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Celiachia, allergia o intolleranza? - Estratto da "In Forma senza Glutine"

di Elena Nicoli 15 giorni fa


Celiachia, allergia o intolleranza? - Estratto da "In Forma senza Glutine"

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Il cibo è chimica, ovvero molecole che scomposte attraverso i complessi processi digestivi fungono da nutrimento per il corpo. Ogni sostanza che introduciamo all'interno dell'organismo porta un messaggio, il più delle volte accettato e riconosciuto e solo sporadicamente non compreso, rifiutato o rigettato.

Indice dei contenuti:

Differenze

L'intolleranza alimentare è un rifiuto da parte del sistema intestinale - e non immunologico del sangue - nei confronti di una sostanza verso la quale l'intestino manifesta scarsa tollerabilità.

Ciò dipende sempre dalla dose assunta: il sistema corpo riesce a beneficiare di una certa molecola solo se essa viene somministrata in misura limitata, oltre la quale il corpo manifesta tutto il suo malessere poiché non riesce più a gestirla correttamente.

È chiaro quindi quanto la sintomatologia legata a un problema d'intolleranze possa essere sottile e variegata, quanto delicato l'equilibrio tra accettazione e non accettazione da parte del corpo nei confronti della sostanza stessa.

Viene da sé che un'intolleranza possa rappresentare un momentaneo e passeggero stato di debolezza organica, associato a una serie concomitante di fattori tra i quali: la stanchezza psicofisica conseguente a un periodo di forte stress, cure farmacologiche particolarmente debilitanti, altri fattori esogeni causa di un generale indebolimento del complesso sistema corpo-mente.

I sintomi di un'intolleranza al glutine possono manifestarsi#con una varietà molto ampia di malesseri, sempre e comunque riconducibili a processi di natura infiammatoria.

Tra i più ricorrenti si annoverano: mal di testa, irritabilità e nervosismo, nausea, cadidosi, gonfiori addominali, sonnolenza postprandiale, ritenzione idrica.

Per risolvere un problema fisico sorto a causa di un'intolleranza è innanzitutto fondamentale un approccio nutrizionale che preveda l'esclusione dell'alimento incriminato, per un tempo proporzionale alla completa remissione del sintomo.

Viene da sé la successiva necessità di individuare, attraverso un'attenta e graduale reintroduzione dell'alimento sotto indagine, quale possa essere il giusto dosaggio da somministrare al corpo senza ricadere nel disequilibrio di un nuovo malessere.

L'allergia alimentare consiste, invece, in un'esagerata reazione del sistema immunitario in risposta a molecole introdotte attraverso la respirazione (pollini, acari, muffe) o con il cibo (proteine del latte, grano, arachidi, noci, crostacei, uova) e riconosciute dal sistema corpo come nocive.

La reazione allergica può essere intesa quindi come un estremo tentativo di difesa da parte del corpo, che cerca così di rigettare, attraverso gli anticorpi, quella che viene percepita come una vera e propria aggressione esterna.

Le allergie alimentari, generalmente, si scatenano immediatamente o dopo pochi secondi di esposizione all'antigene, manifestandosi con una sintomatologia ben definita che comprende: eruzioni cutanee, gonfiori delle vie aeree, bruciore e lacrimazione degli occhi, nausea, vomito, diarrea, difficoltà respiratorie, shock anafilattico.

Fortunatamente, non tutte le persone allergiche al grano sviluppano necessariamente il morbo celiaco, particolare condizione patologica, genetica o ereditaria, nella quale il sistema immunitario, in presenza del glutine, reagisce distruggendo i villi presenti nella parete dell'intestino tenue.

I villi sono estroflessioni della mucosa dell'intestino che consentono di aumentare la superficie dell'organo per avere una maggior area assorbente a disposizione dei nutrienti ingeriti; ne consegue che il celiaco, se non curato, andrà incontro a importanti fenomeni di malassorbimento che, presentandosi a cascata, porteranno a un totale indebolimento del corpo, causando lo sviluppo di malattie correlate tra cui:

  • Linfoma e adenocarcinoma, forme di cancro intestinale.
  • Osteoporosi, derivante dallo scarso assorbimento del calcio.
  • Aborto e malformazioni congenite, poiché, nel corso di una gravidanza, l'apporto di sostanze nutritive è cruciale per la buona salute del feto.
  • Bassa statura, soprattutto quando la celiachia si sviluppa in età infantile e di conseguenza non permette un adeguato assorbimento dei nutrienti necessari alla crescita.
  • Convulsioni o attacchi epilettici, derivati da calcificazioni formatesi nel cervello a causa della carenza di acido folico per scarso assorbimento.

Inoltre è stata individuata la correlazione tra la celiachia e lo sviluppo di altre malattie autoimmuni, quali la dermatite erpetiforme, la tiroidite autoimmune, il lupus sistemico eritematoso, il diabete di tipo 1 e l'artrite reumatoide.

Un recente studio epidemiologico pubblicato sul Journal of Pediatrie Gastroenterology and Nutrition in un articolo intitolato The New Epidemiology of Celiac Disease", mette in risalto come la malattia sia in aumento nelle aree europee e statunitensi in cui i cereali contenenti glutine costituiscono gli alimenti base di una quotidiana alimentazione.

In Europa e negli Stati Uniti, le regioni storiche della celiachia, studi epidemiologici condotti a livello internazionale hanno evidenziato una frequenza media della malattia celiaca nella popolazione di circa l'l% e osservato come negli ultimi 25 anni l'incidenza sia aumentata di 5 volte, soprattutto in età pediatrica.

Questo significa che in Italia le persone celiache stimate sono circa 600.000. Si prevede che nel 2050 il nostro pianeta sarà abitato da 9 miliardi di persone: tra esse si stima che ben 90.000.000 saranno celiache e dovranno nutrirsi con alimenti privi di glutine. I dati ufficiali diffusi dal Ministero della Salute all'inizio del 2016 parlano di più di 170.000 celiaci diagnosticati in Italia.

La celiachia ha una incidenza sulla popolazione stimata dell'1%. Ciò significa che, solo in Italia, i celiaci calcolati sono circa 600.000 e le diagnosi fanno emergere ogni anno nuovi casi, anche se il numero di chi soffre di celiachia, ma che ancora non sa di esserlo, resta la parte nascosta di un iceberg: solo in Italia sono circa 400.000 le persone che ancora non sanno di essere affetti da tale patologia (Fonte dati AIC).

Celiachia: una malattia moderna?

È un luogo comune pensare che la celiachia sia una malattia del mondo moderno, che vuole trovare nello sfruttamento intensivo delle coltivazioni di grano, la fonte primaria di tale problema, imputando alla scarsa qualità del cereale la causa di una così tanto diffusa intolleranza/allergia.

La storia medica ci insegna invece che la celiachia era nota già dai primi secoli dopo Cristo, il che confuta completamente il problema sulla qualità organolettica del cereale ibridizzato o manipolato dall'uomo, e focalizza l'attenzione sulla predisposta difficoltà umana nel digerire la componente proteica del grano.

Nel 250 d.C il medico Areteo di Cappadocia descrive ampiamente, nel suo trattato di medicina generale delle cause, dei segni e della cura delle malattie acute e croniche", i sintomi di coloro i quali vengono descritti come i pazienti "koiliakos", ovvero, "coloro che soffrono negli intestini", dalla parola di derivazione greca "koelia" che significa addome, correlando a una generica difficoltà digestiva la causa di un complesso malessere. Il paziente koiliakos viene da lui descritto:

"...persona gracile ed emaciata, è pallida e pigra, e nelle consuete faccende svogliatissima. Lo stomaco non trattiene il cibo, e questo lo attraversa crudo e non digerito, non facendo entrare niente nel corpo".

Passeranno quasi due secoli, prima che il medico e pediatra britannico Samuel Jones Gee (1839-1911) descriva dettagliatamente la condizione patologia della sindrome celiaca, intuendo che la soluzione guaritrice consistesse in una specifica scelta alimentare, nonostante l'oggettiva difficoltà a individuare quale cibo potesse essere la causa del malessere.

A riguardo, affermerà: «C'è un genere di indigestione cronico che si incontra in persone di tutte le età, ma che è specialmente atta a interessare bambini tra uno e cinque anni.

Segni della malattia sono riscontrabili nelle feci; queste sono molli, non formate, ma non acquose, più voluminose di quanto il cibo preso sembrerebbe giustificare, pallide nel colore, come povere di bile, gonfie e schiumose, apparenza probabilmente dovuta alla fermentazione, con un cattivo odore spesso molto forte, dato che il cibo ha subito putrefazione piuttosto che digestione.».

Il merito di aver identificato nel grano la causa della malattia celiaca va al pediatra olandese Willem-Karel Dicke (1905-1962). Attento osservatore, notò che diversi pazienti, affetti da importanti problematiche gastroenteriche, migliorarono la loro condizione patologica durante la Seconda Guerra Mondiale; in particolare all'epoca della grande carestia olandese, dove la scarsità di frumento costrinse la popolazione a nutrirsi prevalentemente di patate.

Durante la guerra il medico registrò un visibile miglioramento nei pazienti affetti da patologie gastrointestinali e un nuovo peggioramento al termine del periodo bellico, con la ripresa di una dieta tradizionale e, in particolare, con la reintegrazione del pane.

Sintomatologia della sindrome celiaca

I sintomi del morbo celiaco possono essere estremamente eterogenei tra loro e manifestarsi in maniera differente a seconda dell'età e delle diverse fasi della vita di una persona.

Nonostante venga colpito principalmente l'apparato digerente, non è raro riscontrare nei bambini affetti da tale morbo uno stato di ansia e irritabilità del carattere, accompagnati da un generale senso di affaticamento e spossatezza non giustificati.

Tra i segnali più comuni e caratteristici della malattia troviamo invece: dolori addominali, diarrea cronica, perdita di peso, feci chiare, anemia, meteorismo, crampi muscolari, dolori osteoarticolari, ulcere, danneggiamento dello smalto dei denti, ciclo mestruale irregolare.

L'unica cura possibile per la celiachia è una dieta appropriata, priva di glutine, capace di ridurre ed eliminare i sintomi, aiutando il corpo a ricostituire i tessuti intestinali.

La ripresa e il recupero dei tessuti danneggiati, dipende però anche da molti altri fattori, come ad esempio l'età in cui la malattia viene diagnosticata, il grado di danneggiamento della mucosa e l'assunzione di farmaci che possono interferire con il recupero fisico.

In generale, secondo l'istituto statunitense National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases, se la dieta viene rispettata, e la malattia è solo all'inizio, è possibile restituire un funzionamento normale all'intestino, con ricostituzione dei villi, nel giro di 3-6 mesi dalla dismessa del glutine; in adulti invece malati da tempo, la dieta riesce a eliminare i sintomi in un arco di tempo che può Impiegare anche due anni.

Approcciarsi a una dieta glutea free significa indubbiamente cambiare il proprio stile di vita alimentare, eliminando dalle proprie abitudini tutti gli alimenti contenenti glutine che normalmente sarebbero stati invece consumati.

Fortunatamente, affrontare un regime alimentare di questo tipo oggi non è più così difficile e insidioso come un tempo; sensibilizzate al problema, molte aziende alimentari hanno infatti puntato alla creazione di marchi gluten free per sopperire a queste particolari esigenze di mercato, rendendo sicuri e fruibili anche ai celiaci biscotti, merendine, impasti per pizza e tutta quella serie di preparazioni che potrebbero celare derivati del glutine.

Concessa la comodità di utilizzare prodotti confezionati e privi di glutine, è giusto sapere come, alla base di una sana alimentazione, stia piuttosto una conoscenza approfondita degli alimenti e delle materie prime naturali con le quali sperimentare sane e appropriate combinazioni per accrescere il nostro stato di salute, arricchendo di consapevolezza la scelta dei piatti che andremo a cucinare.

In Forma senza Glutine

Elena Nicoli

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ELENA NICOLI è una biologa nutrizionista, specializzata in tecnologie per la sicurezza degli alimenti. L’esperienza lavorativa in campo fitoterapico/omeopatico l’ha portata ad approfondire tematiche relative alla cura e al benessere psicofisico dell’uomo. Esperta in...
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