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Animali: un’opportunità e un aiuto

di Irmgard Baumgartner, Ruediger Dahlke 3 mesi fa


Animali: un’opportunità e un aiuto

Leggi un estratto dal libro "Animali Specchio dell'Anima" di Ruediger Dahlke e Irmgard Baumgartner

È giunta l'ora di augurarsi che l'opportunità offertaci dagli animali di conoscere noi stessi – oltre alla dedizione, l'amore, la fedeltà, la comunicazione, la gioia e la vitalità di cui ci omaggiano – trovi un maggior riconoscimento, visto che effettivamente è portatrice di una straordinaria prospettiva. Queste creature costituiscono un sostegno alla nostra esistenza sostanzialmente maggiore di quello rappresentato dalla pur migliore e più costosa assicurazione sulla vita, le cui polizze a dire il vero ci cullano in una sicurezza soltanto apparente; esse non hanno mai prolungato la vita a nessuno, neppure per un singolo giorno, né tanto meno tutelano dai colpi del destino. Gli animali invece possono avvertirci tempestivamente; sono in grado di risparmiarci colpi in gran misura e di caricarsene in nostra vece. I pazienti di Irmgard Baumgartner ne sono la testimonianza.

Cosa potrebbe darci maggior sicurezza del sapere che al nostro fianco c'è un animale che ci riconosce come “suo” umano? I compagni a quattro zampe sono la migliore guardia del corpo immaginabile, perché si assumono volontariamente la responsabilità del corpo e dell'anima del loro umano, percependo spesso prima di lui cosa gli sta accadendo. Numerose e ben documentate storie di vita animale mostrano, in maniera esemplare, quanto si adoperino in modo altruistico per il loro referente umano e quanto siano disposti, in caso estremo, finanche a sacrificarsi per lui.

Indice dei contenuti:

I bambini e i loro accompagnatori animali

I nostri amici domestici sono anche i migliori protettori, babysitter e compagni di gioco dei bambini. Chi altri terrebbe altrimenti testa a smartphone e tablet se non degli animali viventi, capaci di toccare la loro anima!

I genitori che prenderanno a cuore questo libro si accorgeranno di quali rilevanti possibilità evolutive potrebbero offrire ai loro figli attraverso i compagni a due o a quattro zampe, in special modo laddove si cresca in una (grande) città.

Ogni bambino ha bisogno di almeno un animale per lo sviluppo della sua anima e ognuno di essi, in verità, ne ha peraltro desiderio. Non a caso ritroviamo l'animale totem nelle culture sciamaniche: ogni essere umano dovrebbe avere sin dall'infanzia un potente accompagnatore proveniente dall'altro mondo.

Oggigiorno i bambini crescono in città o insediamenti lontani dalla natura e privi di anima, senza alcun legame consapevole con il loro animale totem o angelo custode e senza il nutrimento spirituale derivante dalle fiabe e dai miti. Sono limitati nella loro fantasia e sviluppo emotivo dalle apparecchiature digitali e così esposti, nell'insieme, a una forma di commercializzazione vieppiù massiccia.

Gli smartphone e i loro precursori, i gameboy, sono naturalmente una babysitter più conveniente e in apparenza meno complicata di cui servirsi, ma si pensi agli effetti che tali apparecchi hanno sull'anima del bambino! Non rendono in alcun modo la mente smart, facendola bensì diventare piuttosto intorpidita e priva di fantasia.

Se i bambini giocassero con cani e gatti anziché con i tablet, metteremmo a segno certamente una vittoria per la dimensione psicospirituale. I ridicoli tentativi di programmare esseri computerizzati in sembianze animali mostrano semmai più il deficit e il bisogno che non il suo superamento.

Si conosce bene, oggi, la stimolazione esercitata da ogni contatto fisico sul neonato ai fini della formazione di connessioni neuronali e si sa quanto queste ultime siano fondamentali per lo sviluppo e la prospettiva esistenziale. I bambini hanno dunque bisogno, e assai presto nella loro vita, di animali presenti attorno a loro. Quanto detto vale ancor più nel caso dei figli unici, iperprotetti e inondati da giocattoli.

Ogni piccolo essere umano in fase di crescita attraversa crisi evolutive durante le quali necessita di aiuto, di quel sostegno fornito nella giusta misura e modalità quasi esclusivamente dai compagni animali, sempre disponibili e presenti per i loro cuccioli umani, dal momento che i genitori moderni per lo più vanno entrambi a lavorare.

Queste straordinarie creature sono compagni meravigliosi sotto numerosi punti di vista, seppure non estremamente pratici, giacché sporcano e hanno delle necessità; non apportano nulla in termini economici, bensì costano tempo e denaro. Per l'anima tuttavia essi sono impagabili e perciò insostituibili.

D'altro canto, un animale vero non è un giocattolo meccanico, non può essere gettato tra i rifiuti quando ha fatto il suo dovere e il piccolo ne è stufo.

S'immagini cosa avviene nella compagine spirituale del bambino quando il suo amico domestico, durante le vacanze, viene abbandonato, dato via o peggio soppresso. Come si relazioneranno più avanti questi bambini con i loro partner? Facciamo in modo, dunque, di non degradare gli animali a giocattoli senz'anima, ed evitiamo di divorarli in quantità industriale come se fossero cibo del pari senz'anima, con grande danno alla salute per tutti. Ogni legame instaurato tra bambini e animali può prevenire un tale abbrutimento.

E l'importanza che i quadrupedi rivestono per i nostri bambini è pari all'importanza che i bambini rivestono nei confronti del mondo, oggi così poco adatto ad essi, orientato in prevalenza alla materia e spiritualmente povero. Chi tollera la violenza sugli animali la sopporterà ed esperirà infine anche sugli esseri umani. Tale tendenza dovrebbe invece essere controbilanciata da una profonda amicizia verso gli esseri a quattro zampe.

La loro importanza per bambini e adulti, e non di meno per lo sviluppo del nostro bambino interiore, è vissuta in prima persona da quei milioni d'individui in continuo e costante contatto con i loro (amici) animali.

Queste creature ci inducono in ogni momento a giocare, a gioire, a lasciarci andare alle frivolezze; liberano in noi l'allegria e la voglia di vivere, chiedono affetto e coccole. Chi gioisce ogni volta al nostro rincasare e scodinzola entusiasta per salutarci? E come altro definire quest'attitudine se non la manifestazione di onde d'entusiasmo che percorrono l'intero corpo e si fanno evidenti solo nella sua parte terminale, per l'appunto la coda, innescando spontanea felicità?

Chi non conosce ancora tali accoglienze e forme di saluto ma ne sente la nostalgia vive la mancanza di qualcosa: un cane! E l'anima si ravviverà.

Ripartizione del lavoro e sostegno terapeutico

Sebbene in passato fosse usuale anche da noi adoperare animali da lavoro come cavalli e buoi, oggigiorno non siamo più abituati a questo tipo di collaborazione. Le macchine li hanno sostituiti.

Coltivare il proprio campo con il cavallo fidato oppure ricorrere al moderno trattore potrebbe però comportare per il contadino una notevole differenza. La macchina consente di risparmiare tempo, ma ciò ha un costo in termini di legami emotivi.

Eppure continuiamo ancora oggi a commuoverci ogni qualvolta gli animali aiutano concretamente gli esseri umani, ad esempio quando i cani da valanga rintracciano i corpi rimasti seppelliti, oppure quelli da ricerca guidano le unità di salvataggio verso i dispersi o le vittime dei terremoti. Ancor più ci commuove osservare il loro correre spontaneamente in nostro aiuto senza alcun tipo di addestramento, come nel caso dei delfini nei mari liberi quando sopraggiungono in occasione d'un naufragio.

Esistono inoltre animali appositamente addestrati per compiere servizi specifici in ambito medico-terapeutico.

Cani

I cani per ciechi sanno guidare con altruismo i loro padroni senza aspettarsi nulla in cambio, tranne forse attenzione e amore, sempre graditi da ogni animale. I cosiddetti cani-partner prestano il loro aiuto ai soggetti disabili affinché costoro si mantengano autonomi nella loro quotidianità e sempre a “un palmo di cane” di distanza rispetto agli altri.

Negli Stati Uniti vengono addestrati per affiancare i soggetti epilettici. Sono in grado di percepire perfino l'aura dell'attacco del “grande male” (il forte e tipico attacco epilettico), tanto da poter avvertire preventivamente i loro pazienti umani, permettendo loro di parcheggiare ad esempio l'automobile, assumere gli opportuni medicinali e riuscire a mitigare così le conseguenze della crisi. Grazie al contributo di tali cani, i soggetti epilettici riescono a condurre una vita ampiamente normale, potendo per l'appunto anche guidare un'automobile. E nessuno di questi quadrupedi prende nota delle ore di servizio prestate, al contrario: non presentano richieste ma donano amore con generosità.

Un'impressionante opportunità d'intervento terapeutico attraverso i cani è stata testimoniata dal professor James Lynch. Nell'ambito di una ricerca scientifica, lo psicofisiologo dimostrò come i pazienti ipertesi riuscissero ancora a comunicare con disinvolta normalità solo con questi animali. Gli altri esseri umani finivano per metterli sotto pressione a causa della loro forma mentis gerarchica: in un rapporto improntato a un ruolo di superiorità, essi impartivano direttive, innescando una sorta di scarico liberatorio; in quello di subalternità, tendevano a prostrarsi fino a ridursi in uno stato di grande compressione. Solo con il loro cane sembrava ancora possibile comunicare, per così dire, ad altezza d'occhio, senza ritrovarsi in situazioni di tensione e di rischio (per la loro vita). Il professore raccomandava di conseguenza l'ausilio di cani per condurre moderate passeggiate e la comunicazione umana quale più efficace terapia per i soggetti ipertesi.

Come questi animali sapevano avvertire per tempo i guardiaparchi delle incombenti eruzioni vulcaniche, allo stesso modo essi possono rivelarsi sensibili segnalatori dei disturbi della salute. In Corea sono stati addestrati a fiutare se un essere umano è ammalato di cancro. Allevando ed educando tali cani in modo confacente e rispettoso della loro specie, ne ricaveremmo un ulteriore servizio, certamente ben più proficuo del loro impiego nella ricerca di droga.

Mio nonno, da medico, si aspettava ancora di riuscire a riconoscere visivamente e anche per via olfattiva i quadri clinici dei suoi pazienti. Grazie agli animali, forse ancor oggi i medici potrebbero tornare a essere più sensibili, capaci e intuitivi. Dovremmo in ogni caso accogliere con gratitudine questo miracolo davvero bestiale della capacità di fiutare rapidamente l'esistenza di tumori in pazienti estranei.

Il fatto che non soltanto i cani bensì anche altri animali (domestici) sviluppino un cancro, rispecchiando così un problema di crescita nei “loro umani”, è da ritenersi ormai estremamente probabile e sarà testimoniato attraverso gli esempi a seguire presenti in questo libro.

Delfini

Una profonda influenza terapeutica altrettanto degna di nota e di alto riguardo è esercitata dai delfini. Pur non essendo stata ancora individuata la causa scientifica degli esiti tanto positivi ottenuti dalla delfinoterapia sui bambini – come pure sul nostro bambino interiore – essa non lascia nutrire alcun dubbio riguardo al suo sicuro successo da parte di quanti l'hanno già sperimentata.

In particolare il prezioso effetto derivato dal contatto con questi mammiferi acquatici non può essere ignorato a proposito dei soggetti disabili, autistici o dei bambini con sindrome di Down. Esso dipende probabilmente dall'equanime stima riservata dai delfini a questi soggetti, collocati invece nella nostra società in un ordine gerarchico totalmente capovolto. Questi animali sembrano preferire i bambini disabili e le ragazze ai ragazzi; le donne incinte alle altre donne e queste ultime in priorità rispetto ai maschi adulti. Piuttosto in basso nella loro scala di valori si trovano quegli uomini cerebrali ai quali oggi nel nostro mondo spetta la parola. Probabilmente i delfini preferiscono gli esseri umani con uno sviluppo dell'ego meno marcato. Quest'ultimo è presente in misura minima nei soggetti autistici e nei bambini affetti da sindrome di Down, è piuttosto misurato nelle donne incinte e maggiormente evidenziato nelle persone concrete e maschili.

I cetacei, con il loro cervello relativamente grande e differenziato, si annoverano tra le schiere degli esseri viventi più intelligenti. Eppure nel corso dell'evoluzione, quando sono tornati nel mondo dell'acqua – patria di noi tutti – hanno chiaramente scelto un cammino non intellettuale, volgendosi in prevalenza alla gioia di vivere.

Ho sperimentato spesso il volontario accostamento dei delfini agli esseri umani ovvero all'onda di prua delle loro barche, con l'intento di potersi divertire a giocarci dentro. Saltano con esuberanza fuori dall'acqua anche senza spettatori e alcuna prospettiva di ricompensa, giocano tra le onde come surfisti e godono di tale opportunità evidentemente per la pura gioia di esistere.

Non hanno problemi di norma nel procurarsi sufficiente cibo e non si lasciano nutrire volentieri di pesci morti. Semplicemente non è loro necessario, se non in cattività. La loro vita relazionale è completamente libera, fanno l'amore in coppia e in piccoli gruppi, talvolta anche in grandi, sebbene nuotino l'uno con l'altro a contatto di pelle e possano suscitare anche negli esseri umani esperienze orgiastiche.

Mi trovai una volta con un amico nel mezzo d'un gruppo di oltre venti delfini nell'atto di giocare; essi ci permisero liberamente di assistere al loro divertimento, forse causato anche da noi due, che dovevamo apparire ai loro occhi assai limitati e di fiato corto. Pur essendo entrambi ottimi nuotatori e sub, tra i delfini sembravamo dei miseri disabili nel regno dell'anima dei mondi acquatici.

A ogni modo, stabilire un contatto con questi mammiferi pinnati, liberi e selvaggi, disposti ad accettare qualcuno nel loro regno e a lasciarlo partecipare alla loro gioia di vivere, è un'esperienza incredibilmente toccante. Nei bambini disabili il contatto con i delfini ha spesso innescato autentici passi evolutivi, come se tale esperienza avesse donato loro un nuovo desiderio di vivere e la gioia di crescere.

I delfini ci sono molto vicini e sono particolarmente amati da noi; per questo ci riesce tanto facile riconoscere loro un'anima e considerarli nostri compagni spirituali, tanto da ricercarne la vicinanza.

Grazie a loro, molti di noi vivono l'effetto dello specchio dell'anima anche a parti invertite, ovvero si lasciano andare al buon umore già solo per l'ampio sorriso apparentemente irradiante che Madre Natura ha magicamente stampato sui loro musi.

Cavalli

In modo analogo anche l'ippoterapia, praticata per mezzo di cavalli specificamente addestrati, esplica i suoi effetti assai positivi su bambini e disabili; peccato essa venga tuttora impiegata in misura ancora troppo limitata.

Al contrario dei terapeuti umani, quasi mai gli equini dimostrano di essere esausti o frustrati da questo lavoro. Essi sono semplicemente lì, a disposizione dei loro pazienti, e sembrano provare gioia da un tale incontro di guarigione, mai percepito come un peso.

Ho avuto modo di constatare personalmente quanto perfino i cavalli non addestrati per la terapia sviluppino una stupefacente sensibilità nei confronti dei bambini, in misura particolare verso le persone disabili. Ho così osservato la vibratile delicatezza con cui questi animali sanno accostarsi allo stato dell'anima di quanti si avvicinano a loro e di loro si occupano.

Nel periodo in cui ospitammo due cavalli nel prato del nostro centro terapeutico di Johanniskirchen, Duplo, un pony d'indole piuttosto sottile per non dire subdola, suscitò la nostra sorpresa. Alto quanto un cavallo ma ancora giocherellone come un piccolo pony, era capace di ricorrere a metodi più che creativi pur di liberarsi rapidamente anche del più esperto tra i cavalieri. Ciò nonostante non appena Naomi, mia figlia Down, si mise seduta sopra di lui, Duplo si fece docile come un agnellino.

Sulle prime non nutrivamo alcuna fiducia nel programma di equitazione; essendo tuttavia il desiderio di Naomi assai veemente, e dimostrando Duplo di non avere nulla in contrario, osammo infine l'impresa, dapprima con me in sella e procedendo al passo in tutta cautela. Notai subito come questo caparbio pony, che era solito divertirsi nel misurare le sue forze con le mie se ero l'unico cavaliere, si volgesse con intenzioni assai diverse, molto più rispettose e addirittura amorevoli, non appena Naomi si trovava in groppa.

L'esperienza si ripeté con esito analogo nel momento in cui mia figlia lo cavalcò da sola, sebbene per Duplo sbalzarla via sarebbe stato un gioco da ragazzi. Comportarsi con lei in modo mite e cooperativo sembrava essere per questo grosso e sfacciato pony, pur così sensibile, una evidente questione d'onore. Si trattava proprio di Duplo, un numero doppio: il cavallino rivelava un lato diverso del suo carattere a seconda della situazione.

Non intendo con questo voler diagnosticare all'animale alcuno sdoppiamento di personalità; nel suo comportamento, e nell'incedere, rispecchiava semplicemente la persona seduta sul suo dorso, in una modalità tanto perfetta ed empatica da lasciarci tutti assai colpiti e commossi.

La validità della medicina-cavallo è testimoniata anche da un'ulteriore storia: una piccola ragazzina di nome Mira non era ancora cresciuta, nel senso fisico del termine, al passo della velocità evolutiva della madre e della sorella, dedite a una vita davvero folle e senza regole, condotta in svariati Paesi.

Mira era per così dire “rimasta indietro”, rifiutandosi di progredire. A causa della sua piccola statura e poiché anche a scuola non era riuscita a distinguersi, soprattutto per quanto atteneva alla scrittura, il Policlinico universitario aveva infine certificato un disturbo della crescita nonché, a seguire, una dislessia. Le sue giunture già chiuse lasciavano dedurre che sarebbe rimasta piccolina. Mira era inoltre molto sottile, poiché il suo metabolismo non tollerava né grano né latticini, tanto da indurre chi la guardava a pensare che fosse anoressica. In verità, pur volendo mangiare, la ragazzina non riusciva semplicemente a digerire né a trattenere più di tanto.

Grazie all'impegno personale della madre, e contro il volere della rinomata università medica, furono infine individuate e diagnosticate le sue serie intolleranze alimentari, di cui finalmente si iniziò a tenere conto durante la faticosa preparazione dei pasti a lei destinati. Secondo l'interpretazione psicosomatica del manuale Malattia come simbolo, ambedue le forme allergiche rimandano tanto a una relazione materna disturbata quanto a una paterna di analogo tipo.

Nella sua casa a dir poco asettica – gli animali non erano permessi in virtù delle norme igieniche – Mira si sentiva tanto a disagio quanto a scuola, un istituto non in grado di offrirle alcuna prospettiva di positiva conclusione didattica. L'anamnesi indicava una generale mancanza di desiderio di vita e di crescita. L'unica cosa che sembrava renderla felice erano le sue ore di equitazione e i relativi sporadici concorsi ippici, e l'unico pensiero capace di entusiasmarla era quello delle ranocchie in un terrario.

Sua madre, in sé vivace e professionalmente di successo, era da un lato assai stressata dal grande impegno richiestole nella preparazione del cibo adatto a sua figlia, dall'altro, infastidita per la mancanza di gioia di vivere di Mira e per la sua svogliatezza nell'accogliere qualsiasi proposta (la ragazzina non aveva voglia di nulla o quasi, eccezion fatta per gli animali). La donna, d'altro canto, era ben disponibile a impegnarsi a fondo pur di migliorare la condizione di sua figlia.

In questa situazione subentrò un cambiamento radicale nell'esistenza di entrambe in virtù di un trasferimento in campagna, accompagnato da una terapia omeopatica improntata all'unicismo e, non da ultimo, grazie all'arrivo di una cavallina tonda e in carne di nome Isa. Mira si rallegrò della nuova collocazione e ancor più del nuovo animale, e l'omeopatia iniziò altresì a esplicare i suoi effetti.

Nel mutato contesto, unico desiderio della ragazza era accompagnarsi alla sua Isa, né ad altri era consentito cavalcarla. La questione andò facendosi piuttosto ingarbugliata giacché anche sua madre, eccelsa cavallerizza, e il suo compagno amavano uscire a cavallo. Isa, acquistata come norvegese dal gran buon carattere, sembrò percepire all'istante la volontà di Mira contraria alla condivisione del proprio cavallo, adattandovisi compiutamente. L'animale sviluppò così l'attitudine a disarcionare chiunque tranne la ragazza, inclusa la volenterosa insegnante di equitazione, e precisamente con modalità di volta in volta conformi a quanto ciascuno meritasse e potesse sopportare: taluni di volata, altri al passo. Obiettivo principale era rendere la sella di nuovo libera per Mira che, insieme a Isa, poté crescere sempre più nel senso letterale del termine.

Laddove la cavalla maturava in larghezza, Mira iniziò a espandersi in altezza, superando ogni aspettativa a dispetto della prognosi medica. Entrambe incontrarono degli ostacoli ma riuscirono tuttavia ad affrontarli, crescendo oltre se stesse. In concreto, superarono gli esami di equitazione e nessuno riuscì più a trattenere l'impressione che la ragazza fosse, per così dire, aumentata a misura di cavallo, mentre nel frattempo le due sodali diventavano un cuore e un'anima nel senso più autentico della parola.

Dopo la comprovata efficacia della decisione d'ignorare la diagnosi accademica del Policlinico universitario lasciando semplicemente crescere la ragazza, si riscontrò un analogo percorso anche rispetto alle già diagnosticate difficoltà di apprendimento e ai relativi impedimenti evolutivi.

Grazie all'aiuto omeopatico Mira superò un'intolleranza alimentare dopo l'altra, iniziò a godere del cibo e visse una pubertà straordinariamente costruttiva a fianco di Isa. Insieme affrontavano i loro ostacoli e si aprivano nuove strade, guadagnandone ciascuna in peso, Isa sul piano corporeo, Mira anche su quello della personalità. Al compimento dei 18 anni la ragazza ricevette in dono, come una sorta di riconoscimento, una piccola automobile tutta sua, ovviamente provvista di un rimorchio per la cavalla.

La personcina di piccola statura, magra come un chiodo e indietro nello sviluppo, era cresciuta in modo incredibilmente veloce.

Non ci volle molto affinché Mira andasse a vivere da sola nella grande città, progetto considerato del tutto impensabile fino a poco tempo addietro. Trovò un alloggio in comune con altri ragazzi e riprese a studiare, superando gli esami per lo più senza difficoltà.

Presto anche il diploma di scuola media fu assicurato e Mira intraprese un ulteriore e più ambizioso percorso formativo. Le visite a Isa però divennero possibili soltanto nel fine settimana, una condizione in tutta evidenza insopportabile per entrambe; la cavalla sviluppò per conseguenza una laminite, ossia un'infiammazione delle lamine dello zoccolo, che reclamava la sopravvenuta mancanza del giusto terreno sotto i piedi: semplicemente Isa non si trovava nel luogo a lei confacente.

In effetti Mira desiderava da tempo portare la cavalla con sé in città ma l'alloggio per l'animale sarebbe risultato molto più costoso rispetto alla campagna. A quel punto fu la mamma a comprendere con maggior chiarezza l'esigenza di vicinanza fisica sentita dalla figlia e dalla sua compagna a quattro zampe. A ogni altro era infatti risultato incomprensibile fino a quel momento il motivo per cui la valida scuderia di campagna fosse diventata improvvisamente del tutto inadatta ai delicati zoccoli di Isa e incapace di assicurarle le giuste cure. Fu infine trovato un alloggiamento equestre in città e nulla più si frappose alla guarigione di Isa e ai progressi della sua proprietaria.

Quando poi la ragazza attraversò una crisi esistenziale, causata da preoccupazioni, esami e molto altro insieme, Isa reagì con una grave infiammazione polmonare, realmente rischiosa per la sua vita e incarnante appieno il disturbo di comunicazione della sua padrona. A quel punto Mira, sentendosi responsabile della malattia della cavalla, si prese cura di lei con spirito di abnegazione, forse avvertendone intuitivamente il coinvolgimento personale. E con incredibile meraviglia Isa guarì.

La ragazza ultimò la sua formazione e superò al contempo l'esame statale di maturità; oggi, cavalla e giovane donna godono entrambe di un'assai maggiore maturità.

Tratto dal libro

Animali Specchio dell'Anima

Vivono le nostre emozioni, si fanno carico delle nostre malattie, sono profondamente legati a noi

Ruediger Dahlke, Irmgard Baumgartner

Gli animali sono in grado di provare sentimenti e perfino avere pensieri. Hanno un'anima, sono intelligenti e alcuni di loro hanno anche la consapevolezza di essere, perché si riconoscono quando si guardano nello specchio. Vivere assieme agli animali, per tutti noi, significa aprire gli occhi verso i bisogni della nostra anima.

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La dottoressa veterinaria IRMGARD BAUMGARTNER ha studiato medicina veterinaria a Monaco di Baviera e si è poi specializzata nella cura degli animali di piccola taglia, come quelli domestici. Dal 2007 opera stabilmente nei pressi di Augusta, in Germania, dove si avvale di terapie esclusivamente...
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Rüdiger Dahlke, medico, è nato nel 1951. Laureato in medicina presso l'università di Monaco è specialista in terapie naturali e psicoterapia e autore di numerosi libri riguardanti il rapporto tra malattia, psiche e autocoscienza..Per quasi 40 anni, Dahlke ha...
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