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Alimentazione del corpo fisico - Estratto da "Resilienza Alimentare"

di Mariavittoria Spina 8 mesi fa


Alimentazione del corpo fisico - Estratto da "Resilienza Alimentare"

Leggi un estratto dal libro di Mariavittoria Spina e scopri come nutrire al meglio il tuo corpo per vivere in salute e in modo consapevole rispetto al pianeta

Qualunque sia il nostro orientamento metafisico, è evidente che la vita di ogni essere umano, dalla nascita alla morte e anche prima, durante la gestazione, si sviluppa grazie a un corpo fisico che necessita di essere alimentato, non potendo produrre autonomamente tutti gli elementi di cui si serve per il proprio funzionamento fisiologico. In questo senso è utile distinguere tra alimento, ciò che serve a mantenere in funzione un apparato, e nutrimento, ciò che fa crescere, durare e coltivare la vita.

Indice dei contenuti:

Il cibo è energia

Gli esseri umani, al pari degli altri animali e dei sistemi inorganici, devono alimentarsi per sopravvivere a livello funzionale, introducendo un’adeguata quantità di energia, misurabile in calorie quando si tratta di cibi e bevande; ma per crescere, svilupparsi e quindi vivere pienamente devono nutrirsi, cioè assumere dei nutrienti, liquidi (acqua e altre bevande), solidi (cibi), gassosi (ossigeno) e fotonici (luce solare), qualitativamente adeguati al sostegno della loro specifica attività vitale.

Considerando il rapporto tra alimentazione e nutrizione, a livello mondiale il genere umano versa in condizioni critiche:

  • Circa ottocento milioni di persone soffrono la fame, sono quindi denutrite, disponendo di risorse insufficienti persino a raggiungere il fabbisogno calorico minimo indispensabile alla sopravvivenza. ‘
  • La quasi totalità della popolazione mondiale rimanente, non arrivando nemmeno a sfiorare i cento anni di età in buona salute, soffre di invecchiamento e morte precoci, ricollegabili a un’errata alimentazione. Sono quindi persone malnutrite, per lo più ipera-limentate (eccesso calorico a fronte di una vita sedentaria) e iponutrite (carenza di nutrienti). Tra di esse, più di due miliardi è già in sovrappeso.

La fame nel mondo, che si affianca all’emergenza idrica in cui versano molte popolazioni denutrite, potrebbe essere debellata cambiando approccio riguardo all’utilizzo delle risorse alimentari.

Da un lato, converrebbe destinare alla fruizione umana i cereali e l’acqua oggi consumati dall’allevamento, che rappresenta uno spreco di risorse suicida, considerando che per produrre due chili di carne sono in media necessari ventisei chili di cereali e la stessa quantità di acqua che soddisferebbe il fabbisogno idrico di un essere umano per un anno.

Dismettere le pratiche di allevamento comporterebbe un aumento immediato di risorse destinabili a coprire il fabbisogno alimentare di chi ancora muore di fame nel mondo, un risultato di primaria importanza, anche senza considerare le ripercussioni positive che avrebbe sull’ambiente per la conseguente riduzione del disboscamento e della desertificazione dei terreni riservati al pascolo e la minore produzione degli scarti che, dalle deiezioni ai liquami, sono tra i principali fattori di inquinamento del pianeta.

Inoltre, gli animali, in quanto esseri viventi senzienti complessi e affini all’essere umano, non andrebbero in nessun caso considerati macchine per produrre cibo, e il fatto che una specie che si ritiene evoluta e civile possa arrivare anche solo a valutare questa evenienza è indicativo del suo effettivo grado di sviluppo, decisamente primitivo, potendo vantare solo un avanzamento tecnologico che non libera dal brutale sfruttamento dei più deboli e anzi lo legittima, a fronte di profitti crescenti ma privi di qualsiasi riguardo verso la vita e la salute dell’ecosistema.

La salute psicofisica degli stessi esseri umani ha tutto da guadagnare da un’alimentazione priva di prodotti di origine animale, correlati all’insorgenza di numerose patologie, nonché all’invecchiamento cellulare e alla morte precoce.

D’altra parte, il passaggio a un’alimentazione a base vegetale su larga scala comporterebbe dei benefici ancora maggiori se prevedesse il graduale ma deciso cambiamento negli obiettivi fondamentali che si pone, preoccupandosi di nutrire e non semplicemente di sfamare la popolazione.

Il caso del grano, uno dei cereali più coltivati al mondo, costituisce un ottimo esempio: si stima che a ogni riduzione del 10% della produzione di carne corrisponderebbe una disponibilità di grano sufficiente a sfamare sessanta milioni di persone, ma questo dato considera il grano come un cereale da cuocere, di cui occorrono circa 100 g per fornire un pasto, quando invece basterebbe una tazza dello stesso cereale germogliato, quindi crudo, per fornire a un essere umano adulto i nutrienti di cui necessita nell’arco di una giornata, e questo senza bisogno di attrezzi da cottura o di un’ingente aggiunta d’acqua. Passare dallo sfamare al nutrire il pianeta richiede un netto cambio di paradigma nell’alimentazione mondiale, da cui il genere umano trarrebbe enormi benefici pratici ed evolutivi.

Nondimeno, considerando la situazione mondiale, colpisce l’assoluta emergenza della malnutrizione, un dato macroscopico per lo più ignorato, nonostante i numerosi chiari segnali di allarme già ampiamente rilevati nei paesi occidentali:

  • Dopo i quarantacinque anni praticamente la totalità della popolazione assume abitualmente farmaci per alleviare sintomi e disturbi cronici o occasionali.
  • Il 90% dei tumori e delle altre patologie degenerative (diabete, cardiopatie...) che costituiscono le maggiori cause di morte non violenta, ha tra le cause principali un’errata alimentazione, i cui primi sintomi generici sono sovrappeso, stanchezza generale e invecchiamento precoce."
  • Obesità e sovrappeso, fattori di rischio imputabili a sedentarietà e a errate abitudini alimentari, che predispongono all’insorgere e all’aggravarsi delle patologie cronico-degenerative quali diabete, cancro, infarto, sono in aumento anche tra giovani e giovanissimi. In Italia un bambino su tre, tra i sei e i nove anni, è sovrappeso o obeso.
  • In Italia quasi una persona adulta su due (46%) è sovrappeso e tra queste una su cinque è obesa, mentre nel mondo le persone sovrappeso sono oltre due miliardi, quelle obese seicento milioni, pari al 13% dell’intera popolazione mondiale.

Ancora meno noti sono i risultati delle discipline scientifiche che, ricercando nuove soluzioni per la prevenzione e la cura delle malattie, convergono verso linee guida univoche:

  • La nutrigenetica, che studia la risposta dell'individuo all’assunzione degli alimenti e le correlazioni tra l’alimentazione e il rischio o l'effettiva insorgenza di patologie, si occupa di migliorare le raccomandazioni nutrizionali per arrivare a una dieta personalizzabile in grado di promuovere la salute e la naturale longevità dell’essere umano.
  • La nutrigenomica, che studia l’interazione molecolare tra sostanze nutritive e genoma, ci presenta un lungo elenco di bioattivi alimentari, sostanze che possiamo introdurre con i cibi e le bevande sulla nostra tavola, in grado di influenzare enormemente l’espressione genetica, potenziando o inibendo determinate vie metaboliche in modo da promuovere la nostra salute e longevità.
  • La nutraceutica, che si occupa di individuare e rendere maggiormente disponibili quei principi nutritivi o nutraceutici presenti negli alimenti e in grado di esercitare un’azione benefica sulla salute, è considerata la farmaceutica del futuro, viste le crescenti prove scientifiche dello stretto legame tra cibo e salute.

La nutrizione, insieme a un’adeguata attività fisica, costituisce la principale forma di prevenzione, com’è noto da tempo, e confermato dalle ricerche epigenetiche che rilevano la preminenza dei fattori esogeni (ambientali e abitudinari) rispetto a quelli endogeni (predisposizione genetica) nella manifestazione e nello sviluppo del fenotipo umano; ma ancora poco viene fatto a livello istituzionale per promuovere un’adeguata conoscenza di questo argomento chiave per la salute umana, anche quando si tratta delle più delicate fasi dello sviluppo, come quella prenatale e neonatale.

Sebbene il miglioramento della nutrizione materna e del primo periodo di vita sia fondamentale per ridurre il rischio di malattie croniche e di obesità nei bambini, dei cinquantuno paesi dell'Unione Europea solo ventinove prevedono raccomandazioni nutrizionali specifiche sul periodo prima del concepimento, quarantuno hanno raccomandazioni per il periodo gestazionale e trentatré per il periodo post-parto. È evidente che occorre informare di più e meglio per promuovere la salute umana, a cominciare da un’efficace politica di prevenzione che non può prescindere dalle abitudini nutrizionali, e in generale alimentari, di ogni individuo.

Vis del corpo fìsico

Per comprendere appieno l’importanza e la pratica di un’alimentazione vitale, integrale e salutare, è indispensabile conoscere com’è fatto e come funziona il nostro organismo, l’apparato biologico umano, sul quale essa influisce enormemente.

Dal punto di vista anatomico, il corpo fisico è la struttura più “solida”, ovvero tangibile, che compone un essere umano, ed è costituito da circa centomila miliardi di cellule, organizzate in organi che a loro volta si raggruppano in sistemi, contraddistinti da uno scopo comune e omogenei sia per funzione che per struttura, e in apparati, che pur avendo uno scopo comune includono organi con funzione e struttura diversa e spesso anche con diversa origine. Possiamo così individuare i sistemi nervoso, circolatorio, linfatico, immunitario, l’apparato respiratorio, quello locomotore, composto dal sistema muscolare e scheletrico, l’apparato digerente, quello urogenitale e infine l’apparato tegumentario e quello sensoriale.

Pur nella notevole complessità delle sue funzioni fisiologiche, il corpo tende a preservare due fattori indispensabili per l’omeostasi, ovvero per assicurarsi la relativa stabilità necessaria alla propria sopravvivenza. Questi fattori di assoluta priorità sono l’equilibrio acido-base, misurabile attraverso il pH, e l’efficienza dell’ambiente cellulare riducente, che si misura in base al livello di stress ossidativo. Essi risultano strettamente interconnessi e determinano il potenziale elettrochimico, misurabile dal valore ORP, il parametro che attualmente meglio si adatta a esprimere l’idoneità di un alimento a sostenere l’energia vitale.

Poiché lo scopo principale del corpo umano è sopravvivere, non importa a quale prezzo, ed è dalla sua sopravvivenza efficiente che dipende il nostro benessere organico, conoscere meglio questi fattori e le loro implicazioni pratiche può fare la differenza tra una vita in buona salute e un’esistenza afflitta, talvolta inspiegabilmente e inesorabilmente, da disturbi e disagi fisici di ogni genere.

L’equilibrio acido-base (valori di pH)

Il pH ottimale del sangue e dei tessuti è un parametro di primaria importanza, perché costituisce il presupposto per il corretto funzionamento di tutti i processi fisiologici dell’organismo. Nel complesso, il corpo umano è alcalino nella struttura anatomica e acido nella funzione fisiologica: il pH ottimale del sangue si attesta sul valore 7.365, leggermente alcalino, ma il metabolismo cellulare comporta delle scorie acide che il corpo deve neutralizzare, unitamente agli acidi ambientali e alimentari con i quali viene a contatto, per evitare l’iperacidità che interferisce con tutti i processi vitali delle cellule.

L’acidosi è uno stato di iperacidità cronica del tessuto biologico, alla quale è possibile imputare l’insorgenza di ogni tipo di patologia e disturbo. I suoi fattori principali sono i seguenti:

  • insufficiente apporto di nutrienti alcalinizzanti (cibi e bevande);
  • insufficiente apporto di liquidi (idratazione);
  • insufficiente masticazione (digestione);
  • eccesso di cibi e bevande acidificanti;
  • stress psicofisico;
  • sedentarietà;
  • uso di nicotina, alcol;
  • uso intensivo di farmaci e medicinali;
  • sport intensivo;
  • respirazione superficiale.

Conoscendo il pH ottimale della parte del corpo di cui intendiamo occuparci, è possibile sostenere i suoi naturali processi di omeostasi semplicemente introducendo abitudini che aiutino l’organismo a mantenere l'equilibrio acido-base.

Il succo gastrico è molto acido, con un pH tra 1 e 3, mentre quello pancreatico è decisamente basico, con pH 8, ed essenzialmente ha lo scopo di neutralizzare l’eccesso di acidi prodotti dai processi digestivi.

In generale, considerando anche la variabilità dei valori di pH ottimali nelle diverse parti corporee, poiché nel sangue e negli altri fluidi occorre una concentrazione di sostanze alcaline circa venti volte maggiore rispetto a quella di ciascun acido da neutralizzare, è consigliabile condurre uno stile di vita alcalino, naturalmente salutare, che previene l’acidosi e risparmia dal dover ripristinare il pH ottimale attraverso cambiamenti drastici o urgenti.

Utilizzando una cartina al tornasole (cartina reattiva per pn), acquistabile presso farmacie o negozi che vendono articoli salutistici, possiamo monitorare autonomamente il pH delle nostre urine, della nostra saliva e delle bevande che assumiamo, mentre per conoscere il pH del nostro sangue dovremo sottoporci all’apposito esame del pH sanguigno, anche se quest’ultimo è un indicatore non strettamente necessario a fronte delle misurazioni effettuate con il tornasole.

L’organismo considera una priorità assoluta per la propria sopravvivenza mantenere il pH del sangue stabile: il valore ottimale, come si è detto, è 7.365; valori leggermente più alcalini (fino a 7.4) anche se spesso vengono considerati normali potrebbero indicare un’eccessiva acidificazione dei tessuti corporei, che l’organismo sta cercando di neutralizzare irrorando le cellule con sangue più alcalino del consueto, mentre qualunque variazione uguale o superiore a 0.4 punti, in positivo o in negativo, è spesso indice di uno stato patologico di gravissima sofferenza dell’organismo.

Il pH delle urine, diversamente da quello sanguigno, ha delle oscillazioni molto ampie, essendo il rene uno degli organi principali deputato allo smaltimento degli acidi. Di norma l'urina è acida, con valori di pH ideali attorno a 6.5, anche per ridurre il rischio di infezioni urinarie; è più acida al mattino, perché durante il sonno il rene compensa facidosi respiratoria dovuta alla minore attività ossido-riduttiva del polmone, e neutra (7, massimo 7.5) quando il corpo è in grado di depurarsi senza sovrastimolare il funzionamento renale.

L’efficienza dell’ambiente cellulare riducente (valori di stress ossidativo)

Una corretta ossigenazione attraverso la respirazione e il movimento fisico è fondamentale per il corpo, in quanto tutte le cellule utilizzano l’ossigeno per le proprie funzioni vitali, ma poiché questa molecola è altamente reattiva, deve essere metabolizzata in un ambiente cellulare riducente per evitare che gli ossidanti, derivati dalla sua reazione con altre molecole, producano effetti dannosi.

In particolare, i processi di ossidazione, attraverso i quali l’organismo utilizza l’ossigeno per produrre energia, generano dei sottoprodotti noti come radicali liberi, molecole altamente instabili che reagiscono facilmente con qualunque altra molecola, sottraendo elettroni e autopropagandosi.

In condizioni normali, ogni cellula, tramite vari processi fisiologici come le reazioni enzimatiche e di difesa immunitaria, produce quantità controllate di radicali liberi che vengono controbilanciate dagli agenti riducenti, ovvero dagli antiossidanti, presenti in notevole quantità nei cibi vegetali. Quando invece la produzione di radicali liberi è eccessiva, nella cellula si genera stress ossidativo: i sistemi enzimatici e gli antiossidanti intracellulari non riescono più a rendere inoffensivi i radicali liberi, che generano danni cellulari anche irreversibili, con conseguente morte delle cellule.

Il livello di stress ossidativo, che rappresenta l’elemento patogenico comune alle malattie croniche a carattere degenerativo (cardiovascolari, neurodegenerative, metaboliche, tumorali, infiammatorie) e all’invecchiamento precoce, è misurabile dal d-ROMs Test, tramite l’analisi del sangue capillare prelevato dal polpastrello. Il test, eseguibile in pochi minuti presso diversi centri medici anche in Italia, è particolarmente indicato per coloro che accusano sintomi generici aspecifici o disturbi cronici che nella maggior parte dei casi risultano ascrivibili a un’eccessiva ossidazione cellulare.

In generale, è importante rendersi conto che sia gli agenti ossidanti, come i radicali liberi, che quelli riducenti, antiossidanti, possono avere origine endogena (interna) o venire introdotti dall’esterno. Il nostro stile di vita determina l’apporto di agenti esogeni, che introduciamo attraverso l’alimentazione e ai quali ci esponiamo nell’ambiente in cui viviamo, ma può influenzare significativamente anche la produzione endogena di queste sostanze, potenziandone o inibendone l’attività.

Il potenziale elettrochimico (valori di ORP)

Al contrario della sua reazione inversa, detta riduzione, l’ossidazione comporta la perdita di elettroni, ovvero di potenziale elettrochimico.

Il potenziale elettrochimico viene misurato tramite il valore ORP (potenziale redox o di ossidoriduzione): più una sostanza è alcalinizzante e antiossidante, più il suo ORP, espresso in millivolt (mv), è negativo.

Già nel 1931, il medico tedesco Otto H. Warburg vinse il premio Nobel per la Medicina dimostrando che tutte le patologie tumorali sono riconducibili all’acidosi (eccessiva acidità) e/o all’ipossia (mancanza di ossigeno). In effetti, quando il pH del sangue si acidifica, nei tessuti viene a mancare l’ossigeno, il metabolismo delle cellule si blocca ed esse cominciano a mutare o a morire.

Gli stessi fattori di una vita poco salubre che conducono all’acidosi, comportano anche un’eccessiva produzione di radicali liberi e di altri agenti ossidanti, responsabili dello stress ossidativo che danneggia le cellule e quindi del loro (e nostro) invecchiamento e morte precoci. Alcalinizzare e ossigenare l’organismo sono i pilastri della prevenzione e del mantenimento della salute del corpo umano e non possono prescindere da una corretta e regolare attività fisica e respiratoria e dall’assunzione bilanciata di tutti i nutrienti fondamentali.

Nutrizione consapevole

La malnutrizione attualmente è uno dei principali fattori che gravano sulfumanità, pregiudicandone il benessere, la longevità e perfino la libertà sia fisica sia, più in generale, quella di scegliersi il proprio destino.

Una corretta e completa educazione alimentare rappresenta una conoscenza talmente indispensabile che dovrebbe essere insegnata a scuola, sin dalla prima infanzia; ma attraverso le nostre scelte quotidiane possiamo tutti contribuire alla diffusione di una cultura alimentare più sana, che favorisca un’equilibrata assunzione di cibi e bevande nutrienti e salutari, senza rinunciare al piacere del gusto.

Per agevolare la comprensione di questa materia e la corretta applicazione dei suoi principi, il nostro percorso di nutrizione consapevole si suddivide in tappe tematiche, che prevedono una breve parte informativa subito seguita da indicazioni pratiche di riferimento. Lo scopo principale dell'intera sezione è diventare consapevoli di cosa sia meglio mangiare e bere per mantenersi vitali e in salute e imparare a comporre dei menu salutari e nutrizionalmente adeguati, personalizzabili in base alle proprie specifiche esigenze.

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Mariavittoria Spina

Mariavittoria Spina, docente universitaria specializzata in Scienze Linguistiche per la comunicazione internazionale, da diversi anni si occupa di antiche conoscenze e crescita personale, ricercando nei mondi visibili e invisibili le migliori tecniche e soluzioni utilizzate dalle antiche...
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