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Andare a fondo

di Gianluca Liguori 3 settimane fa


Andare a fondo

Leggi un estratto dal libro "Diventa Mentalista" di Gianluca Liguori

Fin da piccolo ho nutrito una curiosità innata per la comprensione dei meccanismi di ciò che c’era intorno a me. Non mi sono mai accontentato di risposte superficiali o di prendere le cose così com’erano.

Sono sempre stato mosso dal desiderio di andare a fondo, di trovare un perché e un come. Se mi si rompeva l’orologio o il televisore di casa, o se s’incrinava il rapporto affettivo con una persona, mi è sempre piaciuto andare in profondità: smontare l’orologio, aprire il televisore, scavare nel ricordo emotivo che avevo condiviso con quella persona per comprendere le problematiche che ne avevano causato il mal funzionamento o la rottura. E

poi, da lì, ripartire, ricorreggere il tiro, risistemare le cose e i rapporti, recuperare il sorriso e la serenità.

Stai leggendo un estratto da questo libro:

Diventa Mentalista

Stupisci con i giochi psicologici dei mentalisti più famosi al mondo

Gianluca Liguori

Hai mai sentito dire che generalmente viene utilizzato solo il 10% della nostra mente? Ecco, è falso! Un mago della Mente è in grado di padroneggiare la realtà e nel suo arsenale devono essere presenti gli strumenti...

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In un certo senso, l’andare a fondo è ciò che caratterizza la figura del mentalista.

Il mentalista non è (solo) colui che esegue meramente dei giochi di abilità o di prestigio al fine di stupire o divertire; questa è una definizione riduttiva che guarda al mentalismo dal di fuori, soffermandosi sulla tecnica piuttosto che sulle motivazioni, sulle conseguenze piuttosto che sulle cause, senza comprendere pienamente le vere finalità che stanno a monte di questa meravigliosa professione.

Mentalista è colui che è in grado di entrare nel profondo della mente umana e di “giocarci”, sviscerandone il funzionamento, cogliendone i meccanismi inconsci e subconsci, per condizionarli, guidarli, influenzarli. Il fine ultimo? Emozionare.

Nota bene: emozionare è diverso che stupire.

Lo stupore è qualcosa che ci lascia senza parole, ma non per forza ci fa “sobbalzare” il cuore. L’emozione, invece, ci tocca interiormente, colpisce i nostri sensi, ci fa vibrare. Se il mentalista non riesce a parlare al cuore delle persone, ha mancato il suo intento. Non ha assolto con merito il proprio compito.

Per questo motivo mi piace anche fare una seconda distinzione: quella tra chi “fa” il mentalista e chi “è” mentalista.

Come un musicista che “sente” la musica dentro di sé e diventa tutt’uno con il proprio strumento musicale, così deve essere il mentalista quando sale sul palco e coinvolge il pubblico costruendo situazioni e giochi durante i quali ciascuno spettatore si sente protagonista in prima persona.

La platea percepisce il flusso di energia e riconosce dove c’è coerenza, dove c’è pathos, dove c’è presenza. Per questo mentalista si “è” e non lo si “fa”.

Personalmente, ho orientato tutta la mia vita al mentalismo. Al punto che, chi mi conosce, spesso mette davanti alla mia persona la mia professione. Non che questo sia sempre positivo, a volte ha anche i suoi svantaggi, ma quello di essere riconosciuto per ciò che faccio, per il servizio che offro, è stata una mia scelta. Amo ascoltare gli altri, comprenderne i pensieri, i meccanismi psicologici che lì portano a ragionare e a compiere scelte di un certo tipo. E mi entusiasma ugualmente provare a condizionare la mente umana, influenzarla, spesso anche al fine di aiutarla.

La prima persona che mi ha avvicinato alla magia è stato mio nonno, allettandomi con diversi giochi di prestigio. È stato lui a insegnarmi che nella vita si può iniziare e smettere di fare qualsiasi cosa, ma non si può (non si deve) mai smettere di divertirsi, di giocare, di ridere. E quindi anche di sognare.

D’altronde, la magia è un’arte che parla un linguaggio universale: è apprezzata dal bambino di dieci anni come dall’anziano novantenne; è universale perché non ha bisogno di parole e non c’è cultura in cui la magia non sia riconosciuta e apprezzata.

Una volta diventato adolescente, compresi che questa era la mia strada e decisi di intraprenderla per gradi. Cominciai con i classici giochi di prestigio, che amavo terribilmente. Il mio repertorio era basato fondamentalmente su giochi matematici, sulla velocità delle mani e su trucchi legati ad attrezzi non convenzionali.

Ricordo ancora il mio primo spettacolo in un locale alla periferia di Roma. Avevo 17 anni e chiesi 50 euro per un’ora di esibizione. Con un mazzo di carte truccato indovinavo la carta scelta dagli spettatori e con un dado magico ero in grado di predire il numero che sarebbe uscito.

Finché, crescendo, cominciai a chiedermi: “Chissà mai che io non riesca a creare la stessa magia senza l’ausilio di strumenti esterni ma con la sola forza della mente.”

Se c’è una forma di magia superiore a tutte le altre, è quella che si crea dal niente.

Un grande mentalista dovrebbe riuscire in qualsiasi contesto, in qualsiasi situazione, di fronte a qualsiasi pubblico, a creare qualcosa di magico. Magari proprio partendo dal contesto e dalle caratteristiche della platea che ha di fronte. Non c’è niente di più affascinante per il proprio uditorio perché, quando questo avviene, è come se la magia si trovasse nell’aria, e non nella tecnica. Nella persona, e non in un oggetto. Nella mente e nel cuore del mentalista e non nelle sue mani.

E così, spinto da questo desiderio, cominciai a studiare e a migliorarmi. Da allora, ho letto almeno un libro al giorno (e ancora oggi continuo a farlo), ho meditato e ho trovato la calma necessaria per essere percepito come sicuro e autorevole anche agli occhi del pubblico più scettico. Ho lavorato sul mio aspetto fisico e sul mio look (gli anelli che indosso, la forchetta piegata che porto al collo, sono tutti simboli che mi rendono riconoscibile e distinguibile a tutti).

Ma se devo individuare un momento che ha segnato la svolta nel mio percorso professionale è stato quando incontrai Dimitri.

Ai tempi avevo iniziato a frequentare alcuni club di magia e le persone che appartenevano a questo mondo. Per quanto l’esperienza mi stesse arricchendo, spesso venivo scoraggiato da chi, tra loro, mi redarguiva sulla difficoltà di fare del mentalismo una professione: “Bisogna avere una personalità forte e credibile” dicevano.

Ma io ero determinato e sapevo che stavo lavorando proprio per costruirmi quella personalità forte e credibile di cui c’era bisogno.

Fu Dimitri a incoraggiarmi e a spingermi a osare: “Gianluca, tu sei davvero portato. Devi assolutamente fare il mentalista.” E così mi consigliò un manuale specifico che diede avvio alla mia evoluzione dai giochi di prestigio ai giochi di mentalismo.

Per i primi, è sufficiente tanto allenamento, anche semplicemente davanti allo specchio di casa. Per i secondi, l’esperienza vera la si può fare solo davanti al pubblico reale. Perciò, è bene prepararsi alla possibilità di collezionare inizialmente qualche brutta figura. Ecco perché in molti mi sconsigliavano di seguire questa strada. Eppure, questo è proprio uno degli aspetti che amo maggiormente del mio lavoro, oggi: il mentalismo mi permette di uscire quotidianamente dalla mia zona di comfort e di fortificarmi, sempre di più.

Se ce un motto che rispecchia la mia vocazione è: “Trasformare ciò che le persone credono impossibile in possibile.”

Non ringrazierò mai abbastanza Dimitri per avermi indicato la via e incoraggiato a seguirla.

Purtroppo Dimitri morì un anno dopo avermi consigliato la lettura di quel primo manuale. Ma ricordo che ci vedemmo una settimana prima della sua dipartita, in un ristorante.

“Gianluca, fammi una promessa. Promettimi che continuerai con il mentalismo.”

“Te lo prometto. Dimitri” gli dissi.

E oggi, ogni volta che salgo su un palco, il mio primo pensiero va a lui e a mio nonno.

Ti ho raccontato la mia storia per farti comprendere meglio come essere un mentalista non è qualcosa di unico e univoco. Ciascuno ha il proprio stile, che dipende dal carattere, dalla personalità, dall’esperienza, dagli incontri che ha avuto, dalle persone che lo hanno formato, dalle abilità che egli stesso ha sviluppato.

In questo libro troverai una serie di tecniche standard che ti avvicineranno alle basi del mentalismo, facendotene scoprire anche i concetti e gli studi scientifici sui quali si fonda.

Sarà tuo compito e tuo divertimento rielaborare i giochi che trovi qui descritti e farli tuoi, presentarli al tuo pubblico secondo il tuo stile.

Non è tanto l’applicazione della tecnica in sé che ti farà diventare abile, quanto la consapevolezza, la sensibilità, la creatività che mostrerai nell’unire più tecniche e nel convogliare nel tuo spettacolo anche elementi di altre discipline o materie che non hanno necessariamente un rapporto diretto con il mentalismo. Ricorda: l’obiettivo non è far vedere quanto siamo bravi ma emozionare, arrivare al cuore delle persone, strappare un sorriso e - perché no? - migliorare le vite di chi ci guarda.

Il mio augurio per te che leggi è proprio quello di sviluppare questo dono. Non fare un esperimento: diventa tu stesso l’esperimento. Quando riuscirai in questo, nessun’altra forma di comunicazione sarà più impattante.

Viviamo in un periodo storico dove è sempre più difficile stupire, proprio perché siamo bombardati costantemente da messaggi, video e immagini che hanno lo scopo di lasciarci a bocca aperta, ma che spesso finiscono col renderci assuefatti alla meraviglia.

La sorpresa vera è quando viviamo qualcosa con disincanto. E la magia ha ancora questo potere, proprio come lo stupore che proviamo osservando un paesaggio, scartando un regalo o ricevendo l’abbraccio di uno sconosciuto.

L’obiettivo di questo libro è insegnarti a creare magia nella mente e nel corpo delle persone (sì, perché il mentalismo può anche essere terapeutico e aiutare a sopportare il dolore o a vincere determinate paure), per regalare emozioni e ricordi bellissimi, non solo agli spettatori ma anche a te stesso, come dimostrano le mie storie personali di Mentalismo in azione con illustri personaggi dello spettacolo e della politica, che ho voluto condividere con te proprio qui.

Buona lettura!

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Gianluca Liguori, celebre mentalista italiano, ha introdotto il mentalismo in televisione e ha iniziato per primo a lavorare come Life Coach unendo il mondo della magia con l’innata sensibilità di saper leggere la mente delle persone. Esperto di psicologia, programmazione...
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