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Chi è in me? - Estratto da "Modalità Gemellare"

di Caterina Civallero, Maria Luisa Rossi 5 mesi fa


Chi è in me? - Estratto da "Modalità Gemellare"

Leggi un estratto dal libro di Caterina Civallero e Maria Luisa Rossi e scopri cosa resta in noi della potenzialità del nostro gemello mai nato

Nel nostro primo libro dal titolo Il mio gemello mai nato ci siamo occupate di un tema a noi molto caro: la sindrome del gemello che resta. E bene precisare, per chi ancora non conosce l’argomento, che all’atto del concepimento molto probabilmente, in una percentuale di casi che la scienza non ha ancora ben definito, non siamo soli. Questo fenomeno naturale è confinato da alcuni autori in una percentuale contenuta fra il 10 e il 20%; altri affermano invece essere molto superiore.

Stai leggendo un estratto da questo libro:

Modalità Gemellare

La potenzialità del gemello che resta se integrata si trasforma in un talento

Caterina Civallero, Maria Luisa Rossi

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La perdita del fratello gemello embrionale – un fenomeno di cui si conosce poco, ma di cui si stanno studiando i profondi collegamenti psicologici – retrodata il nostro imprinting emotivo a un tempo antico, in un luogo...

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Ma se durante la gestazione viviamo la nostra vita di embrioni in condivisione energetica e concreta con un fratello gemello e poi al termine della gravidanza nasciamo soli, cosa accade nel nostro primo nido di vita, quale esigenza si cela dietro l’evento che ci porta infine a nascere soli?

Come insegna l’alchimia, la pratica della trasformazione racchiude in sé l’unione.

A seguito di questa vitale domanda ricordiamo l’interrogativo, sempre attuale e pertinente, che ci eravamo poste nel primo libro: “Chi c’è in me?”.

Allora avevamo paragonato il nostro lavoro di ricerca ai viaggi di John Lloyd Stephens e Frederick Catherwood, gli esploratori che inseguivano le orme dell’antica civiltà Maya nell’oblio delle foreste mesoamericane, poiché come loro, spinte da una passione istintiva fortissima, percepivamo che qualcosa ci attendeva, anche se non sapevamo ancora cosa; ma potevamo intuire che ciò che stavamo cercando, una volta trovato sarebbe stato sorprendente e di immenso valore, tanto da poter nutrire tesi e ipotesi ardite, azzardate, pionieristiche.

Oggi, grazie alle ricerche, di cui parliamo nei primi capitoli del libro, scopriamo che la possibilità di essere concepiti in modalità gemellare non è una possibilità ma una condizione naturale, e se prima le nostre ipotesi parevano azzardate, rispetto al dato percentuale che per noi sfiorava il 90%, oggi troviamo la conferma che l’azzardo era solo un’intuizione di qualcosa che è fisiologico.

Ma se, prima, la foresta in cui ci eravamo addentrate poteva apparirci sconosciuta, spesso insidiosa, a volte complicata da esplorare, oggi abbiamo imparato a orientarci, a decodificare il suo linguaggio e a scoprire che ciò che nascondeva con la sua fitta vegetazione era un tesoro prezioso, destinato a essere protetto e custodito per quell’umanità che ne avrebbe potuto apprezzare il valore, il potenziale, divenendone così essa stessa custode fidato, umilmente rispettoso.

L’obiettivo di questo secondo libro è, quindi, quello di prendervi per mano e di condurvi a recuperare una parte di voi, ripercorrendo con immensa gratitudine tutti i passaggi biologici, alchemici e spirituali che hanno permesso all’uomo di essere oggi ciò che è. Ebbene sì, possiamo cominciare ad anticiparvi che anche il termine “sindrome” sarà piano piano sostituito da un termine più idoneo a rappresentare la necessità ontologica per l’umanità di una gemellarità incompiuta, dove nulla è patologico ma tutto ferocemente necessario e fisiologico.

Siamo certe che il tema della gemellarità embrionale, proprio grazie alle scoperte che troverete nelle pagine dei prossimi capitoli, godrà in futuro di una valutazione e di una dignità scientifica più stabile. Sarà magnifico ripercorrere in vostra compagnia i molteplici percorsi che ci condurranno a ritrovare l’altra parte di noi, colei che spesso è custode dei nostri infiniti talenti, colei che a volte rifiutiamo per paura, colei che inconsciamente temevamo di aver perso per sempre. Insieme volgeremo il nostro sguardo al cielo per cercare l’infinita-mente grande per permetterci di comprendere l’infinitamente piccolo, prendendo coscienza che per rispondere a una esigenza funzionale, universale, una parte di noi deve necessariamente abitare l'infinitamente grande e l’altra l’infinitamente piccolo.

Ma nulla è perso, è solo trasformato. Permettendo a noi stessi di ripercorrere le varie tappe di quella trasformazione, conoscendo e comprendendo passaggi fondamentali come, ad esempio la morte, potremo affermare di essere umani e quindi consapevoli della nostra integrità e del nostro compito evolutivo.

Vi proponiamo quindi una lettera di sant’Agostino:

«La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste. Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Prega, sorridi, pensami! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza. La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza. Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista? Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo. Rassicurati, va tutto bene. Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata. Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace».

Qualcuno potrebbe obiettare sostenendo che la morte crea comunque una sensazione di vuoto. Verissimo!

La morte lascia un vuoto, ma è un vuoto del tutto analogo al vuoto cosmico dell’universo, dove tutto è in potenza, dove nulla è manchevole e dove tutto è possibile poiché nella sua forma “staminale”. E anche in questo caso l’origine etimologica della parola ci aiuta a comprendere, poiché la sua origine dal sanscrito ci conduce all’immagine del “tessitore”, cioè di colui che potenzialmente può creare qualsiasi trama, qualsiasi disegno, qualsiasi mosaico di vita.

La morte è un processo alchemico, ed è il contrario della nascita, anche se molti la vivono come se fosse l’opposto della vita. La sua funzione è alimentata anche dalle parole “moto” e “motore” che partono dalla stessa radice etimologica. Il gemello che muore crea un movimento da sé verso l’altro; non svanisce, come alcuni autori sostengono. Come insegna l’alchimia, la pratica della trasformazione racchiude in sé l’unione. Se io nego la funzione che ha il motore della trasformazione, impedisco la trasformazione di cui la morte è motore. E quindi impedisco l’integrazione. A quel punto il simbolo biologico e la funzione biologica sono in blocco. Da qui si genera disfunzione e quindi patologia.

Da quell’incontro con nostro fratello, quel fratello generato, ma non nato, origina il senso di ogni cosa. Da lì, dal teatro che è l’utero di nostra madre, parte un’immagine che si ribalta ai nostri occhi e che ci orienta.

Nostro fratello resta in un “non luogo” e da lì, come attraverso un periscopio, osserva ogni cosa cercando di analizzarla e assaporarla come può. Da quello spazio interiore e confinato, egli vive nel suo sommergibile emotivo una dimensione insondabile a cui abbiamo accesso solamente noi, e ne abbiamo un accesso privilegiato di cui restiamo inconsapevoli per molto tempo.

Forse da bambini nemmeno ci chiediamo come mai gli adulti non vedano e non sentano quel nostro amico immaginario che vorremmo fosse nostro fratello o nostra sorella, e smettiamo di dargli voce e spazio quando ci convincono che non esiste. A furia di sentircelo dire dubitiamo, e quel dubbio sopprime, inibisce, trasforma.

Ma si sa, una cosa è comprendere, analizzare e trasformare; altra cosa è obbedire e negare, e più si nega la presenza di qualcosa che esiste, più essa spinge per manifestarsi. L’unica certezza che abbiamo è che prima o poi incontreremo nostro fratello, il nostro gemello mai nato. E' l’incontro con la “I” maiuscola, scritto a fuoco nel nostro cuore. Non possiamo mancare. È un appuntamento senza data, ma proprio per questo, l’appuntamento “principe”.

Un giorno dirompe da un niente - che poi verrà definito con contorni delineati e a cui si darà un’origine - un movimento forte, denso, chiaro, e da quel momento in poi tutto si rovescia. Quella voce negata riprenderà a parlare e anche se all’inizio se ne ha timore, panico, ansia, soggezione — poiché ci si è dimenticati il suo suono -si comprenderà nel tempo, che non si può vivere senza.

La nostra profonda gratitudine va a tutti coloro che ci hanno scritto e contattato per condividere le loro esperienze, i loro vissuti e i profondi cambiamenti seguiti al percorso di integrazione del proprio gemello.

Infinitamente grazie anche ai nostri gemelli, poiché senza di loro non avremmo mai potuto realizzare questa bellissima avventura che è la vita.

Modalità Gemellare

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Caterina Civallero

Caterina Civallero si occupa di benessere da circa trent’anni. Organizza e gestisce corsi seminari e percorsi individuali per favorire la diffusione di un messaggio semplice e fruibile mirato alla gestione dell’alimentazione consapevole, della salute personale e...
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Maria Luisa Rossi naturopata e iridologa, Presidente dell’associazione Armonia di Manipura promuove e struttura percorsi completi di integrazione olistica. Nei suoi seminari insegna tecniche di avvicinamento e di approfondimento olistico, nelle consulenze individuali imposta percorsi...
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