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Chi è Enoch? - Estratto da "Il Primo Libro del Mondo - Enoch Vol. 1"

di Mario Pincherle 3 mesi fa


Chi è Enoch? - Estratto da "Il Primo Libro del Mondo - Enoch Vol. 1"

Leggi un estratto dal libro di Mario Pincherle e scopri di più sulla figura del profeta Enoch

Un personaggio biblico, il settimo nella discendenza di Adamo dalla linea di Set, ricordato e citato in numerosi passi della Bibbia, a partire dal libro del Genesi.

Della sua vita, durata 365 anni, si conosce tuttavia ben poco. Si parla di un uomo saggio, privilegiato da Dio, che gli permise di salire in cielo ancora vivente e quindi di tornare sulla terra con i libri della Saggezza divina, a lui consegnati in retaggio per il genere umano.

Sconosciuta è anche la sua fine: come Elia, egli sarebbe stato assunto in cielo ancora vivente, senza lasciar traccia alcuna di sé sulla terra.

Stai leggendo un estratto da questo libro:

Il Primo Libro del Mondo - Enoch Vol. 1

Scrivo per le generazioni future, per voi, esseri umani che verrete...

Mario Pincherle

(5)

«Scrivo non per i miei, ma per le estreme generazioni future, per voi esseri umani che verrete…».Così parlava Enoch, il settimo della discendenza di Adamo che, dopo una vita durata 365 anni, salì al Cielo ancora...

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Indice dei contenuti:

Dove compare

La tradizione postbiblica ha creato molte sovrastrutture leggendarie intorno alla figura di Enoch. Negli scrittori anonimi delle cosiddette Apocalissi apocrife, egli divenne una specie di mago e di indovino dei misteri della terra e del cielo, delle sorti dell’umanità, prima e dopo il diluvio, fino al giudizio universale e alla eternità celeste.

Nelle credenze musulmane, Enoch è stato anche identificato con un misterioso personaggio chiamato Idris, menzionato nel Corano, che viene caratterizzato da una serie di dati leggendari ed esoterici, analoghi a quelli della anzidetta tradizione postbiblica.

Gli studi comparati di storia delle religioni hanno infine scorto analogie fra il mito di Enoch, che, come si è riferito, è il settimo discendente di Adamo, e quello di Emmedurank o Ennudurankin, anch’egli settimo nella serie dei primi re antidiluviani nella tradizione assiro-babilonese, anch’egli un beniamino degli dei, iniziato nei Misteri, divulgatore dei segreti del cielo e della terra, fondatore del sacerdozio e dotato di capacità divinatorie del futuro.

Annunciatore del Messia, il Figlio dell’Uomo, Enoch è stato anche accomunato, secondo un brano dell’Apocalisse di San Giovanni, ad Elia nella lotta contro l’Anticristo in terra, oltre che nella già ricordata e misteriosa assunzione in cielo.

In tempi più recenti, lo storico musulmano Ibn Batuta ha fatto coincidere la figura di Enoch con quella di Ermete Trismegisto. Altri storici arabi hanno avvicinato il nome di Enoch a quello del re antidiluviano d’Egitto Surid o Ausar (Osiride), divinità solare. Nel mito di Enoch, infatti, egli viene esaltato come eroe del sole, per il suo ciclo vitale di 365 anni, identico a quello dei giorni dell'anno solare.

I libri di Enoch

Sono detti apocrifi della Bibbia, in quanto non furono compresi nella raccolta di tutti i libri del Vecchio Testamento, riconosciuti dalla Chiesa come canonici, che va sotto il nome di Vulgata.

Tre sono i testi principali a noi pervenuti dei Libri di Enoch. Essi, a causa delle lingue che ce li hanno tramandati in forma più completa, si chiamano: etiopico, slavo ed ebraico.

A) L’Enoch etiopico

È il più completo e il più conosciuto, anche se forse, a mio parere, meno interessante di quello slavo, nel suo contenuto rivelatorio. La sua esistenza viene citata da molti autori classici e paleocristiani, quasi ininterrottamente, fino al secolo XI. Poi ne scompaiono le tracce che si ritrovano solo tre secoli dopo in una versione greca, ricordata da Pico della Mirandola, che aveva studiato diritto canonico a Bologna.

Nel secolo XVI si ha la prima notizia di una versione etiopica, in uso presso la chiesa copta abissina. Si deve attendere tuttavia la fine del secolo XVIII prima che questo testo venga portato in Europa da James

Bruce, primo esploratore delle sorgenti del Nilo azzurro, che ne donò il manoscritto da lui scoperto alla Biblioteca Bodleiana di Oxford, nel 1773.

La prima traduzione in inglese dell’originale etiopico è del Laurence, nel 1821. Ne seguì una seconda nel 1838. La più completa e accurata fu però quella del Dillmann, edita nel 1851.

Dopo il 1868, conquistata Magdala, città etiopica, dagli inglesi in una battaglia contro l’imperatore abissino Teodoro 11, vennero portati a Londra numerosi altri manoscritti del Libro di Enoch, trovati in diverse chiese e monasteri. Essi sono conservati nella “Magdala Collection” del British Museo m.

Nel 1887, ad Akmun, in Egitto, venne scoperto un frammento importante della versione greca, già nota a Pico della Mirandola, che venne pubblicato dal Bouriant, in francese, nel 1892. Questo frammento riporta, salvo poche varianti, il testo etiopico dei primi 32 capitoli del Libro di Enoch.

Ulteriori traduzioni, basate sui manoscritti abissini, all’inizio del secolo XIX, sono quelle del Fleming, nel 1902, e del Charles, nel 1906. Quest’ultima è la più accreditata dalla critica moderna. Non esistono traduzioni italiane complete del Libro di Enoch.

Per quanto concerne il contenuto dell’Enoch etiopico, esso è stato concordemente ritenuto, dai critici, opera di autori diversi, un conglomerato di vari frammenti di letteratura religiosa prebiblica che circolavano sotto il nome di Libri di Enoch, ma anche di Noè e di Matusalemme.

La datazione storica più comunemente accettata per la compilazione del Libro di Enoch, nel testo tramandato dalla versione etiopica, oscilla fra il II e il I secolo avanti Cristo.

Nella Patristica tradizionale esso venne compreso fra i libri canonici ed ebbe quindi la stessa autorità di quelli poi raccolti nella Bibbia.

Soltanto verso la fine del III secolo e all’inizio del IV, cominciò a cadere in discredito, finché la Chiesa gli negò autorità canonica, non comprendendolo fra i libri della Bibbia.

Le ultime citazioni del Libro di Enoch sono quelle di Giorgio Sincello nella sua Cronografia, intorno all’anno 800 d.C.

B) l’Enoch slavo

Viene considerato dalla maggior parte dei critici come una rielaborazione posteriore dell’Enoch etiopico. Probabilmente il testo originale era in lingua ebraica e venne successivamente tradotto anche in greco. Come datazione storica i critici propendono per un periodo compreso fra il 30 a.C. e il 70 d.C.

L’Enoch slavo, come indica chiaramente la sua attribuzione, è stato tramandato alla cultura moderna da cinque manoscritti serbi e russi, dei quali il più antico risale al secolo XV Si tratta evidentemente di traduzioni eseguite “in loco” da un nucleo di studiosi ebrei slavi che sono partiti da un originale in ebraico.

La prima divulgazione in Europa di questa versione dell’opera che, come dimensioni, è circa soltanto un terzo dell’Enoch etiopico, è stata resa possibile dalla traduzione fatta in inglese dal Morfill, basandosi sulle prime edizioni in russo di Popov e Novakovic. La versione più accreditata, preceduta da un ampio studio introduttivo, è tuttavia quella del Charles, pubblicata nel 1896.

Per quanto concerne l’origine storica di questo secondo Libro di Enoch, lo riteniamo, in contrasto con l’opinione più diffusa nella critica, anteriore, nel tempo, all’Enoch etiopico e superiore, adesso, dal punto di vista sia dottrinale che rivelatorio.

In esso si rivela infatti, in modo evidente, l’esistenza di un antichissimo nucleo di tradizione sacra risalente addirittura alla cultura acca-dica. Gli episodi della creazione e del diluvio si possono infatti riaccostare all’epopea di Utnapistim (Noè).

Così pure i mitici animali chiamati Fenici e Coccodri, che appaiono in questo Libro di Enoch, li ritroviamo spesso rappresentati sia nei sigilli che nelle altre figurazioni accadiche.

Il Genesi di Enoch è quindi tipicamente mesopotamico, anche se nel testo appaiono molte sovrapposizioni di epoche posteriori, soprattutto greche, come per es. nei nomi dati ai pianeti: Kronos, Afrodite, Ares, ecc.

Infine, la figura di Enoch assunto in cielo, e quelle dei suoi accompagnatori angelici sono esattamente riprese nella glittica accadica, che sembra quasi essere la rappresentazione figurativa di questo mito antichissimo.

C) l’Enoch ebraico

Questo terzo Libro di Enoch è chiaramente una successiva contaminazione del testo originale, effettuata molti secoli dopo. Nel più antico manoscritto conservato nella Biblioteca Bodleiana di Oxford che risale al 1511, il testo viene infatti attribuito a un certo Rabbi Ismael Ben Elisha, gran sacerdote, vissuto nel 11 secolo d.C.

L’autore immagina di essersi posto alla ricerca di Enoch, misteriosamente scomparso dalla terra, e di salire verso il cielo attraverso le sfere celesti. Nella settima, la più alta, egli ritrova Enoch e a lui si rivolge dandogli il nome di Metatron (dal greco "presso il trono"), perché siede accanto al trono di Dio.

Enoch rivela al gran sacerdote che il Signore, dopo averlo assunto in cielo e reso simile a un angelo, gli ha concesso di sedere accanto al suo trono come suo ministro e governatore delle sfere celesti.

Conclusione

Con la collaborazione del mio caro e indimenticabile amico Luigi Palazzini Finetti ho riportato Enoch all’attenzione degli studiosi.

Perché ci siamo decisi a riesumare i Libri di Enoch? Difficile rispondere a questa domanda.

Siamo convinti che in questi libri, anche se in gran parte raccolti in tempi vicini alla nascita di Cristo, sia racchiuso un nocciolo di verità estremamente antiche.

Ebbene, queste verità sono attuali e possono essere senza sforzo accostate ai fatti che stanno avvenendo ai giorni nostri.

Anticipiamo, in questa introduzione, il testamento di Enoch. Dal suo letto così parlava alla sua famiglia riunita ed era come se si rivolgesse anche a noi. Diceva: «Figlioli miei, vi chiederete perché vi ho fatto venire tutti intorno a me. Voi sapete che questo letto è rimasto vuoto per molto tempo e avete capito che io ho fatto un gran viaggio. Sì, ho percorso le strade dell’infinito per andare a leggere le tavolette celesti. Vi ho visto scritta la saggezza antica, vi ho visto specchiato anche il futuro. Vi ho letto la vera storia dell’uomo. Perciò ascoltatemi, cari figli, perché voglio parlarvi del passato e del futuro.

In realtà, le distanze nel tempo non esistono e quindi è come se dilatassi per voi un piccolo punto fino a farlo diventare qualcosa di immenso, qualcosa che potremmo chiamare l'intera storia dell'uomo. Così come il giorno si divide in ore e l’anno in mesi e i mesi in settimane, noi questa infinita storia potremmo dividerla in settimane cosmiche.

Ascoltate: dopo un milione di lunghissimi anni, l’età della pietra, in cui nulla sembrava succedere sulla terra che non fosse fuoco di vulcani, infrangersi di rocce, straripare di mari, diffondersi di ghiaccio, dopo quell’interminabile periodo in cui l’uomo non aveva ancora raggiunto il livello umano ecco che, improvvisamente, scese dall’alto la Saggezza.

Era Dio, che nella sua comprensione divina veniva a verificare ciò che aveva creato sulla terra. Era Dio che veniva ad aiutare l’uomo bambino a scavalcare il primo grande ostacolo.

Siamo nella prima settimana cosmica. Voi già sapete questa storia. È la storia di un popolo di uomini felici che abitavano con Dio, buoni e pieni di fede, riconoscenti per i doni che il Signore elargiva loro. Di colpo, l’uomo si era trasferito dai covi bestiali nei meravigliosi palazzi che, ispirato dalla Saggezza, pure con le sue mani si era costruito.

La terra fu un immenso giardino, da oriente a occidente, da settentrione a mezzogiorno, e ovunque sventolava, garrula la bandiera dell’Eden, il simbolo della felicità sulla terra. Settimana miracolosa, cantata dai poeti che la chiamarono età dell’oro. Prima settimana del mondo, che fu divisa in sette giorni, lo nacqui proprio all’ultimo di questi giorni, quando Dio, già da tempo, non lo si incontrava più sulla terra, ma ancora perdurava l’eco della sua Saggezza.

Da questo momento in poi, anche se so che è ridicolo, dovrò cambiare il tempo dei verbi, dovrò parlarvi al futuro. Ecco, verrà la seconda settimana e con essa, fin dal primo giorno, sorgerà un grande errore, l’uomo trasformerà tutti quei doni che ha avuto da Dio e naturalmente li peggiorerà. Cosa grave, si convincerà che sono opera delle sue mani e della sua mente. Dio lasciò una Torre sulla terra, che facesse da ponte tra l’umano e il Divino quando Lui non sarebbe più stato visto nel mondo, ma l’uomo anche questo dono peggiorerà e, nella sua superbia, ne costruirà una più alta. Allontanandosi da Dio, l’uomo si allontanerà dalla Saggezza.

I divini annunciatori di verità, dall’alto dei cieli parleranno alle orecchie degli uomini e seguiteranno a elargire doni, ma l’uomo, superbo, vorrà fare tutto da solo. Chiamerà quelle voci: “mia scienza”, “mie scoperte”, “mie invenzioni”. Allora, quelle invenzioni gli si rivolteranno contro, come tanti pugnali acuminati, l’antica pace sarà finita e la terra, per la prima volta, sarà inquinata. Le sue acque saranno piene di fetore e di sangue, l’urlo del mondo salirà al cielo e si preparerà il primo diluvio.

Qui, da questa stanzetta, dove siamo tutti raccolti, uscirà quel seme che sarà destinato ad attecchire nel futuro, quando le acque del diluvio si saranno ritirate, ma quelle acque non serviranno a lavare l’anima dell’uomo perché il peccato e l’ingiustizia cresceranno anziché sparire e così terminerà la seconda settimana. I peccatori cominceranno così a comprendere che i peccati portano i diluvi e, con un primo tentativo, cercheranno di regolarsi e cercheranno di ricordare i precetti dell’antica Saggezza che gli uomini buoni del primo giorno della prima settimana leggevano negli occhi di Dio.

Riscopriranno dunque il codice dei Comandamenti, dei primi, dei fondamentali.

Verrà la terza settimana. La legge farà i suoi effetti e nei primi giorni si otterrà qualche risultato. Ma ogni legge imposta dall’esterno è una forzatura, uno spauracchio per bambini e così gli uomini sembreranno più buoni. In realtà ci sarà invece sempre un nuovo vitello d’oro a tentarli, un nuovo idolo, un nuovo stridore a distrarli dalla voce del silenzio che chiama dentro di loro e che non ottiene risposta. Quella voce chiamerà nel chiuso dell’anima di un nostro lontano figlio che si desterà un mattino e, affacciandosi alla finestra della sua dimora, vedrà gli avanzi delle fondamenta dell’antica torre, quella vera, la torre di Dio che è scomparsa.

Allora egli inizierà il suo lungo viaggio alla ricerca dei pilastri del cielo e della Saggezza. Così egli capisce che Dio non ha sete di sacrifici umani, ma di rettitudine. E per scoprire la torre nascosta sacrifica la sua sposa. Ma ormai il ponte fra l’uomo e Dio è ritrovato: il patto è ristabilito. Il Paradiso perduto in un lontano giorno potrà risuonare ancora delle risa e dei canti della futura gente felice. La piantagione eterna degli uomini giusti si è rinverdita.

Giungerà la quarta settimana. Il ponte tra il passato e il presente darà i suoi buoni frutti. Le leggi dei Comandamenti verranno completate e incise su una pietra dalla forma simile a quella delle tavolette celesti che io ho potuto osservare. Questi Comandamenti da cinque diverranno dieci, e saranno, per l’uomo, come il recinto per gli animali; ma, ancora, questo recinto viene imposto dall’esterno e la giustizia non nasce da Saggezza, ma da paura.

Occorre che qualcosa che è fuori entri nell’uomo. Occorre che la barriera di pali e di travi di legno divenga un argine spirituale. Occorre che la voce della Saggezza nel cuore dell’uomo divenga Amore.

Sorge così la quinta settimana, la quinta era, e il bambino Emanuele viene scoperto di nuovo sulla terra. Il grande ponte si è di nuovo richiuso fra Dio e l’uomo; il seme dei giusti, uscito da questa piccola stanza, darà questo frutto infinito, ma l’Amore senza la Saggezza è infinitamente solo, infinitamente triste. Cerca l’uomo e non lo trova. Cerca una risposta e non la sente. È un bimbo nudo e tremante fra pazzi scatenati e sanguinari. Col sacrificio dell’Emanuele, tuttavia, un tempio di gloria e di dominio sarà costruito per sempre.

L’uomo ha incontrato ancora Dio e ancora non lo ha riconosciuto.

Nella sesta settimana vagherà cieco e disperato in un mondo di sangue. Non ha ricordato la Saggezza, non ha riconosciuto l’Amore. All’inizio di questa settimana, l’Emanuele sarà già asceso al cielo, ma sarà anche sceso nel cuore degli uomini giusti.

Accanto al tempio dell’Amore, anche il tempio del Dominio verrà dato alle fiamme e il nostro seme, la nostra piantagione verrà dispersa. Questo seme, voi lo vedete, è quanto rimane dell’antico Eden. È il residuato del patto, è il vero grano che Dio portò sulla terra. Non è razza, ma comportamento. E qui vedete, in questa stanza, figli miei, quanta diversità esiste fra voi e come diverso è il colore della vostra pelle.

Dunque, i giusti si disperderanno nel mondo. I residui dell’Eden si diluiranno perché quello che era fuori, a poco a poco, possa germogliare dentro.

Ed ecco, sorgerà la settima settimana e i malvagi avranno il loro trionfo nel male. Tutto sarà sbagliato. Ogni scelta porterà al contrario della verità, ma alla fine di questa settimana, di colpo, come una luce improvvisa che si accende nella notte quando questa è più buia, esploderà il rifiuto, la stanchezza dell’errore e sarà fatta la nuova scelta, quella giusta, quella eterna; e l’uomo che per millenni, in una confusione senza fine, ha sostituito alla Saggezza la scienza, riscoprirà la verità eterna e riceverà le settuplici istruzioni che riguardano tutta la creazione, l'antichissima torre si aprirà.

Ormai, la grande battaglia contro le ombre che l’uomo si è creato, dal giorno in cui si è allontanato da Dio, è vinta. Le ombre diaboliche sono sparite. Le tenebre sono pulite come la luce. Il grande respiro di Dio ha ritrovato l’armonia.

Sorge così l’ottava settimana che vedrà il ritorno delta Saggezza sulla terra».

Il Primo Libro del Mondo - Enoch Vol. 1

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Mario Pincherle

Mario Pincherle (1919-2012) è stato scrittore fecondissimo, autore di numerosi libri che trattano diverse discipline, da quelle tecniche a quelle umanistiche. La sua lunga carriera di insegnante e ricercatore ha registrato una decisa svolta dopo un viaggio in Egitto e dopo la visita alla...
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