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Chi tiene le redini? - Estratto da "Kalergi - La Prossima Scomparsa degli Europei"

di Matteo Simonetti 10 giorni fa


Chi tiene le redini? - Estratto da "Kalergi - La Prossima Scomparsa degli Europei"

Leggi le prime pagine del libro di Matteo Simonetti e scopri la storia vera di un piano che si sta dipanando proprio sotto i nostri occhi ignari

Da quando un paio di anni fa uscì la prima edizione di questo mio testo, il nome e l’operato di Kalergi è giunto a molte più orecchie e cervelli rispetto a quanto non fosse successo fino ad allora. Non posso sapere in che misura, ma credo di aver dato un contributo determinante in tal senso. Se è vero che oggi la percentuale della popolazione sensibile a questa tematica è ancora minima, è anche vero che si è parlato di Kalergi persino nella televisione generalista.

 

Indice dei contenuti:

Un sistema paradossale

Mentre scrivo, qualche “pezzo grosso” del giornalismo sta derubricando il Piano Kalergi a bufala, a fakenews, a visione complottista, senza - manco a dirlo - aver letto nulla di ciò che ormai è noto circa questa parte della storia europea. Contemporaneamente si sta definendo un sistema orwelliano di psicopolizia che intende colpire pecuniariamente e con la detenzione chi questi temi, additati ovviamente come ‘bufale’, li sottopone a critica e revisione da anni, dimostrando che si tratta di fatti storici e non di squinternate teorie complottiste. Secondo i nuovi indirizzi legislativi, l’accusa di complottismo dovrebbe essere certificata da non si sa quale commissione di esperti, in pieno dispregio delle regole democratiche della libertà di opinione, del pluralismo, della libertà di ricerca e via dicendo.

Tutto ciò è paradossale. La democrazia, per difendersi da immaginari aggressori, ripudia se stessa tra gli applausi dei demoprogressisti. Uno spettacolo davvero pietoso.

Politici servi del potere economico, ignoranti quando non in malafede, masse obnubilate dalla pappa pronta dei libri di testo scolastici e dai talk show televisivi, fanno a gara a chi la spara più grossa. Da un lato accettano senza remore false flag come l’incendio del Reichstag e l’incidente di Gleiwitz, nonché tutti i sotterfugi machiavellici che hanno silenziosamente accompagnato il corso della storia fino alla seconda guerra mondiale; dall'altro hanno una coazione chiarissima ad espellerli dalla loro testa se riguardanti avvenimenti a loro cronologicamente (quindi emotivamente) vicini, come l'11 Settembre e le successive guerre in Iraq, Afghanistan, Libia e Siria. Come dire, il complotto va bene ma solo quando è di parecchio tempo fa e meglio se come artefice ha uno dei già designati architetti del male. Ciò infatti non impone ripensamenti profondi e risulta quindi tranquillizzante.

Le strategie di questa psicopolizia, tra le cui fila militano veri e propri agenti in incognito del web, si avvale a mio parere di un’ultima trovata, quella della diffusione sui social di jpeg, piccoli slogan, figurette, che presentano teorie demenziali talmente strampalate da risultare ridicole, poi condivise da masse inacculturate ma giustamente alterate. Le masse che mettono i “mi piace” sotto alla foto di quell’attore famoso, con su la scritta “questo è il fratello di quel politico e oggi fa questo e quest’altro”, permettono di screditare gli studi “dissidenti” seri ed informati, facendo di tutta l’erba un fascio.

Per la questione Kalergi è successa in questi due anni la stessa cosa. Ovviamente l’onda è stata cavalcata da alcune parti politiche che hanno strumentalmente ingigantito le componenti che più facilmente si prestavano ad una lettura antimmigrazionista. Ovviamente si è tentata, ma lo si faceva anche prima del mio saggio, un’appropriazione politica di tale tema.

La questione più importante però, relativa alla ricezione di questo mio lavoro, riguarda il tentativo, legittimo per carità, di gettare discredito su questo studio. Essenzialmente tale tentativo si sostanzia in due posizioni: Kalergi non ha detto ciò che ha detto; Kalergi non ha influenzato in alcun modo la storia.

Mi è capitato diverse volte di fronteggiare questi attacchi, portati da persone che mi accusavano di aver proposto un’interpretazione visionaria del pensiero kalergiano, e ogni volta ho riscontrato la stessa cosa: chi ha un’appena sufficiente preparazione sul contenuto di “Praktischer Idealismus”, summa del pensiero politico-filosofico kalergiano, non solo non sa nulla degli appoggi finanziari del conte, delle sue frequentazioni politiche, degli agganci, dell’operato dei suoi collaboratori, ma ignora del tutto una ricostruzione storica non dico alternativa, ma solo collaterale, a quella norimberghiana, delle vicende che avvengono tra le due guerre.

Per quanto riguarda la prima accusa, e il lettore lo constaterà in prima persona inoltrandosi nel testo, ribadisco che: la mia è sì una lettura “personale” ma non più di tutte le letture storiografiche passate, basandosi infatti su una analisi del testo accurata e sempre riscontrabile; Kalergi non ha mai smentito “Praktischer Idealismus”.

Per quanto riguarda la seconda accusa, essa a sua volta si divide in due sottoposizioni. La prima: Kalergi era un visionario, un veggente, che non esprime desideri o progetti, ma illustra solamente ciò che a suo parere accadrà. La seconda: era in effetti convinto di ciò che diceva, e magari avrebbe pure voluto realizzarlo, ma non trovò sponde politiche compiacenti e la sua rimase l’opera di un pazzoide inascoltato che non vale la pena prendere in considerazione.

Per rispondere alle due tesi basta far notare come egli fu finanziato ed appoggiato in ogni modo da personaggi ed enti che hanno lavorato prima e anche dopo di lui al progetto mondialista, di cui il piano Kalergi è solo un tassello. Come si fa a dire che egli prevedeva solamente uno scenario futuro, quando in realtà si affiancava proprio a chi tale idee le stava e le sta ancora realizzando? Inoltre, come si fa a sostenere che non ebbe “presa” sulla situazione reale un personaggio del genere? Un personaggio che incontrò Mussolini, fu ricevuto da senatori americani, lodato da Churchill in un famoso discorso pubblico, fu messo fuorilegge da Hitler, preso in considerazione da Evola, ebbe come collaboratori in Paneuropa capi di Stato, e ancora viene oggi considerato dalle istituzioni europee un “padre dell’Europa”?

Certamente non è possibile dimostrare che Kalergi non fu solamente “l’utile idiota” del mondialismo, ma ciò non inficia la valutazione storica del suo operato né quella teorica del suo pensiero.

Concludendo, soltanto chi non conosce o chi volutamente non prende in esame la corsa della globalizzazione di stampo capitalista - e quindi liberale - di tutto il ‘900, può mettere in discussione l’esistenza di questi movimenti, spesso occulti, di politica estera di cui il Piano Kalergi è un illustre esempio.

In questo testo, rispetto al precedente, troverete due nuovi capitoli, a mio parere molto importanti. Il primo è un ulteriore sforzo nel collocare l’operato e il pensiero di Kalergi all'interno della cornice storica coeva, operando un raffronto con l’ideologia nazionalsocialista delle origini. Il lettore scoprirà assonanze e divergenze molto interessanti e si renderà conto della effettiva dicotomia delle visioni del mondo, e per dicotomia intendo, per certi versi, facce della stessa medaglia che si fronteggiavano in quegli anni. Tale tema sarà sviluppato in una mia monografia su M. Heidegger di prossima pubblicazione.

Il secondo di questi due nuovi capitoli contiene un’analisi degli ultimi sviluppi, fino ai nostri giorni, del mantra globalista che si rifa a Kalergi o in qualche modo si ricollega alle tematiche tipicamente kalergiane. Credo che questo approfondimento sia importante per comprendere appieno ciò che sta succedendo oggi sulle e alle nostre spalle, come cittadini di questa inguardabile comunità europea, ma soprattutto come italiani. Saremo noi a soffrire di questo disfacimento ancor maggiormente rispetto agli altri popoli, in quanto eredi di una tradizione e di una storia importanti, le quali rischiano di essere cancellate sotto i colpi del dominio sovranazionale. Abbiamo poco tempo: il leviatano nascosto che ci opprime è sempre più vicino alla progettata “fine della storia”.

Cosa c'è sotto?

Viviamo in un’epoca di crisi. Una crisi che, nella sua fase acuta, dura ormai da circa dieci anni e che colpisce il cosiddetto Occidente ma soprattutto quell'Europa che, con l’Occidente, a livello geopolitico non dovrebbe entrarci nulla, se non esclusivamente per identificazioni conseguenti agli esiti della seconda guerra mondiale, guerra che ci ha visto liberati-occupati da potenze straniere.

La crisi è soprattutto economica, ma non solo! Al di là di riflessioni circa il fallimento del sistema liberista in sé, che qui sarebbe impossibile formulare, da un lato l’economia è frenata da una indubbia concorrenza che i paesi orientali ed alcune economie emergenti ci costringono ad affrontare dal punto di vista dei costi produttivi, dall'altro questa crisi è soprattutto finanziaria. Occorre infatti sottolineare che economia e finanza oggi divergono in maniera sempre crescente: da un lato c’è la produzione, il consumo, il servizio, dall'altro la compravendita speculativa e improduttiva di pagherò, partecipazioni e scommesse, che spesso beneficiano della fase critica dell’economia reale.

In questa crisi, che quindi è soprattutto in relazione alla creazione e alla circolazione del denaro, la nostra Europa, che è comunità solo di mercato e di moneta, impone la politica dell’austerità, sotto l’immaginaria spada di Damocle dell'inflazione. La frode del debito pubblico inestinguibile costringe gli Stati a prendere in prestito sempre più denaro dalle banche commerciali, le quali lo hanno quasi in regalo dalle banche centrali, private e da loro stesse controllate.

Un’élite di governo, quella europea, che, ricordiamolo, non è mai stata eletta bensì nominata, con la scusa della diminuzione del debito pubblico e che costringe gli Stati sovrani al taglio sempre maggiore di tutto ciò

che prima era pubblico, a beneficio dei soliti pochi noti che corrono ad accaparrarsi aziende floride di trasporti, di energia, di telecomunicazione, ecc. È un circolo perverso cominciato con l’assassinio di Enrico Mattei, continuato sul panfilo Britannia e tutt’oggi in pieno vigore.

Quando il governo di uno Stato Europeo il governo assume un atteggiamento non proprio euroentusiastico, la cosiddetta Troika interviene direttamente, sostituendolo e piazzando ai posti di comando (intorno ai tavoli del ristorante, visto che i politici sono ormai i camerieri dell’alta finanza) i propri uomini.

I burocrati che tengono le redini dei governi entrano ed escono, ormai senza nemmeno passare per la finzione delle urne, dai quadri dirigenziali di banche internazionali ai ministeri e alle reggenze politiche. Organismi estranei, come il Fondo Monetario Internazionale, si permettono di sollecitare progetti di macelleria sociale spacciandoli per riforme e fingendo di credere ancora, quindi simulando onestà intellettuale, nelle ricette scellerate del neoliberismo economico.

Mentre accade tanto e tanto evidente impoverimento, l’Europa è sorda al richiamo dei popoli che tentano di difendersi dall'invasione di orde di immigrati che scappano dai massacri perpetuati ai loro danni dagli stessi governanti euro-occidentali. Quello libico è il caso più evidente. Le politiche demografiche degli Stati sono assenti, così come la difesa dei confini e il supporto all'accoglienza dei migranti. Le condizioni di vita delle classi meno agiate soffrono per questi ingressi indiscriminati e l’Europa che conta, quella che siede a Bruxelles e, soprattutto, quella che li l’ha messa, fa spallucce ma intimamente gongola.

Ora, tale situazione è ormai talmente chiara, sotto gli occhi anche dell’osservatore meno scafato, che al cittadino è cominciato a balenare davanti agli occhi che tutto ciò sia parte di un piano preciso. Un piano che affonda le sue radici in questioni di convenienza economica ma che, almeno per chi come me non crede nell'assioma marxista del primato dell’economia su tutto il resto, deve avere, e in effetti ha, una matrice culturale.

Chiediamoci: cos'è un piano? E un progetto che si sviluppa nel tempo, in diverse fasi e spesso, per non perdere d’efficacia, rimane nascosto fino al suo compimento. Il cittadino comune comincia ormai a ritenere certo, in una sorta di dimostrazione per assurdo, che l’attuale azione politica europea debba inserirsi in un processo storico complesso, i cui attori non si muovono solo aprendo il loro portafogli per farvi entrare più banconote possibile, ma seguendo le linee guida di una certa visione del mondo.

Ecco, questo libro è dedicato proprio a costoro, a quelli che sospettano che questo piano ordito ai danni dei popoli da nuove e vecchie élite esista. E dedicato a coloro i quali si sono stancati di sentirsi accusati di complottismo.

Il piano c’è? Quali sono i suoi protagonisti? Seguendo le vicende del conte Coudenhove Kalergi potremo darci una risposta.

Kalergi - La Prossima Scomparsa degli Europei

Matteo Simonetti

Un saggio che rivela la storia nascosta dell’Unione Europea, la quale sin dalle origini nasce come opera antidemocratica delle élite finanziarie contro i popoli europei. Attraverso l’analisi degli scritti, del pensiero e...

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Matteo Simonetti

Matteo Simonetti, professore liceale di storia e filosofia, docente presso il Master Universitario “E. Mattei” dell’Università di Teramo, è saggista, giornalista e musicista. Ha collaborato a varie testate e riviste nazionali, quali Il Secolo d’Italia, Il...
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