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Amor proprio: perché sì?

di Terenzio Traisci 1 mese fa


Amor proprio: perché sì?

Leggi un estratto da "Tutto il Bene che Mi Voglio" di Terenzio Traisci e scopri perché ritrovare il tuo Amor Proprio

Dopo aver analizzato tutti gli ostacoli, tutte le principali credenze contro l'amor proprio, le scuse, le resistenze, vediamo ora assieme perché dovremmo avere amor proprio, o meglio, perché ci conviene averlo e cosa può favorirlo.

Per capirlo, il modo migliore è considerare l'amor proprio non come la meta, bensì come lo strumento, il motore per condurci a vivere sani e felici.

Stai leggendo un estratto da

Tutto il Bene che Mi Voglio

Breve corso di Amor Proprio

Terenzio Traisci

Dallo psicologo che ha ideato l’“ingegneria del buon umore”, il percorso per imparare a volersi bene e vivere felici. Ci sono persone che spesso si sentono frustrate, afflitte o arrabbiate perché non ricevono dagli altri quello che si...

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Indice dei contenuti:

Il carburante dell'amor proprio

Ti è mai capitato di mettere un carburante sbagliato nel motore? Che guaio! Se sbagli, la macchina non parte, perché si avvia solo se le fornisci quello giusto, quello che fa avere al motore le prestazioni migliori.

Il nostro carburante sono le condizioni che favoriscono il nostro amor proprio.

Le condizioni che invece NON lo favoriscono sono lo stress cronico e quindi l'eccesso di cortisolo nel corpo, due fattori difficili da eliminare, così come non possiamo eliminare le fonti di stress, ma possiamo affrontarle.

Abbiamo visto fino a ora che quando sei di buonumore, grazie alla serotonina ti focalizzi sulle priorità, sulla tua identità, sulle cose importanti della vita, senti meno il bisogno di distrarti e vivi con più serenità e lucidità. Riesci a percepire tutto in maniera più ampia, cogliendo più aspetti e opportunità.

Quando sei di buonumore, grazie all'ossitocina, hai più coraggio, più fiducia ed empatia con le altre persone. Quando sei di buonumore, grazie alla serotonina e all'ossitocina ti assumi le responsabilità motivandoti, grazie alla dopamina. Infine è quando sei di buonumore che, grazie alle endorfine e all'ossitocina, provi quelle sensazioni di gratitudine e rilassamento che favoriscono l'amore verso se stessi e verso gli altri.

Quindi possiamo decisamente affermare che l'amor proprio è favorito da quattro elementi chimici fondamentali, presenti quando siamo di buonumore.

Bene, una volta capito quali sono gli elementi che compongono il carburante, dovrebbe essere facile partire e raggiungere la meta, giusto? Eppure non è sempre così...

Se continui così

La maggioranza dei libri e dei corsi che trattano il tema della salute, del benessere e dell'amor proprio si basa soltanto o soprattutto sui vantaggi e sui benefici che si ottengono da una vita sana ed equilibrata. Ma la conoscenza dei vantaggi e dei benefici non sempre è sufficiente per cambiare vita e tornare in salute e felici.

Il motivo è che sul nostro cervello impatta meno che cosa ci guadagniamo, rispetto a chiederci: SE NON HO AMOR PROPRIO, CHE COSA MI PUÒ SUCCEDERE?

Questo tipo di domanda, infatti, fa più leva sul dolore di non avere amor proprio che sul piacere di averne, mi segui? Ed è il punto di partenza per ogni riflessione sull'amor proprio, perché il nostro cervello cerca in ogni modo di allontanarci dal dolore e solo successivamente di avvicinarci al piacere. Ma il problema dei problemi, per molti di noi e per i cinque personaggi del libro, è l'aver associato il dolore all'amor proprio. 

Quali persone rientrano in questa categoria? Quelle che non hanno consapevolezza, che ignorano i rischi concreti e immediati di ogni scelta non fatta per la propria salute psicofisica, e quelle che, invece, pur avendone consapevolezza, non riescono a cambiare, perché credono che le conseguenze della mancanza di amor proprio chiederanno il conto tra molto tempo.

Siamo proprio sicuri che siano così lontane nel tempo le conseguenze della mancanza di amor proprio, se continuiamo:

  • a non saper gestire le nostre emozioni, vivendo a lungo sotto stress;
  • a condurre uno stile di vita sedentario e che non favorisce l'abbassamento del cortisolo, accelerando i processi di invecchiamento e deterioramento degli organi;
  • a nutrirci in modo poco sano, alimentando con zuccheri e carboidrati soprattutto quei batteri "cattivi" pro-infiammatori che insieme al cortisolo alterano il sistema immunitario e attivano i geni portatori di malattie?

E se continuiamo a condurre uno stile di vita poco salutare non rischiamo forse di influenzare anche quello dei nostri figli? Secondo l'epigenetica, SÌ.

L'INSIEME DELLE SCELTE CHE FACCIAMO OGNI GIORNO DETERMINA NON SOLO LA NOSTRA VITA, MA ANCHE QUELLA DI CHI AMIAMO.

Inoltre, mentre soltanto vent'anni fa potevamo permetterci di essere sempre di corsa, di trascurarci, mangiare male, condurre una vita sedentaria, rimanere a lungo preoccupati, tristi, frustrati e di malumore, oggi che l'inquinamento è aumentato e siamo bombardati da un maggior afflusso di informazioni che generano stress nel nostro cervello, se non facciamo qualcosa per noi stessi subito il rischio di ammalarci è seriamente più alto.

Lo dicono i dati sull'aumento dei tumori, delle malattie neurodegenerative come l'Alzheimer e il Parkinson, delle malattie infiammatorie autoimmuni, delle allergie... E quindi se poi ti ammalassi sul serio?

Un dato sconcertante tutto italiano emerso all'European Obesity Day ci avverte che ogni 10 minuti c'è un morto per obesità, più di 1000 decessi alla settimana! L'obesità ovviamente non è una malattia, ma è uno stato fisico che innesca numerose malattie, come quelle cardiovascolari, il diabete, i disturbi articolari, perfino il cancro.

"Hai ragione" direbbero i nostri cinque amici e chiunque avesse davanti agli occhi il quadro della situazione.

Aver ragione, purtroppo, serve a poco. Anzi, finché usi solo la parte razionale del tuo cervello (la neocorteccia), non riuscirai mai a effettuare un cambiamento nella tua vita, perché non è su quel piano che agisce il cambiamento!

Ricordi che le neuroscienze, in particolare gli studi del neuroscienziato Damasio, ci dicono che l'8O per cento delle nostre scelte è indotto dalla nostra parte subcosciente, cioè a livello del cervello antico, rettile o paleocorteccia? La riprova è che se scivoli scendendo le scale in pochi millesimi di secondo riesci a evitare di cadere, senza esserne cosciente, cioè non lo decidi in modo razionale ma istintuale.

SE DOVESSIMO PRENDERE UNA DECISIONE RAZIONALE OGNI SECONDO NON SAREMMO PIÙ IN VITA.

Infatti la paleocorteccia è impermeabile alle informazioni provenienti dalla ragione, perché se vi prestasse attenzione non esisterebbe più l'istinto di sopravvivenza e saremmo molto più lenti ad agire in situazioni di pericolo.

La buona notizia è che invece la neocorteccia è permeabile alle informazioni provenienti dalla paleocorteccia, ed è su questo dato che si attiva il cambiamento.

Ad armi pari

Ti è mai capitato di dire a un amico: "Dovresti smettere di fumare" e che lui ti risponda: "Hai ragione, è vero, ma..." e prosegua con un lungo elenco di scuse?

Pensi che lui non conosca i benefici di un corpo sano? Pensi che non sappia a quali malattie porta il fumo? Ce l'ha spiattellato su ogni pacchetto che si fuma! Ma niente è più forte di lui, perché il cervello antico sceglie il dolore più forte.

Cos'è più soffocante e opprimente: il dolore di un potenziale futuro malore, oppure una percezione di immediato dolore, per cvii ti senti sotto attacco e ti senti soffocare? La seconda, senza ombra di dubbio.

Prendiamo l'esempio di Gianni, che fuma moltissimo ma meno di quando era ragazzino (per dimostrare che era adulto). Oggi, da ultrasessantenne, per lui è più un modo per scaricare ansia. Dice di farlo per prendere "una boccata d'aria".

Cosa succede, in genere? Arriva un momento di ansia che equivale a dolore, il cervello antico prende il comando e viene percorsa la strada neuronale più praticata, più semplice e che dia un sollievo immediato. Gianni sceglie la via più rapida, quella di fumarsi una "bella" sigaretta, nonostante sappia benissimo che il fumo indebolisce il sistema immunitario e che il rischio di ammalarsi di tumore aumenta...

ATTENZIONE! Perché non è soltanto l'immediato piacere del fumo a condizionarci, non è soltanto il sentirsi fighi o il senso di appartenenza al gruppo di "amici fumatori" che spinge a prendere in mano una sigaretta, bensì il dolore immediato di un attacco di ansia, di un eccesso di tensione, di un momento di rabbia o di frustrazione. Un dolore immediato vince sempre su un dolore probabile e lontano nel tempo...

"Allora come se ne esce?!" ti chiederai.

Ad armi pari con la tecnica del dolore contro dolore.

Le scoperte di Paul MacLean sulle funzionalità del cervello ci suggeriscono che il cambiamento di un comportamento avviene soltanto quando si associa dolore, facendo leva sul funzionamento naturale del cervello.

Immagina un cavallo che se ne sta fermo a brucare erba. Appena prova un forte spavento l'animale scatta al galoppo e tu, che lo cavalchi, puoi sfruttare la sua corsa. Ovviamente non puoi portarlo dove ci sono altri pericoli, ma dove ci sono pace e soprattutto sicurezza.

Così quando sfrutti la forza motrice del tuo cervello antico, anziché opporti a esso, riuscirai a cambiare abitudini e a riprendere in mano la tua vita.

Se non abbinerai dolore, paura, sofferenza alla mancanza di amor proprio, allora ogni soluzione, seppur geniale, non verrà mai presa in considerazione seriamente. Il tuo cervello, infatti, non avrà "in memoria" dei riferimenti per interpretarla, e per questo tenderà a scartarla, la considererà cioè peggiore della situazione in cui si trova: peggio che rimanere così... ci pensi?

Anche se adesso stai vivendo una situazione di dolore, di frustrazione, insoddisfazione o tensione, cambiare sarebbe comunque peggio.

È per questo che Monica rielabora, modifica la sua realtà per convincersi che tutto sommato sta bene a casa con i figli, "nel suo nido", nonostante la solitudine, la stanchezza, i sensi di colpa...

Così come Lucia sostiene che tutto sommato il suo rapporto con il compagno abbia solo degli alti e bassi, nonostante sia finito ormai da un po' e lei si stia logorando l'anima.

Sembra assurdo, ma per molti di noi è proprio così.

Con queste riflessioni spero, con tutte le mie forze, di arrivare alla tua anima per spronarti a dissociare piacere-sicurezza-sollievo dalle tue abitudini improduttive, dalle tue reazioni sbagliate e dalle scelte che non ti hanno portato a nulla di buono finora. Spero di fare in tempo. Altrimenti sarà il dolore a scegliere per te. Saranno le perdite a scegliere per te.

Perché se Monica si ammala, magari proprio per quel problemino di tiroide e quel mal di testa cronico che sottovaluta, chi andrà al lavoro al posto suo? Chi crescerà i figli? L'ex marito? Cioè proprio la persona da cui li ha tenuti lontani? Se Irene si ammala, chi aiuterà la figlia e i suoi tre nipoti? Se Lucia si ammala, chi si prenderà cura della madre con l'Alzheimer e cosa accadrà al suo lavoro, alla sua relazione?

Te lo dico con tutto il cuore e in tutta sincerità: la svolta nella mia vita è venuta proprio dalla paura, anzi, dal terrore di ammalarmi di una malattia degenerativa e di ridurmi a un vegetale.

La sai una cosa? Ho vissuto sulla mia pelle che la paura di ammalarsi è il motore che spinge ad avere amor proprio e a ricalibrare su se stessi quel benedetto focus che, ormai da anni, è fissato sull'esterno.

In definitiva, per gestire un dolore, occorre un dolore più grande! Per affrontare una paura, occorre una paura più grande, dato che spesso nell'uomo: LA PAURA DI SOFFRIRE È PIÙ FORTE DELLA SOFFERENZA IN SÉ.

Non so di chi sia questa citazione, sicuramente di uno dei soliti tre: Einstein, Seneca o Coelho.

Ovviamente non l'ho capito subito questo concetto, ma quando finalmente l'ho fatto mio ho deciso che avrei dovuto condividerlo con più persone possibili perché, se sono riuscito a salvarmi la vita, avrei potuto salvarla anche a qualcun altro.

Riassumiamo

Molti di noi non riescono a cambiare e ad avere più amor proprio perché, stressati, sono in balia del proprio cervello arcaico, adibito ad allontanarci dal dolore e ad avvicinarci al piacere tramite strade semplici e brevi.

È inutile contrastare questo processo mentale, perché dura da millenni e si chiama "istinto di sopravvivenza". Ha senso soltanto sfruttare la sua forza motrice; quindi, per contrastare un dolore, un disagio, una paura, ti occorre creare un dolore, un disagio e una paura più grandi.

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Terenzio Traisci

Terenzio Traisci, FormAttore Comico, Cabarettista e Psicologo del Lavoro. Come Psicologo del Lavoro si occupa di Orientamento scolastico e professionale e di formazione su Ricerca Attiva del Lavoro e Comunicazione multimediale. E’ esperto di Social Media e Video Curriculum. Come Comico ha...
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