+39 0547 346317
Assistenza — Lun/Ven 08:00-12:00/14:00-18:00

C'è vita sulla pelle? - Estratto da "Ascoltando la Pelle"

di Antonio Del Sorbo 11 mesi fa


C'è vita sulla pelle? - Estratto da "Ascoltando la Pelle"

Leggi in anteprima un capitolo tratto dal libro del dermatologo Antonio Del Sorbo e scopri di più sull'affascinante mondo che è la nostra pelle

C’è Vita sulla pelle? Sì, moltissima. Da un punto di vista microbiologico, la pelle è un luogo affollatissimo e pieno di Vita, immensa riserva naturale di ospiti tutt’altro che indesiderati.

Indice dei contenuti:

Gli abitanti del pianeta pelle

Da milioni di anni, la popolosa microflora cutanea è abitata da pacifici acari, miceti, batteri e virus, tra l’altro molto ben conservati nel corso dell’evoluzione, e dunque preziosi sul piano funzionale.

Se facessimo un censimento, osserveremmo che in alcuni distretti del corpo umano ci sono fino a dieci volte più batteri che cellule umane. Siamo dunque fatti di microbi?

Soltanto sulla pelle abitano stabilmente oltre mille miliardi di batteri, che sommati agli altri comuni residenti di cute e mucose, come acari, miceti, virus, raggiungono cifre di svariati trilioni. Sulla pelle di una singola persona sana e pulita c’è un numero di batteri di almeno 140 volte il numero totale degli esseri umani che popolano l’intero pianeta Terra.

Il nostro corpo è un ecosistema dissipativo in continuo adattamento, costituito da cellule umane e soprattutto microbiche, che vivono tra loro in perfetta simbiosi, traendo vantaggio reciproco da questa vita in comune. I circa 2 kg di batteri che vivono abitualmente nel tratto intestinale, permettono di digerire il cibo che ingeriamo grazie alla produzione di sostanze utili (enzimi, vitamina K, vitamina B12, aminoacidi essenziali), di neutralizzare i cataboliti tossici per le nostre cellule, e di ottimizzare l’assorbimento delle sostanze nutritive.

La parte più cospicua del DNA di ciascun essere vivente complesso non è il suo, ma quello del microbioma che ospita, e che diventa quindi una sorta di firma personale (ologenoma), simile alle impronte digitali.

Quante volte, alla fine di una terapia antibiotica, abbiamo dovuto assumere dei probiotici (cosiddetti fermenti lattici), per ripopolare questi nostri piccoli e preziosi coinquilini.

Gli insetti, per esempio, riescono a digerire la cellulosa grazie a una flora microbica leggermente diversa dalla nostra, più adatta al loro habitat naturale.

Gli archeobatteri sono tra i primi esseri viventi a essere comparsi sulla Terra, e al contrario di molti eubatteri (i cosiddetti batteri moderni) potevano vivere nell’acqua salata dell’oceano primordiale (specie alofile) e persino a temperature altissime (specie estremofile e termofile in grado di vivere nelle bollenti acque dei vulcani e delle sorgenti idrotermali sottomarine). In seguito sono comparsi i micobatteri, i miceti, e infine gli eubatteri. I virus possono replicarsi solo all’interno della cellula ospite, e la loro comparsa sulla scena evolutiva è probabilmente successiva a quella delle prime cellule (era precambriana). I miliardi di virus che abitano sulla nostra cute costituiscono il cosiddetto viroma cutaneo.

Sulla pelle di ognuno di noi, vivono migliaia di specie diverse tra archeobatteri, acari, micoplasmi, virus, miceti, micobatteri ed eubatteri, in un equilibrio dinamico, basato più sulla cooperazione che sulla competizione. Oltre a essere plasmati passivamente dalle turbolenze ambientali, gli esseri viventi (dai batteri all’uomo) modificano attivamente il proprio habitat spostandosi, appena possibile, verso ecosistemi meno rischiosi e più gratificanti.

Nel microbioma che popola la superficie epidermica di cute e mucose, gli acari e i virus sono tra i simbionti filogeneticamente più giovani, rappresentando dunque una recente conquista per l’evoluzione.

In ogni ecosistema il mantenimento della biodiversità (pool di risposte omeostatiche, coesistenza di diverse specie viventi) è attualmente il più importante meccanismo a difesa della Vita, poiché in caso di catastrofe ci sarebbe sempre qualche specie in grado di sopravvivere alle condizioni ambientali estreme o atipiche indotte dalla turbolenza, facendo proseguire il motore della Vita a partire dal proprio checkpoint filogenetico (punto di ripristino) anziché da zero.

La diversità diventa così un vero e proprio serbatoio di soluzioni efficienti per fronteggiare l’imprevedibilità dell’ambiente mutevole che ci circonda, secondo il detto: «I difetti di oggi possono diventare le opportunità di domani». Se l’evoluzione non avesse preservato la convivenza con le specie più antiche (per esempio una Terra abitata unicamente da animali e piante), la Vita si sarebbe già estinta di fronte alle prime importanti perturbazioni termodinamiche del nostro pianeta.

I primi esseri viventi comparsi sulla Terra (batteri, miceti, protozoi) continuano a occupare da miliardi di anni le stesse nicchie ecologiche senza la necessità di evolvere o migliorare, poiché vivono in habitat ottimali. In seguito, nel corso della filogenesi, ogni volta che occorreva fronteggiare nuove necessità (per esempio grandi turbolenze ambientali) sono nate specie man mano più evolute.

Molti di questi fossili viventi hanno colonizzato stabilmente la nostra pelle come miglior ecosistema possibile.

Quando i batteri erano i migliori amici della pelle

Sia la cute sia le mucose (del cavo orale, del tratto gastrointestinale, dell’area genitale) sono un immenso giardino zoologico, che resterà abitato per tutta la vita da miliardi di microrganismi.

Se questa preziosa microflora microbica convive da milioni di anni con i rivestimenti interni (mucose) ed esterni (pelle, unghie, penne, peli e capelli) di tutti gli esseri viventi, significa che avrà svolto una funzione biologica importantissima, almeno fino alla metà del XIX secolo (epoca in cui l’uomo moderno, con la “Teoria microbica sull’origine delle malattie”, ha declassato questo prezioso dono della Natura frutto di un’evoluzione certosina, a nemico ostile da cui stare perennemente in guardia).

Ma come avrà fatto l’uomo a sopravvivere centinaia di migliaia di anni senza medici, microscopi e antibiotici?

Ancora oggi, gli esseri viventi non addomesticati dall’uomo continuano a vivere in simbiosi con la Natura, seguendo istruzioni in parte codificate nel loro codice genetico (riflessi innati o incondizionati) e in parte risultato dell’esperienza acquisita nel corso di una vita (riflessi condizionati o imprinting), seguendo gli schemi comportamentali dei contesti sociali in cui vivono.

Essi riescono a vivere e a procreare senza l’aiuto dei rimedi chimici creati dall’uomo negli ultimi 80 anni e paradossalmente si ammalano molto meno rispetto a noi, con un’aspettativa di sopravvivenza (cosiddetta età media) rimasta immutata nel corso della Storia.

Ritornando ai nostri inquilini microscopici, è importante ricordare che, senza di essi, molti importanti processi biochimici non potrebbero aver luogo, e probabilmente ci saremmo adattati con non poche difficoltà alla grande conquista evoluzionistica delle terre emerse. Staremmo probabilmente ancora nuotando nell’acqua degli oceani primordiali in attesa di tempi migliori per conquistare un ambiente terrestre così insolito e insidioso.

Quando per la prima volta, dal mare caldo e pieno di Vita, i primi esseri viventi si sono affacciati all’ambiente inospitale delle terre appena emerse, hanno potuto fronteggiare il turbolento passaggio acqua/aria grazie ai riflessi omeostatici dell’emergenza, tra cui l’ormone tiroxina.

È probabile che a quell’epoca le proteine e gli acidi grassi prodotti dai batteri siano stati la loro prima fonte alimentare.

La fotosintesi, uno dei più grandi miracoli della Vita, è nata grazie a questi microscopici laboratori viventi, in grado di ossigenare l’atmosfera milioni di anni prima della comparsa, sulla Terra, delle prime piante. Sembra strano, ma per vivere non possiamo fare a meno dei nostri piccoli inquilini, mentre essi possono invece vivere ugualmente bene senza la nostra presenza. In fondo, se la sono cavata benissimo da soli per più di tre miliardi di anni.

Se archeobatteri, miceti ed eubatteri abitano questo pianeta da miliardi di anni prima della comparsa dell’Homo sapiens, significa che hanno avuto molto più tempo di noi nel perfezionare importanti funzioni biologiche (come la produzione di ossigeno mediante fotosintesi, la biosintesi di vitamine, la degradazione di materiale organico, il metabolismo degli acidi biliari, la sintesi proteica, la fermentazione di polisaccaridi di origine vegetale) che l’uomo moderno, forse l’unico vero parassita dell’intero ecosistema, può sfruttare con enorme vantaggio competitivo, offrendo molto poco in cambio.

Tutti gli esseri viventi, per poter sopravvivere e continuare a preservare la propria specie, quando non riescono più ad apportare vantaggi competitivi all’interno di un ecosistema vengono eliminati mediante un processo di selezione naturale. Condivisibile o meno, questa è la regola della Vita.

Il lupo, che per potersi sfamare insegue un gregge di pecore, eliminerà dal gruppo solo la pecora che in quel momento sarà meno efficiente delle altre. Per quanto questo processo di selezione possa apparire crudele, esso rappresenta un vantaggio evolutivo anche per il gregge stesso, che all’interno del proprio gruppo potrà contare solo su individui forti e sani, in grado di difendere, procreare e preservare la specie con la massima efficienza possibile.

Questo tipo di selezione si verifica in tutti gli esseri viventi, dai batteri alle piante, fino agli animali superiori. Unica eccezione è rappresentata dall’uomo moderno, sempre più avido di potere e di possedere il maggior numero di prede possibili (reali o simboliche), anche quando questo non serve per la sopravvivenza propria o della sua specie, interferendo pesantemente su un ciclo biologico che è in continuo equilibrio dinamico da milioni di anni.

Se il modello della selezione naturale può essere esteso a tutti gli esseri viventi, ciò dovrebbe valere anche per i nostri piccoli amici microscopici, che da preziosa microflora residente (o indigena) vengono spesso ritenuti dall’uomo nemici colpevoli di tutti i suoi mali.

Oltre al microbioma cutaneo residente o permanente, sulla pelle vi è anche una flora microbica occasionale o transitoria, un vero e proprio esercito microbiologico che entra a far parte del nostro ecosistema solo in determinate situazioni. Mi è capitato spesso di ascoltare storie di pazienti che, per problematiche cutanee a decorso cronico-recidivante, come psoriasi o eczema, mi mostravano fieri l’esito di tamponi cutanei effettuati di propria iniziativa in laboratorio, per soddisfare il disperato bisogno di dare una spiegazione alla propria dermatite ricorrente.

In molti casi, l’esito del tampone cutaneo era positivo per lo Staphylococcus epidermidis, con tanto di antibiogramma.

In queste situazioni, l’antibiotico assunto, spesso in autoprescrizione, non apportava alcun beneficio.

In effetti non ha molto senso tentare di eradicare dalla superficie cutanea un innocuo Staphylococcus epidermidis, con cui conviviamo pacificamente da milioni di anni, con le potentissime armi della moderna farmacologia. Nel secolo scorso, il medico britannico Edward Bach notò che alcuni batteri avevano un ruolo importante nel mantenimento di un buono stato di salute, e che il microbioma intestinale si modificava e aumentava, in presenza di problematiche a decorso cronico.

Fu il primo a introdurre il concetto di asse cervello-microbioma, individuando 7 tipi fondamentali di personalità, collegati ad altrettante configurazioni di flora intestinale che rispondevano alla somministrazione di rimedi, oggi noti come “nosodi intestinali di Bach e Paterson”.

È stato osservato che il microbioma intestinale della donna incinta si popola di batteri in grado di estrarre, dal cibo ingerito, più energia e micronutrienti da rendere disponibili per il feto.

Recentemente, alcuni ricercatori americani hanno riscontrato nella placenta di donne sane un microbioma costituito da una flora microbica simile a quella presente nel loro cavo orale.

Prima di questo studio si pensava che la placenta fosse completamente sterile e che i batteri vi venissero durante l’attraversamento del canale del parto4. Se la flora batterica placentare ricalca il microbioma del cavo orale materno, probabilmente essa svolgerà importantissime funzioni, simili a quelle che svolge nel cavo orale. È probabile che, nell’embrione, il rapporto simbiotico con i batteri inizi già al momento del concepimento.

Proviamo a seguire la logica: ontogenesi = filogenesi, noteremo che i batteri erano già presenti nei primi organismi pluricellulari, negli invertebrati e nei pesci, molto prima che la Vita abbandonasse il mare primordiale (analogia con la vita intrauterina) per conquistare la terraferma (analogia con la vita postnatale).

Alla nascita, il microbioma del neonato è totalmente diverso dalla flora microbica presente sia nell’intestino che nel canale vaginale materno. Solo gli studi futuri potranno confermare o escludere questa possibile ipotesi, basata unicamente su una deduzione evoluzionistica e per ora priva di conferme scientifiche. Per ora non sono ancora noti i meccanismi molecolari che consentono all’asse PNEI (Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia) di comunicare con il microbioma cutaneo e di estrapolare informazioni da esso (asse cervello microbioma), così come sono ancora poco chiare le influenze epigenetiche tra microbioma e genoma umano (espressione genica). Recenti studi hanno invece confermato una forma di comunicazione tra il microbioma presente sulla pelle e il sistema immunitario.

Analogamente alla flora microbica intestinale, anche il microbioma cutaneo è influenzato dal complemento, il ramo più antico del sistema immunitario. Al momento della nascita, il microbioma del bambino subirà importanti adattamenti, dato il brusco passaggio dall’ambiente acquatico intrauterino alla vita postnatale.

Intorno ai 3 anni il microbioma del bambino inizierà a essere gradualmente più simile a quello che avrà da adulto.

In Natura i batteri sono in grado di scindere l’acqua, liberando da essa idrogeno e ossigeno (elettrolisi o scissione dell’acqua) meglio dei fallimentari motori ad acqua finora progettati dall’uomo.

Queste nanomacchine quantistiche a risparmio energetico compiono miracoli di bioingegneria come la fissazione dell’azoto (producono l’aria che respiriamo), la fusione nucleare, la produzione di biocombustibili, e la degradazione di sostanze tossiche e radioattive. Qualcosa di analogo accade anche nel regno vegetale tramite la convivenza pacifica tra piante, batteri, funghi e virus (microbioma vegetale).

Le reti micorriziche (simbiosi tra radici e funghi) consentono alle piante di uno stesso ecosistema di comunicare con gli altri membri della comunità, così da fronteggiare risorse e minacce ambientali con comportamenti “sociali” automatici, coordinati e collettivi.

Tutti gli esseri viventi hanno un microbioma perché senza di esso non solo non potremmo vivere, ma non saremmo mai nati.

Ascoltando la Pelle

Il dermatologo risponde

Antonio Del Sorbo

(3)

Scopri le ferite invisibili dell'essere umano Orticaria, dermatite da contatto, psoriasi, acne, sudorazione, eritemi: quanti messaggi ci invia il nostro corpo attraverso la pelle. Abbandoni, tradimenti, aggressioni, lutti non...

€ 24,50 € 20,83 -15%

Disponibilità: Immediata

Vai alla scheda


Antonio Del Sorbo

Medico chirurgo, specialista in dermatologia e venereologia, e dottore di ricerca in dermatologia sperimentale. Coautore di una collana di atlanti di dermatologia e di pubblicazioni scientifiche su riviste nazionali e internazionali. Svolge la professione di dermatologo a Salerno.  
Leggi di più...

Gli ultimi articoli


Non ci sono ancora commenti su C'è vita sulla pelle? - Estratto da "Ascoltando la Pelle"

Golden Books S.r.l.
Via Emilia Ponente 1705
47522 Cesena (FC)
P.IVA e C.F. e C.C.I.A.A. 03271030409
Reg. Impr. di Forlì – Cesena n.293305
Capitale Sociale € 12.000 I.V.
Licenza SIAE 4207/I/3993
SDI C3UCNRB
Macrolibrarsi è un marchio registrato
di Golden Books S.r.l.