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Come scegliere il tuo essiccatore

  4 mesi fa


Come scegliere il tuo essiccatore

Decalogo per orientarsi e acquistare con intelligenza

Da qualche tempo abbiamo visto aumentare sul nostro portale le domande relative all’essiccazione e ai criteri di scelta dell’essiccatore e, come sempre, questa decisione va presa sia base alle esigenze del consumatore che alle caratteristiche della macchina.

Per dovere di informazione e per trasparenza nei confronti dei vari modelli di essiccatori proposti per la vendita nel nostro sito, siamo andati alla ricerca di un decalogo, il più completo possibile, per aiutare i nostri clienti ad orientarsi nella scelta d’acquisto di questo elettrodomestico o anche semplicemente ad avvicinarsi a una corretta cultura dell’essiccazione, tecnica millenaria che oggi sta tornando in auge con grande interesse e impiego.

Per sedare ogni dubbio e per dare una risposta completa a tutte le domande pervenute, vogliamo condividere qui ciò che abbiamo trovato e che ci ha fornito una panoramica molto esaustiva sul tema.

Il seguente articolo è stato scritto dal Dott. Enrico Vidale, dottore forestale, esperto micologo e preciso conoscitore della pratica dell’essiccazione e delle migliori macchine attualmente presenti sul mercato. L'articolo è apparso per la prima volta nella pagina Facebook del Gruppo Micologico di Thiene, sottosezione del celebre e attivissimo Gruppo Micologico Bresadola, punto di riferimento nazionale per gli amanti di natura e raccolta di funghi.

Buona lettura e ci auguriamo che la conoscenza possa diventare il miglior criterio di scelta nel vostro metodo d’acquisto.

Indice dei contenuti:

Introduzione

Fino a non molti anni fa, chi si approcciava al mondo dell’essiccazione poteva scegliere tra alcuni modelli, tutti abbastanza ben definiti e diversificati tra loro. L’offerta forse era scarsa, ma mediamente di qualità, e risultava abbastanza semplice capire quali esigenze personali venivano meglio soddisfatte dai macchinari in commercio.

Negli ultimi tempi l’essiccazione sta diventando mainstream: applicata e lodata dai più celebri chef stellati, sfruttata come ottimo sistema di creazione di valore e diversificazione delle linee di prodotto dalle aziende agricole, utilissimo alleato nella cucina di ognuno di noi, contro gli sprechi e a favore di ecologia, economia e stagionalità, questa tecnica millenaria vive oggi un grandissimo momento di riscoperta, grazie anche ai temi caldi che finalmente prendono piede nel dibattito comune: nutrizione sana, prodotti biologici e a km zero, rispetto dell’ambiente e del corpo umano.

La conseguenza diretta è che sul mercato si trovano oggi molte più proposte per portare in casa un essiccatore elettrico. Come orientarsi? Cosa scegliere? Che criteri tenere in considerazione?

Abbiamo provato a districarci tra le mille variabili introdotte nel campo dell’essiccazione negli ultimi anni, per guidare la scelta di chi si avvicina a questo settore. Ne è nato un decalogo in cui sono raccolte le valutazioni e le considerazioni secondo noi più importanti e da tenere maggiormente in conto.

Made in Italy

Una primissima scrematura può avvenire a partire dalla verifica della provenienza del vostro essiccatore. Se amate il Made in Italy, verificate che le vostre macchine siano progettate e assemblate nel nostro stato. Questo implicherà numerosi benefici e garanzie aggiuntive che in un primo momento potrebbero non venirvi in mente o sembrarvi marginali, ma che faranno la differenza nell’uso del vostro essiccatore:

  • certezza dell’origine della materia prima e degli standard produttivi
  • assistenza diretta, precisa ed immediata in caso di rotture o difetti di fabbricazione
  • contatto diretto e semplice con il produttore in caso di dubbi o necessità, materiali illustrativi nella propria lingua, informazioni e prodotti editoriali facilmente consultabili

Il Made in Italy è sinonimo di qualità poiché un complesso iter normativo permette una sicurezza maggiore e vantaggi concreti al consumatore: certificato di idoneità alimentare dei materiali di costruzione, standard produttivi e durabilità della macchina, certificati CE (da non confondersi con il marchio China Export), solo per citarne alcuni.

Attenzione però, il trucco è dietro l’angolo! Molti essiccatori (come peraltro succede con tantissima parte della produzione marchiata Made in Italy in mille altri settori) si fregiano del marchio di provenienza italiano, ma sono stati acquistati all’estero e rimarchiati qui.

Come capirlo? Basta una piccola ricerca in rete: se il medesimo prodotto esiste pressoché identico con più nomi differenti e viene venduto da diverse aziende che ne rivendicano la paternità (e non si limitano a rivenderlo, in quel caso lo farebbero col nome ufficiale del produttore originario), allora quasi certamente l’essiccatore arriva dai mercati dell’Est Europa o dal continente asiatico e viene semplicemente rinominato da importatori italiani.

Storia ed esperienza dell’azienda

Un altro indicatore può essere (ma non sempre) l’età dell’essiccatore e dell’azienda che lo produce: se è presente sul mercato italiano da diversi decenni, è probabile che nasca realmente qui da noi. Al contrario, se è stato inserito a catalogo solo nell’ultimo paio di anni, proprio in concomitanza con l’esplosione della moda dell’essiccazione, è più ragionevole pensare si tratti di un business dell’ultima ora, che alle spalle ha poca esperienza e poca competenza e che è stato lanciato per cavalcare un’onda proficua proposta dal mercato.

In questo caso il venditore avrà difficilmente alle spalle il know how e la competenza necessarie ad immettere sul mercato un elettrodomestico davvero efficiente e competitivo. Sarà quindi più probabile ne abbia acquistati interi stock da siti di commercio dell’estremo est asiatico.

Materie prime di Costruzione

Bisogna che siano certificate, chiare, senza nomi commerciali accattivanti ma poco comprensibili, che non permettono di capire la reale composizione del materiale (si veda a tal proposito anche il punto 8).

Acciaio inox AISI 304 o AISI 430, per esempio, o plastica idonea al contatto alimentare, tutti obbligatoriamente corredati da certificazione M.O.C.A. (Materiali e Oggetti destinati a venire in Contatto con Alimenti, ovvero rispondenti ai requisiti richiesti dalle direttive europee e nazionali come, ad esempio, il reg. (UE) N. 10/2011 e D.M. 21/03/1973 e succ. Aggiornamenti e modifiche).

Questa certificazione è sempre obbligatoria, ma spesso è presa in considerazione solo in caso di attività professionali, perché va esibita agli organi di controllo. Siccome però nessuno verifica le macchine domestiche utilizzate quotidianamente in cucina per noi e per i nostri familiari, che certo non meritano meno attenzione, si rischia di acquistare prodotti non conformi o non certificati senza accorgersene.

Cercate quindi sempre materie prime di produzione in regola con le conformità, sicure, certificate, di cui sia possibile richiedere documentazione e che dichiarano in modo esplicito la propria composizione.

Chiedete sempre all’azienda produttrice tutte le informazioni possibili sulla provenienza della materia prima e sulla sua reale natura: se le rende disponibili nel proprio sito, ancora meglio, altrimenti non aver paura di domandare.

Un altro paio di dettagli interessanti che possono motivare o orientare meglio la scelta dei materiali:

  • I cestelli di materiale plastico per alimenti sono un buon compromesso per mantenere i costi bassi, ma meglio evitare le plastiche fragili: molti essiccatori con cestelli trasparenti si romperanno alla prima caduta. Anche in questo caso, chiedete le specifiche al produttore!

Essiccatori con cestelli in plastica trasparente

  • L'acciaio inox AISI ottimale per i cestelli (purché almeno AISI 304) è la scelta più costosa ma anche di qualità più elevata, soprattutto per uso professionale o semiprofessionale. Potremo pulire i cestelli anche con spugne abrasive, lavarli con acqua bollente o addirittura sterilizzarli in autoclave. Ma, anche in questo caso, controlliamo sempre che siano al 100% di acciaio inox. Cestelli con reti in inox e profili o dettagli in plastica, ad esempio, offrono davvero pochi vantaggi e costano molto di più rispetto a quelli completamente in plastica.

Cestelli in acciaio inox e cestelli con reti in inox e profili in plastica

  • Per finire, l'interno dell'essiccatore è un ambiente umido, che si sporca in fretta e va pulito anche in modo energico. Spesso gli alimenti contengono sali o altri succhi che possono ossidare il metallo. Quindi plastica per alimenti e acciaio inox sono entrambi ottime scelte perché solidi, resistenti e facili da pulire. Meglio evitare invece lamiera verniciata o zincata e altri materiali simili, che possono perdere il colore se abrasi e tendere ad arrugginire nel lungo periodo.

Cestelli in plastica con tracce di vernice proveniente dalle pareti interne del tunnel

Flussi d’aria

Orizzontale o verticale

Non ci sono dubbi e qualunque sito comparativo (oltre a qualunque amico che li abbia testati entrambi) potrà confermarvelo: la tecnologia a flusso orizzontale è la più efficace, la più rapida, la più uniforme e la più simile al processo naturale tra quelle offerte dagli essiccatori elettrici, per una serie di ragioni squisitamente meccaniche e fisiche, non confutabili con alcuna manovra di marketing.

 

Cestelli sovrapposti ed impattati da un flusso verticale si essiccheranno in tempi diversi: prima i più vicini alla fonte dell’aria, poi i più lontani.

Salendo tra i ripiani, l’aria tenderà inoltre a trascinare con sé aromi e umidità raccolti attraversando i primi strati. Risultato: gli strati superiori prenderanno il gusto dei sottostanti e si essiccheranno con maggior fatica perché l’aria carica di umidità sarà più fredda e quindi meno efficace.

Alternativa: scaldarla molto all’origine, in modo che raggiunga ancora calda i cestelli posti più in alto. In questo modo però, saranno i primi a farne le spese, venendo di fatto cucinati da temperature troppo elevate per riprodurre correttamente l’essiccazione naturale.

 

Un ultimo ma non trascurabile dettaglio riguarda l’economia degli spazi (e quindi anche del portafogli): nel flusso verticale è necessario diradare il prodotto per evitare la formazione di un vero e proprio tappo che impedirebbe all’aria di salire verso l’alto, sprecando di fatto parte della superficie essiccante. Impossibile quindi utilizzare anche fogli antiaderenti (o carta forno) per fette acquose (pomodori e arance), puree e frullati di frutta o verdura, barrette energetiche ma anche prodotti di piccole dimensioni (fiori ed erbe), che senza un foglio di base rischierebbero di cadere attraverso i fori del cestello.

Con l’essiccazione a flusso orizzontale, tutti questi problemi sono risolti. E non se ne creano di nuovi (importante anche questo!).

Misto o unidirezionale

Gli essiccatori a flusso orizzontale sono di solito formati da un tunnel, a sezione quadrata o rettangolare, che contiene dei cestelli, o ripiani di essiccazione, attraverso i quali viene fatta passare forzatamente l’aria. Nei modelli migliori, l’aria colpisce i cestelli con moto uniforme ed unidirezionale, quindi senza ristagnare all’interno del vano di essiccazione, trascinando via l’umidità.

Non tutti gli essiccatori a flusso orizzontale, però, funzionano in questo modo modo.

Alcuni, pur avendo una forma simile, sono progettati per assomigliare ad un forno ventilato, con un sistema più adatto a mescolare l’aria all’interno del tunnel di essiccazione che ad attraversare i cestelli in modo uniforme ed unidirezionale. L’aria, ricircolando in modo casuale all’interno del vano, lascerà con ogni probabilità alcune aree meno colpite, che quindi si essiccheranno male o comunque in modo non uniforme.

Inoltre molto spesso questi essiccatori utilizzano uno smaltimento dell’aria umida non adeguato e rischiano di far ossidare o ammuffire i prodotti. Per evitarlo, sono costretti ad alzare molto la temperatura dell’aria, con minore rispetto per l’alimento, i suoi principi organolettici e le sue proprietà nutritive. Sebbene offrano all’apparenza la possibilità di scegliere temperature anche delicate, tra i 30 e i 40 gradi, nel loro funzionamento abituale (automatico) lavoreranno in realtà più vicini ai 70 gradi.

Quindi, è sempre meglio diffidare dagli essiccatori che non garantiscano un eccellente sistema di smaltimento dell'umidità, anche se si definiscono a flusso orizzontale. Pochi forellini su portelle o fiancate del tunnel non sono sufficienti al corretto smaltimento dell’aria, se vogliamo poter lavorare anche a bassa temperatura come l’essiccazione naturale richiede.

Riassumendo, la tecnologia a flusso orizzontale unidirezionale è la migliore scelta perché garantisce:

  • OMOGENEITÀ: tutti i ripiani si asciugano nello stesso tempo
  • TEMPI DI ESSICCAZIONE PIÙ RAPIDI: per un risparmio di tempo e di elettricità
  • SMALTIMENTO COSTANTE: l’aria satura di umidità viene smaltita completamente e continuamente, impedendo il ristagno e la commistione di odori, oltre al trascinamento dell’umidità stessa tra i diversi ripiani, evitandovi così di doverli continuamente scambiare di posto
  • PRODOTTI DIVERSI NELLA STESSA CARICA: un corollario del punto precedente ci dice che possiamo caricare arance, cipolle e carote nella stessa macchina, a patto di disporre prodotti diversi su cestelli diversi
  • TEMPERATURE RISPETTOSE: si lavora a temperature proprie dell’essiccazione e non della cottura, per un maggior rispetto delle materie prime e del portafogli
  • SFRUTTAMENTO DEGLI SPAZI: si utilizza completamente lo spazio a disposizione, riempiendo del tutto i cestelli
  • VERSATILITÀ: si essiccano i prodotti più diversi, piccoli e acquosi, le cialde, le puree, grazie alla possibilità di utilizzare carte antiaderenti come base

Temperature e Programmazione

In un essiccatore elettrico che rispecchi il più possibile le caratteristiche dell’essiccazione naturale, il processo si svolge entro un range di temperatura dell’aria compreso tra i 20 e i 55/65 gradi massimi. Il prodotto si manterrà mediamente ad una decina di gradi al di sotto delle temperature di esercizio: perdendo umidità durante il processo, infatti, rimarrà più freddo (un po’ come quando noi sudiamo per contenere la temperatura corporea) mentre la stessa aria calda, man mano che si satura di umidità, calerà di qualche grado.

Un buon essiccatore, dunque, vi deve permettere di lavorare dalla temperatura ambiente (o almeno dai 20 gradi) fino ai 60. Se non è possibile utilizzarlo a temperature delicate, come per esempio i 30 gradi, perfetti per alcuni tipi di prodotti che temono il calore eccessivo (fiori ed erbe aromatiche, ma anche la pasta fresca e qualche tipo di fungo), significa che c’è qualcosa che non va: per essiccare il vostro alimento, questa macchina starà utilizzando temperature troppo elevate.

Allo stesso modo, se l’essiccazione sale oltre i 70 gradi (che sono tra l’altro consigliati unicamente per asciugare carne e pesce o per realizzare le meringhe), la ragione può essere una sola: si sta sopperendo alle mancanze tecnologiche e funzionali dell’apparecchio (per esempio a meccaniche dei flussi d’aria poco efficienti) mediante l’innalzamento irragionevole delle temperature, con cui otterrete una sorta di cottura.

A questo proposito bisognerà anche prestare attenzione ad un altro dettaglio: alcuni essiccatori, come abbiamo visto meglio nel paragrafo dedicato precedente, dichiarano ufficialmente di lavorare con flussi d’aria orizzontali e a temperature delicate, ma nella realtà hanno bisogno di salire fino a 70° per sopperire con il calore alla mancanza di efficacia nello smaltimento dell’aria umida, garantito invece dalle tecnologie a flusso unidirezionale.

L’essiccazione è un delicato equilibrio di flussi d’aria e momenti di riposo, temperature diverse in diverse fasi del processo, smaltimento, ricircolo, incanalamento corretto dell’aria: se mancano le competenze tecniche per gestire tutte queste variabili, la macchina cercherà di arrivare al prodotto finito in tempi ragionevoli semplicemente lavorando a temperature più elevate, che però inficeranno la qualità dell’alimento trattato.

Preferite quindi un essiccatore elettronico, che se possibile non permetta solo di scegliere la temperatura, ma che sia anche dotato di timer e di programmi automatici (come spiegato al punto successivo), appositamente studiati per le esigenze specifiche.

Alcune macchine infatti vi permettono solamente di determinare la temperatura, mentre va ricordato che a famiglie di prodotto diverse dovrebbero corrispondere diversi studi di essiccazione che individuino il corretto mix degli elementi di cui abbiamo appena parlato (alternanza di temperature nelle varie fasi del processo, velocità di ventilazione diverse, più rapide, più lente o che prevedono perfino fasi di pausa, ecc). Pasta fresca, erbe aromatiche e funghi non si essiccano tutti allo stesso modo, per non parlare di carne e pesce o meringhe e pomodori!

Attenzione infine agli specchietti per le allodole: alcuni optional sono completamente inutili o addirittura dannosi e servono solo ad attirare l’attenzione del consumatore (per esempio la partenza ritardata, come spiegato dettagliatamente al punto 8).

Meccaniche di apertura e caricamento

Alcuni essiccatori, che pure offrono la tecnologia a flusso orizzontale, presentano però qualche problema o limite di natura meccanica.

I migliori in commercio, ad esempio, vi garantiranno una grande versatilità permettendovi di accedere al vano di carico da entrambi i lati del tunnel di essiccazione ed offrono persino l’opzione di inversione del motore: la parte ventilante si può posizionare sia ad un capo che all’altro dell’essiccatore, particolarità questa che si rivela assai efficace e risolutiva in cucine con spazi ridotti o in caso di tunnel molto lunghi, perché permette una maggior omogeneità del processo senza costringervi ad invertire la posizione dei ripiani (si veda al riguardo anche il paragrafo sui flussi).

Un altro notevole vantaggio offerto dal motore rimovibile è la facilità di pulizia: se puoi separarlo dal corpo dell’essiccatore, sarà un gioco da ragazzi pulirli entrambi! Sconsigliati per analoga ragione gli essiccatori col motore posto alla base dei cestelli: briciole e liquidi persi dagli alimenti finiranno dritti nella parte elettrica.

Motore rimovibile

Allo stesso modo, le porte di chiusura del tunnel devono presentarsi saldamente ancorate al tunnel stesso, ma aprirsi di preferenza come gli sportelli di un forno (per esempio perché fissati con cerniere) o tramite rimozione completa (questo nei casi di essiccatori con possibilità di invertire le portelle).

Scomodi invece per tutti gli utilizzi, sia professionali che domestici, gli essiccatori che si aprono “a ghigliottina”, cioè sfilando verso l’alto la porta di chiusura: richiedono spazio sopra l’essiccatore stesso o non sarà possibile aprirlo, e sarà limitata anche la possibilità di sfruttare la macchina come appoggio per vasi e prodotti comodi da tenere sotto mano in cucina, per ottimizzare gli spazi. Non da ultimo, questo sistema rende praticamente impossibile riporre l’essiccatore su mensole o ripiani che non siano il piano di lavoro stesso: a meno di non essere dei giganti, infatti, diventerà pressoché impossibile aprire l’essiccatore da sotto.

 

Motore con apertura a ghigliottina e suo reinserimento 

Optional utili, inutili, dannosi o fuorvianti

Mantenimento e Delay (Partenza Ritardata)

Alcuni essiccatori sul mercato offrono la possibilità di utilizzare un programma di mantenimento.

Questa opzione non arresta la macchina a fine ciclo, perché i prodotti essiccati al suo interno inizierebbero immediatamente il processo di reidratazione, riducendo sensibilmente la loro qualità e rischiando di ammuffire, ossidarsi e marcire.

Al contrario, il mantenimento è un programma di conservazione del prodotto che implicherà costi di elettricità vicini allo zero (sarà quasi come aver spento l’apparecchio), ma che garantiranno l’aerazione minima sufficiente a impedire all’umidità dell’ambiente di depositarsi sulla superficie del prodotto, evitando quindi di fatto l’avvio del processo di reidratazione.

Diffidate invece degli essiccatori che, con altisonanti operazioni di marketing, lodano ed esaltano un optional inutile se non dannoso come la partenza ritardata. Il Delay, che tanto usiamo e troviamo comodo in lavatrici e lavastoviglie, è nemico giurato dell’essiccazione: i prodotti posti all’interno della macchina devono iniziare immediatamente il processo di eliminazione dell’acqua, o si ossideranno in pochissimi minuti e cominceranno a marcire in quelli successivi.

Display di un essiccatore con funzione “delay”

Le aziende produttrici con alle spalle esperienza, ricerca e sviluppo di qualità vi suggeriranno perfino di avviare il ciclo di essiccazione man mano che inserite i cestelli, mentre ancora tagliate i vostri prodotti e riempite i ripiani successivi, in modo da accogliere immediatamente i primi alimenti e iniziare a bloccarne fin da subito i processi di decadimento organolettico.

Raggi infrarossi

Una delle novità dell’ultima ora che è possibile reperire in commercio è la presenza nell’essiccatore di lampade a raggi infrarossi che, così si legge, lavorano garantendo le stesse frequenze del sole. È assolutamente normale e lecito che, nella scelta di un essiccatore, si valuti anche questo nuovo optional e lo si metta sul piatto della bilancia.

Essiccatore con lampade a raggi infrarossi

La verità però è che si tratta di una leva di marketing se non poco onesta perlomeno fuorviante e parziale, utilizzata nei confronti di un consumatore non sempre in possesso delle competenze fisiche e chimiche per rendersene conto, che può essere indotto a credere all’esistenza di meccanismi eccezionali all’interno della propria macchina.

La prima cosa da ricordare è che l’essiccazione naturale migliore non avviene tramite esposizione diretta ai raggi solari ma, storicamente (e intendiamo da millenni a questa parte), si effettua in locali ombreggiati, caldi, asciutti e possibilmente ben ventilati per la maggior parte dei prodotti.

La comune esperienza dell’essiccazione di pomodorini o peperoncini al sole, che in Italia è utilizzatissima per esempio nelle regioni meridionali, nasce da un’esigenza specifica: se non si facesse così, i pomodori marcirebbero prima di asciugarsi e piuttosto che buttarli si preferisce salarli e scolarli di buona parte del succo per poi esporli per giorni ai raggi diretti del sole. Questa è però una misura estrema ed antispreco per prodotti molto acquosi e disponibili in grandi quantità in quelle zone. Possiamo definirlo il male minore, con un essiccatore elettrico il problema sarebbe risolto all’origine.

È dunque semplice capire come l’esposizione diretta, più che un plus reale della macchina, rappresenti uno specchietto per allodole che cerchi di far percepire al cliente vantaggi inesistenti se non persino dannosi.

Un’altra considerazione strettamente fisica, poi, riguarda l’effettiva lunghezza d’onda dei raggi solari: il sole emette frequenze che coprono l’intero spettro di emissione (perciò tutti i colori e anche la componente elettromagnetica non visibile dall’occhio umano!), con un picco semmai sul blu/violetto e non sul rosso.

La luce montata in questi essiccatori (che poi peraltro è un riscaldatore per irraggiamento, di quelli che si usano nelle carrozzerie per far asciugare le vernici o fuori dai bar in inverno) sta quindi rappresentando una fetta enormemente parziale e limitata delle frequenze emesse dalla nostra stella.

Da ultimo, se anche volessimo ammettere che la frequenza emessa da questi essiccatori fosse effettivamente simile a quella solare e che l’esposizione al sole fosse un beneficio per l’essiccazione, solo i prodotti direttamente esposti alla luce verrebbero interessati dall’irraggiamento, mentre quelli posti dietro non beneficerebbero in alcun modo del trattamento miracoloso. Se in parte si vede comunque un risultato nel processo di essiccazione, questo si deve al fatto che la lampada a irraggiamento contribuisce a scaldare l’aria all’interno dell’essiccatore, come fanno le normali resistenze elettriche in ogni altro tipo di macchina.

In sostanza, quindi, possiamo rassicurarvi garantendovi che, se stavate pensando di acquistare un essiccatore magari più costoso, perché entusiasti di questa sua caratteristica, potrete probabilmente risparmiare molto senza rinunciare ad una reale innovazione.

Marketing Fraudolento

In linea generale, questo paragrafo riassume in modo ampio i due precedenti e può essere considerato valido per tutti i prodotti sul mercato: più il marketing è spinto ai suoi limiti estremi, più è bene domandarsi come mai venga adottata questa scelta strategica.

Spesso infatti parole roboanti, promesse altisonanti e tecnologie incomprensibili si rivelano affascinanti ma poco utili se non addirittura dannose, piccole dita dietro cui si nascondono inesperienza, tecnologie scadenti, materie prime poco controllate, competenza e professionalità per lo più inesistenti.

Di norma, le cose che funzionano sono tecnologicamente avanzate ma semplici da spiegare e da comprendere.

Se non conoscete il nome di una materia prima o se la stessa viene definita tramite un non ben identificato nome commerciale di fantasia (come spiegato anche nel paragrafo dedicato alle materie prime), fate sempre una verifica di cosa si celi sotto quel prodotto: le aziende serie non avranno problemi a spiegarvelo in modo a voi comprensibile.

Rinominare un materiale non è di per sé indice di cattiva fede o di scarsa qualità, pensiamo al Goretex, che è una straordinaria invenzione: il suo vero nome sarebbe politetrafluoroetilene espanso, ma capiamo tutti che chiamarlo così avrebbe uno scarsissimo appeal sul mercato. Come in ogni cosa, però, la via di mezzo è sempre quella giusta: non riuscire a capire nulla di come sia realizzato un prodotto o non ricevere delucidazioni tecniche e scientifiche al riguardo, può essere sintomo di qualità scadente o origine non certa. Qualche esempio?

L’Eco-acciaio, ad esempio, è un nome che vuol certamente veicolare l’idea di materiale ecologico (speriamo non economico) ma non indica in realtà alcun tipo di acciaio in particolare, non è un codice, uno standard né un materiale preciso, men che meno a marchio registrato.

Tecnologie altisonanti ma scientificamente non provate, come per esempio la Enzyme Protection Technology (TM) che si fregia peraltro impropriamente del simbolo Trade Mark (non si tratta assolutamente di un marchio registrato): con questa dicitura, l’azienda che la utilizza garantisce di salvaguardare gli enzimi all’interno degli alimenti, senza spiegare come ci riesca in modo scientificamente attendibile e peraltro applicando il falso brevetto indistintamente ad estrattori e ad essiccatori che, come è ovvio, lavorano in maniera totalmente diversa e non possono quindi beneficiare di un’identica tecnica per ottenere il risultato promesso.

O, per finire, la nuova tecnologia che moltiplica le fibre (le vitamine o qualunque altro principio nutritivo) all’interno dell’alimento trattato, cosa scientificamente impossibile. Si tratta anche in questo caso di marketing poco chiaro: nell’essiccatore i principi si concentrano perché il prodotto originario perde acqua e quindi peso. Rispetto al peso secco, di conseguenza, vitamine, fibre e carboidrati sono presenti in percentuale maggiore del fresco. Ma non sono aumentati in senso assoluto!

Chiunque lasci intendere che si moltiplichino o cambino quantitativo grazie all’essiccazione, sta semplicemente facendo riferimento alle diverse percentuali di concentrazione, utilizzando però un giro di parole che vorrebbe far percepire al cliente finale un’informazione ed un vantaggio infondati e non scientifici.

In linea generale, quindi, macchine che assicurano risultati incredibili sono spesso supportate da semplici operazioni di marketing, che però di primo acchito possono risultare davvero molto convincenti (cfr. anche paragrafo sugli optional). Non fatevi dunque fuorviare da chi pensa di potervi facilmente convincere a concedere la vostra preferenza aggiungendo prefissi e inventando nomi o tecnologie evocative: verificate sempre di che prodotto si tratti.

Nell’essiccazione più che mai, poche sono le cose davvero importanti. Poche e semplici.

Una volta che avrete verificato quelle, potrete dormire sonni sereni. Vi farebbe tanto comodo un rapido elenco? Eccovi serviti:

  • flussi orizzontali ed omogenei
  • temperature corrette (da quella ambiente ai 65/70 gradi)
  • possibilità di ottenere smaltimento costante e completo dell’umidità
  • materie prime certificate (certificato di trasmigrazione delle molecole del materiale sul prodotto)
  • elettronica marchiata CE, semplice e comprensibile, con diversi programmi e temperature selezionabili
  • facilità di utilizzo e presenza di materiale illustrativo chiaro, specifico, esaustivo e soprattutto disponibile nella propria lingua
  • esperienza dell’azienda produttrice
  • nessuna promessa strana o magica
  • e, se vi piace e ci credete, Made in Italy

Il prezzo

Si tratta di una variabile un po’ più personale delle altre, ma vogliamo provare a considerarla il più oggettivamente possibile: partiamo dal presupposto che uno chef e un’azienda agricola avranno maggior disponibilità di spesa di una famiglia, un appassionato di funghi sarà forse più propenso e ben disposto a spendere qualche euro in più di chi magari essicchi solo un paio di volte l’anno. Tuttavia possiamo tenere a mente tre assiomi fondamentali:

  • la qualità intesa come know how, esperienza, ricerca e sviluppo costanti, tecnologie avanzate e in continua evoluzione, ha un costo
  • il Made in Italy pure ha un costo
  • l’assistenza che l’azienda di produzione (e non il rimarchiatore italiano) è in grado di offrire, infine, ha un costo anche quella.

Appare quindi abbastanza evidente che gli essiccatori a flusso verticale in plastica non certificata e di provenienza asiatica (per portare un esempio eclatante) si posizioneranno sul mercato con un prezzo non comparabile a quello del Made in Italy di qualità, ma nemmeno offriranno garanzie, assistenza, tecnologia avanzata e spesso neppure la capienza che gli essiccatori più costosi mettono a disposizione dell’utente.

Da non dimenticare infine la durata del prodotto: un essiccatore di qualità è un acquisto che avrà lunga durata negli anni e vi garantirà un risparmio nell’uso quotidiano, grazie alla maggior efficienza dei programmi (come già ampiamente descritto nei precedenti paragrafi). Il suo costo un po’ maggiore sarà quindi certamente ripagato dal risparmio energetico, ma si tratterà soprattutto di una spesa che sosterrete una sola volta nella vita.

Tondo o rettangolare, grande o piccolo, colorato o in bianco e nero

Infine ricordiamo che questo articolo non ha la pretesa di esaurire l’argomento essiccazione o essiccatori elettrici. Ci sarebbero tantissime altre cose da dire, un paio di esempi tra tutti la capienza, cioè i metri quadrati di superficie di essiccazione offerta (cui abbiamo accennato qui sopra), che va considerata in relazione al prezzo, perché quando avviate il vostro essiccatore voi possiate lavorare la maggior quantità possibile di prodotto. Il che è un bene per i tempi, l’ambiente, la bolletta.

O la forma, che se vi orientate verso un flusso orizzontale ed unidirezionale dovrà per forza essere rettangolare e non cilindrica

Essiccatore a forma cilindrica

Questo tra l’altro ottimizza gli spazi (il cerchio è meno efficiente del rettangolo, quando lo si deve riempire di prodotto) e vi regala un piano di appoggio aggiuntivo in cucina, permettendovi di trasformare la parte superiore dell’essiccatore in una comoda mensola (lo facciamo già quasi tutti con il microonde).

E ancora il colore: plastiche colorate sono difficilmente garantite per il contatto con alimenti, se non a costi molto elevati. Va da sé che probabilmente un essiccatore rosso, verde o celeste ma dal prezzo contenuto non vi starà garantendo la qualità e la sicurezza della materia prima.

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