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Alla base di tutto - Estratto da "L'Italia dei Poteri Occulti"

di Philip Willan alcuni giorni fa



Leggi in anteprima l'introduzione del libro di Philip Willan e scopri gli oscuri ordini segreti che stanno alla base della fondazione della repubblica italiana

Nel febbraio 2012, il Vaticano concesse in prestito alcuni dei più importanti documenti dell'Archivio Segreto per una mostra di sei mesi ai Musei Capitolini.

Indice dei contenuti:

Testi scottanti

Tra questi, una lettera scritta su seta di un'imperatrice cinese convertita al cattolicesimo e un'altra su corteccia da parte di un capo indiano nordamericano. Di grande importanza storica erano l'editto della fine del Quattrocento con cui papa Alessandro vi divideva il Nuovo Mondo tra Spagna e Portogallo, la firma tremolante di Galileo Galilei che ritrattava la sua teoria eliocentrica, il decreto del 1521 che scomunicava il monaco Martin Lutero e una sezione del rotolo di pergamena di sei metri e mezzo, datato al XIV secolo, contenente le deposizioni del processo per eresia contro i Templari.

L'esposizione Lux in Arcana doveva essere la dimostrazione che il Vaticano non aveva paura di sottoporre all'esame del pubblico i suoi rapporti con il potere temporale, gettando una luce inconsueta sui segreti occulti dell'archivio personale del papa.

Paradossalmente, l'esposizione coincise con un'altra campagna di trasparenza non approvata dal Vaticano. Mentre la Santa Sede metteva pubblicamente in mostra i segreti del passato, un risentito impiegato rivelava alla stampa i segreti del presente. Paolo Gabriele, maggiordomo di papa Benedetto xvi e uno dei suoi più stretti collaboratori laici, venne arrestato il 23 maggio 2012 con l'accusa di aver sottratto documenti sensibili dall'appartamento pontificio. Il giorno seguente, il presidente della Banca Vaticana, Ettore Gotti Tedeschi, fu rimosso bruscamente dalla carica. Votandone la sfiducia, il Consiglio di Sovrintendenza dell'Istituto per le Opere di Religione (IOR) lo accusava implicitamente di aver diffuso documenti riservati. Tra i nove capi d'accusa formulati contro Gotti Tedeschi c'era «l'incapacità di fornire spiegazioni sulla diffusione dei documenti ultimamente in possesso del presidente».

Gli scandali finanziari e il controllo della banca pontificia erano tra le questioni chiave sollevate dal maggiordomo informatore, che si autodefiniva «un infiltrato dello Spirito Santo» e sosteneva di aver agito per il bene della Chiesa, per salvarla dall'ondata di crescente corruzione.

Come principale canale con il mondo esterno Gabriele scelse il giornalista d'inchiesta Gianluigi Nuzzi, il cui libro sulla Banca Vaticana negli anni Novanta - Vaticano S.pA. - ugualmente basato su documenti riservati, lo aveva enormemente colpito.

Al tempo, lo IOR, scosso dagli scandali, era al centro di una lotta di potere per la sua direzione. Papa Benedetto aveva dato istruzioni perché la banca richiedesse la valutazione da parte del Consiglio d'Europa, con l'intento di venire inserita nella "lista bianca" degli istituti finanziari che aderiscono alle norme internazionali sul riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo, crimini con cui il Vaticano non vorrebbe mai venire associato.

La battaglia sulla trasparenza - su cui in parte gettavano luce i documenti divulgati da Gabriele - si concentrava soprattutto su una questione: in che misura il Vaticano poteva permettersi di rendere pubblica la contabilità del passato? Per alcuni dei soggetti coinvolti nella discussione, una trasparenza retroattiva era impensabile. Lo IOR era stato un canale di finanziamento della Guerra Fredda anticomunista e custodiva segreti di Stato italiani.

C'erano segreti sui peggiori rappresentanti dello Stato, mi disse una fonte informata, e perciò non potevano permettersi il lusso di una trasparenza retroattiva.

Uno dei segreti più pesanti di quell'inquietante passato era l'avventurosa vita e la morte misteriosa di Roberto Calvi.

La morte di Roberto Calvi

Quando si fa fuori un banchiere è quasi sempre una questione di soldi. Nel caso di Roberto Calvi, si trattava della sparizione dai conti del suo Banco Ambrosiano di un miliardo e trecento milioni di dollari, principale causa del fallimento del più importante istituto di credito d'Italia e, contemporaneamente, della più gigantesca bancarotta della storia della finanza europea. Il denaro di Calvi era di quel particolare genere che conferisce immediatamente il potere di influenzare le persone e plasmare gli eventi della storia. Il tipo di denaro che proietta gli individui al di sopra della legge. La scomparsa di quei soldi, e i metodi disperati con cui Calvi tentò di recuperarli, hanno di sicuro accelerato la sua morte.

Quel denaro era anche fortemente politicizzato, data l'epoca e il luogo in cui l'uomo si trovò a lavorare: la capitale finanziaria di uno stato a cavallo di una delle faglie più pericolose della Guerra Fredda. I capitalisti che operavano in Italia, patria del più forte Partito comunista dell'Europa occidentale, in quegli anni si sentivano sotto assedio.

Terrorizzati dalle espropriazioni e dalle tassazioni punitive che i comunisti avrebbero potuto imporre dopo un'eventuale vittoria elettorale, molti pezzi grossi dell'economia e della finanza occultarono capitali fuori dai confini nazionali. Quando l'economia pubblica cominciò a risentirne, il parlamento italiano mise fuori legge l'esportazione di patrimoni all'estero.

Tuttavia, istituti come il Banco Ambrosiano continuarono ad assistere e trasferire capitali in Svizzera e ai Caraibi attraverso canali sicuri e misteriosi. Inevitabilmente gli individui più abbienti, vedendo minacciate le proprie sostanze, decisero di utilizzare i soldi per contrastare la "minaccia rossa", e coinvolsero nella battaglia banchieri come Calvi.

Anche coloro che decisero la morte di Calvi erano senz'altro uomini di potere. E per poco non hanno compiuto il delitto perfetto. Nonostante infatti le autorità britanniche si siano affrettate a classificare il caso come suicidio, gli italiani si sono convinti fin dal primo istante che Calvi era stato ammazzato, e in maniera alquanto simbolica.

Impiccato a un'impalcatura sotto il ponte dei Frati Neri di Londra, con le tasche piene di mattoni, gli elementi sospetti sulla scena del crimine sono così tanti che avrebbero acceso l'immaginazione anche a un investigatore dilettante.

Il nome del ponte era forse un riferimento criptico alla massoneria, di cui Calvi era membro? O ai frati domenicani dai cappucci neri, di modo da evocare il Vaticano, col quale Calvi era in affari? I mattoni nelle sue tasche parevano alludere alla massoneria, mentre le punte dei piedi bagnate dalle onde rimandavano al giuramento massonico di fedeltà e silenzio, che Calvi aveva ampiamente violato. Inoltre il ponte era stato appena pitturato di bianco e azzurro come la bandiera argentina; un altro riferimento alla recente guerra delle Falkland e agli acquisti di armi dell'Argentina, finanziati in parte dal Banco Ambrosiano?

Per i soci di Calvi nel mondo della finanza, della politica e della massoneria l'avvertimento era fin troppo chiaro. Invece per i flemmatici investigatori della Polizia londinese era un caso lampante di suicidio.

Ciò che rende eccezionale il caso Calvi sono gli stretti legami tra quest'ultimo e il Vaticano, che gli valsero il soprannome giornalistico di "banchiere di Dio". La sua morte violenta e la storia del collasso finanziario del Banco Ambrosiano hanno continuato a scuotere il Vaticano per anni e anni.

L'istituzione incaricata di diffondere il messaggio morale di Gesù Cristo s'è vista accusare di complicità in truffe, traffico d'armi e riciclaggio di denaro proveniente dal narcotraffico per conto della mafia. La Chiesa cattolica, minacciata e braccata in tutto il mondo dall'ateismo comunista, si trovò risucchiata in alcuni dei più spregiudicati e loschi intrallazzi della Guerra Fredda, alleata di criminali e spie. Inoltre la fitta relazione tra Calvi e l'arcivescovo lituano-americano Paul Casimir Marcinkus, capo della Banca Vaticana, servì a depistare gli investigatori e macchiò il pontificato di papa Giovanni Paolo II.

Ma alla fine anche la relazione di amicizia e complicità tra quei due banchieri si erose, contrapponendo l'ambizioso, introverso, stacanovista uomo d'affari italiano all'ambizioso, estroverso e sportivo uomo di Chiesa americano, in un braccio di ferro che contribuì ulteriormente ad avvicinare Calvi alla forca. I tentativi di Calvi di ricattare il Vaticano rappresentano uno degli aspetti più straordinari della sua rimarchevole vicenda, perché, anche se solo per un attimo, hanno sollevato il velo di riservatezza che di norma avvolge le segrete dinamiche interne del fronte occidentale della Guerra Fredda.

Nel 1983 la Central Intelligence Agency degli Stati Uniti commissionò una guida alla guerra di guerriglia per istruire i Contras anticomunisti del Nicaragua su come combattere al meglio i sandinisti. Il manuale di guerra constava di novanta pagine e s'intitolava Operazioni psicologiche nella guerra di guerriglia. Pubblicato in lingua spagnola, il volume elargiva consigli su come «neutralizzare» gli ufficiali nicaraguensi e «scatenare terrore in modo implicito ed esplicito».

Una prima edizione di quello che fu in seguito definito dai giornali il manuale di assassinio della cia recitava: «Se possibile, devono essere assunti criminali professionisti per adempiere specifici lavori». Tali parole si adattano perfettamente anche a quella fogna morale che è stata la Guerra Fredda in Italia. Delinquenti di professione, provenienti da ogni tipo di organizzazione malavitosa regionale, giocarono un ruolo nel dramma personale di Roberto Calvi.

Quasi ventitré anni dopo la morte di Calvi, nell'ottobre del 2005, cinque persone si sono finalmente trovate sotto processo a Roma per il suo omicidio. Gli imputati erano Giuseppe "Pippo" Calò, Flavio Carboni, Ernesto Diotallevi, Silvano Vittor e Manuela Kleinszig. La tesi dei pubblici ministeri che hanno portato il caso in dibattimento è che Cosa Nostra abbia ucciso il banchiere per punirlo della perdita, o della sottrazione, di denaro sporco affidatogli dalla mala per il riciclaggio. Ma un certo ruolo nella sua morte l'avrebbero giocato anche la capacità e la volontà del banchiere di ricattare politici, massoni e lo stesso Vaticano. Ed è questo il più vasto complotto che coinvolse i più alti rami del potere, che contiene la chiave del perdurante mistero.

Mettere insieme tutte le tessere del mosaico non è stato facile. Passati trent'anni, mancano ancora molti pezzi, e quelli ritrovati hanno spesso i contorni abrasi da ricordi imprecisi e depistaggi intenzionali. Ma finalmente si può scorgere il disegno complessivo. La morte di un banchiere chiuso, riservato e in qualche modo impopolare sarebbe in sé una piccola cosa se non svelasse un ampio squarcio sulla recente storia segreta dell'Italia, e sulle modalità con cui la Guerra Fredda è stata combattuta in questa terra bellissima ma dilaniata.

La lezione che si trae da tale vicenda conserva intatta la propria importanza ancora oggi, in un'epoca in cui le democrazie occidentali sono ancora una volta impegnate nella lotta contro un implacabile nemico, il cui odio affonda in parte le sue radici nel nostro passato recente.

La morte di papa Giovanni Paolo II

La morte di Giovanni Paolo II nell'aprile 2005 ha scatenato un'ondata strepitosa di dolore e affetto. I media hanno parlato di lui come di «Giovanni Paolo il Grande» e gli imponenti cori della gente accorsa a piazza San Pietro per tributargli omaggio scandivano la nota formula «santo subito».

Ma il pontificato di Giovanni Paolo si è dovuto confrontare fin quasi dal suo inizio con le ripercussioni dello scandalo del Banco Ambrosiano. Il coinvolgimento in questa faccenda ha aiutato poco la reputazione del papa e della Chiesa. Trascorsi venti anni dai fatti, mentre i cattolici festeggiavano il bimillenario della nascita di Gesù Cristo, Giovanni Paolo n si trovava a presiedere una delle istituzioni umane più discreditate in assoluto.

I ripetuti scandali finanziari in Italia, abbinati a quelli globali per gli abusi sessuali commessi da preti, avevano ridotto la statura della Chiesa cattolica ai minimi termini per i tempi moderni. Problemi di questo genere sono particolarmente difficili da affrontare per la Chiesa che, basando la propria vita e la propria missione su canoni di eccellenza morale, subisce danni particolarmente gravi dai fallimenti etici dei propri membri.

Lo scandalo di per se stesso aveva potenzialità catastrofiche. Perciò il male minore fu subito identificato nelle bugie, nei depistaggi e negli insabbiamenti. Si pensò insomma che la copertura fosse meglio della confessione e della penitenza. Ciò fece sì che la piaga incancrenisse fino allo scandalo finale, quello che nessuno avrebbe più potuto coprire, il più devastante di tutti. Alcune diocesi hanno rischiato la bancarotta perché la Chiesa non aveva reagito ai tradimenti morali dei preti pedofili, e la stessa Banca Vaticana ha rischiato la rovina finanziaria per la sua incapacità di arginare le operazioni piratesche di uomini che agivano per suo conto, come Roberto Calvi, ammantando le proprie azioni di un velo di apparente rispettabilità.

Il discredito che ha avvolto la Chiesa nell'ultimo quarto del XX secolo potrebbe anche spiegare il successo di un libro come Il codice Da Vinci. Ambiguamente presentato come un testo basato su fatti reali, il romanzo di Dan Brown è stato entusiasticamente divorato da milioni di lettori, ansiosi di conoscere particolari torbidi sulla Chiesa cattolica.

Menzogne, depistaggi e omicidi sono apparsi a molti lettori attività naturali per una Chiesa avvinghiata solo ai propri privilegi di potere spirituale e temporale. Gli allucinanti commandos dell'Opus Dei, pronti a spargere il sangue proprio e altrui al servizio della causa, avrebbero dovuto apparire come una caricatura grottesca; ma non è stato così per gli entusiasti lettori di Dan Brown.

Sotto molti aspetti il caso Calvi emerge oggi come un "Codice da Vinci" realmente accaduto. Una trama diabolicamente complessa, una lotta per il potere dipanatasi tra affari loschi in Vaticano e spietati individui disposti a uccidere a sangue freddo. Il vero Opus Dei, coi suoi segreti, i suoi valori conservatori e l'attaccamento alle ricchezze materiali, avrebbe giocato un ruolo chiave in questa storia.

Come nella vicenda immaginata dal signor Brown, sono stati ampiamente sparsi degli indizi di difficile interpretazione, e gli investigatori hanno avuto bisogno di anni per mettere insieme tutti i pezzi e capirne il significato. Coloro che ci guidano tra i misteri del caso Calvi non sono però professori americani di simbologia, ma criminali e ciarlatani così incredibili da far impallidire i personaggi di Dan Brown. Loro hanno una storia straordinaria da raccontare.

L'Italia dei Poteri Occulti

Mafia, massoneria, banda della Magliana: un'inchiesta sensazionale sul più grande mistero criminale del ventesimo secolo

Philip Willan

L’oscura morte di Roberto Calvi, ritrovato impiccato sotto il ponte dei Frati Neri, a Londra, è il culmine di una storia criminale che non ha precedenti nella cronaca nera europea. Frutto amaro degli intrighi e delle...

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Giornalista free-lance, Philip Willan scrive per diversi giornali inglesi e, con le sue indagini, ha dato un contributo fondamentale alla redazione dei best-seller In nome di Dio (Napoli 1992), scritto da David A. Yallop e dedicato alla misteriosa morte di papa Luciani, e, sul crack del Banco...
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