzione del nostro attuale standard di vita. In assoluto, possiamo ancora uccidere animali oppure sfruttarli in altro modo? E nel caso continuassimo su questa china, non dovremmo forse almeno limitare lo sfruttamento allo strettamente necessario e allo stesso tempo assicurare loro la più alta qualità di vita possibile? Questo implicherebbe l’eliminazione degli allevamenti intensivi e di conseguenza dei generi alimentari a basso costo come li conosciamo oggi, e ci indurrebbe a una gestione degli animali domestici rispettosa delle loro esigenze.

In compenso ci sarebbe un guadagno nel senso del piacere. Un mondo animale spiritoso, che mette in luce culture, erige opere magistrali oppure è semplicemente felice: non sarebbe già una fortuna incredibile poter abitare il nostro pianeta insieme con simili creature e poterle osservare nelle loro varie attività? Alcune di queste addirittura ci vogliono veramente bene, sono sempre in attesa di un gesto amichevole da parte nostra e disposte a dimenticare all’istante ogni scorrettezza subita nel passato.

Vi invito a dare a tutte le specie viventi la possibilità di dimostrare ciò che si nasconde in loro e a seguirmi in questo viaggio alla scoperta dei sentimenti degli animali, traendo poi le vostre conclusioni. Forse potrete riflettere su alcuni aspetti interessanti della razza umana.

Creature ottuse oppure essere sensibili?

Gli animali possono essere felici? Già nelle persone è difficile capire la felicità, anche se è ritenuta uno dei beni in assoluto più desiderabili. Non per niente la si augura in qualunque circostanza gioiosa, e per la maggioranza delle persone rappresenta l’obiettivo primario nella vita.

Prima di occuparci di dolore e gioia, di amore e felicità, dovremmo concentrarci sul concetto generale che sta a monte di queste categorie: i sentimenti. Questi ultimi si presume non appartengano ad altre specie. Se ciò corrispondesse alla realtà potremmo gettare subito alle ortiche qualunque idea di un mondo di creature che vivano in sintonia l’una con l’altra. In questa ottica la domanda centrale del libro è la seguente: gli animali provano sentimenti? A tale proposito dobbiamo innanzitutto scoprire cosa questo significhi.

Da un punto di vista puramente scientifico distinguiamo fra sensibilità ed emozioni. La prima descrive il sentire per mezzo degli organi di senso, per esempio il gusto grazie alla lingua, l’udito grazie alle orecchie, il tatto grazie alla pelle eccetera. Il puro sentire quindi viene associato al corpo e ai suoi organi. Le emozioni vengono considerate su un piano distinto. Fra queste la già citata e prima fra tutte, ovvero la felicità.

Personalmente non mi ritrovo in questa spartizione, perché nasconde il fatto che in verità entrambe, sensibilità ed emozioni, rimandano allo stesso meccanismo: il nostro corpo è manovrato dagli istinti. I sentimenti infatti non sono altro che il linguaggio del nostro subconscio, un linguaggio comprensibile a tutti da subito, senza necessità di istruzione o lunga pratica. Per determinate situazioni il subconscio ha pronte modalità di comportamento, alle quali adeguarsi senza se e senza ma: appunto gli istinti, che vengono trasferiti alla coscienza grazie a messaggi univoci. Provate per esempio a toccare una piastra elettrica incandescente. E forse necessaria una lunga riflessione per capire se ha senso farvi arrostire una mano? No, un dolore molto intenso vi investirà e, qualunque cosa possa dirvi la ragione, la mano la toglierete all’istante. Il dolore è un ordine che impone di allontanare subito le dita dalla piastra, perché il subconscio sa che altrimenti la pelle sarebbe irrimediabilmente danneggiata.

Un po’ più subdoli ma non meno imperativi sono gli ordini di assumere cibo. Se ci troviamo di fronte a un’offerta adeguata sotto forma di cibo attraente a portata di mano, sono pochi quelli che riescono a resistere e a non alterare il loro indice di massa corporea. In fin dei conti la fame è tuttora il principale criterio di selezione nell’evoluzione della specie umana, anche se nella civiltà occidentale non ce ne rendiamo quasi più conto. Infinite varianti di diete dimostrano che la pietra filosofale non è stata trovata e che oggi come ieri anche nell’ambito del controllo del peso predominano ancora gli istinti.

L’obbedire a questi ordini che provengono dalla profondità del sistema nervoso centrale ci accompagna per tutta la vita, addirittura la determina in gran parte.

Dal momento che le ricerche riguardanti questi processi sono solo all’inizio, non è possibile stabilire con esattezza quale genere di decisione si sviluppi in questo modo. È comunque fuori discussione che almeno una parte delle nostre azioni sia determinata dall’istinto. E poiché la nostra ragione vigile non sembra sempre accettare di buon grado questa situazione, a volte fornisce semplicemente una motivazione del perché l’indicazione proveniente dal subconscio sarebbe in realtà una sua decisione.

Per esempio, perché nonostante un’alimentazione ipocalorica ci si possa concedere di tanto in tanto un quadratino di cioccolata (benché sotto sotto si sia consapevoli del fatto che è controproducente). In questo caso la ragione fornisce solo una scusa al nostro ego facilmente vulnerabile, il quale, così sostenuto, si sente in ogni momento signore della situazione.

Il governo del comportamento attraverso gli istinti costituisce quindi l’assoluta quotidianità anche per l’uomo, che consideriamo il coronamento della creazione. Non c’è da stupirsi, dato che dal punto di vista biologico è un animale, e gli animali ricorrono a questo tipo di meccanismo. Non solo il proverbiale istinto predatorio, che si manifesta per esempio quando potenziali prede fuggono (e che in senso traslato si attribuisce a uomini d’affari molto determinati), no, tutta quanta la vita animale è dominata dagli istinti. E così abbiamo il primo anello nella catena delle prove.

Ancora una volta, per riassumere: l’azione attiva può essere introdotta attraverso la libera scelta grazie alla riflessione intelligente e le conseguenti decisioni, ma può anche essere mossa dall’istinto, da preordinate indicazioni di comportamento del subconscio, per le quali non sono necessarie considerazioni di sorta. Se non riconosciamo agli animali alcuna intelligenza, alcuna ragionevolezza, allora il loro agire deve essere per forza determinato dal puro istinto. E i sentimenti sono proprio il linguaggio del subconscio.

La Saggezza degli Animali

Peter Wohlleben

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