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Benvenuti nel Life Design - Estratto da "Design Your Life"

di Bill Burnett, Dave Evans 3 mesi fa


Benvenuti nel Life Design - Estratto da "Design Your Life"

Leggi un estratto dal libro di Bill Burnett e Dave Evans e scopri come progettare la tua vita in modo meraviglioso

Guardati attorno. Dai un’occhiata alla tua casa o al tuo ufficio, alla sedia su cui siedi o al tablet o allo smartphone che probabilmente tieni in mano. Ogni cosa che ci circonda è frutto del design di qualcuno. E ogni design è partito da un problema.

Stai leggendo un estratto da questo libro:

Design Your Life

Come fare della tua vita un progetto meraviglioso

Bill Burnett, Dave Evans

Cosa devo fare della mia vita? Come posso trovare la mia passione e realizzarla? Un tempo il nostro percorso, finiti gli studi, era già definito. Oggi invece la vita è piena di possibilità, di infinite decisioni da...

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Indice dei contenuti:

I designer amano i problemi

Il problema di non essere in grado di ascoltare tanta musica senza portare con sé un valigetta di cd è il motivo per cui ora puoi ascoltare tremila canzoni contenute in un oggetto di sei centimetri quadrati appuntato sulla tua maglietta. È solo a causa di un problema che il cellulare si adatta perfettamente al palmo della mano, oppure che il laptop ha una batteria che dura cinque ore, o che ti svegli con un cinguettio. Ora, il suono fastidioso di una sveglia potrebbe non sembrare un problema così importante nello schema generale delle cose, tuttavia lo è stato abbastanza per coloro che non hanno voluto iniziare ogni giorno con il solito stridulo beep beep. I problemi sono il motivo per cui hai l’acqua corrente e l’isolamento termico nella tua casa. Gli impianti idrici sono stati creati a causa di un problema. Gli spazzolini da denti sono stati inventati a causa di un problema. Le sedie sono state create perché qualcuno, da qualche parte, voleva risolvere un grave problema: sedere sulle rocce causa dolori al fondo schiena.

C’è una differenza tra i problemi di design e quelli di ingegnerizzazione. Entrambi siamo laureati in ingegneria e ciò costituisce un ottimo approccio alla risoluzione di un problema quando esiste un gran numero di dati e sei sicuro che ci sia un’unica soluzione ottimale. Bill ha lavorato al problema di ingegnerizzare le cerniere del primo laptop di Apple, e la soluzione raggiunta da lui e dal suo team ha reso questi dispositivi tra i più affidabili sul mercato. La soluzione ha richiesto molti prototipi e tantissimi test, in modo abbastanza simile a quanto accade per il design, ma l’obiettivo di creare cerniere che durassero almeno cinque anni (o diecimila aperture/chiusure) era predeterminato e il suo team ha provato diverse soluzioni meccaniche fino al raggiungimento del risultato desiderato. Una volta raggiunto questo obiettivo, si è potuta riprodurre milioni di volte la soluzione. Si è trattato di un buon problema di ingegnerizzazione.

Paragona questo problema al design del primo laptop che avesse un “mouse incorporato”. Dato che i computer di Apple si affidano al mouse per fare praticamente tutto, costruire un laptop che chiedesse di collegare un mouse via cavo era inaccettabile. Si trattava di un problema di design. Non esisteva un design precedente in questa direzione, non c’erano risultati fissi o predeterminati, c’erano un sacco di idee che circolavano nel laboratorio e furono testati diversi design, ma nessuno di essi funzionava. Poi arrivò un ingegnere di nome Jon Krakower. Jon stava trafficando con delle trackball miniaturizzate, ed ebbe la folle idea di spostare la tastiera verso il fondo dell’unità, lasciando abbastanza spazio per infilarci questo minuscolo dispositivo di puntamento. Saltò fuori che si trattava della grande idea che tutti stavano cercando, e da allora in poi divenne parte del look distintivo dei laptop di Apple.

L’estetica, ovvero come appaiono le cose, è un altro esempio lampante di un problema senza una soluzione univoca su cui i designer lavorano parecchio. Per esempio, al mondo ci sono molte auto sportive a prestazioni elevate, e tutte evocano sensazioni di velocità, ma una Porsche non somiglia affatto a una Ferrari. Entrambe sono ingegnerizzate in modo esperto, contengono praticamente le stesse parti, ma ognuna ha un appeal estetico assolutamente diverso. I designer di ciascuna casa costruttrice curano maniacalmente ogni linea e ogni curva, ogni luce e griglia, ma prendono decisioni assolutamente diverse. Ciascuna di esse funziona a modo suo; una Ferrari ha un look passionale italiano inconfondibile, mentre una Porsche esprime una sensibilità precisa di tipo tedesco. I designer studiano per anni per rendere questi prodotti industriali l’equivalente di sculture in movimento. Ecco perché, in un certo senso, l’estetica rappresenta la quintessenza del problema di design. L’estetica coinvolge le emozioni umane, e abbiamo scoperto che quando esse entrano in gioco il design thinking si è dimostrato il migliore strumento per assumere decisioni.

Quando abbiamo dovuto affrontare il problema di aiutare i nostri studenti a lasciare il college ed entrare nel mondo come persone felici e produttive - di immaginare che cosa diavolo farsene della vita che avevano di fronte - sapevamo che il design thinking sarebbe stato il miglior metodo per risolvere questo particolare problema. Il design della tua vita non prevede un obiettivo chiaro come delle cerniere che durino cinque anni o la costruzione di un ponte gigantesco che colleghi al continente: questi sono problemi di ingegnerizzazione, per i quali puoi ottenere dati concreti sulle singole opzioni ed elaborare la soluzione migliore.

Quando hai un risultato desiderato (un laptop veramente portatile, una macchina sportiva dall’aspetto seducente o un buon Life Design) ma nessuna soluzione chiara in vista, allora è il momento del brainstorming, dei tentativi pazzeschi, dell’improvvisazione e della “costruzione della strada in avanti” fino a quando non ottiene qualcosa che funziona. Te ne accorgi quando la vedi, che si tratti delle linee armoniose di una Ferrari o dell’ultraportatile Macbook Air: un grande design si realizza in un modo che non può essere espresso con equazioni, fogli elettronici e analisi dei dati. Ha un look e provoca sensazioni in se stesso: un’estetica splendida che ti parla.

Anche il tuo Life Design ben riuscito avrà un look e delle sensazioni in sé, e il design thinking ti aiuterà a risolvere i tuoi problemi di Life Design. Questo perché ogni cosa che rende la nostra vita quotidiana più facile, più produttiva, più gradevole e più piacevole è stata creata a causa di un problema e grazie a uno o più designer che da qualche parte là fuori hanno cercato di risolverlo. Gli spazi in cui viviamo, lavoriamo, giochiamo sono stati tutti progettati per rendere la nostra vita, il lavoro e il divertimento migliori. Ovunque guardiamo nel mondo che ci circonda possiamo vedere che cosa succede quando i designer affrontano un problema.

Possiamo vedere i benefici del design thinking.

E tu stai per vedere i benefici del design thinking nella tua vita. Questo perché il design non funziona solo per realizzare cose belle come una Ferrari o i computer, ma anche per creare una bella vita. Puoi usare il design thinking per crearti una vita che sia ricca di significato, gioiosa e appagante. Non importa chi o dove sei, che cosa fai o hai fatto per vivere, quanto sei giovane o vecchio: puoi utilizzare lo stesso pensiero che ha creato le tecnologie, i prodotti e gli spazi più sorprendenti per disegnare la tua carriera e la tua vita. Una vita con un buon Life Design è produttiva: è costante-mente creativa, produce, cambia, si evolve e ce sempre la possibilità di una sorpresa. Ne otterrai più di quello che ci investi. In un buon Life Design c’è più di “insapona, risciacqua e ricomincia”.

Come lo sappiamo

È cominciato tutto con un pranzo.

In realtà è cominciato tutto quando entrambi ci siamo laureati a Stanford negli anni Settanta (Dave qualche tempo prima di Bill). Bill scoprì la laurea in Product Design e l’eccitante carriera che a essa si accompagnava. Da bambino era solito disegnare auto e aeroplani sotto la macchina per cucire della nonna, e quando si laureò in Product Design fu perché aveva scoperto (con sua grande sorpresa) che al mondo esistevano persone che facevano questo genere di cose tutto il giorno e si chiamavano product designer. In qualità di direttore esecutivo del Design Program di Stanford, Bill disegna e costruisce ancora cose (anche se è uscito da sotto la macchina per cucire), dirige i corsi di design e insegna alla d.school (l’Hasso Plattner Institute of Design, un hub multidisciplinare di innovazione a Stanford, in cui tutti i corsi sono basati sul processo di design thinking). Bill ha lavorato anche in start-up e in aziende della Fortune 100, compresi sette anni in Apple dove ha progettato laptop che hanno vinto diversi premi (insieme alle cerniere di cui sopra) e un certo numero di anni nel settore dei giocattoli dove si è occupato del design delle action figure di Star Wars.

Bill sa bene quanto è stato fortunato ad aver scoperto il product design e un percorso di carriera così gioioso e appagante tanto presto. Nella nostra carriera di insegnanti, tutti e due abbiamo constatato quanto sia raro tutto questo, e quanto spesso ciò non avvenga per gli studenti, persino a Stanford.

A differenza di Bill, quando Dave non era ancora laureato non aveva alcuna idea di che cosa avrebbe fatto. Non riuscì a laurearsi in biologia (di questo ti diremo di più dopo) e si laureò in ingegneria meccanica più che altro per mancanza di idee migliori. E sempre stato dispiaciuto, e anche abbastanza arrabbiato, di non aver mai ricevuto aiuto durante il college riguardo a domande del tipo “Come posso capire che cosa voglio fare della mia vita?”. Alla fine riuscì a capirlo percorrendo la strada più dura, e per più di trent’anni ha seguito una carriera dirigenziale e come consulente nel settore delle tecnologie avanzate. Ha gestito la realizzazione del primo mouse e dei progetti iniziali sulla stampa laser in Apple, è stato uno dei fondatori di Electronic Arts e ha aiutato molti giovani ideatori di start-up a trovare la loro strada. Dopo una partenza abbastanza difficile, la sua carriera si è sviluppata splendidamente, ma ha sempre saputo che è stato molto più difficile di quanto sarebbe stato necessario.

Sebbene entrambi ci siamo dati da fare per avviare delle carriere e una famiglia, abbiamo sempre tenuto un piede nel lavoro con gli studenti. Bill a Stanford, dove nelle ore di ricevimento ha visto passare centinaia di studenti che tentavano di capire che avrebbero fatto della loro vita dopo la laurea. Dave insegnando alla University of California, Berkeley, dove ha sviluppato un corso intitolato Hoiv to Find Your Vocation (aka: Is Your Calling Calling?) (Come scoprire la tua vocazione, ovvero: la tua chiamata ti sta chiamando?), che ha tenuto quattordici volte nel corso di otto anni.

Tuttavia, gli sarebbe piaciuto fare di più a Stanford. Nel corso del tempo, lui e Bill si erano incrociati più volte indirettamente e di persona. Dave aveva sentito che Bill aveva appena accettato il ruolo di direttore esecutivo dello Stanford Program in Design, che conosceva molto bene. A Dave venne in mente che le esigenze interdisciplinari di essere un designer avrebbero sottoposto gli studenti di questo corso a una pressione insolitamente forte: tentare di elaborare una visione della propria carriera contemporaneamente significativa e autentica dal punto di vista personale e realizzabile da quello commerciale. Decise di telefonare a Bill per proporgli di pranzare insieme e condividere alcune delle sue idee solo per vedere che cosa succedeva. Se la cosa avesse funzionato, avrebbero avuto altri pranzi sull’argomento e in un annetto o giù di lì ne sarebbe potuto uscire qualcosa.

Ecco perché tutto è cominciato con un pranzo.

Dopo appena cinque minuti avevamo trovato un accordo. Decidemmo di collaborare per introdurre un nuovo corso a Stanford per applicare il design thinking alla vita dopo il college, prima per gli studenti del corso di design e poi, se le cose fossero andate bene, a tutti gli altri.

Questo corso è diventato uno dei più popolari tra i facoltativi a Stanford.

Quando ci chiedono che cosa facciamo a Stanford, qualche volta rispondiamo con il nostro “elevator pitch” accuratamente formulato: «Teniamo corsi a Stanford che aiutano gli studenti ad applicare i principi sull’innovazione del design thinking al Life Design durante e dopo l’università». E, ovviamente, dopo tutti dicono: «Bello! Che significa?».

E di solito noi rispondiamo: «Insegnamo a utilizzare il design per capire che cosa volete essere quando diventate grandi». E poi praticamente tutti esclamano: «Oh, posso iscrivermi?!». Per anni abbiamo dovuto rispondere «no» a questa domanda, perlomeno a chiunque non appartenesse ai quattordicimila studenti di Stanford. Ora finalmente non è più così. Ora offriamo workshop sul Life Design a tutti e abbiamo scritto questo libro per fare in modo che tu non debba andare a Stanford per imparare un buon Life Design.

Però devi avere voglia di porti alcune domande. Alcune domande veramente difficili.

Anche i designer amano le domande

Proprio come Donald, che si guardava allo specchio ogni notte e si chiedeva «Perché faccio tutto questo?», tutti combattiamo con domande simili sulla vita, il lavoro e il loro significato e scopo nel mondo.

  • Come posso trovare un lavoro che mi piaccia o che riesca addirittura ad amare?
  • Come posso costruirmi una carriera che mi procuri da vivere bene?
  • Come posso bilanciare la carriera con la famiglia?
  • Come posso fare la differenza nel mondo?
  • Come posso essere magro, sexy e favolosamente ricco?

Possiamo aiutarti a rispondere a tutte queste domande, eccetto l’ultima.

A tutti noi è stato chiesto: «Che cosa vuoi fare da grande?». Questa è la domanda fondamentale della vita, che tu abbia quindici o cinquantanni. I designer amano le domande, ma ciò che amano veramente è il reframing, la riformulazione.

Il reframing è una delle attitudini mentali più importanti per un designer e anche il punto da cui sono partite molte grandi innovazioni. Nel design thinking diciamo sempre «non iniziate dal problema, iniziate dalle persone, iniziate con l’empatia». Una volta instaurata l’empatia con le persone che useranno i nostri prodotti, definiamo il nostro punto di vista, avviamo il brainstorming e iniziamo a produrre prototipi per scoprire ciò che ancora non sappiamo sul problema.

Tutto ciò dà luogo di solito a una riformulazione, detta anche “pivot”. Essa avviene quando assumiamo nuove informazioni sul problema, ridefiniamo il nostro punto di vista e ricominciamo l’ideazione e la prototipizzazione. Le riformulazioni classiche accadono quando inizi a pensare che stai progettando un prodotto (una nuova miscela di caffè e relativa macchina) e a un certo punto ti rendi conto che in realtà stai riprogettando l’esperienza del caffè (Starbucks). Oppure quando, nel tentativo di sconfiggere la povertà, smetti di prestare denaro alla classe ricca di un paese (la Banca Mondiale) e inizi a prestarlo alle persone troppo povere per poter pagare i loro debiti (microprestito e Grameen Bank). O ancora quando un team in Apple è venuto fuori con l’iPad, una completa riformulazione dell’esperienza relativa ai computer portatili.

Nel Life Design riformuliamo molto. La più grande di queste riformulazioni è che la tua vita non può essere perfettamente pianificata, che non esiste un’unica soluzione, e che questo è bene. Esistono molti disegni per la tua vita, tutti ricchi della speranza di raggiungere quel genere di realtà creativa e significativa che vale la pena di vivere.

La riformulazione della domanda «Che cosa vuoi fare da grande?» è questa: «In chi o che cosa vuoi trasformarti?». La sostanza della vita è composta da crescita e cambiamento. Non è statica. Non consiste in una destinazione. Non si tratta di rispondere alla domanda una volta per tutte, e così siamo a posto. Nessuno sa veramente che cosa vuole diventare; persino quelli che hanno messo la crocetta su dottore, avvocato o ingegnere. Queste sono solo vaghe indicazioni del percorso di vita. A ogni passo lungo la strada restano così tante domande. Ciò di cui hanno bisogno le persone è un processo - un processo di design - per immaginare che cosa vogliono, chi vogliono diventare, in che cosa vogliono trasformarsi e come creare una vita che possano amare.

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Cosa devo fare della mia vita? Come posso trovare la mia passione e realizzarla? Un tempo il nostro percorso, finiti gli studi, era già definito. Oggi invece la vita è piena di possibilità, di infinite decisioni da...

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Bill Burnett

Bill Burnett è direttore del Design Program dell'università di Stanford e cofondatore del Life Design Lab. In precedenza ha lavorato In Apple ed è stato AD di una società di consulenza di design.
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Dave Evans

Dave Evans, cofondatore del Life Design Lab, è docente nello Stanford Design Program e consulente manageriale.
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