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Che cos'è il micro-digiuno o digiuno intermittente

  25 giorni fa


Che cos'è il micro-digiuno o digiuno intermittente

e perché fa bene

Il nostro corpo è storicamente abituato a digiunare.

Nel corso dei secoli, infatti, i nostri antenati sono stati obbligati a resistere in continuazione a fasi alterne di digiuno e alimentazione, dovendo quindi adattare in modo del tutto inconsapevole il proprio metabolismo al digiuno temporaneo.
In un passato meno lontano, i medici esperti in alimentazione consigliavano la regola dei 2/3, ovvero non arrivare mai alla sensazione di sazietà, ma riempirsi di cibo idealmente fino a due terzi.

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Al di là del fatto che è sicuramente un bene non abbuffarsi, probabilmente però identificare questo punto esatto è difficile. Certo è che nella nostra opulenta società sovrappeso e obesità continuano ad aumentare in tutto il mondo, in particolare tra i ragazzi in età scolare e gli adulti e paradossalmente aumenta anche il numero di persone che soffrono la fame.

Meno cibo significa più attenzione ai nostri bisogni naturali, i sensi aumentano la facoltà di percezione, ci rendiamo meglio conto di ciò che ci fa stare bene e riusciamo a discernere ciò di cui abbiamo veramente bisogno per vivere meglio.

Come funziona il metabolismo del digiuno? Normalmente il corpo utilizza il glucosio come fornitore di energia. Quando si digiuna, il corpo deve eseguire un compito, ovvero modificare il suo metabolismo passando da una dieta ricca di carboidrati all’approvvigionamento dai depositi di grasso che abbiamo nel corpo per continuare a disporre di energie a sufficienza. Questo processo ha un nome: chetogenesi, che consiste nella conversione degli acidi grassi presenti nel fegato in corpi chetonici o chetoni, che a loro volta vengono utilizzati dalle cellule del corpo durante il digiuno come fonte di energia. Il passaggio dall’approvvigionamento di zucchero a quello di sostanze grasse avviene a seconda dell’età, delle abitudini alimentari e delle condizioni fisiche e può durare fino a tre giorni.

Indice dei contenuti:

Ma come funziona il micro-digiuno e quali caratteristiche ha?


Il micro-digiuno è una forma di alimentazione intelligente, che consente di seguire il proprio ritmo di vita naturale, alleggerisce l’organismo, aiuta il ringiovanimento delle cellule e rafforza il sistema immunitario. In parole semplici consiste nell’osservare pause più lunghe tra un pasto e l’altro e nell’evitare necessariamente spuntini e stuzzichini.
Il micro-digiuno inoltre scongiura il pericolo dell’effetto yo-yo, in quanto il metabolismo basale (dispendio energetico di un organismo vivente) non diminuisce. Solo dopo tre giorni consecutivi di digiuno, infatti, avviene un abbassamento del metabolismo basale, con conseguente adeguamento dell’organismo, che impara a bruciare meno, innescando l’effetto yo-yo. Se si consuma meno energia assumendo meno cibo, in un secondo momento si aumenterà di peso ancora più velocemente.

La differenza sostanziale con le diete sta nel fatto che nel micro-digiuno non si pone valore alla quantità di cibo ma piuttosto al “quando”: cioè è il valore temporale dell’assunzione del cibo che conta e questo permette risultati incredibili.

Se si salta un pasto al giorno, si perde peso molto più lentamente rispetto a chi non mangia niente per una settimana, ma si evita l’effetto di rimbalzo una volta finita la dieta. In pratica, con il micro-digiuno si può mangiare quanto si vuole, ma non sempre.
Un altro grande vantaggio del micro-digiuno è che la maggior parte delle sue varianti sono così semplici e vicine alla vita normale che, rispetto al digiuno prolungato, esso consente a un numero molto maggiore di persone di intraprendere questa pratica. Il vantaggio rispetto alle diete è che si risparmia tempo e denaro, non servono preparazioni speciali o ingredienti complicati, non serve proprio nulla.
La forma più conosciuta di micro-digiuno consiste nella cancellazione della cena: “dinner cancelling” che favorisce il rilascio della somatotropina. Questo ormone della crescita che il nostro corpo produce dopo sei-otto ore di digiuno e che ci fa sentire a posto con noi stessi, non è l’unico ormone di cui beneficiamo durante il digiuno. Infatti, un metabolismo che si normalizza, e soprattutto un intestino che funziona sempre meglio, possono garantire una maggiore produzione di serotonina, l’ormone del benessere.
A chi è adatto il micro-digiuno? Tutti possono beneficiare dal trovare il proprio ritmo vitale, attenersi agli orari dei pasti e digiunare almeno durante la notte cercando di prolungare fino al mattino (posticipando la colazione) così da far riposare e rigenerare il tratto intestinale (in linea con l’orologio biologico degli organi della Medicina Tradizionale Cinese).

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Come iniziare a praticare il micro-digiuno?


Con la variante più leggera di micro-digiuno, il ritmo 12:12, cioè 12 ore di digiuno completo e 12 ore in cui si consumano i pasti, le difficoltà iniziali sono generalmente minime. Si tratta solo di rimanere coerenti con questo ritmo: tre pasti giornalieri evitando spuntini vari tra un pasto e l’altro, soprattutto tra la cena e la prima colazione del giorno dopo devono passare 12 ore.

È anche utile cercare alleati in famiglia che abbiano voglia di rigenerare il corpo e migliorare in modo sostenibile non solo l’umore, ma anche la vita. In due si è molto più forti e si resiste di più.

Un altro programma facilmente praticabile è il 16:8 cioè 16 ore di digiuno consecutive: si fa colazione tardi (verso le 11) e si cena entro le 19. Non è un caso che la parola colazione in inglese significhi proprio rompi-digiuno (break-fast)!
Naturalmente è sempre possibile nelle prime ore del mattino bere un frullato o mangiare un po’ di macedonia masticandola bene, riducendola quindi in succo prima di inghiottirla.

Ancora più efficace è il ritmo 18:6 col quale si arriva alle 18 ore di digiuno, di cui la maggior parte sono di sonno (si mangia alle 13 e alle 18 oppure colazione alle 8 e pranzo alle 13).
C’è poi - per chi è già abituato a fare a meno del cibo per tante ore - la dieta del guerriero 23:1 che prevede un solo pasto al giorno (generalmente la sera).

Un’altra possibilità, per chi se la sente naturalmente, potrebbe essere digiunare per un giorno intero, osservare un giorno fisso di digiuno a settimana, dieta 1:6.

Supponiamo di definire un giorno fisso alla settimana in cui si digiuna, e che quel giorno sia il lunedì. Il nostro ultimo pasto è quindi la domenica sera, quindi già arriviamo al lunedì mattina con circa 12 ore di digiuno alle nostre spalle, a cui seguono 24 ore fino ad arrivare al martedì mattina. Così raggiungiamo un totale di 36 ore di digiuno, e trascorriamo almeno 28 ore sotto l’influenza della

somatotropina. Chiaramente durante le ore di digiuno non solo è consentito, ma è doveroso assumere liquidi sotto forma di acqua e tè.

In conclusione, indagando la sfera psicosomatica in ognuno di noi, dobbiamo considerare l’esistenza di un regolatore di peso che mantiene il peso stabile, ma se a causa di forti dispiaceri (anche di natura sentimentale) subentra il pericolo di azioni aggressive verso se stessi, ecco che l’assunzione di cibo serve da consolazione e compensazione. In caso di emergenza, se non si ha la possibilità di difendersi altrimenti, si finisce per accettare uno strato di grasso. Decisiva è quindi, per la pratica del digiuno, la motivazione: cioè l’interazione tra le nostre ragioni e immagini interiori, e le scuse che accampiamo, unitamente alla tendenza a compromessi inconcludenti. In definitiva, tutti ogni giorno viviamo innumerevoli possibilità di scelta tra il cedere o no a determinati compromessi, tra il comportarci da “furfanti” nei nostri stessi confronti o meno. Una forte motivazione è dunque l’elemento complementare – del tutto gratuito, quasi terapeutico – alle molteplici varianti del micro-digiuno.

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