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Cancro e vitamine - Estratto dal libro "Guarire il Cancro"

di Abram Hoffer, Linus Pauling 11 mesi fa


Cancro e vitamine - Estratto dal libro "Guarire il Cancro"

Leggi un estratto dal libro di Abram Hoffer e Linus Pauling

Molti anni fa, durante una festschrift [pubblica cerimonia; N.d. Z] in onore della vita e della carriera del dottor Arthur Sackler, incontrai il mio vecchio amico e collega Linus Pauling nella sua camera d’albergo, adiacente alla mia. Aveva appena finito la colazione con il figlio Linus Jr. e lo trovai con una calcolatrice in mano che faceva dei calcoli. Mi disse che stava ricalcolando gli orbitali degli elettroni, aggiungendo che riusciva a capirli meglio se faceva i calcoli da sé.

Durante la nostra conversazione, gli dissi di aver scoperto che lui e il dottor Ewan Cameron avevano ragione quando sostenevano, nel libro Cancer and Vitamin C, che la vitamina C, a dosi ottimali, è efficace nella cura del cancro. Nel decennio precedente avevo prescritto megadosi di vitamina C e altri nutrienti a pazienti affetti da varie forme di cancro, e i risultati mostravano che questa cura era molto efficace, non solo nel prolungare la vita, ma anche nel migliorarne la qualità.

Il dottor Pauling mi chiese se intendevo pubblicare le mie scoperte, ma risposi di no, facendo notare che poiché l’establishment medico aveva reagito negativamente ai suoi rapporti sull’efficacia della cura megavitaminica, non vedevo perché mai io dovessi scrivere un rapporto che nessuna rivista medica avrebbe pubblicato. Ciononostante, egli mi esortò a procedere con studi più approfonditi su un gruppo molto più esteso di pazienti, promettendomi di trovare una rivista che mi avrebbe pubblicato. Acconsentii a questo progetto, ma quando tornai a casa cambiai idea, in quanto non mi piaceva l’enorme lavoro necessario per compiere uno studio su vasta scala, né ero certo che il dottor Pauling avesse parlato sul serio e non fosse semplicemente stato gentile con un vecchio amico. Due anni dopo, ricevetti da Linus una lettera in cui mi chiedeva i dati che avevo acconsentito a preparare. Subito mi scusai e completai uno studio sui primi 134 pazienti che avevo visitato nell’arco di dieci anni, a partire dal 1978.

Nel frattempo, il dottor Pauling aveva studiato i metodi per calcolare la probabilità dei vari risultati usando gruppi di pazienti, basandosi sul metodo biostatistico di Hardin Jones. Egli applicò questo metodo ai dati che gli avevo inviato. La mia analisi dei dati mi aveva convinto che i pazienti a regime di megadosi di vitamine avevano prospettive molto migliori. La sua analisi era molto più dettagliata ed evidenziava un netto miglioramento nel gruppo sottoposto alla cura rispetto a quello non sottoposto. Pubblicammo i risultati di questo studio e quelli di uno studio successivo sul «Journal of Orthomolecular Medicine». In seguito scrivemmo insieme un ulteriore rapporto che pubblicammo sulla stessa rivista.

Linus Pauling e io, dopo aver pubblicato il nostro primo resoconto sui pazienti di cancro curati con alte dosi di vitamina C e altri nutrienti, progettammo di scrivere un libro che spiegasse in dettaglio i nostri risultati e offrisse al lettore le anamnesi complete dei 134 pazienti che avevamo curato e su cui avevamo già riferito. Stabilimmo che il dottor Pauling avrebbe scritto sulla natura del cancro e sull’efficacia della terapia a base di megadosi di vitamina C: questi contributi sono inclusi nel capitolo “Una nuova speranza per i malati di cancro”.

Egli avrebbe anche fatto l’analisi biostatistica, mentre io dovevo preparare il materiale clinico, le anamnesi dei miei pazienti e fornire un’analisi dei dati clinici in quanto medico clinico. Volli fortemente che il dottor Pauling comparisse come primo autore del libro, in quanto questo lavoro era nato dal suo grande interesse per la vitamina C e il cancro, ma egli fu irremovibile nell’esigere che il mio nome comparisse per primo, forse perché io ero il clinico del team. Ne discussi con lui, ma non ci fu verso di fargli cambiare idea. Credo che il dottor Pauling non volesse che qualcuno potesse pensare che lui si stava attribuendo il merito di una ricerca altrui.

Nonostante il suo altissimo prestigio, Linus Pauling non riuscì a trovare un editore per il nostro libro. Questa reazione era prevedibile, in quanto la National Academy of Science di Washington aveva respinto il nostro primo documento. Alla fine trovai in Bob Hilderley un editore sensibile che acconsentì a pubblicarci, ma a questo punto era troppo tardi perché il dottor Pauling potesse partecipare alla stesura finale del libro, in quanto era morto poco prima.

Dopo la sua morte pensai che entrambi potessimo ancora essere co-autori del libro, ma alcune complicazioni resero ciò impossibile. Quindi, per quanto riguarda il copyright, questo libro è soltanto mio, benché sia frutto di una collaborazione con Linus Pauling. Ho incluso i pezzi da lui scritti in stesura finale e pronti per la stampa. Indicherò chiaramente le parti scritte da lui e quelle scritte da me. Ho invitato il dottor Zelek Herman, collega di Linus Pauling nelle analisi biostatistiche, a scrivere un’appendice per spiegare il metodo seguito da Linus Pauling e da lui stesso e le applicazioni di questo nella valutazione dei gruppi di pazienti di cancro.

Il paradigma della vitamina come cura

Quando il professor Linus Pauling morì, il 19 agosto 1994, all’età di 93 anni, era diventato lo scienziato filantropico più prolifico che il mondo avesse mai visto. Come biochimico, attivista per la pace e scienziato ortomolecolare, il suo lavoro era volto a scoprire la natura molecolare dell’uomo, assicurando la sopravvivenza della nostra specie e prevenendo e curando le malattie. In pratica, il suo fine era migliorare la qualità della vita. Forse solo cinque scienziati hanno avuto un tale impatto sulla nostra vita, un impatto riconosciuto dai due premi Nobel da lui ricevuti, per la chimica e per la pace.

I suoi studi sulla struttura e l’interazione molecolari costituiscono una pietra miliare della chimica e della medicina moderne. Lo sviluppo di complesse molecole moderne aventi come obiettivo determinati recettori avrebbe impiegato ancora più tempo. Sviluppando il suo classico lavoro sulla struttura anomala dell’emoglobina nell’anemia falciforme, egli dimostrò che i geni erano responsabili della struttura della proteina. Da questa opera egli derivò il concetto di medicina molecolare, che in seguito divenne medicina e psichiatria ortomolecolare, un campo che sto esplorando insieme al mio collega, il dottor Humphry Osmond, dall’inizio degli anni Cinquanta, quando cominciammo a curare la schizofrenia con megadosi di vitamina e vitamina C, come spiego nel mio libro Vitamin & Schizophrenia: Discovery, Recovery, Controversy.

Nel corso della sua lunga campagna per il bando agli esperimenti atomici, ispirata dalle sue conoscenze sugli effetti delle radiazioni sulla nostra salute, il professor Pauling tenne più di 500 conferenze, uno sforzo straordinario che gli valse l’impopolarità presso le potenze occidentali, inclusi gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica. In particolare, Joseph Stalin lo condannò non solo per il suo pacifismo, ma anche per le sue scoperte scientifiche. Se non fosse stato un attivista così grande, Linus Pauling avrebbe potuto ricevere un terzo premio Nobel per essere stato il primo a determinare la struttura a doppia elica del DNA. Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti gli sequestrò il passaporto mentre egli era in procinto di recarsi a un importante convengo internazionale in Inghilterra, dove avrebbe ottenuto le informazioni che gli mancavano per dedurne la corretta struttura chimica. Il dottor Crick, uno dei vincitori del premio Nobel per la scoperta della struttura della molecola del DNA, ha affermato che Linus Pauling aveva mostrato loro come risolvere il problema.

Negli ultimi trent’anni della sua vita, gli studi biochimici e le convinzioni etiche del dottor Pauling confluirono nel suo lavoro sulla medicina ortomolecolare. Stranamente, l’ingresso di questo due volte premio Nobel nel mondo della medicina suscitò la contrarietà dei professionisti del settore - medici, psichiatri, operatori sociali, psicologi, nutrizionisti e dietologi - soprattutto quando egli sostenne che le dosi ottimali, ovvero le megadosi di vitamine (e non le dosi RDA, le dosi giornaliere consigliate), potevano avere una funzione terapeutica senza danneggiare la salute dell’individuo. I suoi libri Vitamin C and the Common Cold e Come vivere più a lungo e sentirsi meglio (Frassinelli, 1989) finirono al centro di una delle più accese controversie della storia medica. Linus Pauling non era ufficialmente un medico e le sue ricerche vennero liquidate con sufficienza dall’establishment sanitario: fatto strano se si pensa che molte delle principali scoperte mediche non furono opera di medici, ma di scienziati ispirati come Louis Pasteur, il quale scoprì che i batteri hanno un ruolo nelle malattie.

Ma il suo lavoro avrebbe incontrato opposizione anche se il dottor Pauling fosse stato un medico, così come lo fu il nostro per la cura della schizofrenia, in quanto andava contro la pratica e le convinzioni mediche consolidate. Il dottor Pauling aveva improvvisamente fatto il salto da un paradigma medico all’altro, da quello che io chiamo il paradigma della “vitamina come prevenzione” al paradigma della “vitamina come cura”. Le guerre tra paradigmi possono essere le più feroci. Questa è probabilmente la ragione per cui possono volerci due generazioni, quarantanni, prima che una nuova idea venga accettata dalla medicina.

Il paradigma della vitamina come prevenzione è nato negli anni Trenta e dominava ancora negli anni Novanta, benché la professione medica vi si sia opposta fermamente, rifiutandosi di credere che una patologia possa essere prodotta dall’assenza di qualcosa. È stato molto utile per determinare cosa fossero le vitamine e quale tipo di sindrome causassero. Il paradigma della vitamina come prevenzione include questo insieme di fatti, o meglio di credenze:

  1. Le vitamine sono catalizzatori e quindi sono necessarie in quantità limitata per prevenire le patologie da carenza di vitamina come il beri beri (vitamina B1), la pellagra (vitamina B3) e lo scorbuto (vitamina C). I catalizzatori non vengono distrutti, sono semplicemente riutilizzati.
  2. Ne consegue che le patologie non considerate patologie da carenza di vitamine non andrebbero curate con queste ultime. Questa è una conseguenza del pensiero medico classico: un farmaco, una malattia; oppure una vitamina, una patologia da carenza. Usare vitamine per curare patologie non da carenza veniva considerato non etico. Molti dottori hanno perso la licenza a praticare perché hanno violato tale principio essenziale di questo paradigma. In California, per esempio, veniva considerata terapia scorretta prescrivere la vitamina C ai malati di cancro. A nessuno era consentito dire ai pazienti che la vitamina poteva essere terapeutica.
  3. Ne consegue che le dosi superiori a quelle raccomandate dai ministeri della Salute, le cosiddette RDA, sono controindicate e persino giudicate pericolose. Spesso, quando non c’è tossicità, essa viene inventata: per esempio, la credenza che la vitamina C provochi un’anemia perniciosa in quanto distruggerebbe la vitamina
  4. (falso), o provochi calcoli renali (falso). Questo vecchio paradigma è diventato la bibbia dei nutrizionisti moderni e della professione medica, che evita qualsiasi seria considerazione sull’importanza della nutrizione fin dagli anni Cinquanta, lasciando il campo a dietologi e nutrizionisti non-clinici, ovvero a persone non in grado di usare la nutrizione come cura, e quindi incapaci di capire cosa possono fare la nutrizione o la sua carenza.
  5. Una dieta equilibrata fornirà tutte le vitamine di cui si ha bisogno.

Le radici del paradigma della vitamina come cura si possono far risalire agli anni Quaranta, quando i primi studiosi della pellagra scoprirono che i pellagrosi cronici richiedevano dosi massicce di vitamina per restare liberi dalla pellagra. Negli anni Cinquanta, il dottor Humphry Osmond e io abbiamo dimostrato che dosi abbondanti di vitamina B^ erano efficaci anche nella cura della schizofrenia: questa scoperta venne riportata per la prima volta nel «Journal of Experimental Psychopatholgy» nel 1957 ed è descritta nel mio libro Vitamin and Schizophrenia, pubblicato nel 1998. Questa ricerca passò per lo più inosservata dai medici fino agli anni Novanta, mentre la nostra scoperta parallela che la niacina abbassava i livelli di colesterolo nel siero fu il primo grande attacco al vecchio paradigma a essere accettato, anche se solo dopo che le nostre scoperte vennero confermate da W.B. Parsons e i suoi colleghi della Mayo Clinic. Oggi questa scoperta è riconosciuta come il primo ingresso del moderno paradigma della vitamina come cura nella pratica e nella teoria mediche accettate. Usavamo dosi anche di 3 g al giorno, superiori quindi di circa 300 volte la dose giornaliera consigliata, per abbassare i livelli di colesterolo. L’ipercolesterolemia non è considerata una patologia da carenza di vitamine.

Il nuovo paradigma, quello della vitamina coma cura, comprende questo insieme di fatti:

  1. Le vitamine non sono solo necessarie per patologie da carenza, ma anche per altre malattie, e non in dosi RDA piccole o grandi, ma in dosi ottimali. Non c’è alcuna restrizione arbitraria all’uso solo di dosi piccole.
  2. Le vitamine possono essere terapeutiche per patologie non riconosciute come carenze: per esempio, la niacina per diminuire i livelli di colesterolo, usandola a dosi 300 volte maggiori delle RDA.
  3. Le vitamine, anche a dosi massicce, sono sicure, specialmente quelle solubili in acqua. La tossicità delle vitamine è stata ampiamente esagerata.
  4. Pochissime persone seguono una dieta tanto ben bilanciata da avere quantità adeguate di molte vitamine, anche quando godono di buona salute. Quando sono malate o sotto stress, nessuna dieta è adeguata senza l’integrazione dei nutrienti principali.

Man mano che le informazioni si accumulano, i paradigmi medici e scientifici sono sostituiti da altri migliori. Il vecchio paradigma non spiega più i nuovi fatti osservati, anzi è da questi contraddetto. Ciò lo rende obsoleto. La battaglia può essere lunga e feroce, e anche quando il passaggio al nuovo paradigma sarà stato generale, resteranno scienziati conservatori che moriranno giurando fedeltà alle vecchie idee. Il dottor Pauling era un membro rispettato del vecchio paradigma, ma un giorno la sua fede in esso fu messa a dura prova e in poco tempo egli saltò dal vecchio al nuovo. Fu uno dei primi scienziati di un certo peso a operare questo salto quantico.

Il dottor Pauling ha raccontato più volte come nacque il suo interesse per la terapia a base di megadosi vitaminiche. Un pomeriggio lui e la moglie erano in visita a un’amica che aveva sul tavolino una copia del libro scritto da me e dal dottor Humphiy Osmond nel 1966, How to Live With Schizophrenia. Il libro le era stato dato dal padre di una delle nostre pazienti che era guarita dalla schizofrenia grazie a un regime di megadosi vitaminiche, dopo cinque anni di fallimenti con le terapie standard. Il dottor Pauling chiese il libro in prestito e passò la notte a leggerlo. All’inizio, ha sorpreso dal fatto che stavamo usando dosi così elevate di vitamina e C senza che i nostri pazienti ne risentissero, e ben presto si convinse dell'efficacia della terapia nutrizionale, al punto che rinviò il pensionamento per cominciare a farsi portavoce del paradigma della vitamina come cura.

L’interesse del dottor Pauling per la terapia vitaminica era una logica prosecuzione del suo interesse per la medicina molecolare, il quale si era manifestato più chiaramente nel discorso rivolto al California Institute of Technology il 16 maggio 1938, che sarebbe poi stato pubblicato su «Science» del 1938. «La chimica organica è divenuta una grande scienza nel corso del XIX secolo», egli sosteneva, «e oggi probabilmente tutti o quasi i suoi principi fondamentali sono stati formulati. Tuttavia, esiste un campo di conoscenze, di significato nuovo per il genere umano, che ha appena cominciato a svilupparsi. Questo campo riguarda il rapporto tra la struttura chimica e l’attività fisiologica di quelle sostanze (prodotte nel corpo o ingerite tramite il cibo) che sono essenziali per uno sviluppo ordinato e il mantenimento della vita, o delle tante sostanze che sono utili nella cura della patologia». Nel 1968 il dottor Pauling espanse questa affermazione nel campo della medicina ortomolecolare, un termine da lui coniato per indicare il nostro lavoro con la vitamina B^, la vitamina C e altri nutrienti per curare gli schizofrenici.

Nel suo rapporto intitolato Orthomolecular Psychiatry, pubblicato su «Science», il dottor Pauling sosteneva: «La terapia ortomolecolare, consistente nel somministrare all’individuo la concentrazione ottimale di importanti componenti normali del cervello, potrebbe essere la terapia preferibile per molti pazienti malati di mente». Altrove, egli ha definito la psichiatria ortomolecolare come «il raggiungimento e la conservazione della salute mentale attraverso concentrazioni variabili nel corpo umano di sostanze normalmente presenti, come le vitamine. Essa è parte di una materia più vasta, la medicina ortomolecolare, ed è una parte importante, perché il funzionamento del cervello è probabilmente più dipendente dalla sua composizione e struttura molecolare di quanto non lo sia il funzionamento degli altri organi».

Un altro collega, il dottor Bernard Rimland, autore di Infantile Autism, spiega ulteriormente il significato di ortomolecolare attraverso una contrapposizione tra la medicina ortomolecolare e quella “tossimolecolare”: «Orto vuol dire dritto o corretto, mentre molecolare fa riferimento alla chimica del corpo. Ortomolecolare significa dunque correggere la chimica del corpo. Per fare un confronto tra la medicina ufficiale e quella ortomolecolare, ho coniato il termine tossimolecolare, riferito alla pratica comune di cercare di curare le malattie (o almeno i loro sintomi) tramite l’uso di sostanze chimiche tossiche. Questa pratica per me non ha senso: è dannosa, pericolosa e poco efficace. Ma è redditizia. La maggior parte delle vitamine sono sicure, al contrario dei farmaci più diffusi che possono essere — e troppo spesso sono — letali in dosi eccessive. La medicina tradizionale consiste soprattutto nella somministrazione di farmaci letali in dosi sub-letali, secondo me. La psichiatria ortomolecolare non solo è molto più sicura, ma è anche più sensibile. Essa raccomanda l’uso di sostanze normalmente presenti nel corpo, e ciò sembra molto più sensato».

La pratica della medicina ortomolecolare riconosce, quindi, che la maggior parte delle patologie acute e croniche è dovuta a un difetto metabolico che è correggibile nella maggior parte dei pazienti attraverso una buona nutrizione che preveda dosi massicce di vitamine e integratori minerali. Al contrario, i farmaci sono sostanze sintetiche non presenti naturalmente nel corpo, e per la distruzione e l’eliminazione delle quali il corpo non dispone dei meccanismi necessari. Esse sono chiamate xenobiotici, cioè molecole estranee. A differenza della medicina convenzionale, la medicina ortomolecolare riconosce il principio di individualità quando raccomanda una dieta ottimale di nutrienti per ciascuno di noi. Non esistono due pazienti uguali, quindi nemmeno due cure identiche. La medicina ortomolecolare richiede l’applicazione di entrambi questi principi, l’individualità e l’uso di dosi ottimali (massicce, se necessario) di vitamine, minerali, aminoacidi e acidi grassi essenziali.

Il dottor Pauling divenne un grande sostenitore del lavoro svolto dai nostri colleghi e dopo pochi anni, fummo d’accordo nel sostenere che in realtà stavamo praticando una psichiatria ortomolecolare e che quindi avremmo dovuto adottare ufficialmente questa espressione per indicare il nostro lavoro. Nel 1973 il dottor Pauling pubblicò insieme a David Hawkins un libro intitolato Orthomolecular Psychiatry, su sollecitazione del Commettee on Therapy dell’American Schizophrenia Association, che in quegli anni era presieduta da me. All’epoca, il dottor Pauling aveva ormai completamente abbracciato il nuovo paradigma, la medicina e la psichiatria ortomolecolari.

Nel 1971 egli aveva creato il Linus Pauling Institute of Science and Medicine per studiare la medicina ortomolecolare, in particolare il rapporto tra la vitamina B3, la vitamina C e la schizofrenia. Gli sforzi del dottor Pauling riempirono di soddisfazione quelli tra noi che praticavano la terapia a base di megadosi di queste due vitamine (nonché di altre), ma provocarono un’ondata di ostilità e di critiche da parte degli psichiatri professionisti. L’American Psychiatric Association (APA) cercò di impedire la pubblicazione di qualsiasi informazione sull’efficacia delle dosi elevate di vitamine nella cura della schizofrenia. Alla fine, nel 1971, invitarono me e il dottor Osmond a comparire davanti al loro comitato etico, perché uno psichiatra californiano si era lamentato di un mio articolo che descriveva la guarigione di quella paziente il cui padre aveva indirettamente introdotto il dottor Pauling alle nostre idee.

Se le cose fossero andate come voleva l’APA, forse il dottor Pauling non avrebbe conosciuto il nostro lavoro e la sua curiosità avrebbe preso altre strade, oppure ci avrebbe conosciuto in ritardo. Durante questo periodo, il dottor Pauling incontrò il dottor Irwin Stone, il quale in numerosi articoli aveva sostenuto che le megadosi di vitamina C erano efficaci per curare il comune raffreddore, oltre che per migliorare la salute in generale. Il dottor Stone stesso assumeva 3 g al giorno di acido ascorbico e poiché in una conferenza pubblica il dottor Pauling aveva detto che avrebbe voluto vivere altri venticinque anni per assistere e partecipare alle prossime scoperte scientifiche, il dottor Stone lo assicurò che avrebbe potuto realizzare il suo desiderio assumendo megadosi di acido ascorbico (per inciso, dopo aver cominciato ad assumere vitamina C, il dottor Pauling visse ancora trentanni. Inoltre, fu il dottor Stone a inventare il termine “megadose”, non io, come alcuni credono). Il libro del dottor Stone, The Healing Factor: Vitamin C against Disease e quello del dottor Pauling, Vitamin C and thè Common Cold, resero per la prima volta pubblico il paradigma della vitamina come cura, all’inizio degli anni Settanta.

In un discorso tenuto nel 1991 al Secondo congresso annuale sulla vitamina C e il sistema immunitario, il dottor Pauling raccontò in questo modo il suo incontro con il dottor Stone, la successiva “conversione” al paradigma della vitamina come cura e le polemiche che ne seguirono contro gli oncologi ortodossi, come Victor Herbert e altri che cercarono di screditare le sue ricerche. «Quando Irwin Stone mi scrisse nel 1965 - dopo avermi sentito dire in una conferenza che avrei voluto vivere altri venticinque anni per leggere le nuove scoperte sulla natura del mondo che senza dubbio sarebbero state fatte - e mi disse che se avessi assunto 3 g al giorno di vitamina C forse avrei vissuto non solo venticinque, ma altri cin-quant’anni, aumentai la mia dose di acido ascorbico di cinquanta volte, fino ad arrivare a 3000 mg al dì; successivamente, l’aumentai di cento volte, arrivando a 6000 mg, poi di duecento volte, quindi di trecento volte... E ancora non sono sicuro di quale sia la dose ottimale. C’è un motivo pratico per cui mi sono fermato a 300 volte, ovvero 18.000 mg. Beh, penso che sia abbastanza importante. Ho letto che i medici dovrebbero dire ai pazienti di non preoccuparsi della loro costipazione. Io invece penso che dovrebbero preoccuparsi: è molto dannoso portare sostanze tossiche in giro per un periodo di tempo inutilmente lungo. Quindi, fu Irwin Stone che stimolò il mio interesse per la vitamina C, e fu quel furfante di Victor Herbert che mi spinse a scrivere libri sulle vitamine.

L’altro giorno ho ricevuto un libro pubblicato dalla National Academy of Sciences sul controllo delle malattie. Non dice praticamente nulla sulle vitamine e la loro utilità, ma dice qualcosa sui comuni raffreddori, ovvero che sono state eseguite 16 prove di controllo e tutte hanno dimostrato che la vitamina C non può prevenire o controllare il raffreddore comune. Sono sicuro che si tratta delle medesime 16 prove di controllo di cui discuto nei miei libri, dove indico il grado di diminuzione della patologia. Ognuna di queste prove dimostra che la vitamina C è efficace, non che non lo è. Siamo forse di fronte a un leggero travisamento.

Un paio di anni fa, ricevetti due o tre lettere contenenti ritagli li di riviste che parlavano male del mio lavoro. Una delle persone che mi mandò questi articoli scriveva che aveva cessato di assumere vitamina C a causa di un’affermazione contenuta in questi articoli, secondo cui un noto professore di medicina della Medical School della Yale University sconsigliava di assumere anche solo 1 g di vitamina C al giorno, perché avrebbe danneggiato il fegato. Quindi, scrissi a questo professore dicendogli che, per quanto potevo, avevo letto tutta la letteratura sulla vitamina C (ci sono duemila articoli nuovi all’anno su questo tema) e gli chiesi: “Potrebbe per favore mandarmi i riferimenti al lavoro che dimostra il danno operato al fegato?”. Ebbene, questo professore era un gentiluomo, cosa che ti aspetteresti dalla Medical School di Yale, sebbene spesso io scriva lettere simili che restano senza risposta. Egli mi rispose dicendo: “Oh, quello era un semplice errore”.

E la cosa finì lì. Per quanto ne so, egli non scrisse mai alla rivista dicendo che c’era un errore, ma lo disse a me. Ed esistono moltissimi errori di questo tipo riguardo le vitamine, che talvolta distorcono intenzionalmente i fatti. Per alcuni, forse, c’è una ragione economica o finanziaria. L’idea di migliorare la salute assumendo vitamine incontra moltissima opposizione nell’establishment medico».

Qualche anno dopo aver pubblicato Vitamin C and the Common Cold, il dottor Pauling cominciò a interessarsi al potenziale anti-cancro della vitamina C. In una conferenza tenuta al Ben May Institute appena inaugurato, egli suggerì che la vitamina C potesse essere utile nella cura del cancro. Ma il dottor Victor Herbert, uno dei suoi critici più severi, contestò duramente questa affermazione, la qual cosa spinse il dottor Pauling a studiare la let-taratura e a incontrare il dottor Ewan Cameron, che stava usando la vitamina C nella cura dei suoi malati terminali di tumore.

Nel 1979 il dottor Cameron e Linus Pauling pubblicarono il libro Cancer and Vitamin C, che nel 1993 fu rivisto e accresciuto con un rapporto sulla terapia a base di megadosi vitaminiche che io applicavo ai pazienti di cancro. Questo libro è innanzitutto un resoconto dei risultati degli studi clinici condotti dal dottor Cameron all’ospedale Vales of Leven in Scozia, dove vennero somministrate megadosi di vitamina C a pazienti affetti da varie forme di tumore. Il 10 agosto 1976 tutti i 1000 pazienti di controllo che non avevano ricevuto la vitamina C erano morti, mentre 18 dei 100 in cura con la vitamina erano ancora vivi. Il tempo medio di sopravvivenza del gruppo curato era 4,2 volte maggiore di quello del gruppo di controllo. Essi vissero ancora per più di 300 giorni. Come concludeva il dottor John Hoffer in una presentazione di questo studio, «L’effetto positivo della vitamina C sui pazienti di cancro del Vale of Leven non è eccellente, ma certo non è trascurabile. In realtà, è paragonabile all’effetto registrato per l’IL-2 negli esperimenti finanziati dal NCI, che suscitò grande interesse nel mondo medico. Più importanti dal punto di vista biologico furono i casi dove la vitamina C provocò necrosi ed emorragia nei confronti delle cellule tumorali. Anche l’IL-2 ogni tanto provocava rapide remissioni, ma mai in modo tanto spettacolare». Tuttavia, gli studi di Cameron-Pauling vennero percepiti “dall’e-stablishment del cancro” come un attacco al comune paradigma di cura dei tumori, e quindi totalmente inaccettabili.

Cancer and Vitamin C fu oggetto di grandi discussioni tra i medici. Due articoli della Mayo Clinic pubblicati nel «New England Journal of Medicine» condannarono pubblicamente questo rapporto, ma fu solo grazie a queste controversie che venni a conoscere l’argomento. Infatti, per caso avevo già osservato gli effetti di una combinazione di vitamina e vitamina C sui pazienti di cancro terminale. Cosi iniziò il mio studio clinico di questa forma di terapia ortomolecolare, che è anche la fonte di informazioni contenute in questo libro.

Il dottor Linus Pauling fu un grande insegnante, un vivace ricercatore, un collega sensibile e onesto, e un grande filantropo. La fondazione da lui creata per la medicina ortomolecolare non sarà mai dimenticata e il lavoro di cui fu promotore si è spinto tanto lontano che è ormai impossibile fermarlo od ostacolarlo. Uno scienziato sarà giudicato non solo dalla validità del suo lavoro e dall’opinione dei colleghi, ma anche dalla qualità dei nemici e dei critici.

Il professor Linus Pauling aveva moltissimi amici e sostenitori tra i miei colleghi e il pubblico “profano”, mentre i suoi critici erano pochi, ma molto influenti. Una loro lista comparve sui giornali quando il dottor Pauling morì. Essa comprendeva: Joseph McCarthy, senatore del Wisconsin, presidente della Commissione permanente delle indagini del Senato, che lo bollò come comunista e fece sì che il Dipartimento di Stato revocasse il suo passaporto nel 1952; Joseph Stalin, che lo considerava ostile alle idee di Marx e condannò la sua teoria della risonanza molecolare come pseudo-scientifica; il dottor Arthur Robinson, già suo collega e sostenitore, che lo accusò di ostacolare le sue ricerche in quanto non coincidevano con le idee del dottor Pauling sull’acido ascorbico e il cancro, e che lo accusò di aver peggiorato la salute della moglie malata di cancro somministrandole vitamina C; il dottor Victor Herbert, che definì l’atteggiamento del dottor Pauling verso la vitamina C degno di uno psicotico, aggiungendo a un programma della televisione «CBC» che egli era vittima di allucinazioni e che assumendo vitamina C stava abbreviando la sua vita, perché senza di essa avrebbe vissuto 105 anni.

Qualche mese prima della sua morte, partecipai a una conferenza a San Francisco sul “Potenziale terapeutico degli antiossidanti biologici”, sponsorizzato dal Linus Pauling Institute of Science and Medicine. Al dottor Pauling era stato chiesto di registrare un intervento per questo convegno, nel caso fosse morto prima. Egli si rifiutò, perché era fermamente convinto che avrebbe potuto parteciparvi di persona. Mentre ascoltavo i vari relatori, provenienti da circa venti università di tutto il mondo, mi resi improvvisamente conto che un convegno su questo tema sarebbe stato impossibile se il dottor Pauling fosse andato in pensione all’età di 65 anni, quando meditò di farlo e decise invece di farsi promotore della medicina ortomolecolare. Tributi gli furono resi da scienziati di tutto il mondo: Francia, Croazia, Sud America, Stati Uniti e Canada.

Terapia complementare

Nonostante i timori di certi critici, questo libro non è un attacco alla professione medica né all’uso dei metodi standard di cura del cancro, che includono la chirurgia, le radiazioni e la chemioterapia. Piuttosto, abbiamo cercato di compensare lo squilibrio oggi esistente tra queste cure xenobiotiche o farmacologiche, e la terapia nutrizionale ortomolecolare. Questa terapia non è “alternativa”, nel senso che non sottolinea che i metodi standard non vanno usati. La terapia consigliata è complementare, nel senso che andrebbero usate le parti migliori della medicina xenobiotica e ortomolecolare, personalizzate su ogni paziente dal medico che lo ha in cura.

Dobbiamo correggere lo squilibrio. Nessuna persona ragionevole oggi può sostenere che la situazione con il cancro sia ottima. Di certo, dopo aver investito miliardi di dollari su un approccio che raramente si è rivelato utile quando è stato impiegato da solo, è obbligatorio prendere in esame altri approcci. È necessario che la gente sappia che esiste una cura complementare e avvertire i giornali che dovrebbero seguire gli ultimi sviluppi in questo campo almeno tanto quanto seguono gli approcci standard. E un tentativo di riportare la nutrizione nella medicina, ripristinando il ruolo che ha avuto per centinaia di anni.

Abram Hoffer

Guarire il Cancro

Terapie complementari a base di vitamine e farmaci naturali - Il ruolo degli antiossidanti - Rinforzare il sistema immunitario - Migliorare la qualità della vita - Centinaia di casi di guarigione. Edizione Economica

Abram Hoffer, Linus Pauling

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Abram Hoffer

Abram Hoffer, medico psichiatra e ricercatore, è stato uno dei collaboratori di Linus Pauling, premio Nobel per la biochimica, e ha gettato, prima di lui, le fondamenta della medicina ortomolecolare a base di vitamine e minerali. E' uno dei padri fondatori del movimento per la medicina...
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