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Come creare una strega: Caterina Medici - Estratto da "Inquisizione - Un Crimine contro l'Umanità"

di Fabio Fornaciari 10 mesi fa


Come creare una strega: Caterina Medici - Estratto da "Inquisizione - Un Crimine contro l'Umanità"

Leggi in anteprima un estratto dal libro di Fabio Fornaciari e scopri tutte le informazioni su uno dei periodi più bui della nostra storia: la caccia alle streghe

La storia seguente parla di uno degli ultimi processi della storia dell’Inquisizione, fortuna vuole che la documentazione originale sia ancora disponibile. E la storia di Caterina Medici di Milano. Dopo questa, vi racconterò di uno dei primi processi nella penisola italica, quello di Matteuccia di Todi, anch’esso ricco di documentazione. È un percorso a ritroso, per dimostrare come duecento anni di femminicidi non erano ancora bastati alla Chiesa per comprendere i propri errori.

Caterina Medici

Luogo

Milano 1617. Ancora dominano le paure irrazionali, le fobie sessuali e i pregiudizi senza fondamento che, invece di essere contrastate dall’applicazione di un Vangelo caritatevole, alimentarono le crudeli persecuzioni contro le donne accusate di un meccanismo stregonesco.

La strega

Caterina Medici, figlia di un maestro di scuola, serva presso un senatore a Milano. Una povera donna la cui colpa era quella di aver fatto innamorare il precedente padrone di casa e di non essersi mai concessa sessualmente.

La vicenda

Uno dei più famosi casi di accusa di stregoneria. Siamo già ai tempi di Galilei, quattrocento anni fa circa. Si ricorre agli omicidi sistematici di presunte streghe per giustificare ogni a-wenimento malevolo, dalle malattie alle situazioni politiche e civili non desiderate, alle perturbazioni meteorologiche non volute.

L’accusa finale

Caterina venne descritta così:

«Impurissima femmina, strega fattucchiera funestissima, avvelenatrice inumanissima; che da quattordici anni, abiurata la religione cristiana, e obbligatasi al principe delle Tenebre ha frequentato i luoghi infernali e conciliabile de’ demoni, li ha nefandamente adorati, e danzato, mangiato e giaciuta con essi: e con arti diaboliche e veneficii ha tratto o procurato di trarre molti uomini ad amarla, ed ha affascinati ed uccisi molti bambini col sottrarre dai loro corpicelli il virai sangue; e finalmente e tanti delitti ha commesso, che il senato, nell’udirne il racconto, inorridì».

Hannibal Lecter, personaggio del film diretto nel 2001 da Ridley Scott, al suo confronto appare come un principiante. Come nella trama di un film horror, qualsiasi evento tragico avvenuto nei quattordici anni precedenti al 1617 fu attribuito a Caterina Medici.

«Perciò statuitole un termine di difesa, e fatta difendere d’ufficio (poiché nessuno si presentò per farlo) questa sacrilega e detestabile donna fu condannata, previa tortura ad arbitrio della curia per la manifestazione d’altri delitti».

Come si evince dai verbali, le torture furono eseguite dalla Chiesa e non dall’autorità politica. Questo stralcio dipinge il termine del processo, la povera donna fu poi consegnata dal frate inquisitore al capitano di giustizia di Milano per la pubblica esecuzione, senza che fosse difesa da nessun avvocato, che si riguardavano bene di patrocinare questo tipo di processi.

«... a essere, con mitra in capo, avente l’iscrizione del reato, e cinta di figure diaboliche, condotta al luogo del pubblico patibolo sopra un carro, percorrendo le vie principali della città, tormentata, durante il cammino, con tenaglie roventi, e per ultimo bruciata».

Il clero, perciò, assurge al ruolo di giudice indiscutibile senza alcun rispetto per la vita umana. Le folle assistono alle pubbliche esecuzioni fingendo che lo stesso destino non possa, un giorno, capitare anche a loro.

Soltanto nella storia più recente la Chiesa ha preso posizione in difesa della vita umana dichiarandosi contro l’aborto e le cellule staminali. La pena di morte è stata abolita in Vaticano solo ai tempi di Paolo VI. Tornando alla vicenda di Caterina Medici: il potere costituito eseguì una sentenza per conto della Chiesa che restò con le mani pulite non avendo provveduto materialmente all’uccisione. In un certo senso, anche lo Stato uscì lindo dall’omicidio: aveva compiuto un volere religioso, pertanto divino.

Per l’occasione venne costruita per la prima volta a Milano una “baltesca”, cioè un palco per l’esecuzione che consentiva alla grande folla di assistere allo strangolamento (se previsto) della strega prima del rogo. La morte per strangolamento era un’ipocrita manifestazione di benevolenza della Chiesa: la donna poteva così evitare lo strazio della combustione sulle carni.

La folla doveva assistere a un omicidio in diretta, folla a cui si chiedevano oboli per l’operato della Chiesa, folla soddisfatta dall’annientamento del male. Sarebbero così cessati i temporali, le carestie, i casi di impotenza maschile determinati dalla presunta malia di un’umile serva. Eliminata lei, la pace a Milano si sarebbe ricostituita.

La storia

Concentriamoci ora sull’assurdo capo di accusa per la Medici: un dolore di stomaco e l’inappetenza del suo padrone di casa, il senatore Luigi Melzi.

«Nell’autunno del 1616 il senatore Melzi si ammalò con dolore allo stomaco; non aveva febbre, ma inappetenza, poi dimagrì e perdette sonno. Erano passati due mesi. Venne, verso la metà di dicembre il capitano Vacallo, il quale, vedendo che il senatore aveva per cameriera Caterina Medici, da lui altre volte conosciuta, avvertì il senatore essere quella una famosissima strega, e la peggiore che si potesse trovare, poiché aveva maleficiato lui mentre stava in sua casa».

Come da copione, è una malalingua che manda una donna al rogo.

Gran parte delle accuse di stregoneria erano causate da rancori personali e dall’opportunità di compiere una vendetta senza sporcarsi le mani. L’accusa del capitano Vacallo nasceva da un rifiuto amoroso.

Entrano in scena nuovi personaggi: «due figlie del senatore, monache in San Bernardino...» (e qui ricorre il santo ossessionato dalle streghe)

«...si fecero mandare i cuscin de di lui letto, e vi trovarono dei nodi di piume e filo con carboni e pezzetti di legno, i quali portati al curato di San Giovanni Lacerano, ch’era esorcista, furono tosto giudicati opera diabolica di stregheria».

Sempre da Storia di Milano del Conte Pietro Verri, Tomo IV, leggiamo ancora:

«Si venne in formalità ad abbruciarli nella stanza del senatore cogli esorcismi, e mentre si bruciavano, crebbero i dolori allo stomaco dell’ammalato. Allora il dottor collegiato Lodovico Melzi, figlio del senatore, imprigionò in una stanza di casa Caterina Medici».

Iniziano subito le minacce all’umile e ignara serva: «O lo disfaccia; se no, per giustizia si sarebbe fatta abbruciare, ed a principio negò essa Caterina».

Nessuno saprà mai cosa successe alla povera donna in quel momento e in quella casa:

«Il processo non dice con quali terrori venne poi costretta quell’infelice ad accusare sé medesima, ma si vede che si accusò prima che fosse posta in prigione».

La prima violenza subita da questa donna, preambolo del processo, avvenne proprio in casa del senatore:

«Si pretendeva che fosse marcata diabolicamente sulla schiena, ed ella asserì che potevano essere state le coppette tagliate. Il curato di San Giovanni Laterano venne a due ore di notte, e, dopo di averla esorcizzata, la obbligò a stendersi per terra, ed ei, calpestandola, le pose un piede sul collo, e, in quella positura l’obbligo a rinunciare alle supposte promesse fatte al diavolo».

Era questo il risultato del condizionamento ecclesiastico, il cui cordone ombelicale è arrivato fino ai nostri giorni.

Caterina è spacciata, lo capisce già dopo le prime accuse, ma ormai non c’è più nulla che fare. Ma pian piano verrà fuori il motivo nascosto di questa assurda accusa che la porterà al rogo: la sua bellezza. Nel periodo in cui Caterina prestò servizio in casa del capitan Vacallo, lui se ne innamorò senza mai riuscire a possederla fisicamente. Nel XVII secolo le suddivisioni gerarchiche tra gli strati sociali erano tassative, innamorarsi di una serva era inconcepibile per un nobile. Il fatto di non essere riuscito a farla sua costituiva uno smacco per il blasonato: significava perdere la faccia davanti alla nobiltà e agli amici che lo deridevano. Quindi ecco l’escamotage per salvare l’onore: dire che era stato stregato!

«...e mi levarono di casa la detta Caterinetta [...] et le notti seguenti volsi morire de passione di cuore, et gridavo che pareva mi fosse stregato il cuore. La mattina seguente andai dal curato di San Giovanni Laterano et li mi confessai».

Il curato accolse la confessione di Vacallo e avallò la sua accusa di stregoneria contro la ragazza: incolpare innocenti sotto la spinta della più cupa ignoranza era il sistema per esimere sia gli uomini che Gesù e Dio da ogni colpa.

Innamorarsi di una serva non era una “buona norma cristiana” per un nobile: la colpa quindi non fu del capitano Vacallo, ma delle malie dell’umile ragazza.

Lo stesso prelato di San Giovanni Laterano era ossessionato dalle streghe. I prelati in quei periodi storici avevano compiti sociali molti ampi. Si intromettevano nelle questioni personali come se fossero psicologi e psichiatri che curavano con la religione. In questo stralcio racconta l’incontro a casa del suo assistito:

«Mi disse che ero malamente malefìciato, et venne a casa mia, et nel letto et piumazzo trovò molte porcarie, et fra le altre cose un filo lungo al circolo del mio capo con tre nodi distinti, uno stretto, l'altro meno e il terzo più vano, et mi disse detto curato che se il terzo nodo si stringeva più, sarei stato sforzato a sposarmi con detta Catetina o morire».

La mentalità chiesastica custodiva nella mano destra un Vangelo e nella sinistra la rabbia cieca contro tutto ciò che non riusciva a spiegarsi: i fenomeni naturali, i problemi di salute, le avversità quotidiane, l’universo femminile.

Tutto ciò che non rientrava nei canoni del sapere, doveva per forza essere colpa di qualcuno. Dio era troppo perfetto per poter sbagliare, Satana e le sue donne erano le colpevoli.

Fu consigliato al giovane innamorato e deluso di recarsi in Spagna per dimenticarsi della servetta Caterina:

«E mentre andavo a Genova per andare a Spagna, pareva che io fossi menato alla forca, et colà mi venne la tentazione di gettarmi nel mare, et mi venivano certe passioni di cuore come fossi stato per morire».

Lontano dal suolo patrio per curare le pene d’amore, Vacallo impazzì di gelosia quando scoprì che Caterina era a servizio in casa del senatore Melzi. La rabbia cieca di innamorato deluso lo spinse alla peggiore delle vendette: accusarla di stregoneria, era certo così che l’avrebbero condannata a morte.

Dopo l’accusa, Caterina fu sequestrata in casa del senatore:

«Mentre la Medici stava rinchiusa in una stanza nella casa del Melzi, e assediata da una moltitudine di domestici e famigliati, venne forzata a insegnare il modo di guarire il senatore, ed ella disse che bisognava lor una fascia nuova et con essa [...] et che in tal modo il maleficio restava disfatto, et il signor senatore sarebbe guarito».

Il peggio sta per compiersi. In questi frangenti non ci sono testimoni, né dichiarazioni sottoscritte da Caterina, solo le sue ammissioni che non hanno nessun valore perché estorte in un luogo in cui aveva tutti contro. Il medico che curava il senatore dichiarerà di aver esaminato il suo paziente qualche tempo prima, il 28 dicembre 1616:

«Io più di una volta ho sentito dal signor senatore che pativa dolori di stomaco stravaganti. Facessimo collegio dieci o dodici giorni fa. Restassimo però con qualche maraviglia dalla maniera dei dolori [...] ci pareva esservi dentro qualcosa che ben bene non si poteva ridurre ai soli principi naturali».

Anche il medico non ammetterà il suo fallimento nel diagnosticare le cause di un dolore di stomaco. Per non passare da ciarlatano, approfitta dell’accusa contro Caterina e riacquista la sua credibilità:

«Ma da pochissimo giorni in qua mi fu detto che si era scoperto quella malattia bavere origine da causa sopranaturale, sendosi scoperta in casa sua una donna sospetta di strega».

Il dottore giustifica così la sua incapacità di fornire una diagnosi:

«Per il che subito me ne andai dal detto signor senatore per intendere i particolari e certificarmi della verità di questo, confermandomi nel mio dubbio primiero delle stravaganze de passati accidenti, tanto più avendone visto molti altri esempi in questa città, né quali noi affaticati in vano con rimedi naturali, scoperti poi esse causati da malie».

La medicina stentava a rendersi indipendente dalla Chiesa che condizionava tutta la scienza nel nome di Dio e della Bibbia. Nessun medico poteva andare contro la mentalità chiesastica e doveva assecondare i palazzi sacri asserendo che molti mali fossero di natura satanica.

Le dichiarazioni del medico Lodovico Serrala sono ulteriori conferme a favore della Chiesa;

«... e intesi come questa donna aveva confessato la verità di aver fatto i malefici a questo signore. Anzi di più, essendosi trovato presente alla mia visita un religioso esorcista di molto valore, mi disse bavere scoperto questa donna essere strega famosa e professa, anzi essere delle segnate e marcate dal demonio».

Eh sì! Il demonio marcava le sue streghe, neppure fossero capi di bestiame, bastava una qualsiasi macchia sulla pelle per confermare le accuse.

Il medico seguiterà a sciorinare con un’infinita filippica, le sue conoscenze scientifiche, fino ad arrivare alla seguente risoluzione:

«E perciò concludo tale maleficii più tosto esser stati ad mortem, come sogliono, come ho detto, fare e promettere in grazia del demonio. E questo è quanto posso dire, colto dall’esperienza e pratica che ho avuto in simili casi, e per quello che ho letto ne’ gravi scrittori che in questa materia trattano».

Molti fra gli scrittori che presero visione dei pochi verbali non distrutti dall’Inquisizione rimasero così sconvolti dalla nefandezza delle torture descritte da non riuscire a trascriverle. E pensare che a macchiarsi di tanta crudeltà furono gli umili fraticelli francescani e domenicani, seguaci alla lettera del Vangelo.

Di Caterina, sappiano appena l’età precisa di quando fu assassinata: circa quarantaquattro anni.

Inquisizione - Un Crimine contro l'Umanità

Fabio Fornaciari

Questo libro non vuole essere un resoconto storico, né tantomeno un testo per una consultazione scientifica pieno di cronologie, di date ed eventi, di elenchi delle bolle papali, di editti, ma vuole essere una fotografia...

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Fabio Fornaciari

Fabio Fornaciari (1951) vive ad Arezzo. Studioso di discipline esoteriche e di astrologia, da molti anni scrive e si occupa del mondo del Mistero. Ha scritto vari saggi e racconti tra i quali II Fantasma del Ciglio (2013).
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