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Come stanno le cose - Estratto da "Adesso puoi Smettere di Fumare!"

di Giuseppe Petrella 24 giorni fa


Come stanno le cose - Estratto da "Adesso puoi Smettere di Fumare!"

Leggi in anteprima un estratto dal libro di Giuseppe Petrella e scopri come liberarti per sempre dalla dipendenza della sigaretta

Siamo sinceri: potrei iniziare elencandovi a ruota libera tutti i danni correlati al fumo, ma a cosa servirebbe? Il mio obiettivo è offrirvi un nuovo punto di vista, una nuova prospettiva, più ampia e chiara, sul problema, fornendovi dati, osservazioni degli stessi ex-fumatori ed esperienze dirette che stimolino in voi nuove riflessioni orientate al benessere.

Indice dei contenuti:

La gabbia del fumo

Non sono qui per farvi la solita paternale o ripetervi discorsi che forse avrete sentito centinaia di volte. La mia intenzione è un'altra: creare un dialogo che vi porti degli elementi nuovi, che vi spinga a considerare la questione del fumo, e la vostra vita, da un'altra prospettiva. E poi, diciamocela tutta, hanno mai avuto effetto le tanto famigerate paternali? Guardandomi intorno, direi proprio di no. Quante volte capita di vedere fumatori con genitori anch'essi fumatori?

Spesso. Infatti, statisticamente è più facile che i figli di fumatori lo diventino a loro volta. Questo fenomeno si fonda sul principio d'imitazione. Forse per voi non è stato così, tuttavia nella maggior parte dei casi posso assicurarvi che lo è. Tante volte mi è capitato di sentir dire da un genitore, o da un nonno: «Ormai io non posso più smettere, ma lui non deve fumare». Capite bene l'inadeguatezza di una simile volontà.

Lo stesso Stato vieta il fumo in alcuni luoghi, promuove le campagne antifumo e poi vende le sigarette. Così come consente il "gioco d'azzardo", e alla fine della pubblicità, con la velocità tipica delle avvertenze sui medicinali, inserisce il messaggio: "Il gioco è vietato ai minori, può causare dipendenza patologica". Pensate che lo faccia per la salute e il benessere dei propri cittadini? Certo che no, altrimenti non venderebbe determinati "servizi" e "prodotti": è solo una questione di tutela legale contro eventuali richieste di risarcimento per danni.

Nel suo libro Aiutare a smettere di fumare? E più facile di quanto pensi, Fabio Lugoboni scrive:

«In Italia la percentuale dei medici che fuma e variabile: in uno studio condotto qualche anno fa su 983 specialisti in pneumologia il 26,5% era fumatore. I medici maschi fumano quanto gli altri laureati [...] mentre le femmine laureate in medicina fumano più delle laureate in altre discipline, rappresentando, in uno studio tra laureati in medicina nell'Italia del Sud, il 42%. [...] Gli Stati Uniti che hanno fatto della lotta al fumo un obiettivo prioritario di salute, sono un paese in cui solo il 2% dei medici fuma (stessa prevalenza del Regno Unito) e dove un paziente non vedrà mai il proprio medico, se appartiene a quella stretta minoranza di fumatori, accendersi una sigaretta».

In un contesto del genere diventa difficile distinguere il buono dal cattivo, il giusto dallo sbagliato, il benessere dal malessere. Ogni giorno veniamo colpiti da una miriade di messaggi fuorviami: dalle pubblicità, da una informazione cattiva e manipolativa, e spesso anche dall'educazione familiare con le abitudini apprese, al punto tale che ciò che gli altri fanno ci sembra normale, anche se si tratta di comportamenti scorretti che danneggiano noi stessi e la collettività.

Oggi dobbiamo pretendere chiarezza lì dove gli altri preferiscono non darcene: più confusi e manipolati siamo, meglio possono controllarci e più possono guadagnare. Possiamo invece decidere di scegliere in modo intelligente e consapevole e non farci "guidare" da bisogni indotti: oltre a essere un diritto poco esercitato, è un potere che abbiamo sulla nostra vita.

Il fumo è un sintomo, una manifestazione di malessere, una sorta di allarme. E nello stesso tempo aggrava qualsiasi situazione mentale di per sé labile.

Poi si aggiunge lo stress quotidiano, e il problema cresce come una palla di neve che a valle diventa una valanga. E voi cosa volete comunicare con il vostro fumo? Chi fuma ha la falsa sensazione di controllo e di scarico tensionale. In realtà, sta sovraccaricando un sistema che potrebbe crollare da un momento all'altro.

Giorno dopo giorno, l'abitudine di fumare si consolida e sfocia nella dipendenza, che con il tempo rompe gli argini invadendo ogni aspetto della vita di una persona. Così nasce il fumatore, che in più, creando e rinforzando una personalità dipendente, tende a generalizzare la sudditanza nei confronti della vita stessa. Il fumo, quindi, nasce da una situazione di malessere, e continua ad alimentarla e rafforzarla. Per alcuni fumare è un meccanismo di autopunizione, per altri di autodistruzione, per altri ancora una richiesta di attenzioni.

Poi ci sono quelli che dicono di volersi bene e fumano. Naturalmente non è così. Conoscete anche voi persone che dicono di volersi bene ma adottano comportamenti contrari al benessere della mente e del corpo? Tra questi ho incontrato molti fumatori e tutti loro mentono, non solo agli altri, ma soprattutto a se stessi. Chi fuma non si vuole bene.

Le notizie meno piacevoli

Dietro la sigaretta si nascondono insicurezza, rabbia, paura, frustrazione. Il fumatore fa di rutto per dimostrare il contrario. Dietro la sigaretta si cela il senso di impotenza, la paura di non essere considerati importanti, di non essere visti. La sigaretta è un mezzo che permette al bambino che c'è dentro l'adulto di essere notato, di essere preso in considerazione, di sentirsi grande quando ancora non Io è. Immaginate di avere una sigaretta davanti a voi. Quanto è grande la sigaretta rispetto alla vostra persona? Molti fumatori vedono una sigaretta gigante davanti a sé.

Provate anche voi, immaginate una sigaretta enorme davanti ai vostri occhi: è probabile che anche voi proviate una sensazione sgradevole, quasi di impotenza. Le rappresentazioni interne ci dicono molto su come percepiamo la realtà, su come la viviamo e chi siamo. Ma non è la sigaretta a diventare gigante, è il fumatore a sentirsi piccolo. Questo status potrebbe riproporsi nella vita di tutti i giorni.

Alla domanda: «Cosa significa fumare per te, a cosa ti serve, quale risultato pensi di raggiungere nei confronti degli altri?», un mio cliente, dopo qualche tempo di riflessione, rispose: «Mi sento malissimo, voglio farmi del male e voglio che gli altri lo sappiano! Forse voglio più attenzioni ed essere considerato!». Da allora ho adottato una strategia rivelatasi molto potente, che potete seguire anche voi. Da oggi, ogni qualvolta avrete una sigaretta tra le dita, ripetete nella vostra mente: «Mi sento malissimo, voglio farmi del male e voglio che gli altri lo sappiano! Voglio più attenzioni ed essere considerato!».

So che questo "mantra" non rispecchia le caratteristiche di tutti voi, è solo un esempio. Potete benissimo crearne uno vostro e sostituirlo. Ma se non vi viene semplice, iniziate con questo: ha funzionato con molti. Alcuni, dopo qualche tempo in cui ripetevano tale frase a ogni sigaretta, hanno iniziato a non provare più quel piacere di prima, e in qualche modo hanno riconosciuto che alcuni aspetti li riguardavano davvero. Così hanno personalizzato questo mantra con aggiustamenti personali.

Il fumo instaura un meccanismo che genera ulteriore stress e nervosismo, con la conseguenza di essere tentati di fumare ancora più sigarette, e in modo ancora più intenso. Quindi le nostre energie personali risentono fortemente di questo principio di cambiamento: ci affatichiamo e stressiamo oltre modo, e le cose più semplici si complicano.

La dipendenza

Iniziamo dunque ad addentrarci nella questione e a fare chiarezza sulle molte informazioni errate che ci sono in giro a proposito della dipendenza, a partire dallo stesso significato del termine. Per farlo, riporto qui (e in altre parti del libro) estratti di un interessante articolo di Johann Hari, autore di Chasing The Scream: The First and Last Days of the War on Drugs:

«Se tempo fa mi aveste chiesto quale fosse l'origine della dipendenza dalla droga, vi avrei guardato come degli idioti, e vi avrei detto: "Beh, la droga, no?". Non era difficile da capire. Ero convinto di averlo esperito in prima persona. Siamo tutti in grado di spiegarlo. Supponiamo che voi c me, insieme ai prossimi venti passanti, stabilissimo di somministrarci per venti giorni di fila una droga veramente potente. Siccome queste droghe sono dotate di forti ganci chimici, se il ventunesimo giorno poi smettessimo, i nostri corpi finirebbero per bramare quella sostanza. Una bramosia feroce. Saremmo quindi diventati dipendenti da essa. Ecco che cosa significa 'dipendenza.
La teoria è stata in parte codificata grazie agli esperimenti compiuti sui topi - entrati nella psiche collettiva americana negli anni '80 grazie a una nota campagna pubblicitaria di Partnership for a Drug-Free America. Potreste ricordarla. L'esperimento e piuttosto semplice. Mettete un topo in gabbia, da solo, con due bottiglie d'acqua. Una contiene solo acqua. L'altra anche eroina o cocaina. Quasi ogni singola volta in cui l'esperimento viene ripetuto, il topo finirà ossessionato dall'acqua drogata, e tornerà a chiederne ancora fino al momento in cui morirà. La pubblicità lo spiegava cosi: "C'è solo una droga in grado d'indurre tanta dipendenza, e nove topi di laboratorio su dicci ne faranno uso. Ancora. E ancora. Fino alla morte. Si chiama cocaina. E a voi può fare Io stesso"».

Non c'è nulla di scandaloso nell'essere dipendenti da qualcosa o da qualcuno, tutti noi lo siamo, chi più chi meno e in forme diverse. E un fatto legato alla nostra sopravvivenza. Attenzione, non sto dicendo che la dipendenza dalla droga sia cosa buona, così come non lo è la sigaretta. Vi sto dicendo invece di non guardare al comportamento, ma di soffermarvi sullo schema che c'è dietro. Quando un bimbo viene al mondo, è totalmente dipendente dalla mamma: senza di lei, morirebbe. Quindi la dipendenza è un fatto di vita, ed esiste in quanto relazione. Tutti noi siamo dipendenti da qualcuno o qualcosa, e l'esistenza di qualcuno o qualcosa dipende da noi. Se reciproca, è meglio definita come interdipendenza.

Quai è, quindi, la differenza con il fumo, con la droga, se tutti noi in qualche modo siamo dipendenti da qualcuno o qualcosa? Primo punto: la consapevolezza. E importante sapere da cosa o da chi dipendiamo, e fare in modo che ci sia reciprocità, in un sistema di interdipendenza. In caso contrario, chi è dipendente da qualcuno o da qualcosa dimostra semplicemente di avere una bassissima opinione di sé!

Secondo punto: è auspicabile che ciò da cui si dipende sia di nutrimento, così come lo era il latte materno. Una relazione è sana solo se consente di crescere e migliorare, se lascia margini all'indipendenza. Se ci pensate, nessuna delle droghe - la cocaina, la nicotina, l'eroina, l'alcol, ecc. - spinge verso l'indipendenza, anzi: tali sostanze alzano l'asticella del dosaggio, chiedono sempre più. Non c'è reciprocità.

Il potere della dipendenza

Durante alcuni eventi sulla crescita personale, mi piace raccontare la storia di un cucciolo di elefante - una sorta di peluche gigante che genera una sensazione di tenerezza solo a pensarci - che viene addestrato per diventare un'attrazione da circo. All'inizio, ascoltare il suo verso fa sorridere. Guardando meglio, mentre vi avvicinate, notate una grossa catena legata da un lato a una zampa e dall'altro capo a un grosso palo. Il cucciolo è intrappolato, costretto a mantenersi entro un raggio d'azione che qualcuno ha deciso per lui. Chissà che sensazione prova dentro di sé il cucciolo d'elefante...! Voi come vi sentireste?

Man mano che cresce, vincolato dalla grossa catena che lo tiene legato al palo, si convince che tutta la sua vita debba svolgersi all'interno di quel cerchio. Col passare del tempo, gli addestratori sostituiscono la grossa catena con una corda sottile. L'elefante ormai è adulto, potrebbe spezzare la corda semplicemente con un piccolo movimento e senza alcuno sforzo. Ma lui non lo fa, perché convinto che non sia possibile. La sua vita, il suo mondo, sono dentro quel cerchio, perché non conosce altro, non esiste altro per lui.

Per sopravvivere non gli resta che accettare e difendere la situazione, rifiutando qualunque cosa sia diversa. Tutto ciò che è fuori non rientra nel suo mondo, e quindi lo respinge. Inizia a dirsi: "Le cose sono così perché funziona così", "Non c'è nulla che possa fare per cambiare la situazione", "Nella vita bisogna accontentarsi", "C'è di peggio", "Io sono così e non posso cambiare", ecc. Ogni giorno l'elefante ripete a se stesso queste cose. Ogni singolo giorno. E voi cosa vi ripetete in testa ogni giorno? "Non posso smettere!", "Mi piace!", "C'è di peggio!", "Ormai è impossibile!"...

In realtà, i fumatori non conoscono la libertà. Tutti i fumatori che ho incontrato erano prigionieri di uno schema mentale (non solo loro, naturalmente): non conoscevano la libertà di scegliere della propria vita in maniera autonoma. Dentro di loro c'era sempre la voce di "qualcuno" che diceva cosa fare e come comportarsi, tra divieti, restrizioni, imposizioni, sensi di colpa e rabbia. Se volete uscire da uno schema che riconoscete essere limitante, l'unica strada percorribile è trovare il coraggio di essere liberi, scegliere, agire senza alcuna costrizione.

Quando diciamo di essere liberi nelle scelte, a volte ci prendiamo in giro da soli. C'è chi non ha mai scelto fino a oggi, ma adesso vorrebbe prendere in mano la propria vita. Iniziate a fare ciò che vi fa star bene: vivete il momento presente al meglio, rivolti verso il benessere del domani. Di questo gioco non fanno parte il fumo, le cattive relazioni e le persone negative. Coltivate delle relazioni sane e positive, impegnatevi. Imparate a farlo.

Scrivete di seguito le scuse (e/o false convinzioni) che giustificano il fatto che fumate. Pensate a quelle che vi ripetete più spesso: "Fumo perché mi piace", "Fumo perché sono troppo stressato", "Fumo altrimenti ingrasso", "Fumo perché mi aiuta a concentrarmi", "Fumo per avere una valvola di sfogo", "Fumo perché è l'unico vizio che ho", ecc. Prendete la penna e scrivete.

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Giuseppe Petrella

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Giuseppe Petrella

Giuseppe Petrella (1978) è un performance coach. Da sedici anni opera nell’ambito della crescita personale. Con uno sguardo sempre attento alle più innovative metodologie del miglioramento, della comunicazione efficace e del coaching, si occupa di aiutare persone e aziende a...
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