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Come fu creata la vita - Estratto da "13 Storie dagli Antichi Imperi"

di Marina Iuele 5 mesi fa


Come fu creata la vita - Estratto da "13 Storie dagli Antichi Imperi"

Leggi in anteprima un estratto dal libro di Marina Iuele e scopri i miti ancestrali delle grandi culture precolombiane del Centro e del Sud America

C’era un Tempo prima di tutti i Tempi. Altro non vi era che silenzio ad avvolgere l’Universo. Tutto era calmo, immobile.

Nessuna delle cose che oggi conosciamo era stata creata: non c’erano pietre, né alberi, né pesci e nemmeno uccelli.

Esistevano solo lo sconfinato cielo e il mare immenso.

Non si potevano scorgere foreste, né individuare monti.

Non si udiva alcun rumore, né fruscio, né suono.

In nessun luogo si poteva trovare nulla che avesse un soffio di vita. Solo esistevano Gucumatz e Hurakàn.

 

Indice dei contenuti:

La creazione del mondo

Gucumatz, il cui nome significa “Nostro Signore il Serpente, dalle piume di quetzal” [uccello dai colori variopinti], era avvolto in un manto di piume azzurre. Egli era il dio costruttore, egli era contemporaneamente padre e madre. Era il più potente fra gli dèi e dominava l’immenso specchio delle acque.

Hurakàn, detto “Cuore del cielo” contemporaneamente era tre divinità e regnava negli infiniti spazi del cielo.

Ma restar sempre soli non piace, neppure agli dèi, perché è dal confronto con gli altri che impariamo cose nuove. Ogni incontro è come un raggio di Luce che ci entra dentro per illuminare una parte di noi che ancora non conoscevamo.

E fu così che gli dèi si incontrarono, scambiarono i loro pensieri e furono d’accordo nel creare la Luce e la Vita.

Stabilirono chi fra loro avrebbe dovuto essere il Conservatore e il Sostenitore, cioè colui che avrebbe prodotto il cibo. Poi ebbe inizio la Creazione.

- Nasca la Luce e sorga il mattino - dissero, e per la prima volta l’alba apparve all’estremità del mondo e tiepida e morbida assorbì lo sconfinato buio, inondando il cielo dei primi colori.

- Si ritirino le acque, restino nei loro confini e nello spazio da esse lasciato emerga la terra e si rassodi - comandarono.

- Terra! - ordinarono e in un istante le terre si sollevarono dalle acque. Quelle terre si adagiarono sul mondo, divenendo ora pianure, ora montagne, talvolta colline. E tutto venne subito vestito da un manto lussureggiante di prati e boschi. E pini, e cipressi, e ogni genere di albero ricoprì la Terra.

Ora gli dèi distribuirono in egual parte il tempo alla Luce e alle Tenebre, perché sapevano, nella loro infinita saggezza, che in ogni cosa che esiste ci sono la Luce e le Tenebre.

Quindi crearono i fiori perché rallegrassero coi loro colori e coi loro profumi il Creato.

Gucumatz guardò Hurakàn con l’animo pieno di gioia e disse:

- È fatto.

E restarono, gli dèi, a contemplare quel nuovo spettacolo di argentei torrenti che correvano giù dalle montagne, mentre nelle pianure fiumi lenti e possenti si insinuavano disegnando anse e linee rette, fino a raggiungere il mare.

Ma ancora non vi era alcun suono.

Dopo aver di nuovo meditato, gli dèi stabilirono:

- Rompiamo il silenzio che ancora regna nel mondo, diamo vita a creature viventi, perché possano cantare le nostre lodi.

E apparvero, usciti dai loro pensieri, animali d’ogni specie. Alcuni strisciavano sulla terra, altri volavano popolando il cielo, molti guizzavano nelle fresche acque dei fiumi e dei mari. Per ognuno di essi, gli dèi stabilirono la più appropriata dimora, perché in natura ogni creatura occupa un posto preciso che le è stato assegnato perché possa vivere in armonia con tutto il Creato.

Fu così deciso che cervi e stambecchi abitassero fra erbe e sterpi e che camminassero a quattro zampe.

Rami e liane vennero assegnati agli uccelli, affinché potessero lì costruire i loro nidi, per potersi moltiplicare.

Poi fu la volta delle tigri e dei buoi. Toccò quindi a bisce e serpenti e via via fino a che non furono assegnate le dimore a tutti gli animali. Quando tutto fu compiuto gli dèi sentenziarono:

- Ora fate sentire la vostra voce. Ognuno si esprima secondo le proprie capacità: gorgheggiate, ululate, sibilate, ma parlate agli dèi che vi hanno creati, ringraziateli elevando le vostre voci.

E vennero onorati gli dèi da sibili acuti, potenti ululati, sommessi squittii. La Terra ora era luminosa, pullulante di vita e di modulati suoni.

Gucumatz e Hurakàn, daH’alto, osservavano fieri il loro operato. Solo una cosa non li soddisfaceva: il linguaggio degli animali.

Essi lodavano, sì, l’operato degli dèi, ma nessuno di loro sembrava capace di lodarli dal profondo del suo cuore. Il ringraziamento ha potere solo se proviene da dentro il cuore. E se proviene dal cuore esso è così potente da poter compiere qualunque viaggio: nel passato, nel futuro... e perfino nel mondo in cui vivono gli dèi. Se il cuore ringrazia... il suo messaggio può raggiungere qualsiasi luogo.

Gli dèi compresero che nella loro creazione mancava un elemento, qualcuno capace di lodarli col cuore, qualcuno che avrebbe dominato sugli animali stessi e su tutte le altre forme di vita del Creato.

Era giunto il tempo di creare l’uomo e la donna.

Gli dèi presero dunque del fango e dell’argilla, li bagnarono e diedero all’impasto la forma dell’uomo.

Gli uomini di argilla

Subito le creature da loro modellate presero vita. Ma erano creature troppo fragili: se si muovevano la loro testa ciondolava, la loro carne era molle, non avevano forza e, man mano che l’argilla si asciugava, si sgretolavano facilmente. Non sapevano parlare e quindi non potevano lodare gli dèi.

Gucumatz e Hurakàn capirono che queste creature non sarebbero mai diventate il re del Creato.

Così li presero, li immersero nelle fresche acque del fiume, lasciarono che si sciogliessero e restituirono al fondo del fiume la sua argilla. La rossa terra cambiò forma e questo passaggio da una forma a un’altra venne chiamato morte.

I due dèi si consultarono allora col dio Sole Opossum e con la Grande Nonna, i quali consigliarono:

— È meglio che gli uomini vengano intagliati nel legno, perché è più resistente e più compatto deH’argilla.

Gucumatz e Hurakàn accettarono il consiglio e crearono...

Gli uomini di legno

Gli uomini di legno si moltiplicarono nel mondo. Ebbero figli e figlie, ma non ringraziarono mai gli dèi per averli creati, perché non avevano né cuore né intelligenza. Nella loro vita mancava del tutto l’amore e non avevano alcuna fantasia. Gamminavano per il mondo, senza nemmeno sapere il senso della loro esistenza. Restavano sempre uguali a se stessi, non imparavano mai nulla. Presto fu chiaro agli dèi che ancora non avevano perfezionato abbastanza la loro creatura perché senza la forza deU’amore nel cuore, la vita si spegne come una candela quando è finita la cera. Dissero gli dèi:

- La vita è un dono prezioso, ogni giorno è bello ringraziare di averlo ricevuto. Ogni giorno possiamo amare. Amare è il ringraziamento più grande che si può fare alla Vita.

Ma si resero conto che quegli uomini non sapevano amare... e quindi compresero che l’uomo andava ancora migliorato.

Gli dèi chiamarono a raccolta tutte le acque del cielo e per giorni e giorni piovve, tutto fu inondato, l’acqua portò via ogni cosa, compresi gli uomini di legno. Sulle acque gonfie i fantocci di legno galleggiavano, fino a raggiungere la fine del mondo, fino a che l’ultimo uomo di legno cadde fuori dalla Vita.

- Questa volta riusciremo a creare l’uomo! - non si scoraggiarono Gu-cumatz e Hurakàn e si sa... i sogni diventano realtà se si ha la forza di sognarli abbastanza a lungo.

Fu così che cominciò l’era de...

Gli uomini di mais

Vennero chiamati il coyote, la volpe, il pappagallo e il corvo, perché raggiungessero una terra chiamata Pan Paxil.

Era, questa, una terra molto fertile, dove crescevano in abbondanza cacao, ananas e soprattutto mais giallo e mais bianco.

- Portateci il mais - ordinarono Gucumatz e Hurakàn.

Tornati che furono con un’abbondante scorta di ciascuno dei due tipi di mais, la Grande Nonna lo macinò e mescolò la farina ottenuta con una pozione magica da lei stessa preparata.

- Datemi il composto — ordinò Gucumatz e subito lo utilizzò per modellare quattro uomini, tutti maschi. La pozione magica con cui la Grande Nonna aveva mescolato le farine, diede da subito molta forza alle braccia e alle gambe di queste creature, mentre il soffio magico degli dèi permise che le nuove creature fossero intelligenti e che sapessero parlare. Erano così belli gli uomini!

Si muovevano con sicurezza e con chiara intenzione si spostavano da un luogo a un altro. Avevano mani forti, capaci di afferrare con precisione qualsiasi oggetto. E poi sembravano aver ricevuto lo straordinario dono di saper veder lontano, molto lontano, fino agli abissi della terra e fino al fondo delle distese dei cieli.

Amavano scoprire ogni giorno cose nuove, ogni giorno miglioravano, diventavano più sapienti e potenti.

- Grazie agli dèi — dicevano — Abbiamo ricevuto occhi per vedere fino ai confini del mondo, una bocca per parlare e l’intelligenza per comprendere i grandi e piccoli misteri del Greato.

Così onoravano i loro creatori.

Ma i loro discorsi preoccuparono le divinità che così ragionarono;

- Questi uomini vedono troppo lontano, sanno tutto dei grandi e piccoli misteri del mondo. Ormai sono quasi come noi! Questo non va bene... Se conoscono troppe cose, potrebbero diventare anch’essi dèi.

Questo non possiamo permetterlo.

Il compito di impedire che questo avvenisse venne affidato a Hurakàn, Cuore del Cielo. Egli soffiò forte forte nuvole che appannarono i loro occhi, confusero le loro orecchie, annebbiarono la loro conoscenza e li condussero a un profondo sonno. Al loro risveglio i quattro uomini trovarono accanto a loro quattro donne bellissime, che divennero le loro mogli. Ogni coppia mise al mondo dei figli e da questi nacquero altri figli e poi altri figli ancora. Da questi ultimi nacquero le piccole e grandi tribù.

Essi sono le nostre radici.

Ed è proprio nelle nostre radici che è custodito il ricordo che...

...eravamo potenti quasi come dèi. Sapevamo vedere lontano, molto lontano. Sapevamo tutto dei grandi e piccoli misteri del mondo. Poi ci hanno addormentati... ma nessun sonno è eterno... e ora, piano piano, ci stiamo svegliando...

In lak'ech (Io sono un altro te stesso).

13 Storie dagli Antichi Imperi

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Marina Iuele

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Marina Iuele

Marina Iuele insegnante elementare da 25 anni, attrice e regista teatrale. Da più di 10 anni ha intrapreso un cammino di crescita che l'ha portata a modificare via via anche il suo metodo di insegnamento, lasciando ampio spazio ad ogni forma di espressività pura e di manifestazione del...
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