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Chiarire la questione - Estratto da "La Verità sugli Ormoni"

di Sherrill Sellman 11 giorni fa


Chiarire la questione - Estratto da "La Verità sugli Ormoni"

Leggi in anteprima un estratto dal libro di Sherrill Sellman e scopri cosa si nasconde dietro il business dei farmaci e dei trattamenti legati alla menopausa

Gli ormoni sintetici, sotto forma di estrogeni e progestinici, hanno un’enorme importanza al giorno d’oggi. Per alcuni rappresentano il vello d’oro che entusiasma molti medici, aziende farmaceutiche e scrittori alla ricerca delle loro proprietà miracolose. Per altri, estrogeni e progestinici sono ormoni piuttosto pericolosi che presentano diversi rischi, ignoti o taciuti.

Tante donne si sentono smarrite in questo abisso oscuro tra verità e finzione. Fin troppo spesso non sanno assolutamente se fidarsi del proprio istinto o della scienza medica. In ballo ci sono niente meno che la loro salute fisica, emotiva, mentale e il loro benessere a lungo termine.

Indice dei contenuti:

Controllare la vita delle donne

Questa vicenda ricorda un thriller moderno. È una storia fatta di inganni, tradimenti, secondi fini, propaganda e disinformazione. Come semplice intreccio, potrebbe essere addirittura avvincente, ma come dramma della vita reale ha effetti devastanti sulle esistenze di decine di milioni di donne in tutto il mondo.

Gli ormoni sono sostanze molto potenti. Provare a interferire con i messaggeri dei processi vitali messi a punto dalla natura significa essere a caccia di guai. Questo vale soprattutto per le donne. La psiche femminile è intimamente collegata al flusso mensile di ormoni. Gli ormoni guidano e determinano non soltanto i processi fisiologici, ma influenzano anche la condizione emotiva e psicologica della donna.

Oltre a provocare una miriade di problemi di salute e malattie, uno squilibrio ormonale può minare l’autostima, la creatività, la lucidità mentale e un sano desiderio sessuale.

Probabilmente, nel quadro generale della storia sugli ormoni rientra il fatto che l’introduzione degli ormoni sintetici, spacciata come legittima esigenza delle donne, è in sostanza un esperimento sotto le mentite spoglie della pratica clinica standard.

La scienza medica ha pertanto esteso il proprio controllo sulla vita delle donne. L’esistenza femminile sembra permeata da un senso di impotenza e sconforto.

Germaine Greer, femminista e autrice di La seconda metà della vita: come cambiano le donne negli anni della maturità, riassume le ingerenze da parte delle autorità mediche sulla salute ormonale femminile, e afferma:

«La menopausa è il sogno del medico mediocre. Occuparsene non richiede abilità chirurgiche o diagnostiche. Non si tratta di una condizione che mette in pericolo la vita della paziente, quindi la sua morte è sempre colpa di qualcun altro. Non c’è possibilità di azioni legali per negligenza. Le pazienti devono ritornare più volte per test e check-up e questo porta ulteriori guadagni alla categoria medica sia da fondi pubblici che privati».

In parole semplici, interferire con gli ormoni di una donna equivale a interferire con il suo potere.

Il declino della salute e del potere delle donne

Per più di trecento anni, a partire dal XIII secolo e fino al XVI inoltrato, l’Inquisizione impose un regime di terrore su gran parte delle popolazioni che abitavano l’Europa e la Scandinavia. Le forze politiche, economiche e religiose del tempo si  unirono per consolidare il proprio potere eliminando coloro che venivano percepiti come ostacoli ai loro obiettivi finali. Gli sfortunati bersagli del loro operato erano i detentori delle arti curative e dell’antica saggezza spirituale e culturale.

Gli storici sono in disaccordo in merito al numero preciso delle vittime di quel periodo infernale. Che fossero svariate centinaia di migliaia o addirittura 9 milioni, ciò che è indubbio è che la stragrande maggioranza fosse costituita da donne. Di fatto, quella dell’Inquisizione è ormai ritenuta un’epoca caratterizzata da genocidi perpetrati ai danni delle donne che le ha spogliate definitivamente del potere, dell’autostima, del benessere, delle arti curative, del rilievo e dell’importanza di cui godevano nelle proprie comunità.

L’Inquisizione ha fatto sì che i padri della Chiesa diventassero le autorità spirituali indiscusse ed è anche riuscita a circoscrivere saldamente la conoscenza medica al regno maschile, dal momento che ha decretato che soltanto i dottori qualificati avrebbero potuto praticare le arti curative. Inutile specificare che le scuole di medicina erano precluse alle donne (così come, del resto, qualsiasi altra forma d’istruzione ufficiale).

Che sollievo sapere che un’epoca tanto violenta e misogina si sia conclusa molto tempo fa! Perché si è conclusa, non è vero?

Sfortunatamente, sembra che alcune tra- dizioni persistano tuttora. Le donne di oggi sono ancora vittime di grandi interessi politici ed economici, con gravi conseguenze per la loro salute, l’indipendenza economica e il potere personale. Può darsi che l’Inquisizione non si sia affatto conclusa, ma abbia semplicemente assunto un aspetto più discreto e subdolo.

Nel libro The Menopause Industry, Sandra Coney ha avanzato un’osservazione senz’altro arguta, in cui afferma:

«La donna di mezza età è ignara dell’ideologia profondamente sessista alla base delle alternative che le si para no davanti. Potrebbe ingenuamente pensare che queste le vengano proposte solo per il suo bene. Non è consapevole del fatto che altri traggano vantaggio o possano servirsi delle sue decisioni. Inoltre, non si rende conto che queste stesse alternative potrebbero non essere state esaminate a fondo, che la letteratura scientifica potrebbe essere piuttosto discorde in merito e che i pareri dei medici non sono unanimi. Quello che le viene detto, per poco o molto che sia, è mediato dal suo dottore. Il risultato finale è una donna che non è nella posizione migliore per decidere per sé».

L’ascendente esercitato sulle donne dagli interessi della medicina e dell’industria farmaceutica è incredibile. E non c’è da stupirsi: il punto è che le donne comportano un enorme giro d’affari.

Questo mercato redditizio coinvolge tutte le fasce d’età, dalle adolescenti alle donne in post-menopausa. Ormoni sintetici, interventi chirurgici, farmaci, esami clinici, test diagnostici e visite mediche continue (per non parlare delle complicanze dovute a tutti questi fattori) fanno della ginecologia una specializzazione estremamente remunerativa.

Al momento 400 milioni di persone in tutto il mondo fanno uso di contraccettivi e 34,5 milioni di donne americane utilizzano un qualche metodo di controllo delle nascite. Le isterectomie rappresentano un’altra grande fonte d’in- troiti. La pillola anticoncezionale ha contribuito in maniera significativa all’insorgere di disturbi che in seguito hanno reso necessaria l’asportazione di utero e ovaie. Ventidue milioni di donne negli Stati Uniti si sono sottoposte a isterectomia, e il 73% si è fatto anche castrare (rimozione delle ovaie) nel corso della stessa operazione.

Le statistiche ufficiali indicano che ogni anno 620.000 donne subiscono interventi di asportazione dell’utero. Tuttavia, questa cifra non tiene conto delle operazioni eseguite su pazienti ambulatoriali. Il dato sconvolgente è che al giorno d’oggi una donna su due negli USA si sottopone a isterectomia entro i 60 anni.

Ancor più sconvolgente è che i tre quarti degli interventi vengono eseguiti su donne di età inferiore ai 49 anni. La rimozione dell’utero e delle ovaie proietta immediatamente la donna nella cosiddetta “menopausa chirurgica”, che richiede l’utilizzo di ormoni. Tra l’altro, l’ovariectomia (rimozione delle ovaie), scientificamente definita “castrazione”, necessita di ancora più ormoni. Ogni giorno, circa 6000 donne entrano in menopausa. Il costo complessivo delle procedure chimiche e chirurgiche è astronomico: parliamo di miliardi e miliardi di dollari.

I ginecologi, gli ospedali e le case farmaceutiche fatturano più di 17 miliardi di dollari all’anno grazie a isterectomie e castrazioni.

Di conseguenza, non c’è da meravigliarsi che l’industria medica consideri le donne come una risorsa illimitata da depredare. Quando ci sono di mezzo gli utili, gli studi imparziali e controllati, quelli clinici a lungo termine, nonché le alternative naturali vengono tutti sacrificati in nome della fame insaziabile di profitti. Non è certo un caso che i ginecologi siano tra gli specialisti più remunerati e che nel corso della loro vita le donne siano incoraggiate a essere continuamente medicalizzate.

Le funzioni naturali femminili, dalle mestruazioni passando per il parto e fino alla menopausa, vengono prese in carico da interventi medici e farmaceutici. Subissate da una sequela di false dichiarazioni, campagne pubblicitarie ad alto impatto emotivo e, in certi casi, bugie belle e buone, non c’è da stupirsi che così tante donne siano piuttosto confuse sulle questioni che riguardano la salute del proprio corpo.

La storia della terapia ormonale sostitutiva

Forse non esiste argomento più controverso della tanto pubblicizzata introduzione della terapia ormonale sostitutiva  (TOS) per le donne in menopausa. La TOS ha ricevuto un’attenzione incredibile nella nostra cultura, poiché riguarda il raggiungimento della menopausa da parte della generazione del baby boom.

Viene promossa come la migliore strategia di emancipazione femminile dopo la scoperta dei contraccettivi orali (nonostante le statistiche oggi dimostrino che l’ampio uso della pillola anticoncezionale abbia determinato vari tipi di rischi per la salute, quali tumori al seno, ipertensione arteriosa e malattie cardiovascolari su una scala prima sconosciuta in medicina).

Le indagini sulla TOS risalgono addirittura agli anni Trenta, con le ricerche del dottor Serge Voronoff che prevedevano l’innesto dei testicoli di giovani scimmie in scroti maschili dalla funzionalità ridotta. I frutti delle sue ricerche hanno condotto al trapianto di ovaie di scimmia nelle donne, con conseguenze alquanto funeste.

Dopo svariati decessi (sia degli esemplari animali che umani), gli studi sono stati reindirizzati verso l’uso di estrogeni sintetici. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale è stato tutto accantonato.

Il tema della menopausa ha suscitato un certo interesse nella professione medica solo a partire dagli anni Sessanta. Nel 1966 un ginecologo di New York, il dottor Robert Wilson, scrisse un bestseller dal titolo Donna per sempre [titolo originale: Feminine Forever, trad. it. di Maria Benedetta De Castiglione, Rizzoli, Milano 1967; N.d.T.] in cui tesseva le  lodi della terapia sostitutiva a base di estrogeni per salvare le donne dalla «tragedia della menopausa, che spesso distrugge il loro carattere e la loro salute».

Facendo leva sulle maggiori paure femminili, il suo libro vendette oltre 100.000 copie nel primo anno di pubblicazione. Wilson sosteneva con forza che la menopausa fosse una forma di “decadimento vivente”. A suo parere, la terapia estrogenica sostitutiva era una specie di tanto agognata pillola della giovinezza, che avrebbe salvato le povere donne in declino dagli orrori della vecchiaia.

Il ginecologo contribuì a diffondere la convinzione errata che vedeva la menopausa come una malattia da carenza ormonale. Ecco di seguito alcune delle leggende sulla menopausa che il libro ha aiutato a inculcare sia nella popolazione in generale che nella comunità scientifica.

  • Le ovaie si seccano e muoiono in seguito alla menopausa.
  • La donna diventa l’equivalente di un eunuco.
  • Ho conosciuto casi in cui il dolore fisico e mentale derivante dalla menopausa era talmente insostenibile che la paziente si è suicidata. 
  • Ho visto donne non trattate che si sono ridotte a caricature di se stesse. 
  • Benché la sofferenza dovuta alla menopausa possa es- sere spaventosa, ciò che mi ha impressionato di più è la distruzione della personalità. 
  • Essere “desessualizzata” è per lei una catastrofe inimmaginabile.
  • La donna non è in grado di cogliere razionalmente la propria situazione. 
  • La trasformazione, nell’arco di qualche anno, di una donna un tempo piacevole ed energica in un’ottusa caricatura di se stessa dalla lingua tagliente è uno degli spettacoli umani più penosi.

In un dedalo di nostalgie e illusioni, talvolta le donne perdono il contatto con la realtà e di conseguenza sviluppano nevrosi da menopausa. Le riviste femminili colsero al volo le idee di Wilson e promossero in maniera estensiva i suoi concetti.

Questo fece un immenso piacere al ginecologo, che aveva già istituito la Wilson Foundation con il solo scopo di incoraggiare l’uso degli estrogeni. L’industria farmaceutica mise generosamente a disposizione della sua fondazione più di 1.300.000 dollari. Ogni anno, Wilson riceveva contributi economici da società quali Searle, Wyeth-Ayerst Laboratories e Upjohn, che commercializzavano prodotti a base di ormoni che Wilson dichiarava efficaci per il trattamento e la prevenzione della menopausa.

Le case farmaceutiche cavalcarono l’onda con promozioni e campagne pubblicitarie aggressive. Il messaggio di Wilson toccava un tasto sensibile: le donne di mezza età hanno bisogno di ormoni per essere salvate dagli orrori ineluttabili e dalla decadenza dovuti a questa terribile malattia da carenza ormonale detta menopausa. Wilson aprì la strada all'utilizzo di “estrogeni non contrastati”, ovvero estrogeni sintetici prescritti in monoterapia. Tuttavia, non era stata svolta alcuna indagine formale sulla sicurezza della terapia estrogenica o dei suoi effetti a lungo termine.

Gli estrogeni non contrastati passarono di moda quando fu evidente che riducessero l’aspettativa di vita di chi ne faceva uso. Nel 1975, la rivista «The New England Journal of Medicine» analizzò l’incidenza di tumori endometriali nelle consumatrici di estrogeni, concludendo che il rischio era 7 volte e mezzo superiore per queste ultime. Le donne che avevano assunto estrogeni per un periodo di oltre 7 anni avevano 14 volte più probabilità di sviluppare un tumore.

In seguito, le teorie di Wilson furono abbandonate  e l’FDA dissuase le aziende farmaceutiche dal rivolgersi a colui che fu definito un “ricercatore inattendibile”.

Mentre la popolarità della terapia con estrogeni non contrastati scemava, si cercarono nuovi tipi di approccio. L’attenzione si spostò dalle false pretese di conservare bellezza e giovinezza femminile all’idea di alleviare i sintomi della menopausa. L’industria farmaceutica riabilitò la terapia estrogenica sostitutiva trasformandola nella nuova e “sicura” terapia ormonale sostitutiva, una combinazione di progesterone sintetico (progestinici) ed estrogeni.

La TOS dovrebbe in teoria proteggere le donne in menopausa non solo dalle malattie cardiovascolari, ma anche dalla piaga dell’osteoporosi. Inoltre, l’ultima scoperta controversa riguarda il ruolo degli estrogeni nella prevenzione dell’Alzheimer.

Un'altra prospettiva

Mentre i cosiddetti “esperti” di salute femminile rassicurano le donne sul fatto che gli effetti collaterali degli estrogeni sarebbero estremamente limitati e trascurabili, Lynette J. Dumble, ricercatrice senior presso l’Università di Melbourne in Australia, sostiene che «l’unico scopo della TOS sia creare un settore commerciale altamente redditizio per aziende farmaceutiche e medici. I presunti benefici della TOS sono tutti da dimostrare».

L.J. Dumble ritiene che la terapia ormonale sostitutiva non solo esasperi i problemi di salute della donna, ma contribuisca anche ad accelerare il processo d’invecchiamento e favorisca l’insorgenza di altri disturbi clinici, oppure acutizzi quelli preesistenti.

Tale prospettiva sembra trovare conferma nelle recenti scoperte del Boston Nurses Questionnaire Study, uno studio finanziato dal National Institute of Health che ha seguito 121.700 donne nel corso di 18 anni.

La ricerca ha rivelato conseguenze allarmanti dovute alla TOS. Ha evidenziato che le donne che fanno uso di estrogeni e progestinici combinati incrementano fino al 100% le probabilità di sviluppare un tumore al seno, in caso di assunzione degli ormoni per un periodo uguale o superiore a 10 anni. I ricercatori hanno appurato che l’assunzione di soli estrogeni in post-menopausa per un periodo di 10 anni aumenta del 30-40% il rischio di tumori al seno rispetto alle donne che, a parità di età, non sono mai ricorse alla terapia ormonale sostitutiva.

Si è quindi dimostrato che la combinazione di estrogeni e progestinici è alquanto pericolosa in termini di cancro al seno. Ma anche un’assunzione di soli 5 anni presenta alcuni rischi. Il pericolo aumenta infatti del 30-40% se la TOS viene protratta per un periodo uguale o superiore a 5 anni. Nelle donne di età compresa tra 60 e 64 anni, l’incidenza di tumore al seno aumenta fino al 70% dopo 5 anni di trattamento. Infine, lo studio ha concluso che le donne che seguono la TOS hanno il 45% di probabilità in più di morire  di cancro al seno rispetto a quelle che hanno scelto di non ricorrere alla terapia o di avvalersene per meno di 5 anni.

Il ricercatore principale dello studio, Graham Colditz, di Harvard, invita le donne a fare ricorso alla TOS soltanto per alleviare i sintomi della menopausa e comunque per un periodo non superiore a 2-3 anni. Secondo Leslie Kenton, autrice di Passage to Power, «tutti quelli che contano vi diranno che la menopausa è una malattia da carenza ormonale e che avete bisogno di assumere più estrogeni, man mano che la mezza età si avvicina. Ecco quello che potrebbe stupirvi: non solo molti dei consigli che di solito si dispensano sulla menopausa sono sbagliati, ma alcuni possono rivelarsi addirittura dannosi».

Un’opinione analoga sulla menopausa è stata espressa da John Lee, medico in pensione nonché autore di What Your Doctor May Not Tell You About Menopause:

«La menopausa in sé dovrebbe essere vista come un normale adattamento dell’organismo, che riflette un cambiamento benigno nella vita biologica di una donna che si allontana dall’età fertile ed entra in una nuova fase di potere e realizzazione personale. La concezione occidentale di menopausa come malattia regressiva caratterizzata da sintomi spiacevoli dovuti alla carenza di estrogeni è un errore privo di fondamento. Più precisamente, dovremmo considerare il problema che abbiamo con la menopausa come un’anomalia dovuta alla deviazione delle culture industrializzate da uno stile di vita sano».

Nel numero di giugno 1996 della riivista «Townsend Letter for Doctors and Patients» si spiega che fattori quali l’alimentazione, l’esercizio fisico e lo stile di vita apportano gli stessi benefici attribuiti alla TOS, ma senza i rischi ad essa associati.

Diventa dunque sempre più chiaro che la storia sugli ormoni può essere vista da un’altra angolazione, una prospettiva che aiuta le donne di tutte le età a godere di una salute migliore e a rivendicare più potere, responsabilità e dignità nelle loro vite.

La Verità sugli Ormoni

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Sherrill Sellman

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