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Bacopa e Tagete: un cocktail contro il deficit cognitivo

  5 mesi fa


Bacopa e Tagete: un cocktail contro il deficit cognitivo

La memoria non è più come prima. L’età avanza ed emergono problemi e tristezze. Domanda: c’è forse qualche rimedio a questa incresciosa situazione? Sì, secondo un esperto italiano - Estratto dalla rivista "L'Altra Medicina n. 60 - Febbraio 2017"

Uno dei primi segni è il vuoto di memoria (ma a chi non capita?). Subentrano poi difficoltà di concentrazione, confusione, non vengono le parole.

Non tutti ne soffrono, anche se è considerato “normale” a una certa età. Inoltre, in alcuni casi, si tratta del cosiddetto deficit cognitivo lieve (Mild Cognitive Impairment, MCI) che, col passare degli anni, può progredire fino a sfociare nella demenza.

Colpisce a random molte persone. In questa fase precoce possiamo provare a intervenire, dopo è troppo tardi. I farmaci tuttora possono fare poco. Come dobbiamo regolarci?

Indice dei contenuti:

Quando si esaurisce la “riserva omeostatica”

Ne abbiamo parlato con Stefano Agostini, responsabile scientifico di un’azienda italiana che produce integratori: ci interessava interpellarlo perché, di recente, questo specialista ha messo a punto un prodotto basato su Bacopa monnieri e Tegetes erecta, insieme ad altre sostanze, proprio per cercare di contrastare il deficit cognitivo. Perché la scelta è caduta su questi ingredienti?

«Una premessa», ci spiega Agostini. «Le cellule, i tessuti e gli organismi dispongono di una capacità intrinseca di compensazione dei vari agenti stressogeni, definita “riserva omeostatica”. Nelle persone giovani questa riserva fa il suo lavoro, ma col passare degli anni e i continui insulti le difese si riducono e, a questo punto, anche il tessuto neuronale entra in sofferenza: dal punto di vista clinico si parla di “declino delle funzioni cognitive”.

L’obiettivo della ricerca di una soluzione terapeutica è appunto quello di cercare di rallentare la progressione del declino, fermarla alle prime fasi».

Che cosa sta succedendo di preciso?

Gli agenti stressogeni che esauriscono la riserva omeostatica sono di vario tipo: tossine, continui danni ossidativi, infiammazione cosiddetta di “basso grado”, problemi dei vasi sanguigni e anche lo stress psicologico con l’attivazione cronica del sistema endocrino che produce gli ormoni dello stress. A lungo andare tutto questo consuma il nostro sistema difensivo.

La “riserva” non riesce più a compensare: perciò accade che i mitocondri (le centraline energetiche delle cellule) non funzionino più bene, si altera la capacità di regolare il calcio dentro i neuroni (con un effetto tossico) e si accumulano i danni ossidativi. Il risultato è il deficit cognitivo.

Una possibile risposta

Possiamo fare qualcosa per impedire che questo avvenga? «La strada che abbiamo seguito – spiega Agostini – è quella della fitointegrazione funzionale.

Ovvero, abbiamo selezionato i nutrienti e gli estratti vegetali che, secondo la letteratura scientifica più recente e aggiornata, appaiono in grado di rallentare il declino cognitivo implementando la riserva omeostatica di cui abbiamo detto.

La scelta è senz'altro caduta su Bacopa monnieri e Tagetes erecta, olio di pesce, zinco e le vitamine E, B1, B3 e B6».

Bacopa, tonico cerebrale indiano

«Se combinate tra loro, alle giuste dosi, queste sostanze rendono più ottimistico un possibile approccio alla protezione e alla conservazione delle funzioni del sistema nervoso e anche della vista», continua Agostini.

Prendiamo Bacopa monnieri: è una pianta medicinale impiegata da secoli ed è stata tradizionalmente utilizzata come tonico cerebrale per migliorare la memoria, l’apprendimento e la concentrazione.

«La scienza moderna conferma questa azione e la attribuisce alla presenza nella pianta di diversi principi attivi, tra i quali i Bacosidi A e B. Le dosi terapeutiche di estratto di Bacopa non sono associate ad alcun tipo di effetto collaterale. Questo estratto è stato utilizzato con sicurezza dalla medicina tradizionale indiana per centinaia di anni: anche questo è stato confermato dagli studi».

Chi dovrebbe assumerla?

In sostanza, l’integrazione con B. monnieri, tra le varie cose, protegge la funzione mitocondriale, conserva l’omeostasi del calcio, equilibra l’asse dello stress, contrasta lo stress ossidativo. Una serie di azioni ad ampio raggio che, alla fine, secondo gli studi scientifici, si concretizza nel sostegno alla funzione cognitiva.

Utile soprattutto per chi, ad una certa età, manifesta i primi segni di deterioramento della memoria, dell’apprendimento, dell’attenzione. Oppure, a scopo preventivo, per le persone che hanno avuto casi di demenza in famiglia. Si propone anche ai soggetti impegnati in lavori intellettuali e agli studenti.

Tagete, protegge occhi e cervello

Il Tagete, l’altro ingrediente vegetale dell’integratore messo a punto da Agostini, è invece la principale fonte di luteina e zeaxantina in campo alimentare e farmaceutico: ci sono diversi integratori contenenti questi ingredienti sul mercato. Non a caso.

«Sono i due carotenoidi principali nella macula e nella retina dell’occhio umano. Vengono comunemente prescritti da medici e oculisti per proteggere la funzione visiva soprattutto dalla degenerazione maculare, la principale causa di cecità in Italia. Si è scoperto, però, che luteina e zeaxantina sono tra i carotenoidi dominanti nel tessuto cerebrale umano dove svolgono un’azione protettiva e possono anche influenzare la comunicazione e la funzione interneuronale grazie a molteplici meccanismi. Infatti, alcuni studi clinici confermano che il Tagete, oltre a proteggere la vista, rallenta il declino cognitivo nell’anziano».

Omega-3, zinco e vitamine

L’integrazione contro i deficit cognitivi comprende anche l’olio di pesce, ovvero grassi omega-3, anch’essi fondamentali per lo sviluppo e il mantenimento delle strutture nervose per consentire le normali funzioni cognitive.

Da non dimenticare, infine, il contributo dello zinco e delle vitamine implicate nella conservazione della funzione neuronale.

La vitamine B1 e B3, per esempio, vengono già proposte nei pazienti affetti da demenza mentre la B6, in base a un importante studio americano, rallenterebbe in alcuni casi il declino cognitivo.

Una chance da non sottovalutare

In pratica: l’analisi degli studi segnala l’azione sinergica degli estratti di due piante, quattro vitamine, omega-3 e zinco. Solo per mezzo di queste sostanze la ricerca di base e clinica ha visto che potrebbero davvero esserci dei benefici. La domanda è sempre la stessa: come aiutare le persone cui teniamo, a fronte del fatto che la loro mente si sta spegnendo?

 

Articolo tratto da...

L'Altra Medicina n. 60 - Febbraio 2017 - Magazine

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